Le 10 figure femminili del cinema sovietico

I personaggi dei film siamo noi. I registi e gli scenografi cercano ispirazione nelle persone reali, rispecchiando dei prototipi a volte esagerati, ma comunque accurati. Nella vita è sempre così: è il personaggio a fare la sceneggiatura. Con la psicologa Natalja Kedrova abbiamo cercato di analizzare le eroine più note del cinema sovietico e di scoprire in loro i tratti tipici e le ambizioni delle donne di oggi.

Natal’ja Kustinskaja: la femme fatale del cinema sovietico, cinque volte sposata.
1. La biondina da selfie

Film. Ivan Vasil’evič menjaet professiju (Ivan Vasil’evič cambia mestiere)

Personaggio. Una biondina, amica del regista Jakin

Attrice. Natal’ja Kustinskaja

Citazione. “Oh, Gal’! Cosa sto per dirti… Jakin finalmente ha lasciato quella strega!”

Ritratto psicologico. Questa ragazza ha una scaletta per il successo: una lista di punti da seguire per se stessa e per la sua vita. Si sente tranquilla solo se tutti questi requisiti (automobile, uomo, stile di vita…) vengono soddisfatti, provocando negli altri stupore e invidia.

Un’infinità di selfie con lo sfondo giusto e con le persone giuste, per tutti coloro che sapranno apprezzare. Deve essere assolutamente sotto i riflettori e, se l’attenzione non è rivolta a lei, va nel panico.  È un personaggio psicotico, irrequieto e sempre scontento, che non riesce mai ad essere soddisfatto del numero di like. Il suo motto è essere sempre all’ultimo grido. 

Posizione sociale. Oggi questo tipo di donna ha vari modi per mettersi in mostra: in ufficio, in un progetto o con un uomo. Spesso ha dei misteriosi impegni urgentissimi, ma sempre alle feste. Per lei è importante essere alla moda in tutto e dimostrare che se la cava bene nel settore. In altre parole, ha sempre bisogno di un pubblico, virtuale o reale.

Perché andrebbe dallo psicologo. Ansia, incapacità di coltivare relazioni intime (a causa della mancanza di contatto con se stessa) e disturbi psico-somatici (bulimia e anoressia). Ma il problema principale sono la frustrazione e l’inquietudine costante: “Perché non ho un uomo (e una casa, un lavoro, una macchina) migliore?”. Spesso sono proprio le donne di questo tipo a frequentare tutti i workshop possibili e immaginabili: “Come sedurre un uomo di potere” oppure “Come imparare a manipolare gli altri”. A causa del livello di ansia, potrebbe soffrire di insonnia e shopping compulsivo.

Nonna Mordjukova e Nina Grebeškova in Crociera di lusso per un matto.
2. L’eterna portinaia

FilmBrillantovaja ruka (Braccio di brillanti), titolo italiano Crociera di lusso per un matto

Personaggio. Varvara Sergeevna Pljušč, portinaia

Attrice. Nonna Mordjukova

Citazione. “Ritengo che si possa credere a qualcuno solo nel più estremo dei casi.”

Ritratto psicologico. Ha una visione estremamente rigida e incontrovertibile del mondo, che non prevede la possibilità di un approccio diverso. Ha idee molto chiare (spesso non sue) ed è convinta che queste idee giustifichino proprio tutto. Possiede anche una buona dose di aggressività, intolleranza e desiderio di cambiare tutto e tutti. È convinta che con la violenza si possa far del bene. Ha una personalità presuntuosa.

Un esempio dei nostri giorni è Elena Mizulina [n.d.t. ex-parlamentare russa]. Insensibile nei confronti di se stessa e degli altri. Reprime le emozioni. Spesso queste persone da piccole cercavano di essere buone per meritarsi affetto: o non hanno ricevuto abbastanza amore incondizionato da parte dei genitori o non erano in grado di percepire questo amore per mancanza di empatia.

Posizione sociale. È un capo, non è sul gradino più alto della scala gerarchica, ma da lei dipendono molte cose. Non aspira a prendere decisioni importanti, ma ha bisogno di controllare gli altri. Una volta queste persone lavoravano come portinaie e custodi o professioni simili.

