Dieci progetti utopici degli avanguardisti sovietici

Per la pubblicazione della raccolta di testi di uno dei fondatori del “LEF”, Boris Arvatov, la casa editrice V-A-C di Aleksandra Selivanova ha scelto dieci progetti di teorici dell’avanguardia che si offrirono di cambiare radicalmente la vita dell’uomo sovietico e i diversi ambiti dell’arte.

1. Konstantin Mel’nikov e la riforma del sonno

E ora, quando sento dire che la nostra salute ha bisogno di cibo, dico di no. Ha bisogno di SONNO. Tutti dicono che il riposo necessita di aria; di nuovo, no. Ritengo che senza sonno l’aria è troppo debole per ripristinare le nostre forze… Al SONNO glorioso dedico un progetto per cinque tipi di camere dagli effetti diversi, ottenuti tramite: la FISICA – della pressione e dell’umidità dell’aria, dei flussi d’acqua che, simili a un massaggio, grattino i talloni; la TERMICA delle camere – dal calore delle stufe russe ai freddi glaciali; la CHIMICA – le fragranze delle foreste, dei prati, degli odorosi fieni, della primavera, dell’autunno; la MECCANICA – con letti che sfruttino i moti di torsione, contrazione, oscillazione e ribaltamento; la PSICHE – il rumore delle foglie, della risacca marina, del temporale, degli usignoli, della lettura, della musica… Il progetto ha divertito i dottori, e attualmente la medicina sta tentando un approccio al sonno come risorsa curativa… Io credo di non essere così lontano con il mio progetto e presto il poeta e il musicista – e con loro l’umanità – verranno in aiuto della scienza con le loro tecniche, portando a termine il mio sogno di costruire una SONata del SONNO.

Konstantin Mel’nikov. La città del riposo razionalizzato, 1930

L’eccelso architetto avanguardista sovietico pensava che il sonno fosse l’elemento più importante della vita di una persona. La camera da letto che aveva progettato nella sua abitazione in vicolo Krivoarbatskij si presentava come uno spazio senza un singolo angolo retto, con pareti divisorie che fluiscono dolcemente dal pavimento al soffitto. I letti, che si levavano dal pavimento come un’onda, erano stati concepiti come sculture monolitiche1. Le pareti erano state tinte in ocra: dal punto di vista di Mel’nikov, tale colore conciliava sogni d’oro.

Negli anni 1929-1930 per il concorso sulla planimetria della “Zelënyj gorod” [“La città verde”, n.d.t.] – cittadina ricreativa nei dintorni di Mosca –, Mel’nikov elaborò il progetto SONata del SONNO, proponendo di razionalizzare il riposo secondo una nuova impostazione qualitativa, quella del sonno collettivo, che includeva una corretta inclinazione del pavimento delle camere e una giusta combinazione di odori, umidità, temperatura e accompagnamento sonoro.

Sull’anello dell’autostrada principale si trovavano orti, parchi giochi per bambini, un bosco, un giardino zoologico, una kursaal2, padiglioni turistici, ristoranti e bar mobili, biblioteche, punti vendita di articoli sportivi e, proprio al centro, l’Istituto dell’uomo. I dodici edifici del “Laboratorio del sonno”, all’interno dei quali dovevano dormire contemporaneamente 4mila persone, erano disposti in cerchio nel bosco. I membri della comunità professionale avevano già iniziato a discutere della costruzione di centri simili in tutto il paese, ma nel 1931 il progetto si interruppe. Ciò fu dovuto all’inizio delle persecuzioni verso gli avanguardisti3 e a causa delle polemiche urbanistiche del passato. Sei anni dopo, Mel’nikov – “imbroglione”, “ingannatore” e “formalista”, come allora lo denominava la stampa sovietica – sarà licenziato dal ruolo di direttore del reparto di architettura e design presso il laboratorio “Mossoviet N. 7” e di fatto privato di qualsiasi commissione. Per il resto della vita progetterà solo sulla carta.

