Le Antiche Unità di Misura Russe

AVVERTENZA – Nota dell’autore
Per scrivere questo articolo mi sono servito di molte fonti online e di alcuni brevi saggi scritti da studenti che ho reperito su internet. Molto spesso le fonti che ho consultato risultavano contraddittorie tra loro o poco chiare soprattutto riguardo l’origine e la reale dimensione delle unità di misura. Per tali motivi non posso garantire la completa attendibilità di questo pezzo. Ho cercato con minuziosità di analizzare e paragonare le fonti a mia disposizione per avvicinarmi il più possibile alla verità. Se qualcuno avesse dei consigli o delle fonti attendibili non esiti a scrivermi. Le antiche unità di misura russe erano molte, nell’articolo non le ho incluse tutte (e ho scelto di omettere quelle di origine inglese), ma solo quelle principali, per favorire la leggibilità di tutto. Dove non diversamente indicato le traduzioni sono mie.


Chissà quante volte vi sarà capitato, leggendo Tolstoj, Puškin o Gogol’, di incappare in qualche vecchia unità di misura russa, ma stavate così comodi sul vostro divano, il portatile era spento, il cellulare lontano, apposta, per non cedere alla tentazione di guardare i messaggi di WhatsApp o Telegram, e controllare quanto è lunga una versta o vedere quanti pud di grano dovevano al padrone quei poveri servi della gleba risultava un’operazione troppo faticosa. È vero, a volte è segnalato nelle note a piè di pagina, ma molto spesso il traduttore o il curatore preferisce (tra)lasciare l’equivalenza alla nostra immaginazione. Comunque, una volta a letto, la versta vi era passata di mente, ma proprio nel momento in cui stavate per addormentarvi, eccolo, il dilemma dei dilemmi: «Ma quanti chilometri era lontana Nataša Rostova da Pierre Besuchov ?! Pochi? troppi? Ma quante sono 20 verste?!».

In molte ex colonie britanniche si usano ancora, non ufficialmente o per consuetudine, le unità di misura imperiali che derivano in qualche modo da quelle romane. Ma a oggi gli unici tre Paesi nel mondo che non aderiscono ufficialmente il Sistema Internazionale sono la Birmania, la Liberia e gli Stati Uniti.

In questo articolo provo a illustrarvi quali sono e da dove derivano le antiche unità di misura russe, in particolare quelle di lunghezza e di peso; se avete già studiato o anche solo incontrato “la grande e potente lingua russa” di Turgenev, tenetevi pronti perché anche le unità di misura russa vi faranno girare la testa.

 

Умом Россию не понять, 
Аршином общим не измерить:
У ней особенная стать –
В Россию можно только верить.

La Russia non si può capire con l’intelletto,
non è misurabile con il metro comune (aršin);
ha una natura propria,
nella Russia si può solo credere.

 

Umom Rossiju ne ponjat’ è una delle poesie più famose e più citate di Fedor Tjutčev, e nonostante sia forse il più corto fra i suoi componimenti continua ad affascinare le nuove generazioni. In quattro profonde righe Tjutčev riesce a dirci cos’è la Russia e proprio l’aršin è il “metro comune”.

 UN PO’ DI STORIA

Le antiche unità di misura russe, come negli altri sistemi di misura primitivi, derivavano dal corpo umano, e si taravano, ad esempio, su quanto era lungo un braccio o su quanto peso riusciva a sollevare un uomo. Questo sistema era molto pratico perché, in caso di bisogno, il corpo era sempre con te. Eppure c’erano comunque degli svantaggi, perché non tutti sono ugualmente alti o possenti.

Alla fine del XVII secolo in Europa esistevano centinaia di unità di misura diverse, cosa che complicava gli scambi commerciali, e la Russia, ovviamente, non faceva eccezione.

Nel Medioevo in Russia queste unità di misura variavano da regione a regione. Il primo zar a cercare di mettere un po’ di ordine fu Pietro I il Grande, che con un decreto introdusse in Russia alcune unità di misura inglesi come i piedi, i pollici e le iarde (Pietro aveva vissuto e lavorato in incognito nei cantieri navali a Londra per qualche mese) e sostituì il sistema di numerazione cirillico in uso fino ad allora in Russia con i numerali arabi.

Pietro I aveva già provato a fissare la lunghezza dell’aršin in 28 pollici inglesi o 16 veršok (71,12 cm), ma con scarso successo. Sarà Alessandro I a fissare definitivamente la lunghezza dell’aršin a 71,12 cm, creò anche dei modelli di rame da distribuire a tutti i governatorati. Infine nel 1835, lo zar Nicola I standardizzò le unità di misura russe (di lunghezza, volume e peso) sulla base di quelle inglesi.