Questo tipo di personalità è sempre richiesto. Sono donne combattive. Difendono impassibili le idee di qualcun’altro, ma le hanno fatte proprie. Oggi potrebbero anche servire come volontarie. Sanno sempre cosa è giusto e si ergono a paladine della moralità. Il loro motto potrebbe essere: “La strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni”.

Perché andrebbe dallo psicologo. Depressione, impossibilità di creare legami stretti e sinceri. Da queste donne scappano tutti, persino i loro stessi figli. Sono arrabbiate con la vita e con gli altri: “L’ho fatto per te e tu invece… nessuno mi capisce… il mondo è ingiusto!”. Finché i figli sono piccoli, hanno un rapporto di dipendenza reciproca, come è giusto che sia. Ma quando crescono, iniziano i conflitti. Spesso la separazione avviene in modo violento. Tra l’altro non è consapevole della propria aggressività.

Natal’ja Varlej e Georgij Vicinyj in Una vergine da rubare.
3. La prima della classe

Film. Kavkazskaja plennica (La prigioniera caucasica), titolo italiano Una vergine da rubare

Personaggio. Nina

Attrice. Natal’ja Varlej

Citazione. “Una sportiva, una giovane comunista…”

Ritratto psicologico. Una ragazza istruita, che viene da una famiglia comune. Non ha problemi di autostima, quindi nelle relazioni con gli altri è aperta e amichevole. Assomiglia a un’hipster, nel miglior senso della parola. Intorno a lei regnano equilibrio e armonia. Pratica yoga, studia le lingue, viaggia, si fa i selfie, ma tutto con moderazione, senza comportamenti melodrammatici. Nei rapporti con l’altro sesso privilegia l’amicizia rispetto all’erotismo. Vive molte avventure, ma ben pianificate, ricche di avvenimenti e che finiscono sempre bene.

Posizione sociale. Queste ragazze sono spesso delle freelance di successo e lavorano viaggiando per il mondo. Sono aperte, mentalmente elastiche, professionali e affidabili. Fanno quello che gli piace, ma senza fissarsi troppo, al punto da rendere il lavoro il centro di tutta la loro vita. Sono in grado di fare beneficenza e adottare un bambino senza drammi e complicazioni.

Perché andrebbe dallo psicologo. Nel complesso ha una personalità equilibrata e stabile. L’unico problema semmai potrebbe essere questo: non le manca nulla, tranne delle relazioni veramente profonde, per questo a costruirsi una famiglia proprio non ce la fa! Eppure è circondata da molti ragazzi che potrebbero piacerle, con cui c’è affinità reciproca, ma a lei va bene così. La famiglia è come se fosse d’intralcio al suo stabile equilibrio. Questo tipo di donna può vivere con un partner per un certo periodo, ma senza oltrepassare il confine in cui inizia la vita familiare. Perché dovrebbe? Si diverte lo stesso: “viaggiamo, invitiamo gli amici a casa, andiamo al cinema…”, ma gli anni passano e si insinua la sensazione che manchi qualcosa.

Rina Zelenaja nel ruolo della dotta segretaria del museo (“Attenzione, tartaruga!”). La nonna e suocera ideale.
4. La vecchietta ideale

Film. Sherlock Holmes

Personaggio. Mrs. Hudson

Attrice. Rina Zelenaja

Citazione. “E poi, dottore, cerco di non badare a chi entra e chi esce… le consiglio di fare altrettanto!”

Ritratto psicologico. Si tratta di un personaggio di un’altra epoca, rispetto alla gioventù rappresentata da Holmes e Watson. Una donna matura, ma anche paziente, aperta e amichevole. Vive tranquillamente i tempi moderni e la loro cultura, non per questo però rinuncia ai suoi valori. Non cerca di sembrare più giovane, non si paragona alle nuove generazioni, ma non mostra neanche ostilità nei loro confronti, pensando che tutto il meglio sia già passato, insieme alla sua giovinezza.

