Le Antiche Unità di Misura nella Letteratura Russa

AVVERTENZA – Nota dell’autore
Molte traduzioni di quest’articolo, se non specificato diversamente in nota, sono mie; non sono un traduttore professionista, quindi perdonate le eventuali inesattezze e imprecisioni; suggerimenti e correzioni sono sempre benvenuti.  


L’immensità del territorio russo, la mancanza di confini e limiti hanno avuto un forte riflesso nella costituzione dell’anima russa. Il paesaggio dell’animo russo corrisponde al paesaggio della terra russa: anche quello è senza confini, amorfo, teso all’infinito e alla grandezza. In Occidente, invece, tutto è stretto, ha i suoi limiti, è organizzato e diviso per categorie…”
Nikolaj Berdjaev (1874-1948), “Principi spirituali della rivoluzione russa”, 1917-18.

 I un articolo precedente ho illustrato le principali unità di misura russe antiche dalle più conosciute, come la versta o l’aršin, a quelle un po’ più di nicchia. In questo articolo invece voglio raccontarvi come queste unità di misura erano, e sono tuttora, utilizzate dal popolo russo e dai suoi scrittori nei modi di dire della lingua viva, sebbene siano state abolite da oltre un secolo.  

LE ANTICHE UNITÀ DI MISURA RUSSE NELLA LETTERATURA

Attraverso un lavoro scrupoloso sono andato a spulciare tra libri, nella memoria e sul web per raccogliere alcuni stralci di letteratura russa dove vengono nominate le antiche unità di misura. Come potete facilmente immaginare, le occorrenze sono centinaia di migliaia.

Nella gran parte delle traduzioni letterarie dal russo all’italiano le antiche unità di misura vengono convertite nel sistema metrico internazionale o si usa un qualche escamotage per aggirarle, perdendo così un po’ del contesto caratteristico russo. Quelle che vi presento non vogliono intendersi come le occorrenze “più significative”, né seguono un ordine particolare, alfabetico o cronologico, vorrebbero solo fornire degli esempi e una visione d’insieme su come e quando queste misure venivano utilizzate dagli scrittori.

  • Nella celebre fiaba in versi Il cavallino gobbo di Eršov del 1834 si legge «Sì giocattol-cavallino, cresciuto solo tre veršok, sulla schiena due gobbe, e le orecchie di un aršin» («Да игрушечку-конька,\Ростом только в три вершка,\На спине с двумя горбами,\Да с аршинными ушами»).

  • Nelle Anime Morte di Gogol’, Čicikoč, mentre attraversa la campagna russa si lancia in un’ode alla trojka «Eh, trojka, svelta trojka, chi ti ha inventato? Certo potevi nascere soltanto da un popolo audace, in una terra che non ama scherzare, ma piatta e uguale si distende su mezzo mondo, e va’ un po’ a contare le verste, finché non ti si confonda la vista!1».
  • Nel poema per bambini del 1870 Nonno Mazaj e le lepri, scritto da Nekrasov, il vecchio Mazaj salva le povere lepri dal fiume in piena. In una scena viene descritto: «Ogni minuto l’acqua si avvicinava minacciosa\ai poveri animali, già sotto di loro rimanevano\ meno aršin di terra in larghezza\e meno sažen’ in lunghezza» («С каждой минутой вода подбиралась\К бедным зверькам; уж под ними осталось\Меньше аршина земли в ширину,\Меньше сажени в длину»).

  • Nella stupenda Fiaba dello Zar Saltan, di Puškin, il bambino appena nato della zarina è alto addirittura un aršin: «e Dio le diede un figlio di un aršin» («Сына бог им дал в аршин»).
  • Sempre nelle Anime Morte, dopo un sontuoso pranzo da Sobakevič, Čicikoč si sente un po’ appesantito: «Con ciò il pranzo si concluse; ma quando si alzarono da tavola, Čicikoč si sentì più pesante di un intero pud» («Этим обед и кончился; но когда встали из-за стола, Чичиков почувствовал в себе тяжести на целый пуд больше»).