Il monumento a Pietro I il Grande a Londra, inaugurato nel 1998. Il futuro Zar arrivò a Londra nel 1698 e ci rimase qualche mese studiando le tecniche di costruzione navale e lavorando come semplice operaio.

La situazione però era tutt’altro che uniforme, le unità di misura antiche si confondevano che quelle nuove, senza contare che alcune regioni e città usavano ancora delle unità di misura tutte loro. Nel 1875 i rappresentanti di 17 nazioni, tra cui anche la Russia, firmarono un accordo, la Convenzione del Metro, che stabiliva le linee guida da seguire per la determinazione di unità di misura valide internazionalmente. Solo nel 1899 però il sistema metrico fu introdotto in Russia, sebbene non fosse obbligatorio usarlo. L’obbligo scatterà dopo la presa del potere dei Bolscevichi nel 1918, e poi ufficialmente in tutta l’Unione Sovietica nel 1925.

LE ANTICHE UNITÀ DI MISURA DI LUNGHEZZA

Le principali antiche unità di misura di lunghezza russe comprendono l’aršin (аршин), la versta (верста), il sažen’ (сажень, a volte italianizzato in sagena), il lokot’ (локоть), il pjad’ (пядь) e il veršok (вершок).

L’aršin dal persiano, attraverso il turco, “gomito” è pari a 71,12cm. Questa misura fondamentale nell’antica Russia era rappresentata dalla lunghezza dell’intero braccio esteso dalla giuntura della spalla fino alla fine della falange del dito medio. Nel XVI secolo, l’aršin rimpiazzò man mano il lokot’ come unità di misura principale usata nel commercio, ma la sua esatta misura non era ancora fissata per legge, quindi ogni mercante utilizzava il suo “metro” per misurare la merce. Alessandro I fissò la lunghezza dell’aršin in 28 pollici, cioè 71,12 cm. Con il decreto del 1835 di Nicola I, vennero standardizzate anche il resto delle unità russe su quelle inglesi.

Il sažen’ è probabilmente una delle unità di misura russe più antiche; viene menzionata nella Cronaca di Nestore, scritta tra l’XI e il XII secolo. Dopo la standardizzazione con le unità inglesi la sua lunghezza venne fissata in 7 piedi o 84 pollici, cioè 2,13m. Il sažen’ è la lunghezza che va dall’alluce del piede sinistro fino alla fine della falange del dito medio della mano destra sollevata. Si pensa che questa parola derivi dai verbi sjagat’ e dostigat’ (сягать, достигать) che significano “raggiungere” nel senso estendersi. Nella storia russa si contano circa una decina di diversi sažen’ ognuno con un nome e una dimensione differenti.

La versta è senz’altro una di quelle che non mancano mai in un libro di Tolstoj o nei lunghi viaggi di Čičikov alla ricerca di anime morte. L’etimologia secondo molti deriva dal verbo vertet’ (вертеть) cioè girare e sarebbe legato al gergo contadino. Si riferirebbe infatti a quanti solchi (e quindi quanti giri del campo) potesse fare un bue durante l’aratura prima di stancarsi. La versta venne riformata al tempo di Pietro I, fino al tempo di suo padre lo Zar Aleksej Michajlovič (1629-1676) era formata da mille sažen’, ma Pietro la portò a 500 sažen’ cioè a poco più di un chilometro 1066,8 m per la precisione.

Il lokot’, letteralmente gomito, era la lunghezza che intercorreva dal gomito piegato fino al solito dito medio della mano ed era molto usato nella vita di tutti i giorni e soprattutto per misurare i tessuti. Anche il lokot’ è un’unità di misura molto antica appare infatti nella Russkaja Pravda, il codice legislativo della Rus’ di Kiev. La sua lunghezza varia a seconda delle fonti, alcuni la fanno corrispondere a circa 44-45cm, ad ogni modo la sua lunghezza variava dai 38 ai 47 cm. Alcuni ritrovamenti archeologici risalenti agli anni Cinquanta nella zona di Velikij Novgorod suggerirebbero che il lokot’ poteva arrivare anche a 54cm. A partire dal XVI secolo fu man mano rimpiazzato dall’aršin.