È una donna anziana, che collega armoniosamente due epoche. Raramente ha un aspetto post-sovietico: siamo abituati a vedere delle signore anziane che non accettano i valori di oggi e non riescono a trovare un posto e nemmeno un’occupazione in questa nuova epoca. In alternativa, ma più raramente, ci sono quelle che tentano di andare al passo con i tempi, negando tutto ciò che di buono ci fu nella loro gioventù.

Posizione sociale. È una nonna fantastica, in grado di condividere la propria esperienza e di suscitare curiosità in figli e nipoti. È un ponte tra generazioni. Nel lavoro potrebbe ricoprire lo stesso ruolo anche tra i colleghi, trovando una lingua comune con i colleghi giovani e diventando perfino la loro mascotte. Non fa ramanzine, risolve i conflitti, è ironica e in grado sia di raccontarsi sia di ascoltare i più giovani.     

Perché andrebbe dallo psicologo. Se è circondata dai giovani e ha modo di sentirsi utile, a questa saggia vecchina non serve proprio andare da uno specialista. Ma se dovesse rimanere sola, nel tentativo di comprendere la situazione, potrebbe rivolgersi a uno psicologo per delle domande esistenziali: “Qual è stato il senso di tutto questo? A chi dovrebbe servire? A chi dovrei tramandarlo? Non ho forse vissuto invano?”.

Una storia d’amore da ufficio: Alisa Freindlich in coppia con Andrej Mjagkov.
5. La lavoratrice incallita

Film. Služebnyj roman (Una storia d’amore da ufficio)

Personaggio. Ljudmila Prokof’evna Kalugina (Mymra)

Attrice. Alisa Freindlich

Citazione. “Ma pensa un po’… una vita privata! Ci sono molti altri interessi!”

Ritratto psicologico. È un tipo ansioso e insicuro, affronta le difficoltà creando relazioni intime e accettando la propria femminilità. Ricorda un po’ il primo personaggio (l’amica del regista Jakin nel film Ivan Vasil’evič cambia mestiere), ma, grazie al suo fine intelletto e alle straordinarie capacità imprenditoriali, riesce a colmare le lacune che ha nei rapporti sociali, non con lo shopping, ma con il successo professionale.

Emotività, umanità: tutto viene rimpiazzato dal lavoro, che diventa una corazza esterna, una maschera. Molto probabilmente siamo di fronte a una perfezionista, che spesso si tormenta di dubbi: “Ne sarò degna?”. In lei convivono vergogna, senso di colpa, perenne insicurezza, eccessivo senso di responsabilità, desiderio di migliorarsi ed essere sempre impeccabile. È un tipo quasi narcisista.

Posizione sociale. È una dirigente, una madre di famiglia, un’attivista per diverse cause. Nella sfera emotiva va tutto bene: è una direttrice attenta ai problemi altrui, ma non farebbe mai per se stessa ciò che è disposta a fare per gli altri. È una stacanovista, che porta su di sé il peso di interi progetti, passa le notti lavorando, si occupa di tutto e difficilmente delega delle responsabilità ad altri, nonostante esiga professionalità dai suoi dipendenti. 

Perché andrebbe dallo psicologo. Esaurimento, insonnia, apatia e stress da lavoro. Potrebbe perdere interesse persino per le sue attività preferite. “Potrei scoppiare a piangere, avere una crisi di nervi… potrei perdere il controllo all’improvviso e questo mi spaventa”. Soffre di psicastenia. Con lo psicologo, molto probabilmente, dovrebbe lavorare sull’accettazione del proprio lato femminile e delle proprie debolezze, come anche sul recupero della comunicazione tra se stessa e i propri bisogni.

Una scena dal film L’amore e le colombe, al centro Nina Dorošina.
6. La madre di famiglia

Film. Ljubov’ i goluby (L’amore e le colombe)

Personaggio. Nadežda Kuzjakina

Аttrice. Nina Dorošina

Citazione. “Che amore è questo?”