2. Lev Trockij e il nuovo byt4

“Offrirà la rivoluzione una nuova quotidianità? Come no, la offrirà. Ma questo modo di vivere, allo stesso modo della comunità tutta, non si formerà casualmente, come le barriere coralline, ma si costruirà consapevolmente, sarà controllato, guidato e migliorato dal pensiero. Non essendo più un qualcosa di spontaneo, la quotidianità cesserà di essere negligente. Mano a mano che l’essere umano inizierà ad erigere palazzi sulla cima del Monte Bianco e sul fondale dell’Atlantico, a regolare la passione, l’alimentazione e l’educazione, elevando l’individuo medio al livello di Aristotele, Goethe e Marx, attribuirà alla propria quotidianità non solo brillantezza, ricchezza e intensità, ma anche un’acuta dinamicità. Non appena deposto, l’involucro della quotidianità scoppierà sotto la pressione delle nuove invenzioni tecnico-culturali e degli avanzamenti della biopsichica.

– Lev Trockij. Problematiche della cultura. La cultura del periodo di transizione, 1927

Lev Trockij
Lev Trockij. Disegno di Jurij Annenkov. 1922 (Collezione privata/Diomedia)

Si dovrebbe tenere a mente che negli anni venti del Novecento le autorità non appoggiavano i leader avanguardisti: sia Lenin che Stalin seguivano tendenze conservatrici. Tuttavia, fra gli ideologi della rivoluzione vi era un individuo aperto alla nuova cultura, che ebbe un ruolo di enorme importanza per la realizzazione dei progetti artistici più radicali.

Considerando l’uomo come oggetto e soggetto dell’arte socialista, nei suoi interventi Lev Trockij parlava della necessità di riformare la routine, il modo di vivere e la mentalità per mano di architetti, urbanisti, ingegneri e registi. I testi di questi discorsi furono pubblicati su “Pravda”, “Izvestija” e altri giornali di partito, ma anche all’interno di raccolte come Questioni della quotidianità e Questioni dell’attività culturale. I temi erano tra i più diversi – dalla nuova stampa ed etichetta sovietica fino alla tutela della maternità5 e all’attività di club e biblioteche.

Trockij credeva che nel futuro immediato il pubblico avrebbe sopraffatto il privato sotto tutti gli aspetti, che le persone avrebbero rinunciato alla proprietà privata e a qualunque manifestazione dell’individualismo e che l’esistenza sarebbe trascorsa in spazi pubblici appositamente istituiti: il sonno – all’interno delle comuni; l’alimentazione – nelle cucine-fabbriche; l’educazione dei bambini – negli asili nido e nelle scuole; l’intrattenimento – nei club. Questo nuovo byt, un nuovo modo di vivere, avrebbe formato un individuo nuovo, disciplinato e pronto a costruire il socialismo. Negli anni Venti le tesi di Trockij furono sostenute dal Proletkul’t, dai costruttivisti e dai razionalisti; ma già negli anni Trenta, nella maggior parte dei processi che portarono alla detenzione degli avanguardisti perseguitati, tra i capi d’imputazione sarà presente la parola “trockista”.

3. Aleksandr Bogdanov: Tectologia e Istituto del sangue
"Tectologia", Aleksandr Bogdanov
Frontespizio del libro di Aleksandr Bogdanov Scienza generale dell’organizzazione (Tectologia). Leningrado/Mosca, 1925. (Casa d’aste “Imperija”)

 

Prima della rivoluzione Aleksandr Malinovskij (Bogdanov) scrisse libri sull’economia indirizzati agli operai, curò Nikolaj Berdjaev in una clinica psichiatrica, capeggiò il circolo dei detenuti politici e tra il 1905 e il 1906 fu il più intimo compagno di lotta di Lenin. Nel 1909 emigrò in Italia e diventò uno dei fondatori del gruppo social-democratico “Vperëd” [“Avanti”, n.d.r.], propagandando la filosofia e la cultura proletaria e schierandosi contro le forme di guerra autorizzate dalla legge.

Nel 1911 Bogdanov diede una brusca svolta alla sua vita: abbandonò la sua occupazione attiva nell’ambito della politica e iniziò a occuparsi di una nuova scienza proclamata da egli stesso: la tectologia. L’oggetto di studio della tectologia diventò l’organizzazione e la formazione dei sistemi sociali complessi sulla base dell’equilibrio esistente in natura – mutevole e dinamico. In sostanza, Bogdanov per la prima volta formulò in modo articolato i principi dell’auto-organizzazione dei sistemi complessi. Le sue idee, che furono pubblicate nella trilogia Tectologia, influenzarono la concezione di pensiero sistemico – pietra miliare del ventesimo secolo – quella di sviluppo sostenibile (anni Settanta) e la cibernetica.

