Gli esperti hanno fatto un bilancio dei due anni dall’insediamento di Putin

Vladimir Putin, che due anni fa assunse la carica di presidente della Federazione Russa, in quest’arco di tempo ha avviato una tendenza sociale, spostando l’accento dalla politica estera a quella interna, trovandosi nuovamente nel ruolo di gestore della crisi e agendo conseguentemente alle decisioni prese sullo scenario internazionale, affermano gli esperti.

Le elezioni presidenziali ebbero luogo il 18 marzo 2018; Putin ottenne il 76,69% dei voti e venne rieletto per il secondo mandato consecutivo. L’insediamento avvenne il 7 maggio 2018 al Gran Palazzo del Cremlino.

L’inversione di rotta

Analizzando i due anni trascorsi della presidenza di Putin, gli esperti e politici evidenziano che in questo periodo c’è stata un’inversione di rotta, dall’agenda estera a quella interna, di cui sono prova non solo l’annuncio riguardante progetti nazionali, ma anche l’aumento delle esigenze lavorative degli organi di stato sul posto.

Secondo l’opinione del direttore di analisi politica dell’Istituto di marketing sociale Viktor Poturemskij, “si può parlare di un cambio di rotta rivolto all’agenda interna: verso la soluzione dei problemi riguardanti le persone comuni, la qualità della vita, il sostegno alle famiglie”. “Un altro aspetto a cui rivolgerei l’attenzione è l’aumento del carico di lavoro degli organi di potere in generale”, ha affermato il politologo.

A sua volta, il ricercatore dell’Istituto di scienze sociali RANEPA Sergej Bespalov ha sottolineato che, nel nuovo mandato, il presidente è partito soprattutto dall’idea di garantire e accelerare la crescita economica, conferendogli un nuovo contenuto, e questo si è trasformato poi nel progetto nazionale prioritario.

“Affermare che si è riusciti a realizzare tutto o almeno una gran parte di quello che era stato programmato sarebbe sbagliato. Si può invece dire che fino all’inizio di quest’anno, nonostante il mantenimento della pressione sanzionatoria estera sulla Russia, si è riusciti a sostenere una seppur minima crescita economica, non permettendo una destabilizzazione macroeconomica; anche questo è una sorta di traguardo”, ha osservato l’esperto.

Stando alle sue parole, anche se molto di quello che era stato annunciato all’inizio del mandato non è stato realizzato, non si può parlare di gravi fallimenti.

Il direttore del “Političeskaja ekspertnaja gruppa” (“Gruppo esperto di politica”) Konstantin Kalačëv ha sottolineato che, all’inizio della sua ascesa al potere, Putin fu il “presidente della speranza”: nel confronto con Boris El’cin, egli vinse. “Poi diventò il “presidente del risultato”, quando ancora era possibile affermare che il paese era in crescita e che i cittadini russi non avevano mai vissuto così bene come alla metà degli anni duemila. E ora come possiamo chiamarlo? Adesso, probabilmente, è un gestore della crisi. Egli iniziò proprio come gestore della crisi, e ora, dopo 20 anni, è come se tutto si fosse azzerato e Putin ricopre di nuovo il ruolo di gestore della crisi”, ha dichiarato Kalačëv.

Allo stesso tempo, il leader di “Spravedlivaja Rossija” (“Russia Giusta”) Sergej Mironov ritiene che Putin, con il nuovo mandato, ha delineato in modo particolarmente netto una tendenza sociale, “perfino socialista”. “Questo è un cambio di direzione dello stato verso la persona, verso i suoi problemi reali. Tutte le mosse e decisioni chiave del presidente sono riconducibili a questa tendenza, dal “decreto di maggio” (decreto firmato da Putin il 7 maggio 2018, contenenti le misure per raggiungere gli obiettivi nazionali per lo sviluppo del paese, tra cui l’aumento del tasso demografico e il miglioramento della qualità della vita dei cittadini, n.d.t.) fino al cambio di governo”, ha affermato.

La costituzione popolare

Parlando del lavoro di Putin negli ultimi due anni, non si può evitare di segnalare l’annuncio della riforma costituzionale, ritiene il leader parlamentare del partito “Edinaja Rossija” (“Russia Unita”) Sergej Naverov. Gli emendamenti, proposti dal presidente ed elaborati con la partecipazione di alti funzionari di stato e di esperti, sono diretti al rafforzamento della sovranità del paese e alla difesa dei valori tradizionali formatisi nel corso della storia; è la prima volta che nel testo costituzionale vengono fissati elementi estremamente importanti per il sostegno sociale, ha ricordato.