Il pjad’, che significa letteralmente palmo o spanna, aveva una lunghezza variabile. Il piccolo pjad’, standardizzato poi in 7 pollici inglesi, pari a 17,78 cm, era la lunghezza che intercorreva tra il pollice e l’indice di una mano aperta, mentre il grande pjad’, di circa 22-23 cm, era la distanza tra il pollice e il mignolo. Il pjad’ veniva usato soprattutto dal popolo per misurare ad esempio lo spessore delle icone o della neve.

Il veršok venne fissato a 4,44 cm dal decreto del 1835, ma prima di questa data aveva diversi valori. Viene menzionato piuttosto tardi, solo intorno al XVI secolo, nel Domostroj, una sorta di raccolta di norme di comportamento della Rus’ medievale. In genere si definiva veršok la parte finale della falange del dito indice; l’origine della parola infatti è da ricercarsi in verkh, cioè “cima, parte superiore”. Si pensa che questa unità di misura scaturisca dall’atto di riempire un contenitore o un sacco di grano: il veršok è quello che si versa in più e che magari usciva un po’ fuori dal contenitore.

1 versta = 500 sažen’ = 1500 aršin

1 sažen’ = 3 aršin = 12 pjad’ = 48 veršok

 

 

 

 

 

 

Altre antiche unità di misura di lunghezza dell’antica Russia:

Il ladon’, che indicava l’ampiezza del palmo di una mano e misurava circa 10 cm;

lo šag (passo), cioè la lunghezza del passo di un uomo, che corrispondeva grosso modo all’aršin;

il sažen’ obliquo, che misurava circa 2,48 metri e veniva molto usato prima della standardizzazione, così come il sažen’ marino, circa 1,80 m;

Il perst, antico nome del dito, di circa 2 cm;

La versta di confine, che era di solito lunga il doppio di una normale versta e si usava per misurare i campi o per indicare le distanze tra i centri abitati.

LE ANTICHE UNITÀ DI MISURA VOLUME

Come altri sistemi antichi, anche quello russo distingueva tra volume “liquido”o misure per il vino e “secco”o misure per il pane, con a volte, sostanziali differenze. Come per le misure di lunghezza, la capacità poteva cambiare da regione a regione o persino da città a città. Nel 1781 venne stabilito che qualunque attività vendesse da bere dovesse necessariamente avere una certificazione ministeriale sull’ampiezza dei contenitori usati.

Le principali unità utilizzate indicavano di solito il nome del contenitore: bočka (бочка), vedro (ведро), kružka (кружка), kosuška (косушка), čarka (чарка), garnec (гарнец), štof (штоф), četvert (четверть), e butylka (бутылка).

La bočka (botte, barile), pari a 491,96 litri, venne usata in Russia fino al XIX secolo. Veniva fabbricata con legni diversi a seconda che servisse per commerciare alcolici o oli.

Il vedro (secchio) era 1/40 della bočka e misurava 12,29 litri. Nel XIX secolo divenne l’unità di misura più usata per trasportare e commerciare gli alcolici (13.12 litri a secco).

Il garnec aveva capacità di 3,28 litri ed era di solito fatto di legno o di ferro. Presumibilmente il suo nome deriva dal verbo zagrebat’ (загребать), “rastrellare, raccogliere”; veniva usato soprattutto per misurare cereali e farina.

Lo štof, anche chiamato kružka (boccale) era pari a 1,23 litri ed era usato soprattutto per le bevande alcoliche.

La butylka era un’unità di misura introdotta al tempo di Pietro I ed era utilizzata esclusivamente per i liquidi; si distinguevano due tipi di butylka a seconda che si trattasse di vodka (615 ml) o liquido vinoso (circa 750 ml).

Il četvert, letteralmente “un quarto”, utilizzato già dal XIV secolo, serviva per misurare sia per misure a secco (circa 210 litri) che i liquidi (3,07 litri).

La kosuška, nota anche con altri nomi, era metà di una bottiglia standard di vodka, circa 300 ml.

La čarka o čara (piccola coppa, bicchiere), pari a 123 ml, veniva usata soprattutto per bere alcolici molto forti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LE ANTICHE UNITÀ DI MISURA PESO E MASSA

Le unità di misura di peso erano moltissime e variegate. In questo articolo mi soffermerò solo sulle principali a cui si affianca una simpatica curiosità. Ecco i loro nomi: last (ласт), berkovec (берковец), lot (лот), pud (пуд), funt (фунт), grivna (гривна), zolotnik (золотник) e dolja (доля).

Il last corrispondeva a circa 1180 kg e veniva usato soprattutto per misurare la stazza di una nave.

Il berkovec era usato principalmente nel commercio all’ingrosso per pesare cera, miele e altre merci, come menzionato in alcuni documenti del XII secolo. Era pari a 164,8 kg o 10 pud.