Negli anni Venti, Bogdanov si dedicò alla teoria di ringiovanimento dell’organismo, condotto per mezzo di trasfusioni di sangue dai giovani ai vecchi. In molti parteciparono alle sperimentazioni – per esempio il rivoluzionario Leonid Krasin e la sorella di Lenin, Marija Ul’janova, mentre Stalin appoggiò l’idea di edificare un apposito Istituto del sangue, che venne aperto e iniziò le attività nel 1926 a Mosca, in via Jakimanka. Anche lo stesso Bogdanov partecipò in prima persona alle sperimentazioni e, proprio a seguito di una di queste, morì.

4. Aleksej Gastev e la creazione di un “percussionista” del lavoro

Il rivoluzionario Aleksej Gastev è stato un poeta, inventore, teorico e visionario. Era interessato alla psicotecnica e alla fisiologia, alle tecnologie di produzione e all’ottica, al teatro e alle arti visive, alla standardizzazione e alla tectologia di Bogdanov. E tutti questi interessi erano collegati all’idea di educare un nuovo lavoratore: un “superuomo” razionale, parsimonioso ed organizzato.

Questo nuovo tipo di uomo doveva apparire come il risultato del lavoro dell’Istituto centrale del lavoro, CIT [Central’nyj Institut Truda, n.d.t.], aperto da Gastev sulla Petrovka nel 1920. I dipendenti dei laboratori del CIT si occupavano dello studio e della fissazione dei processi di lavoro, dello sviluppo di simulatori per varie professioni e della razionalizzazione della produzione. Sotto lo stesso tetto, Gastev riunì Nikolaj Bernštejn – il creatore della biomeccanica scientifica, Nikolaj Levitov – autore di opere sulla psicotecnica, gli artisti Solomon Nikritin e Sergej Lučiškin – che rappresentavano il CIT nel progetto di lavoro sul teatro di proiezione6, il fisiologo Aleksandr Bružes ed altri specialisti. Le nuove impostazioni e abilità lavorative, associate al NOT [Naučnaja Organizacija Truda – Organizzazione Scientifica del Lavoro, n.d.t.], secondo Gastev avrebbero dovuto influenzare non solo il lavoro, ma anche la vita quotidiana e la cultura del popolo sovietico. Così sarebbe sorta gradualmente una nuova società.

Sui simulatori, migliaia di persone elaboravano i movimenti di manodopera più economici del “gruppo di percussione” (lavori svolti con un martello, scalpello e strumenti simili) e del “gruppo di pressione” (lavori svolti con lime e simili). Presso l’istituto venivano condotti esperimenti psicotecnici, sulla concentrazione e la fatica, ad esempio. Nei simulatori, venivano usati modelli di cabine di locomotiva e di tram nelle quali erano proiettati dei film, al fine di testare la velocità di reazione. Nel laboratorio biomeccanico erano studiate le fasi dei movimenti: a questo scopo, delle lampadine venivano attaccate alle articolazioni di un soggetto in movimento e si scattavano serie fotografiche cicliche. Studi simili erano stati condotti anche in laboratori psicotecnici tedeschi e americani, ma in URSS questi esperimenti furono praticamente dimenticati e solamente decenni dopo furono riutilizzati. Lo stesso Gastev fu arrestato nel 1938 e fucilato un anno dopo. Nel 1940, l’Istituto Centrale del Lavoro fu definitivamente abolito.

5. Nikolaj Kuz’min: l’organizzazione scientifica della quotidianità e della vita nella comune, dalla nascita alla morte

“L’organizzazione scientifica delle parti materiali dell’architettura (luce, colore, forma, ventilazione, ecc.) o, con più precisione, l’organizzazione scientifica del lavoro è allo stesso tempo l’organizzazione delle emozioni umane, che sono una conseguenza diretta della produttività; cioè, ad esempio, l’aumento dell’efficienza di una persona è anche l’origine della sua gioia”.

