Recensione di “Limonov”, di Emmanuel Carrère

Di Eduard Limonov si è detto e scritto, durante gli anni; il libro di Emmanuel Carrère rimane una delle fonti imprescindibili da consultare nel caso si volesse approfondire la figura dello scrittore e fondatore, insieme ad Aleksandr Dugin, del Partito Nazional Bolscevico.

Romanzo biografico pubblicato in Francia nel 2011, Limonov racconta la vita di Eduard Veniaminovič Savenko, in arte Eduard Limonov, e delle sue mille metamorfosi: da delinquente di provincia in Ucraina a poeta emergente a Mosca, da immigrato nullatenente a New York a giornalista bohémien a Parigi, a oppositore politico nella Federazione Russa.

Il libro offre una sequenza cronologica di avvenimenti biografici, inframezzata da introspezioni psicologiche sul personaggio, e talvolta arricchita da interessanti parallelismi con episodi della vita di altri famosi connazionali, quali ad esempio Iosif Brodskij o Aleksandr Solženicyn, o dello stesso autore. La trama è al contempo frutto di anni di ricerche da parte di Carrère e di una serie di incontri avvenuti a Mosca nel 2006 tra l’autore e Limonov.

Copertina di Limonov
Limonov, traduzione di Francesco Bergamasco. Adelphi, 2014

Data la natura estremamente singolare del protagonista e delle sue gesta, si potrebbe affermare che Limonov non sia un libro adatto a qualunque lettore. Si tratta infatti di un racconto dalle tinte forti, dai tratti a volte calcati, che si articola fino a superare i limiti di “giusto” e “sbagliato” e nel quale è il concetto di politicamente corretto a essere censurato. Eppure, il libro ha molto altro da offrire.

In esso, infatti, sono integrati in modo efficace fatti storici e letterari, sofisticate riflessioni politiche e sociali, osservazioni non convenzionali sempre confermate da dati concreti che riguardano non solo l’Unione Sovietica e la Federazione Russa, ma anche gli Stati Uniti, la Francia, l’ex Yugoslavia, l’Asia centrale e, in un certo senso, il resto del mondo. Cronaca e narrazione sono intrecciate da una prosa scorrevole ed essenziale, che permette al lettore di superare velocemente anche i passaggi più difficoltosi, tra cui alcune digressioni su determinati argomenti politici.

Un altro aspetto notevole è l’oggettività del narratore nei confronti del suo protagonista. A lettura conclusa non si avverte quell’ammirazione incondizionata per l’antieroe che è tanto in voga al giorno d’oggi. Limonov è un personaggio controverso ed è così che viene rappresentato, con luci e ombre che creano scandalo e compassione, ma offrono anche grandi spunti di riflessione.

Oltre al protagonista dichiarato, c’è un altro personaggio a cui viene dato significativo risalto: la Russia. Con un tratteggio attento ai dettagli più sottili, Carrère offre uno spaccato di vita in cui i sentimenti, le abitudini, le reazioni, i punti di vista di un popolo rappresentano aggiunte preziose al racconto della vita di un solo cittadino. Storia, cultura, letteratura e cronaca ricevono particolare attenzione e permettono al lettore di immergersi direttamente nell’atmosfera del periodo, che va dai primi anni Quaranta del Novecento fino agli anni Dieci del nostro secolo.

Carrère
Emmanuel Carrère al Salon du livre, nel 2009.

In 356 pagine il lettore potrà sperimentare un vasto spettro di emozioni, magari scoppiando a ridere di gusto soltanto poche righe dopo aver provato ribrezzo per il protagonista. Tuttavia, se c’è una sensazione che non proverà mai sarà il rimpianto di essersi imbarcato nella lettura di questo libro. Altamente consigliato soprattutto agli appassionati di Russia che non si accontentano di posizioni bianche o nere, perché questa lettura offrirà molte sfumature di grigio.

Un ultimo apprezzamento è diretto al traduttore, Francesco Bergamasco, che con estrema bravura è stato capace di rendersi promotore invisibile di un grande autore e di un grande soggetto.

Si è chiesto se ci fossero al mondo molti altri uomini come lui, Eduard Limonov, la cui esperienza comprendeva universi così differenti come quello del detenuto comune in un campo di lavori forzati sul Volga e quello dello scrittore alla moda che si muove in ambienti firmati Philippe Starck. No, ha concluso, probabilmente no, e ne ha tratto motivo di un orgoglio che comprendo, e che è appunto quello che mi ha spinto a scrivere questo libro.

Recensione a cura di Paola Ticozzi


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Puoi leggere l’intervista di Russia in Translation a Eduard Limonov QUI

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