Il pud è probabilmente la misura più conosciuta dagli appassionati di letteratura russa e dagli amanti di sollevamento pesi. Dal pud, infatti, di 16,4 kg deriva la girja (o kettelbell), che si usa ancora oggi nel fitness e in varie competizioni ad hoc. L’etimologia del pud si fa risalire al latino pundus, cioè peso. Il pud viene citato in uno statuto del 1134 del principe di Novgorod Vsevolod Mstislavič. Nonostante la sua abolizione nel 1925, il pud continuò a essere usato fino agli anni Quaranta del novecento.

Una girja di 16 kg

Il funt, come per il pud dal latino pundus, è il corrispettivo della nostra libbra; venne adottato in Russia nel 1747 e fino alla sua abolizione, nel 1918, fu una delle unità fondamentali del sistema russo. Era pari a 409.5 grammi.

La grivna, dal protoslavo “collana”, era un’unità di misura molto antica, menzionata già intorno al 1100, e usata solitamente per pesare per l’argento e l’oro. Nei secoli la grivna passò a indicare una certa quantità di monete d’argento piuttosto che il loro peso, e da qui infatti che deriva il nome della valuta ucraina. Le fonti non sono chiarissime sul suo valore, anche perché cambiava da regione a regione, una grivna d’argento poteva andare dai 140 ai 200 grammi circa. Esisteva anche una grivna grande di circa 400 grammi, che venne usata fino al XVIII secolo per essere poi sostituita dal funt.

Una grivna di circa 200 gr

Il lot fu usato dal XVIII fino all’inizio XX secolo,  in Russia ed era pari a 12,8 grammi. Era utilizzato nella determinazione delle tariffe postali, ma anche per misurare la quantità di metalli nobili nelle leghe. Da non confondere con un’altra unità chiamata Lot (o lood, dall’olandese) che serviva per misurare la profondità del mare da una nave.

Lo zolotnik probabilmente indicava una piccola moneta d’oro circolante nella Rus’ di Kiev (zoloto significa oro in russo), il suo peso era pari a 4,25 grammi.

La dolja era l’unità di misura di peso più piccola del sistema russo, cioè 44,4 mg (0,044 grammi); era molto usata nelle zecche per la coniazione del denaro.

Piccola curiosità: lo sapete che molto prima del celebre supereroe americano, nell’antica Russia esisteva già un batman? Il batman russo (батман) era un’unità di misura di peso che veniva usata solo in alcune regioni dell’Impero Russo. Il batman era pari a 10 funt, cioè a circa 4 kg.

 

 

LE ANTICHE UNITÀ DI MISURA DI SUPERFICIE

Escludendo tutte le unità di misura quadrate derivate da quelle di lunghezza (versta quadrata ecc.), in questa suddivisione vale la pena citare almeno la desjatina (десятина) e la kopna (копна).

La desjatina, da “dieci” in russo, era la principale unità di misura di superficie in Russia; già nota dal XIV secolo, di solito indicava un rettangolo con lati 80-30 o 60-40. Nel XVIII la sua dimensione venne fissata in 1,09 ettari (10925,4 m²), anche se spesso l’estensione era molto arbitraria.

La kopna era un’unità di misura inusuale, che serviva per misurare la superficie del covone di fieno raccolto. Come si può immaginare, la kopna era una misura molto approssimativa perché dipendeva dall’umidità, dalla disposizione del fieno e da molti altri fattori.

 

 

 

 

Nei prossimi articoli vi parlerò invece delle antiche unità di misura nella letteratura russa, nei modi di dire e nei proverbi popolari russi. Potrete vedere coi vostri occhi come queste unità venivano usate dagli scrittori e come si usano ancora oggi nella lingua di tutti i giorni.

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FONTI: wikipedia.rukramola.infoview-w.ruruspravda.rutartaria.namemer.kakras.ruliveinternet.ru

Massimiliano Macrì

Nato tra due mari, nel punto più ad est d’Italia, dalle parti di Lecce. Ho studiato prima letteratura e poi traduzione russa e inglese presso l’Università del Salento. Nel mezzo ho vissuto a Vilnius, Mosca, Kiev, Berlino, Bruxelles ed ora a Londra. Eclettico e poliedrico, sono appassionato di fotografia, viaggi, arte, letteratura e opera, gioco a rugby da amatore. Se amo tutto ciò che riguarda la Russia lo devo anche a mio nonno che quando aveva 80 anni (adesso ne ha 96) ha cominciato a studiare il russo dopo aver passato la sua vita in mare.