Nikolaj Kuz’min. Il problema dell’organizzazione scientifica della vita, 1930

 

Dopo la rivoluzione, l’idea di “socializzazione della vita” – ossia l’abbandono della proprietà privata e della gestione impresaria individuale a favore di tipologie di vita pubblica, come gli asili, le fabbriche-cucine e le lavanderie pubbliche – era estremamente popolare. Nikolaj Kuz’min, studente del Politecnico di Tomsk, ha portato tale idea al massimo della sua espressione: il tema del suo progetto di tesi fu infatti la creazione di una città-comune per i minatori di Anžero-Sudžensk. Dopo aver registrato interviste con i minatori ed aver indagato sulle terribili condizioni in cui vivevano, costruì un modello circolare della loro vita, dalla nascita alla morte. Seguendo tale circolo, Kuz’min ha progettato un complesso di edifici collegati tra loro da passaggi corrispondenti a diverse età e periodi della vita umana. I neonati e i bambini erano collocati in asili nido; dopo aver raggiunto l’età necessaria per andare a scuola, erano trasferiti in case per gli scolari, poi si trasferivano in dormitori, poi in case-comuni e, infine, in case di cura. Per il cibo, la pulizia, la lavanderia ed altre attività quotidiane era stato incaricato un personale apposito.

Tutti i processi vitali furono divisi da Kuz’min in sette categorie:

1. Riposo, sonno, recupero delle forze.

2. Alimentazione.

3. La vita sessuale.

4. Pedagogia.

5. Sviluppo culturale e fisico.

6. Servizi economici e igienico-sanitari.

7. Assistenza medica.

L’articolo di Kuz’min, che successivamente è diventato un manifesto dell’Organizzazione Scientifica della Vita [NOB – Naučnaja Organizacija Byta, n.d.t.], fu pubblicato nel 1930 sulla rivista “Architettura Contemporanea”. Tuttavia, le sue idee non sono state mai messe in pratica e, con l’inizio della campagna contro gli esperimenti sociali radicali degli anni Venti, Kuz’min fu accusato di utopiche “distorsioni formaliste”. Nonostante ciò, non abbandonò il suo lavoro, piuttosto continuò a progettare, costruire ed addirittura inventare. Negli anni Sessanta, Kuz’min propose una nuova serie di tecnologie per la costruzione di case con l’aiuto di dirigibili.

6. Boris Arvatov: l’arte della produzione e la trasformazione di un operaio in un artista

Tutto ciò che le persone organizzano in ogni fase della loro attività è organizzato allo stesso modo anche dagli artisti. Colore, suono, parola, nelle loro forme spaziali e temporali costituiscono l’oggetto dell’attività di ogni persona. Ogni persona deve essere in grado di camminare, parlare, organizzare intorno a sé un mondo di cose con le loro relative proprietà qualitative, ecc. Ma la preparazione per tale attività organizzativa della forma nella società borghese è un monopolio della casta degli specialisti nell’arte. I comuni mortali sono privati di tali mezzi di organizzazione artistica. […] Il compito del proletariato è proprio quello di distruggere questo confine tra gli artisti, monopolisti di qualsiasi “bellezza”, e la società nel suo insieme, coniugando metodi di educazione artistica con i metodi di educazione universale al fine di creare una personalità socialmente armoniosa.”

Boris Arvatov. “Arte e produzione”, 1926

 Lo storico dell’arte Boris Arvatov è il principale ideologo dell’arte industriale come razionalizzante la vita. Fu lui a rinforzare con basi teoriche i forti slogan degli artisti del Ginchuk7 e del “Lef”8.

«Il “Lef” agiterà le masse con la nostra arte, acquisendo con esse una forza organizzata. Il “Lef” confermerà le nostre teorie con un arte efficace, elevandola alla più alta qualificazione del lavoro. Il “Lef” combatterà per l’arte come costruzione della vita».

Arvatov formulò tre tesi rivoluzionarie, che furono successivamente confermate dalla storia dell’arte del ventesimo secolo:

 1. Il feticismo delle tecniche estetiche, delle forme e dei compiti deve essere distrutto.

Arvatov proclamò la mancanza di gerarchia tra le aree della creazione artistica: pubblicità e pittura monumentale, la satira e il romanzo di produzione, hanno il medesimo significato.

 2. Il feticismo dei materiali estetici deve essere distrutto.

Al posto del marmo delle sculture, dell’olio e degli acquerelli nella pittura e nella grafica, del cristallo, del bronzo, della seta dell’industria artistica e dello “stile alto” in poesia, bisogna introdurre l’alluminio, il ferro, il gergo da strada, i rumori della città, i trucchi circensi, il neon, e così via.

 3. Il feticismo degli strumenti estetici deve essere distrutto.

L’arte necessita di “elettrificazione” e “ingegneria”, il che significa che la stampante, la macchina fotografica, le tecniche dell’illuminazione, l’automobile, la radio diventano il nuovo strumento di produzione dell’artista.

