Come i gatti aiutavano i contadini e gli imperatori

Merce esotica in epoca precristiana e unico animale ammesso nelle chiese ortodosse, guardiano delle gallerie d’arte e personaggio del folklore russo. Ricordiamo come i gatti fecero la loro apparizione in Rus’ e cominciarono a “lavorare” in monasteri, palazzi imperiali e perfino mercati cittadini.

Un gatto a peso d’argento
Filip Budkin: “Ragazza davanti allo specchio”, 1848. Museo Nazionale d’Arte della Repubblica di Bielorussia, Minsk

I primi gatti vennero portati in Rus’ dai marinai già in epoca precristiana. Questi animali esotici erano delle merci preziose: fino al XV secolo, il costo di un gatto era paragonabile al prezzo di un animale in salute utile all’aratura come il bue. Per un gatto si pagavano diverse grivna, ovvero lingotti in argento da 205 grammi. Quando si uccideva un animale altrui, per sbaglio oppure intenzionalmente, bisognava pagare al suo proprietario un’ammenda, che consisteva in una grivna e una bestia in salute per sostituire quella uccisa.

“Chi uccide un cane o un gatto deve risarcire con una grivna, e con un cane al posto del cane, e un gatto al posto del gatto”. Raccolta di leggi “Giustizia del metropolita”, XIII secolo.

L’unico animale nella chiesa
Ivan Bilibin: “Il gatto scienziato”. Frontespizio della favola “Il gallo d’oro” di Aleksander Puškin, 1910

Nei paesi cattolici dell’Europa medievale i gatti, specialmente quelli neri, venivano ritenuti i compagni delle streghe e i servitori del diavolo; per questo venivano bruciati nei roghi. Invece, nei paesi ortodossi, vi era un atteggiamento completamente diverso nei loro confronti; infatti, in Rus’ i gatti erano considerati dei semplici animali. Inoltre, essi salvavano le provviste delle chiese e dei monasteri dai roditori, il che assicurò loro la protezione dei preti per molti anni.

Il ritratto del gatto dello zar
Vaclav Chollar: “Il vero ritratto del gatto del granduca di Mosca”, 1663. Biblioteca nazionale di Francia, Parigi

I gatti si abituarono anche alla vita a palazzo. Essi vivevano nell’agiatezza imperiale, e alcuni venivano persino ritratti. Nel 1661 l’artista olandese Frederik de Moucheron disegnò un ritratto del gatto dello zar Aleksej Michajlovič; all’Ermitage è conservata l’incisione eseguita dall’artista ceco Václav Hollar a partire da questo disegno. Per molto tempo si è creduto che essa fosse stata realizzata all’epoca di Ivan il Terribile, ma ciò fu confutato dal collezionista e storico dell’arte Dmitrij Rovinskij. Nel 1884 egli descrisse l’incisione nel suo libro “Materiali per l’iconografia russa”: “Questo foglio è molto raro. Čižev vide a Dresda un esemplare di questo gatto, non datato, e lo attribuì allo Zar Ivan il Terribile; Snegirev ripetette questo errore nel suo libro Lubočnye Kartinki (Disegni Incisi, n. d. t.)”.

A guardia dei granai e a caccia dei topi
Vjačeslav Švarc: “Scena di vita domestica degli zar russi (gioco degli scacchi)”, 1865. Museo di Stato Russo, San Pietroburgo

Il figlio di Aleksej Michajlovič, lo zar Pietro I, pensava che i gatti fossero animali che potevano apportare beneficio. In un’ordinanza egli rese obbligatorio “avere dei gatti presso i granai, per proteggere quest’ultimi e spaventare i topi e i ratti”. Il gatto preferito di Pietro I si chiamava Vasilij. Lo zar lo aveva preso nel 1724 dalla casa di un venditore olandese, che commerciava sul fiume Valogda e presso cui Pietro il Grande era spesso ospite.

I gatti cacciatori di ratti di Kazan’
Pavel Fedotov: “Il fidanzamento combinato della maggiore, o la modifica delle condizioni del matrimonio”, 1848-1849. Galleria Statale Tret’jakov, Mosca

La campagna felina contro i topi fu continuata dall’imperatrice Elisabetta Petrovna. Nel 1745 la zarina ordinò di inviare apposta per il Palazzo d’Inverno 30 gatti sterilizzati, cacciatori di ratti. Essi furono portati da Kazan’: si riteneva che i gatti di Kazan’ fossero esperti nella caccia ai roditori.

