«Vogliono dimenticarsi di Beslan?» – Perché Mosca ha fissato la festa della fine della Seconda Guerra Mondiale nella tragica data dell’attentato alla scuola

La decisione della Duma di Stato di spostare la festa della fine della Seconda Guerra Mondiale dal 2 al 3 settembre ha suscitato una furiosa reazione nell’Ossezia del Nord.

La gente l’ha percepita come un’offesa perché il 3 settembre è una data drammatica, quella in cui vengono commemorate le vittime della tragedia del 2004 a Beslan (Ossezia del Nord).

L’1 settembre 2004, proprio durante l’adunata augurale di inizio anno scolastico, un commando di terroristi occupò la scuola: erano presenti 1128 persone. Quasi tutte vennero trattenute all’interno dell’edificio, senza cibo né acqua, per tre giorni; dopo fecero irruzione i servizi speciali russi.

Alla fine morirono 334 persone, di cui 186 bambini. 783 persone rimasero ferite.

Nel 2005, per via della tragedia di Beslan, il 3 settembre venne ufficialmente istituito  il “Giorno della solidarietà nella lotta al terrorismo”.
Da allora, ogni anno e in tutto il territorio della Federazione Russa, si svolgono eventi di commemorazione delle vittime dell’attacco terroristico di Beslan.

Contro la decisione [di spostare la festa della fine della Seconda Guerra Mondiale dal 2 al 3 settembre N.d.T] si è espresso anche il Consiglio per i diritti umani presso la presidenza della Russia.
«La decisione della Duma di Stato ha gettato i cittadini dell’Ossezia del Nord, in particolare di Beslan, nell’incredulità, nello shock e nel dispiacere», dichiara l’attivista Bardi Gazzati. «Il 3 settembre è un giorno di lutto per l’Ossezia e per la Russia. Non credo che i deputati della Duma di Stato abbiano preso questa decisione di proposito. Ma una simile opinione sta prendendo forma perché per 15 anni i poteri federali hanno fatto di tutto per dimenticare il tema di Beslan. Io ritengo che fare del 3 settembre un giorno di festa sia inaccettabile per la Russia».

Perché a Mosca hanno deciso di discostarsi dalla data della fine della Seconda Guerra Mondiale accettata livello internazionale, il 2 settembre

Il 2 settembre 1945 a bordo della corazzata americana «Missouri» venne firmato l’atto della resa incondizionata del Giappone. Questo evento viene considerato a livello internazionale il momento della fine della Seconda Guerra Mondiale.

Nel febbraio del 1995 in Russia venne approvata la legge federale sui «Giorni della gloria militare (giorni vittoriosi) della Russia». In essa figurava anche questa data.

Tuttavia, gli autori della modifica odierna ritengono che si debba prendere spunto dai documenti vigenti in Unione sovietica, in quanto, a loro avviso, proprio la vittoria dell’URSS sul Giappone nel 1945 fornì il contributo decisivo alla conclusione della Seconda Guerra Mondiale. E, in Unione Sovietica, il Giorno del trionfo popolare era proprio il 3 settembre, hanno fatto sapere i deputati.

Il 30 settembre del 1945 venne istituita l’onorificenza sovietica «Per la vittoria sul Giappone», attribuita a quasi due milioni di persone. Sul retro della medaglia è incisa la data «3 settembre 1945». Inoltre, la presidenza del Soviet Supremo dell’Unione sovietica nel 1945 approvò il decreto «sull’istituzione della Festa della vittoria sul Giappone il 3 settembre».

La Duma di Stato ha motivato la sua decisione di rivendicare la tradizione sovietica, e non quella internazionale, con il desiderio di «rafforzare le basi patriottiche della tradizione e preservare la correttezza storica riguardo ai vincitori della Seconda Guerra Mondiale». «Si tratta di un altro approccio, che sottolinea il ruolo dell’Unione Sovietica nella sconfitta della Germania nazista, del Giappone militarista e dei loro alleati nella Seconda Guerra Mondiale», ha detto ai giornalisti il vicepresidente del comitato della Difesa della Duma di Stato Jurij Švytkin.

La Festa nel Giorno del Lutto

Alle voci indignate dell’Ossezia del Nord si è unito il presidente del Consiglio per i diritti umani e lo sviluppo della società civile presso la presidenza della Russia, Valerij Fadeev.

«Le decisioni riguardo alle date commemorative devono unire le persone, non allontanarle. Lo spostamento del Giorno dell’orgoglio militare dal 2 al 3 settembre susciterà il disaccordo dei parenti e dei cari delle vittime di questo terribile attentato. Questa data rimarrà impressa per sempre nel cuore dei russi come il giorno di un orrendo attacco terroristico», ha scritto in un appello alla presidente del Consiglio Federale, Valentina Matvienko.

Matvienko ha risposto che considera «eccessivo lo scalpore intorno allo spostamento del Giorno della fine della Seconda Guerra Mondiale al 3 settembre».

«La Duma di Stato in questa seduta ha deciso di toccare il fondo approvando l’istituzione di una festa in un giorno di lutto» ha detto il giornalista e caporedattore di «Echo Moskvy», Aleksej Venediktov, commentando la decisione dei parlamentari.

Il politologo Alan Mamiev ritiene che l’istituzione della festa il 3 settembre sia stata resa possibile dal fatto che «Beslan in Russia è uscita dalla narrazione mediatica».

«Beslan rimane un dolore della sola Ossezia. I giovani, in Russia, sono venuti a sapere di questa tragedia dal film di Dud’ [il popolare blogger russo ha rilasciato a settembre il film “Beslan. Ricorda.”]. A prendere questa decisione sono stati dei politici, orientati agli interessi della Russia nell’arena internazionale. Non mi stupirei se avessero completamente dimenticato che il 3 settembre è per noi una data tragica».

La copresidente del Comitato «Madri di Beslan», Aneta Gadieva, ha dichiarato che la decisione della Duma di Stato è «o una mancanza di professionalità da parte dei deputati o un atto premeditato». Secondo le sue parole, i parenti delle vittime dell’attacco terroristico e gli ostaggi superstiti hanno intenzione di rivolgersi ai deputati che rappresentano l’Ossezia del Nord nella Duma di Stato.
Ma Alan Mamiev lo considera inutile, dal momento che questi hanno già appoggiato l’iniziativa. Il che, a suo avviso, rende la situazione «ancora più triste».

 

Fonte: JAM news 17.04.2020, Autore: Žanna Tarchanova, Traduttrice: Benedetta Lazzaro

Benedetta Lazzaro

Inizialmente sembrava trattarsi di un’infatuazione adolescenziale per Dostoevskij (ci siamo passati tutti), poi con lo studio della letteratura russa è cominciato il vero amore. Nutro anche un profondo interesse per la storia e la cultura sovietica in tutte le sue manifestazioni. Siciliana di nascita ma siberiana per vocazione, mi sono laureata in Slavistica alla Ca’ Foscari di Venezia nel 2019