La teoria di Arvatov era vicina alle idee di Gastev e Bogdanov. Tuttavia, mentre la “scienza generale dell’organizzazione” di Bogdanov comprendeva una vasta gamma di fenomeni, Arvatov ha presentato l’arte come metodo per una nuova organizzazione delle cose ed il mondo come una forma di creatività sociale. D’altra parte, egli ha sempre sostenuto in maniera perentoria che tutti i lavoratori qualificati, che si tratti di una sarta o di un meccanico, sono impegnati in una “attività di costruzione artistica”. L’importante non è quello che fanno, ma come e con quali mezzi.

Durante la guerra civile, Arvatov subì una commozione cerebrale e le conseguenze di questa lesione lo colpirono successivamente, durante gli anni Venti. Era malato e lavorava sempre meno; difatti, non sappiamo quasi nulla di ciò che fece negli anni Trenta. Secondo una fonte non accertata, morì suicida nel 1940.

7. Arsenij Avraamov e la “Sinfonia di sirene”

“L’elevata organizzazione della fabbrica collettiva e del lavoro dell’artel’9 in una società capitalista, a quanto pare, avrebbe dovuto creare una degna forma di incarnazione musicale… tuttavia, era necessaria la rivoluzione per dare vita all’idea di una “sinfonia dello strombazzamento”: le tendenze anarchiche nel sistema di produzione stesso e la paura di radunare i produttori, i lavoratori, non hanno permesso la sua realizzazione. Il ruggito caotico del mattino era ancora un “richiamo della prigionia”.

<…>

1922. Baku. Apertura alla navigazione. Ventisei navi della flotta petrolifera partono per Astrachan’. Tutta la flotta ruggisce assieme ai moli e alle fabbriche… Una grande orchestra. È stato deciso che, per il quinto anniversario della rivoluzione di ottobre, sarà quest’orchestra a suonare armoniosamente. E così è stato. Per il 6 ° anniversario, vogliamo che ogni città che abbia una dozzina di caldaie a vapore organizzi un degno “accompagnamento” alla celebrazione di Ottobre, e qui diamo istruzioni su come organizzare una “sinfonia di sirene”, a seconda delle diverse condizioni locali. Dopo la prima esperienza positiva, non sarà difficile eseguirla: sono necessarie solo iniziativa ed energia.”

Arsenij Avraamov. “La Sinfonia delle sirene”, 1923

Per la musica sovietica, il nome di Arsenij Avraamov ha approssimativamente lo stesso significato che il nome di Dziga Vertov ha per il cinema. Compositore, inventore e teorico della musica, si autodefinì Revarsavr, ovvero “il rivoluzionario Arsenij Avraamov” [revoljucionnyj Arsenij Avraamov, n.d.t.].

Allievo del compositore Sergej Taneev, Avraamov decise di riformare la musica di temperamento equabile10, offrendo invece una “scala continua”, che permettesse di descrivere le armonie di qualsiasi canzone popolare, e che non si adattasse alla rigida struttura del sistema a 12 toni. Il suo desiderio di cambiare il sistema musicale tradizionale era così grandioso che si spinse a presentare al commissario del popolo per l’istruzione, Anatolij Lunačarskij, un progetto che prevedeva un rogo di tutti i pianoforti. Al loro posto, propose di utilizzare un nuovo strumento: il policorda. A differenza delle tastiere tradizionali, avrebbe permesso al musicista di ottenere qualsiasi intonazione e variabilità del suono.

Nel 1927, Avraamov presentò il suo “sistema universale di toni” a Berlino, Stoccarda e Francoforte. La sua opera più famosa, “Sinfonia di sirene”, è considerata precorritrice della musica concreta della metà del XX secolo. Nel 1922 la sinfonia – che fece risuonare l’intera città del suono delle sirene delle fabbriche e dei piroscafi, di spari di cannone e del rombo di aeroplani – fu presentata a Baku; nel 1923, l’esibizione fu ripetuta a Mosca. Avraamov diresse la città con l’aiuto di bandiere segnaletiche, in piedi su un tetto.

