«Ci vediamo, se sarò ancora vivo»

L’ultimo libro di Eduard Limonov sarà ormai pubblicato dopo la sua morte. L’editore Feliks Sandalov ci ha raccontato di che libro si tratta.

Il 17 marzo, all’età di 77 anni – dopo un ricovero in ospedale e due interventi – è morto lo scrittore e politico Eduard Limonov.
A metà marzo, non molto tempo prima della sua morte, era stata diffusa la notizia che il suo nuovo libro “Il vecchio viaggia” sarebbe stato pubblicato dalla casa editrice Individuum.
“Meduza” ha parlato con il direttore editoriale Feliks Sandalov, che aveva incontrato Limonov una settimana prima della sua morte e ha già letto quest’ultimo libro.

L’idea di mettermi in contatto con Limonov mi è venuta non molto tempo fa. All’epoca ancora non sapevo che avesse scritto un nuovo libro, ma sapevo che per me e per la nostra casa editrice sarebbe stato un grande onore pubblicare il grande autore russo Eduard Limonov – ripagando così il debito per tutto ciò che egli aveva fatto. Il quel momento ovviamente lo avevo immaginato come un debito e un onore indirizzati a una persona viva.

Avevo deciso di contattarlo per sapere se non avesse per caso qualche testo già pronto. Avevo notato che nei mesi precedenti aveva iniziato a scrivere meno articoli, quando invece Limonov era solito scrivere parecchio. Per questo avevo supposto che stesse concentrando le proprie forze su qualche libro, e infatti così poi è risultato.

Parlammo per la prima volta al telefono il 4 febbraio; venne fuori che non molto tempo prima Limonov aveva per l’appunto portato a termine un nuovo testo, il che cadeva a pennello con il mio progetto. Per un paio di settimane attendemmo che il testo venisse trascritto (Limonov lo aveva scritto a mano). Quando poi lo lessi, decisi che era meraviglioso e che avremmo dovuto pubblicarlo.

Dopo quella telefonata ci mantenemmo in contatto via posta elettronica: ci rispondeva quasi immediatamente e acconsentì alla pubblicazione praticamente nel giro di un secondo.

Alcune settimane fa sono andato a casa sua con una mia collega, la redattrice Polina Ryžova, per firmare alcune carte e discutere della copertina, per cui non abbiamo sentito da parte di Limonov alcun desiderio concreto.

Ci ha ricevuti nel suo appartamento moscovita non lontano da piazza Miusskaja, in un edificio risalente agli anni Venti del secolo scorso. Non ero mai stato nel suo appartamento prima, ma i miei amici della “Smena”, che avevano pubblicato i vecchi testi di Limonov, erano stati lì da lui e mi avevano raccontato delle loro visite: questi racconti corrispondevano totalmente alle mie impressioni. Il suo appartamento era piuttosto asettico – non nel senso di povero, ma nel senso che era senza mobili o dettagli superflui.

C’erano un quadro, una grande scrivania con poltrona e, sulla scrivania, un computer fisso. Quel tipo di luogo di lavoro solido, senza alcun gingillo o milioni di cose; tutto rispondeva a una funzione precisa. Mi ricordo anche che c’erano alcuni bastoncini aromatici indiani che bruciavano.

Limonov ci regalò i suoi libri “Filosofija podviga”, “Partija mertvych” e “Budet laskovyj vožd’”, firmandoli “In memoria”.

Potrei anche rievocare il fatto che al momento dei saluti ci disse: “Ci vediamo, se sarò vivo”. Noi ci stringemmo nelle spalle e, sebbene ci rendessimo conto che Limonov aveva già una certa età. non pensai che tutto sarebbe potuto finire così velocemente.

Ho già letto due volte il suo nuovo libro; si intitola “Il vecchio viaggia” ed è costituito da piccoli saggi e schizzi uniti ai racconti dei suoi viaggi e degli spostamenti che ebbero inizio durante la sua infanzia, e che poi con leggerezza passano a un passato molto più vicino.

Il libro non ha l’obiettivo di descrivere nei dettagli la vita dell’autore: si tratta piuttosto di flash in cui compaiono idee e sentimenti. È un’opera molto stridente, che per forma è possibile definire racconto di viaggio. Essa risulta tuttavia pulsante e a tratti allucinante – non in senso negativo, ma in senso poetico. Nel testo sono contenuti ricordi di anni diversi con un’incredibile esattezza di dettagli, una caratteristica che ho già trovato in persone anziane: questo avviene quando la coscienza inizia a riversare con dettagli molto precisi situazioni che hanno avuto luogo cinquanta o sessant’anni prima.

Dal libro si ha un sentimento molto doloroso: il fine non è tanto tirare delle somme, ma quanto meno guardarsi indietro, in un tentativo di riconoscere alcune cose. Tra queste, anche che cosa fosse per lui lo stesso Partito Nazional Bolscevico [partito fondato da Limonov nel 1992, attualmente fuorilegge in Russia].

Limonov è un simbolo di libertà e arroganza. Comprendiamo il fatto che abbia talvolta avuto degli sbandamenti, ma ha comunque sempre mantenuto il suo fascino – e proprio in questo si manifesta la sua arroganza. Per un’intera generazione di lettori Limonov è stato un ponte verso la cultura europea e americana, uno scrittore russo che esiste nel contesto della letteratura globale.

Limonov è l’esempio più chiaro del retaggio modernista, egli ha reso la sua vita un racconto di grande potenza ed è sempre stato autentico: qualsiasi cosa facesse, la faceva con sincerità.

Nel suo ultimo libro Limonov scrive di cose molto semplici e sincere. C’è, per esempio, uno schizzo in cui racconta di come avesse bevuto della birra, e poi (come a qualsiasi russo) gli fosse venuta voglia di bere della vodka.

L’ultimo Limonov ha un modo molto diretto di presentare le cose e il suo stile in una certa misura potrebbe ricordare quello degli akyn [figura di poeta-cantore popolare molto diffusa tra i popoli turcofoni dell’Asia Centrale, in particolare tra kazaki e kirgisi, N.d.T]: ciò che vedo, lo canto.

E, da un lato, il genere del racconto di viaggi lo obbliga in questo senso, ma dall’altro abbiamo una qualche impostazione culturale per cui lo scrittore deve in un certo modo concettualizzare ciò che ha visto e rifletterci.

Forse in un altro caso questo mi avrebbe turbato, ma qui scatta non tanto la magia del cognome, quanto la magia della sua voce di scrittore.

Ho letto e ho pensato che la capacità di lavorare in questo modo con la lingua russa – come se non ci fosse nulla di complesso, come se non ci fosse alcuno stile sfacciato, ma ci fosse un ritmo che lavora con potenza –, questo è un dono di natura. 

FONTE: meduza.io, 17 marzo 2020 – di Saša Sulim, Traduzione di Olga Maerna. 

Olga Maerna

Il fatto che mi sia stato messo un nome slavo senza che nessuno nella mia famiglia lo fosse è stato probabilmente un segno del destino. Mi sono laureata in Lingue e Letterature Straniere studiando tra Milano e Mosca. Ora sogno di riabbracciare presto una betulla siberiana e di aprire un giorno una mia casa editrice. Nel frattempo, recensisco libri e traduco.