 Seraja Šeika (colletto grigio) era un cartone animato sovietico girato nel 1948 dalla Sojuzmul’tfil’m, basato sul racconto del 1893 dello scrittore Mamin-Sibirjak. «Non cerano più di 15 sažen rimasti dove poter nuotare» («Свободного места, где можно было плавать, оставалось не больше пятнадцати сажен»).

  • Nel racconto La Ranocchia Viaggiatrice di Vesevolod Garšin, diventato poi un cartone animato per bambini nel 1965, l’autore racconta di come «la leggera ranocchia viene trasportata per 3000 verste» dalle anatre che migrano.
  • Nella celebre novella di Turgenev del 1854, Mumu, il protagonista sordomuto Gerasim è quello che oggi chiameremo un gigante buono. L’autore descrive la sua possenza così: «tra tutti gli uomini il più straordinario era il portiere Gerasim, un uomo di 12 veršok, fatto come Bogatyr, sordomuto dalla nascita» («Из всей ее челяди самым замечательным лицом был дворник Герасим, мужчина двенадцати вершков роста, сложенный богатырем и глухонемой от рождения»). Un omone di 1 metro e 96, probabilmente anche oggi avrebbe potuto fare il “portiere”.

  • Dostoevskij nelle sue semi-autobiografiche Memorie da una casa di morti, pubblicato nel 1862, offre una kosuška di vodka al compagno di sventure, cioè una bottiglietta da circa 300 ml: «Quando fummo giunti a casa, io l’invitai a bere un bicchiere di tè. Il tè non lo rifiutò, lo bevve e ringraziò. Mi venne l’idea di slacciare la borsa e di offrirgli una mezzetta di acquavite. La mezzetta si trovò nella nostra stessa camerata. Petrov ne fu visibilmente soddisfatto…2».
  • In Anna Karenina galeotte son le verste, Vronskij ne deve fare dieci per andare a controllare i cavalli, ma i suoi amici hanno già capito tutto: « Dove vai? — gli chiese Jašvin. — Ecco anche la trojka — aggiunse, dopo aver visto la vettura che si avvicinava. — Alla scuderia, e devo anche passare da Brjanskij per i cavalli — disse Vronskij. Vronskij aveva davvero promesso di andare da Brjanskij a dieci verste da Petergof, a portargli il denaro per i cavalli; voleva trovare il tempo di andare anche là. Ma i compagni capirono subito che non andava soltanto là».
  • Più tardi invece, sempre Vronskij, convinto ormai di avviarsi verso la vittoria della gara ippica, è vittima dell’ultimo ostacolo da saltare, cade rovinosamente e la sua cavalla Frou-Frou deve essere soppressa; «Rimaneva solo l’ultimo fossato, pieno d’acqua e largo circa due aršin. Vronskij non lo guardò neppure e, desiderando giungere di gran lunga primo, prese a lavorar di redini, alzando e abbassando la testa della cavalla3».