“Sono stati trovati a Kazan’ 30 gatti sterilizzati, delle migliori e più grandi razze locali, adatti alla caccia ai topi, da mandare a San Pietroburgo al palazzo di vostra altezza imperiale… […] E se qualcuno ha un gatto sterilizzato di questo tipo, deve inviarlo al più presto, dichiarandolo alla cancelleria del governatorato entro tre giorni dalla pubblicazione. Chi ne è in possesso, ma non lo dichiara, rischia la multa prevista dall’ordinanza…” “Ordinanza sull’invio dei gatti a palazzo”, 1745

Guardiani delle gallerie d’arte
Nikolaj Bodarevskij: “Il preferito”, 1905. Collezione privata

Caterina la Grande non amava particolarmente i gatti, eppure non poteva fare a meno di loro. L’imperatrice non solo non si era sbarazzata dei gatti dell’Ermitage, ma diede loro il nuovo status di “guardiani delle gallerie d’arte”. L’imperatrice ordinò: “… suddividete gli animali tra gatti da palazzo e gatti da cortile, e per conoscere il numero dei primi e dei secondi, tenete un registro”. Agli spazi interni vennero assegnati coloro che erano abili ad acchiappare i topi ed avevano un bell’aspetto; principalmente, essi appartenevano alla razza blu di Russia.

I gatti nei proverbi russi
Ivan Gorochov: “Al letto della convalescente”, 1886. Museo d’Arte della Repubblica di Buriazia C. S. Sampilov, Ulan-Ude

Verso la fine del XVIII secolo i gatti smisero di essere “merce in vendita”. Da quel momento vivevano non solo nelle chiese o nelle abitazioni dei benestanti, ma anche nelle izbe dei contadini. Questo si riflesse anche nel folklore; nel 1853 il naturalista, scrittore e linguista russo Vladimir Dal’ pubblicò in due volumi “Proverbi del popolo russo”, dove i gatti erano menzionati in 75 di questi.

Per il gatto non è sempre Maslenica, ci sarà anche il digiuno quaresimale.

Il gatto dovrà scendere dalla stufa.

Esci, gatto, dalla stufetta: bisogna far asciugare le calze.

Il cane aspetta le briciole sotto il tavolo, mentre il gatto il latte rovesciato.

Se uccidi un gatto, per sette anni non vedrai alcuna fortuna.

Esso, come il gatto, cade sempre in piedi.

“Una sorta di sport: chi aveva il gatto più grosso”
Boris Kustodiev: “La moglie del commerciante con il tè”, 1918. Museo di Stato Russo, San Pietroburgo

Nelle città i gatti “lavoravano” soprattutto nei mercati, dove vivevano tranquilli e ben nutriti. Il giornalista Vladimir Giljarovskij nel suo libro “Mosca e i moscoviti” scrisse che i gatti di Ochotnyj rjad erano particolarmente in forma. I commercianti locali avevano riguardo verso i preziosi guardiani delle merci, consentendo loro perfino di sedere sui banconi durante le pause dalla caccia ai roditori.

“…Innanzitutto, fu ordinato che ogni bancarella avesse dei gatti; questi si potevano trovare presso la maggior parte dei commercianti. Era una sorta di sport: chi aveva il gatto più grosso. Gatti enormi e ben nutriti sedevano sui banconi.” Vladimir Giljarovskij, “Mosca e i moscoviti”

I gatti dell’assedio di Leningrado
Fotografia: spb.aif.ru

Durante gli anni dell’assedio, tutti i gatti di Leningrado o morirono, o furono mangiati; dunque, in città, i ratti si moltiplicarono velocemente. Nell’aprile del 1943 vennero portati a Leningrado 5 mila gatti grigi da Jaroslavl’, e poi un altro convoglio di gatti dalla Siberia. Lo scrittore sovietico Leonida Panteleev, nel diario dell’assedio, annotò: “A Leningrado un gattino costa 500 rubli”. Per fare un paragone: un chilo di pane costava 50 rubli, e una guardia guadagnava 120 rubli. I soldati a quattro zampe furono mandati nei musei e negli scantinati delle case dei sopravvissuti. In poco tempo essi liberarono la città dai topi.

I gatti come attrazione turistica
Ekaterina Kačura-Falileeva: “Al samovar”, prima metà del XX secolo

Ancora oggi i gatti “lavorano” all’Ermitage, non nelle sale d’esposizione, ma nei cortili e nei seminterrati.  Ogni gatto è provvisto di libretto sanitario, di una ciotola e di una cesta per dormire.  Nel 2016 il giornale britannico The Telegraph incluse i gatti dell’Ermitage nell’elenco delle attrazioni insolite che bisogna assolutamente vedere a San Pietroburgo.

“In tutto ci sono 50 gatti, io stesso ho stabilito questo limite. Vivono nel cortile e nei seminterrati. I gatti “in più” li affidiamo in buone mani. Conoscono il loro territorio nei seminterrati, non occorre guidarli. Le interviste e riprese incentrate sui gatti non sono meno rare di quelle riguardanti Rembrandt”. Direttore dell’Ermitage Michail Piotrovskij, “Literaturnaja gazeta”, 2014

 

Fonte: Culture.ru – Traduzione di Alice Bonacina

Alice Bonacina

Da sempre appassionata di lingue e culture straniere, ho deciso di studiare russo con l’inizio dell’università, desiderosa d’intraprendere nuove sfide. Dopo un soggiorno di studio a Nižnij Novgorod e poi a Mosca, che hanno alimentato la mia passione verso la Russia, ora che sono tornata nella mia Bergamo, tradurre per RIT mi aiuta ad alleviare la nostalgia verso questo affascinante paese.