Nella seconda metà degli anni Venti, Avraamov affrontò il tema dell’ “elettrificazione della musica”, partecipando agli esperimenti dell’inventore Lev Termen e con lui presentò il theremin in una mostra musicale a Francoforte nel 1927. Negli anni Trenta e Quaranta, Avraamov studiò il folklore del Caucaso settentrionale, diresse un coro popolare russo e visse in condizioni di povertà alla periferia di Mosca. Nel 1944, dopo aver attraversato tutta la città a piedi (non aveva soldi per un biglietto del tram), morì di stanchezza e sfinimento.

8. Georgij Krutikov e la città volante

L’architetto Georgij Krutikov fin dall’infanzia è stato affascinato da due cose: la pittura e l’aeronautica. Dopo essersi iscritto allo Vchutemas nel 1922, entrò nella facoltà di architettura di Nikolaj Ladovskij e iniziò a studiare le forme in movimento. L’architettura trasformativa in quegli anni affascinava molti architetti e artisti d’avanguardia: Lazar’ Hidekel’ progettò le aerocittà, Anton Lavinskij ideò una città su molle, Aleksandr Rodčenko progettò una città con una facciata superiore che si poteva guardare volando nel cielo, Viktor Kalmykov – una città sospesa sull’equatore (“Saturnia”).

Il progetto di laurea di Krutikov del 1928, dal nome di “Città volante”, suscitò molto interesse. L’architetto suggerì di liberare la terra dagli edifici, trasferendo tutta la parte abitativa in una città-satellite parabolica, che si sarebbe librata nello spazio soprastante la zona industriale terrestre, a sua volta progettata sotto forma di spirale. La città volante era composta da molti livelli, che ospitavano alloggi di vario tipo: comuni con logge per il parcheggio di capsule volanti e una zona pubblica a forma di anello, comuni a otto piani con aree pubbliche sferiche e, infine, abitazioni di tipo “alberghiero”. Krutikov dedicò un ruolo enorme ai trasporti11: i cittadini si sarebbero spostati per la città con l’aiuto di capsule, controllate tramite indicazioni manuali su campo elettromagnetico12.

Nella tesi erano presenti molte tavole analitiche (fogli con collage, fotografie, ritagli) dedicate allo studio della storia dell’aeronautica e dei trasporti, ai risultati moderni in quest’area e alle possibili prospettive, all’esplorazione dello spazio, al reinsediamento e alle sistemazioni abitative. Nonostante la natura fantastica del progetto e il disaccordo tra i membri della commissione, Krutikov riuscì a difendere la sua tesi. Tuttavia, molto presto la “Città volante” venne paragonata alla comune di Kuz’min e alle idee dei disurbanisti13: erano tutti brillanti esempi di pessime fantasie, completamente distaccate dai compiti che l’edilizia socialista avrebbe dovuto svolgere. Come ebbe a scrivere l’autore di un articolo intitolato “I Jules Verne sovietici”: «… invece di preparare bravi ed efficienti giovani specialisti per l’edilizia, sono impegnati nelle loro fantasie… Dobbiamo prestare molta attenzione alle imprese romantiche dello Vchutemas»14. Negli anni Trenta, Krutikov abbandonò completamente le sue idee e si dedicò ad un’architettura perfettamente tradizionale.

9. Lev Termen: theremin e terpsiton

L’inventore Lev Termen ricevette due tipi di istruzione: musicale e fisico-matematica. Nel 1920, come capo del laboratorio dell’Istituto di fisica e tecnologia, inventò l’eteroton, un nuovo strumento musicale che non richiedeva applicazione fisica, ma basato sul solo movimento in un campo elettromagnetico. Quasi immediatamente, l’eteroton fu ribattezzato “theremin”, in onore del suo creatore.

«Suonare la musica su uno strumento elettrico» ha scritto Termen, “dovrebbe essere fatto, ad esempio, con movimenti liberi delle dita in aria, simili ai gesti dei direttori d’orchestra, a distanza dallo strumento». Come Avraamov, Termen voleva cambiare il metodo di esecuzione e il suono, senza distruggere la musica classica (a differenza del primo), ma suonandola su nuovi strumenti. Pertanto, nonostante l’idea rivoluzionaria della musica elettronica, il repertorio delle composizioni si presentava come molto tradizionale: Saint-Saens, Glinka e così via. Tra questi nuovi strumenti c’era il terpsiton, anch’esso inventato da Termen, e funzionante tramite il movimento del corpo di un ballerino. A differenza del theremin, ne fu realizzato un solo modello sperimentale: lo strumento non ottenne molto riscontro, sebbene anticipasse la coreografia della seconda metà del XX secolo e le esibizioni multimediali.