  • Sempre in Anna Karenina, Levin incontra il suo falegname che ha in mano una sorta di sažen’, forse un metro: « Levin saltò giù dal calesse, dove già aveva preso posto, incontro al legnaiuolo imprenditore, che veniva verso la scala di ingresso con una sažen’ in mano3», di quale dimensione non ci è dato sapere, in Russia esistevano circa una decina di sažen’ di lunghezze diverse.
  • Turgenev nella sua raccolta di racconti Memorie di un Cacciatore menziona la desjatina. L’incipit del racconto Il mio vicino Radilov racconta di un’usanza degli avi: «In autunno le beccacce frequentano spesso gli antichi giardini di tigli. Da noi, nel governatorato di Orël, ce ne sono molti di questi giardini. I nostri avi, quando sceglievano il luogo dove stabilirsi, immancabilmente riservavano un paio di desjatiny di buona terra per la coltivazione di frutteti attraversati da viali di tigli»4.
  • Ancora Turgenev che, in Ermolaj e la mugnaia, del 1847, sta descrivendo lo strano ma formidabile cacciatore: «Ermolaj amava fare due chiacchiere con una brava persona, soprattutto davanti a un bicchierino, ma non a lungo: succedeva sempre che si alzava e se ne andava». («Ермолай любил покалякать с хорошим человеком, особенно за чаркой, но и то недолго: встанет, бывало, и пойдет»). Il bicchierino in causa è la čarka, usato precisamente per bere la vodka o alcolici di simile gradazione.
  • In Delitto e Castigo, Dostoevskij narra come a Raskolnikov tremino le mani quando riceve la lettera della madre. La lettera è pesante due lot, circa 26 grammi, e indugia parecchio prima di aprirla come se il peso ne segnalasse già il greve contenuto: «Alla fine, l’aprì: una lettera grossa, compatta, di due lot: due grandi fogli di carta da lettere coperti da una scrittura fitta fitta» («Наконец распечатал: письмо было большое, плотное, в два лота; два большие почтовые листа были мелко-намелко исписаны»).

  • In Guerra e Pace, il reggimento di Pavlograd, in cui militano Rostov e Denisov, patisce la fame: «era già la seconda settimana che si razionavano le ultime gallette: ne distribuivano soltanto mezzo funt a testa e le patate dell’ultimo convoglio erano gelate e germogliate» («уже вторую неделю растягивали последние сухари, выдавали только по полфунта на человека, а картофель в последнюю посылку привезли мерзлый и проросший»), praticamente circa 200gr a testa.
  • Maksim Gor’kij, nell’autobiografico Tra la Gente racconta come il povero operaio Miška scommette con dei mercanti di mangiare 1 batman di prosciutto in due ore, 4 kg, per intenderci: «-riesci a divorare un batman di prosciutto?\-In quanto tempo, chiese Miška con la sua voce sottile\- due ore» (Батман окорока сожрешь?\– В какое время-с? – тонким голосом деловито спрашивает Мишка.\– В два часа).

L’ultima non è un’occorrenza letteraria, ma la letteratura c’entra uguale. Dieci passi a testa, un po’ più di 7 metri, era la distanza che dovettero percorrere due celebri duellanti l’8 febbraio 1837 (del Calendario Gregoriano), alla Čërnaja Reka vicino a San Pietroburgo. “Il Poeta è morto! – schiavo dell’onore –\è caduto, calunniato,\col piombo nel petto e assetato di vendetta,\ha chinato la testa orgogliosa!…” per dirla con le parole di Lermontov, che qualche anno dopo farà sua stessa identica fine, sapete bene di chi stiamo parlando.

 

Leggi anche LE ANTICHE UNITÀ DI MISURA RUSSE

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Note di traduzione:

1 http://originalbook.ru  
2 www.ristretti.it/areestudio/cultura/libri/memorie_di_una_casa_morta.pdf
3 http://originalbook.ru
4 http://originalbook.ru/
5 a cura di Patrizio Sanasi, www.bibliomania.it

FONTI:  http://originalbook.ru/ –  www.ristretti.it/ – https://phraseology.academic.ruhttp://fraze.ruhttps://dslov.ru/

Massimiliano Macrì

Nato tra due mari, nel punto più ad est d’Italia, dalle parti di Lecce. Ho studiato prima letteratura e poi traduzione russa e inglese presso l’Università del Salento. Nel mezzo ho vissuto a Vilnius, Mosca, Kiev, Berlino, Bruxelles ed ora a Londra. Eclettico e poliedrico, sono appassionato di fotografia, viaggi, arte, letteratura e opera, gioco a rugby da amatore. Se amo tutto ciò che riguarda la Russia lo devo anche a mio nonno che quando aveva 80 anni (adesso ne ha 96) ha cominciato a studiare il russo dopo aver passato la sua vita in mare.