“Grazie al livello di coinvolgimento senza precedenti dei cittadini russi nell’elaborazione degli emendamenti, il documento finale è risultato autenticamente popolare. Sono sicuro che le modifiche proposte verranno appoggiate nell’imminente referendum nazionale”, ha affermato il deputato.

Secondo le parole del capo del comitato per la legge costituzionale del Consiglio Federale Andrej Klišas, i conseguimenti del paese degli ultimi anni si riflettono in modo evidente proprio nella modifica costituzionale avanzata dal presidente, diventata “la risposta alla grande domanda pubblica di garanzie di giustizia sociale e dell’incremento del livello di sicurezza sociale dei cittadini”.

Inoltre, secondo la sua opinione, possiedono un significato particolare le iniziative di Putin per la cosiddetta “nazionalizzazione delle élite”. “Si tratta di misure legate alla riduzione dell’economia russa offshore e alla concessione della possibilità di trasferimento in patria delle attività russe operanti in giurisdizioni straniere, insieme alle ultime iniziative del presidente, volte alla limitazione dei flussi di capitale in stati con regimi fiscali vantaggiosi”, ha ricordato Klišas.

È possibile che gli aspetti principali della politica di Putin consistano nella realizzazione di un insieme di provvedimenti volti all’aumento della fiducia dei cittadini verso le azioni del potere pubblico, ha aggiunto il senatore. Nonostante il risultato di ogni passo compiuto in direzione della riforma possa sembrare “al primo sguardo, insignificante”, le decisioni corrispondenti, analizzate nel loro complesso, consentono di formulare un modello di rapporto tra società e stato assolutamente nuovo, ritiene Klišas.

 Secondo la sua opinione, a questi emendamenti si possono apportare modifiche nella legge elettorale volte all’aumento della trasparenza delle procedure elettorali, oltre che alla riforma giudiziaria e all’avviata riforma delle attività di vigilanza e controllo. 

La pandemia ha apportato cambiamenti

Il presidente del Centro delle comunicazioni strategiche Dmitrij Abzalov ritiene che la particolarità di questo mandato presidenziale di Putin sia il cambio di agenda: il capo di stato nel 2018 iniziò a lavorare quando gli obiettivi principali erano la lotta contro la povertà, il rafforzamento della posizione in politica estera e la riduzione della pressione sanzionatoria, ma la pandemia di coronavirus ha cambiato enormemente il programma.

“Proprio mirando all’agenda interna come priorità è stata fatta una scommessa… e la nomina di un nuovo primo ministro, il rinnovamento del consiglio, l’orientamento alla crescita delle entrate effettive della popolazione. Ovviamente, il coronavirus ha azzerato tutto… Il decorso della pandemia di coronavirus e l’uscita da questa sono diventati gli obiettivi principali di Putin”, ha affermato.

Secondo le parole di Abzalov, il coronavirus ha inasprito i problemi presenti nel sistema sanitario e ha richiesto l’imposizione di misure estreme per il risanamento dell’economia. Ha spiegato che il coronavirus ha messo in luce la necessità del lavoro operativo tra l’infrastruttura medica e logistica.

La pensa così anche il leader di “Russia Giusta”. Secondo Mironov, la situazione data dalla diffusione del coronavirus ha inoltre messo in luce gli aspetti problematici presenti in ambito sociale, legati anche alle riforme degli ultimi anni. “Penso che alla fine della pandemia anche gli approcci statali al sistema sanitario verranno rivisti, incluso a livello presidenziale”, ha sottolineato Mironov.

Il politologo Boris Mežuev, docente della facoltà di filosofia dell’Università statale di Mosca Lomonosov, ritiene che la sfida principale di questo mandato di Putin sia la lotta contro l’incombente crisi economica.

“È come se la Russia si stesse preparando a questo momento: stava risparmiando soldi aspettando il momento, non di una semplice recessione parziale, ma di una recessione globale, legata alla caduta del prezzo del petrolio e alla generale diminuzione di qualsiasi domanda d’acquisto. La possibilità di viaggiare attraverso i confini diminuirà bruscamente, e si avrà la caduta del settore turistico; ecco, è come se la Russia si stesse preparando a tutto questo. Al momento questa è la sfida più importante della presidenza”, afferma il politologo.

Il primo vicepresidente del comitato economico del Consiglio Federale Sergej Kalašnikov ritiene che la caduta del prezzo del petrolio abbia colpito l’economia globale e, di conseguenza, quella russa. Tuttavia, il paese ha accumulato risorse economiche, ha potenziato l’industria e l’agricoltura. Il piano elaborato dal governo per la ricostruzione economica post-crisi è diventata la risposta principale alla situazione corrente.