Lev Termen fu anche lo sviluppatore di vari sistemi automatici – per porte e lampade, ad esempio – e, a metà degli anni Venti, creò un prototipo della televisione. Nel periodo 1928-1938, lavorò negli Stati Uniti per l’intelligence sovietica; negli anni 1930-1950, sviluppò su commissione dell’NKVD un sistema di sorveglianza e intercettazione. Nel 1939, Termen fu arrestato e mandato in un campo della Kolyma. Alcuni anni dopo fu trasferito alla “Tupolevskaja šaraga”15 di Mosca dove, insieme a Korolëv, sviluppò veicoli aerei radiocomandati senza pilota. Dopo la riabilitazione, Termen tornò agli strumenti musicali elettronici e lavorò nel laboratorio del Conservatorio di Mosca e presso il dipartimento di fisica dell’Università Statale di Mosca.

10. Michail Matjušin: “visione allargata” e teoria del colore

Negli anni 1908-1910, un musicista professionista, compositore e autore dell’opera “Vittoria sul sole”, un editore e artista, entrava a far parte del circolo cubofuturista dei budetljane [lett. “quelli che saranno”: appellativo dei cubofuturisti russi, n.d.r.]. Dal 1912, la casa di Pietrogrado di Matjušin e sua moglie, la poetessa e artista Elena Guro, diventò un centro di incontro informale per le figure culturali più radicali. Matjušin ha sviluppato il proprio sistema artistico e dalla metà degli anni Dieci si occupò della teoria della “visione allargata”, che implicava una nuova percezione spirituale e visiva del mondo16. Matjušin credeva che tutti potessero sviluppare la capacità di percepire la visuale non solo come condizione isolata, ma anche come fenomeno spazio-temporale che potesse essere percepito contemporaneamente da più lati.

Dal 1921, Matjušin, insieme ai suoi studenti, esplorò le possibilità di espandere l’angolo di vista a 180 gradi e la “percezione occipitale”, e ha anche condotto esperimenti relativi alla correlazione del colore e della forma di un oggetto. Al Ginchuk, Matjušin era a capo del dipartimento di cultura organica, il cui compito era “comprendere la natura e il mondo come un unico intero organismo, attraverso nuovi metodi di lavoro che operano in quattro direzioni: tatto, udito, vista e pensiero”, e ancora di “creare e sviluppare nell’artista una nuova cultura e un nuovo organismo di percezione”17. Quindi, i suoi studenti si unirono nel gruppo “Zorved” (dalle parole vzor, “sguardo” e vedat’, “sapere”), impegnato nelle ricerche sull’influenza reciproca di colore, forma e suono.

Mentre i tentativi di formare una “visione allargata” rimasero nell’area degli esperimenti semi-mistici dell’inizio del Ventesimo secolo, gli esperimenti sullo studio della percezione della forma in relazione al colore, così come i cambiamenti di colore in base allo sfondo si dimostrarono fattibili. Pubblicato nel 1932 a Leningrado, il Manuale del colore, di Matjušin divenne la bibbia dei coloristi e artisti sovietici. La filosofia di vita organica di Matjušin e Guro – così come dei suoi studenti (Pavel Mansurov, Pëtr Miturič, Boris, Marija, Ksenija e Georgij Enderov, Nikolaj Grinberg e molti altri) – ha costituito una vera e propria scuola nell’arte dell’avanguardia, sottolineando l’importanza dell’inesorabile connessione di uomo e natura, di microcosmo e macrocosmo. Negli anni Sessanta, le idee di “arte organica” sono state sviluppate e raccolte da Vladimir Sterligov – studente di Malevič –, da Tat’jana Glebova – studentessa di Filonov –, da Pavel Kondrat’ev, e nel 2011, è stato aperto a Kolomna il Museo della cultura organica, che rappresenta questa tendenza nell’arte contemporanea e nell’arte del Ventesimo secolo.

Articolo tradotto dagli studenti del Master ELEO. Paride Frazin, Daniele Gori e Mattia Calore.


NOTE

1Konstantin Mel’nikov e suo figlio Viktor rimasero a Mosca durante la guerra, mentre la moglie Anna e la figlia furono evacuate. A causa della mancanza di legna da ardere, furono costretti a scaldarsi bruciando i letti che erano stati realizzati in base agli schizzi dell’autore. Dopo la guerra, non sono mai stati ricreati.

