Recensione di “Ada o ardore”, di Vladimir V. Nabokov

Ada o ardore riprende alcuni movimenti del più celebre Lolita, esplorando ancora una volta il mondo tramite il turbolento eros nabokoviano.

Vivere all’ombra di Lolita non è facile: c’è il rischio di essere fagocitati da un’opera dal successo strepitoso, sia letterario che cinematografico. Per questo Ada o ardore di Nabokov merita di essere riscoperto da chi ancora non si è cimentato nella sua lettura.

Per chi volesse approfondire la bibliografia del romanziere russo (americano d’adozione), dopo aver letto Lolita vale sicuramente la pena affrontare quella che rappresenta una sorta di prosieguo nel mondo dell’eros nabokoviano. Ada o ardore (sottotitolo: Una cronaca familiare) è la storia di due cugini/fratelli, Ada e Van, che sin da fanciulli coltivano un amore passionale che trascende i limiti dello spazio, del tempo e (talvolta) della decenza.

Ada o ardore, Adelphi
Ada o ardore, traduzione di Margherita Crepax. Adelphi, 2017

Ovviamente, ridurre un’opera di Nabokov alla trama essenziale rappresenta sempre un enorme torto fatto all’autore, il quale con la solita, superba maestria, accompagna il lettore all’interno di un mondo parallelo: l’incestuosa storia d’amore avviene su un pianeta chiamato Anti-Terra, in cui i confini russi si estendono sino all’America e si sovrappongono di fatto ai territori canadesi, mentre gran parte di Europa e oriente è dominata dal gigante euroasiatico di nome Tartaria.

Non solo la geografia politica di Anti-Terra è diversa dalla nostra, ma persino le vicende tecnologiche: a seguito di un grave incidente, l’elettricità è stata bandita dal pianeta e gli uomini si trovano a ricorrere a strumenti alternativi, idonei a collocare il romanzo di Nabokov in un imprecisato passato futuristico.

Lolita, dicevamo all’inizio. In Ada o ardore non si possono non rinvenire gli echi delle principali ossessioni che l’autore russo aveva già riversato nel romanzo dedicato alla più celebre delle ninfette: il sesso, l’attrazione per le giovanissime fanciulle, il duello con l’amante. A questi si aggiungono altri temi, non meno interessanti; su tutti, la fascinazione del doppio.

Ada o ardore si presenta, sin dal titolo, come un romanzo incentrato sul duplice, come se ogni personaggio avesse nell’altro il proprio riflesso: Aqua e Marina, le sorelle gemelle che andranno in sposa ai cugini Veen (Daniel e Dementij, detto Demon), e dalle cui unioni nasceranno Ada e Ivan (Van), rappresentano tutti il contraltare di chi sta loro di fronte, come una dicotomia che si ripresenta lungo tutte le pagine di cui è composta l’opera.

Quasi impossibile rintracciare tutte le coltissime citazioni che Nabokov nasconde all’interno delle pagine del suo romanzo: la prima (e più nota) è quella che si rinviene proprio nell’incipit, allorquando l’autore si prende bonariamente gioco del celeberrimo inizio di Anna Karenina, adattandolo alla propria storia.

La struttura del romanzo è di tipo classico: i protagonisti vengono presentati solo in un secondo momento, dopo aver illustrato la loro genealogia. Altrove è possibile rinvenire l’eco dell’ampollosità dei romanzi ottocenteschi: basti pensare a come viene descritta l’istituzione del “Villa Venus Club”.

In Ada o Ardore l’autore mantiene il tratto sardonico tipico delle precedenti opere: lungi da ogni tipo di moralismo, Nabokov mette in scena la storia di una passione familiare (non a caso, il titolo completo dell’opera in originale recita Ada or Ardor: A Family Chronicle) che sembra non lasciar scampo ai suoi protagonisti: Ada e Ivan sono destinati (ricordate i tranelli del Signor McFatum in Lolita?) a un amore che non finirà mai. Emblematica è la scena in cui Ada, intenta a formulare degli anagrammi, dalla parola “cestino” tira fuori (involontariamente?) la parola “incesto”.

Così come nessuno scampo il destino lascia alle persone che, in qualche modo, cercheranno di frapporsi all’amore dei protagonisti. Non può non essere menzionata la sorella minore di Ada, Lucette, anch’ella innamorata di Ivan e anch’ella vittima (ma in modo tragico) dell’amore incestuoso.

Vladimir Nabokov
L’autore

L’abilità di Nabokov sta anche nel saper trattare un argomento così pruriginoso in maniera talmente disinvolta da rendere autentico un sentimento che, inizialmente, poteva apparire un mero capriccio. Eppure non è così: l’amore tra Ada e Ivan supera le sfide del tempo e della distanza. Nabokov intende precisare questo aspetto sin da subito: durante tutto il racconto, sappiamo che, mentre Ivan rilegge le memorie del suo passato, Ada è lì con lui, pronta a intervenire con precisazioni e correzioni.

Insomma, l’autore non si nasconde e fa comprendere sin da subito al lettore che la passione tra Ada e Ivan non sarà solo carnale.

Ada o Ardore, nonostante le dimensioni e le costanti citazioni di Nabokov (anche in lingua francese), cattura il lettore e lo trascina con sé in una storia che racconta di due amanti ma, soprattutto, delle ossessioni del suo autore.

Cercò deliberatamente di prolungare il fulgore di quella presenza sconosciuta, indugiando sulle ultime vestigia di gelsomino e lacrime di un sogno insulso; ma con un vero e proprio balzo la tigre della felicità si materializzò al suo fianco.

Recensione a cura di Mariano Acquaviva


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