“Il brusco calo del prezzo del petrolio è diventato una sfida decisiva per l’economia russa. L’effetto principale di ciò è che il presidente, in questa catastrofica situazione petrolifera, ha affidato al governo il compito di elaborare un piano generale di modernizzazione dell’economia, ovvero di risanamento dell’economia del paese dopo il coronavirus”, ha dichiarato Kalašnikov.

È evidente che, secondo questo piano, l’accento verrà posto non sul settore primario, ma sulla creazione di un’industria diversificata: “è questa la reazione del presidente alla situazione attuale”, ha sottolineato il senatore.

Sull’arena mondiale

I politici sono convinti che questi due anni estremamente ricchi di avvenimenti del quarto mandato presidenziale di Putin devono essere marcati come dei successi assoluti della Russia sull’arena della politica estera

I due anni appena trascorsi sono stati assai importanti e complessi per la Russia, ha dichiarato il membro del comitato per gli affari esteri del Consiglio Federale Oleg Morozov. “Le sanzioni, la guerra contro il terrorismo in Siria, l’alta tensione nelle relazioni con gli Stati Uniti e i singoli stati europei, la questione ucraina… E in tutte queste situazioni conflittuali la Russia si destreggia con estrema dignità e sicurezza. Siamo diventati uno dei fattori più influenti della politica globale contemporanea, e questo è un fatto incontestabile”, dice con convinzione.

La politica estera russa ha permesso non solo di rafforzare la sua autorità internazionale, ma anche di salvare “dal caos e dalla povertà” milioni di cittadini siriani, ha affermato il deputato del Partito Comunista della Federazione Russa Jurij Afonin, che definisce come i principali conseguimenti degli ultimi due anni proprio l’indipendenza assunta dalla Russia in politica estera e il rafforzamento del sistema difensivo.

“Il nostro stato ha difeso rigorosamente e costantemente i suoi interessi in tutte le direzioni della politica internazionale. In particolare, è evidente che la Russia è riuscita a scongiurare la distruzione dello stato siriano, che aveva esplicitamente perseguito il blocco occidentale comandato dagli USA. Questo successo ha un importante risvolto umanitario: milioni di uomini sono stati salvati dal caos e dalla povertà”, ha detto il deputato.

Il capitale di politica estera della Russia, sviluppato dal paese negli anni della presidenza di Putin, consente non solo di risolvere efficacemente le controversie globali, ma anche di delineare un modello di mondo post-coronavirus, ha detto il presidente del comitato internazionale del Consiglio Federale Konstantin Kosačev.

“Due anni fa, il 7 maggio 2018, ebbe luogo l’insediamento del presidente della Russia Vladimir Putin nella sua carica attuale. Tuttavia, vorrei prima ricordare che il 7 maggio è l’anniversario anche di un altro insediamento: esattamente 20 anni fa Putin occupò per la prima volta la più alta carica statale, e da quel momento il mondo, ovviamente, è cambiato sempre di più”, ha sottolineato il senatore.

Ma se prendiamo direttamente in considerazione gli ultimi due anni, la Russia e, conseguentemente, il capo di stato, responsabile dell’andamento della politica estera, hanno continuato a confrontarsi con le precedenti tendenze distruttive, che “in gran parte innescarono la crisi del 2014, che riguardò soprattutto i rapporti tra Russia e Occidente, ma non venne causata da loro, come spesso viene affermato in Occidente”, ha detto il politico.

Kosačev ha sottolineato che si sta parlando non solo della Russia, ma anche di quei processi geopolitici globali, al centro dei quali si trova “l’opposizione tra i seguaci di un mondo unipolare” e quelli di un sistema multipolare, fondato sul diritto.

 “Il fatto che, proprio la Russia, si sia ritrovata ad essere uno dei principali “ostacoli” per gli oppositori di un’organizzazione mondiale su basi democratiche, ovviamente, non è un caso: essa consapevolmente ha compiuto una scelta a favore di un mondo multipolare e armonico, in quanto proprio questo risponde agli interessi fondamentali del suo proprio sviluppo”, ha evidenziato il senatore.

Lo smantellamento degli accordi

Kosačev ha osservato che la Russia si trova inoltre nel mezzo delle ambizioni aggressive dei sostenitori di un modello unipolare, i quali non hanno cessato i propri tentativi di smantellare gli accordi stipulati nel passato.

“Infliggendo, in particolare, colpi distruttivi ai pilastri fondamentali di sicurezza strategica, come l’accordo sul nucleare iraniano, da cui gli Stati Uniti sono usciti letteralmente il giorno dopo rispetto l’insediamento di Putin, l’8 maggio 2018, così come il trattato sui missili a medio raggio (il trattato INF, Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty, stipulato tra i presidenti R. Reagan e M. Gorbačëv nel 1987, n.d.t.), che gli Stati Uniti “seppellirono” già l’anno scorso, puntando il mirino non solo sulla Russia, ma anche sulla collocazione di tali missili In Estremo Oriente”, ha detto Kosačev.