2Una costruzione del villaggio progettata per il relax e lo svolgimento di attività culturali e ricreative.

3Pubblicato nel 1930, il decreto “Sulla ricostruzione del byt” ha eliminato tutte le proposte innovative degli architetti e urbanisti degli anni Venti. Da questo momento in poi, qualsiasi iniziativa sarebbe potuta partire unicamente dalle istituzioni governative.

4Il russo byt è un termine di difficile traduzione, che indica la quotidianità dell’uomo sovietico ma anche, per certi versi, il suo modo di essere.

5La “Difesa della maternità” era un sistema di misure sociali e statali a sostegno della salute e di condizioni di vita adeguate per madri e figli, nato in URSS. Oltre a misure educative, il sistema prevedeva la creazione di una rete di consultazione femminile, ospedali per la maternità, asili e nidi, e anche un “Museo della Difesa della maternità e dell’infanzia” (Ochrmatmlad), sul ponte Kuzneckij.

6Forma di teatro sperimentale, creato da Solomon Nikritin nel 1922 presso lo Vchutemas [istituto superiore statale d’arte, n.d.r.], con la partecipazione degli studenti dei dipartimenti di pittura e teatro. Insieme ad altri artisti Nikritin voleva creare un nuovo tipo di teatro, più plastico e astratto, inserendo rappresentazioni sonore, cromatiche e di forme.

7Ginchuk – Gosudarstvennyj Institut Chudožestvennoj Kul’tury (Istituto Statale di Cultura Artistica). Istituzione scientifica innovatrice a Pietrogrado, che si occupava delle questioni della teoria e della storia della cultura artistica. È esistito dal 1923 al 1926. Al Ginchuk hanno lavorato Kazimir Malevič, Vladimir Tatlin, Michail Matjušin, Nikolaj Punin, Lazar’ Hidekel’ e altri.

8LEF – LEvyj Front iskusstv (Il Fronte di Sinistra delle Arti). Associazione creativa (e omonima rivista) formatasi attorno a Vladimir Majakovskij, Aleksandr Rodčenko, Varvara Stepanova, Aleksej Kručënych, Boris Arvatov, Osip Brik e altri artisti e letterati.

9L’artel’ era una sorta di cooperativa autogestita dai lavoratori, solitamente temporanea.

10Il sistema del temperamento equabile è un sistema musicale nel quale ogni ottava è divisa in vari intervalli, spesso in 12 semitoni. Dal XVIII secolo diventa caratteristico di quasi tutta la musica occidentale.

11Nel 1926, la rivista “Notizie dall’ASNOVA” (Associazione dei Nuovi Architetti, capeggiata da Nikolaj Ladovskij ed El Lissitzky) riportava della progettazione di un dirigibile di Ciolkovskij in alluminio, firmata da Krutikov e Lissitzky. Purtroppo, il progetto rimase irrealizzato.

12Il principio, infatti, è lo stesso che regola l’utilizzo del theremin, del quale parleremo più avanti.

13Il disurbanismo è una concezione urbanistica sviluppata dal sociologo ed economista Michail Ochitovič, insieme alla squadra dell’architetto Moisej Ginzburg. Il disurbanismo promuoveva l’idea di una nuova tipologia di insediamento: le città erano progettate per essere allineate lungo le autostrade e le fabbriche. Si poteva vivere in cottage, ai quali potevano essere apportate leggere modifiche, o in complessi di case-comuni. Il progetto di queste città era stato ideato, per l’esattezza, per la città di Magnitogorsk.

14N. Levočkij, “I Jules Verne sovietici. Come lo Vchutemas forma sognatori al posto di costruttori” in “Postrojka”, 3 Luglio 1928.

15La šaraga era un istituto di ricerca carcerario, dove venivano rinchiusi scienziati e ingegneri che lavoravano ad applicazioni per il governo sovietico.

16Su tale concetto il teosofo e filosofo Pëtr Uspenskij basò il suo libro La quarta dimensione, nel quale lo scrittore riunisce diversi punti di vista su fenomeni non spiegabili in natura; il testo diventò uno dei lavori chiave nel campo del parascientifico e della teosofia.

17Cit. da L. N. Vostrecov, Matjušin Michail Vasil’evič, in Enciclopedia dell’avanguardia russa, vol. 2, p. 116. Mosca, 2013


L’articolo è tradotto dall’originale pubblicato su Arzamas.

Master ELEO

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