Il senatore ha inoltre aggiunto che, quando gli USA agiscono nell’interesse comune, la Russia è sempre pronta a “farle da accompagnamento”, come lo è stato con l’accordo sul nucleare iraniano o con il trattato New START (New STrategic Arms Reduction Treaty, n.d.t.), ma quando gli accordi non vengono stipulati, bensì distrutti, le strade si separano. “Non è nulla di personale, come si suol dire, e non è nessun antiamericanismo congenito della politica estera russa”, ha affermato il politico.

I rapporti economici

Kosačev ha anche osservato che, negli ultimi due anni, negli affari internazionali, la Russia non si è distinta solamente per la sua “forza diplomatica”. Infatti, per la Federazione Russa, questo è stato un periodo di vertici importanti: ci sono state le trattative con il governo turco sulla regione siriana al nord dell’Eufrate; a Soči ha avuto luogo il primo summit della storia tra Russia e Africa e a dicembre c’è stato il vertice “formato Normandia” (gruppo composto dai rappresentanti di Germania, Francia, Russia e Ukraina per la risoluzione del conflitto nel Donbass, n.d.t.) dopo un intervallo di tre anni. Tutto questo è indice dell’elevata efficacia della diplomazia nazionale.

L’ultimo anno è stato importante anche sul piano della diplomazia economica. È stata lanciato il gasdotto “Forza della Siberia”, è stato completato il “TurkStream” ed è in costruzione il “Nord Stream 2”, ha aggiunto il parlamentare.

Secondo il senatore, nel periodo successivo all’insediamento di Putin nel maggio 2018, è emersa, se non negli stati occidentali, quanto meno nei loro organi e politici, una visibile esasperazione dovuta al conflitto insensato e infruttuoso contro la Russia. Uno degli indicatori di cambiamento è il ritorno della Russia ai lavori dell’APCE (Assemblea Parlamentare del Consiglio Europeo).

Kosačev ha inoltre menzionato il sostegno alle iniziative russe per l’istituzione del 30 giugno come giornata internazionale del parlamentarismo e alla convocazione di un summit globale per il dialogo interreligioso e interetnico a Mosca nel 2022.

Leader nazionale

Come hanno osservato gli esperti, si presume che Putin rimarrà leader di tutta la nazione ancora a lungo, anche se non necessariamente occupando la carica di presidente del paese.

Il presidente del “Političeskaja ekspertnaja gruppa” Konstantin Kalačëv ha evidenziato che Putin “naturalmente, non lascerà la politica e giocherà un ruolo cruciale come colui che definirà i percorsi di sviluppo, i trend e le strategie, che selezionerà il personale, perché è chiaro che, anche se avremo un nuovo presidente, questo sarà una persona di Putin. Così, egli non se ne andrà da nessuna parte, ma penso che lui stesso non vorrebbe essere presidente a vita”, ha affermato Kalačëv.

Secondo le parole del politologo Boris Mežuev, docente della facoltà di filosofia dell’Università statale di Mosca Lomonosov, l’emendamento alla Costituzione della Federazione Russa proposto sui mandati presidenziali testimonia che, molto probabilmente, Putin pensa alle elezioni del 2024, “anche se non sono sicuro che lui abbia già preso questa decisione”, ha ammesso l’esperto.

“Credo che perfino per lui stesso la domanda resti ancora aperta, e la ragione principale di ciò risiede non tanto nella sua condizione psicologica, quanto nella questione se possa esistere un successore assoluto. È evidente che in Russia un sistema di successione c’è, ed è chiaro che l’eventuale persona debba continuare il suo lavoro e possedere un’autorità analoga per tutti i gruppi politici e gli strati sociali russi”, ritiene Mežuev.

 Comunque, gli esperti dubitano che una decisione per le elezioni del 2024 sia già stata presa.

FONTE: ria.ru, 7 Maggio 2020 – Traduzione di Alice Bonacina

Alice Bonacina

Da sempre appassionata di lingue e culture straniere, ho deciso di studiare russo con l’inizio dell’università, desiderosa d’intraprendere nuove sfide. Dopo un soggiorno di studio a Nižnij Novgorod e poi a Mosca, che hanno alimentato la mia passione verso la Russia, ora che sono tornata nella mia Bergamo, tradurre per RIT mi aiuta ad alleviare la nostalgia verso questo affascinante paese.