Ritratto psicologico. È una mamma. Una lavoratrice, sempre impegnata, sempre stanca, che non dà molte attenzioni al marito. È convinta che se non lo bastona, non combinerà niente di buono. Considera i suoi passatempi dei capricci infantili, non lo tratta come un uomo, ma come un altro figlio. Per di più, non agisce seguendo la propria ragione, ma in base a stereotipi familiari: è sempre stato così, anche sua madre “faceva correre” il marito. Non è del tutto consapevole delle proprie emozioni, non è incline alla riflessione, anche se si preoccupa molto. E se dovesse succedere che, per esempio, il marito trovasse un’altra, cadrebbe subito in depressione. Teme terribilmente una crisi: a causa di conflitti e scandali potrebbe ammalarsi.

Posizione sociale. Raramente fa carriera, la sua vocazione è essere una madre di famiglia, anche numerosa. Se deve pure mantenere i bambini, fa anche due o tre lavori sottopagati, tira avanti la famiglia e per questo non è per niente sensibile ai propri bisogni, soprattutto fisiologici. Non cercherà di migliorarsi e cambiare qualcosa: accetta il proprio destino come un dato di fatto, non si pone neanche il problema se vada bene o no.

Perché andrebbe dallo psicologo. Molto probabilmente non sarebbe lei a chiedere aiuto, ma la porterebbero i suoi figli o altri parenti, stanchi delle sue scenate. Se invece andasse da sola, sarebbe solo su consiglio di un neurologo specializzato in patologie psico-somatiche.

Barbara Bryl’ska e di nuovo Andrej Mjagkov in L’ironia del destino.
7. La fredda maestrina

Film. Ironija sud’by, ili S legkim parom! (L’ironia del destino oppure Buona sauna!)

Personaggio. Nadja Ševeleva

Аttrice. Barbara Bryl’ska

Citazione: – “Mi piace molto quando canti.”

– “Ma no, tu non sai essere obiettivo con me.”

Ritratto psicologico. Una personalità narcisistica, molto esigente con se stessa e con gli altri, che si vergogna delle proprie imperfezioni. Il sesso e tutte le altre passioni sono viste come qualcosa di spiacevole e sconveniente. Una donna imparziale, fredda, quasi “congelata”, con un grande autocontrollo. La professione giusta per lei sarebbe, per esempio, l’insegnante e il marito giusto sarebbe Ippolito. Respinge i sentimenti: è molto più semplice vivere in un mondo sopraelevato, fatto di libri, film e poesia. Tutto ciò che è umano perde di valore, il calore delle relazioni viene visto come una debolezza e, quando si innamora, si vergogna di questa sua debolezza.

Posizione sociale. Sicuramente di mestiere fa l’insegnante, ma si intende quella del periodo sovietico. Non è né un capo né una leader, ma un modello da seguire, il rimprovero fatto a persona per i difetti di tutti. Oggi potrebbe lavorare come critico o redattrice. Non manca di snobismo. Ha alte aspettative.

Perché andrebbe dallo psicologo. Per domande del tipo “Come faccio a diventare ancora più brava?”, per lamentarsi dei problemi di coppia, soprattutto sessuali, e per la mancanza di desiderio. È probabile che abbia disturbi alimentari. Uno specialista dovrebbe lavorare con lei sull’autostima.

Raisa Kurkina nel ruolo di Nastas’ja, la moglie di Vereščagin, in Il bianco sole del deserto.
8. L’assistente perfetta

Film. Beloe solnce pustyni (Il bianco sole del deserto)

Personaggio. La moglie di Vereščagin, Nastas’ja

Attrice. Raisa Kurkina

Citazione. “Non ne hai abbastanza, maledetto, di aver rovinato la mia giovinezza? Adesso vuoi rendermi del tutto vedova? Oh, Paša! Pašen’ka!”

Ritratto psicologico. È una donna devota. La cosa più importante della sua vita è il suo adorato marito. Per lei è un bambino, un amico, un supporto. Con lui soffre e gioisce. Lui per lei ha un valore inestimabile. Eppure questa donna non è un accessorio del marito, può discutere e litigare con lui, ma resta sempre dalla sua parte, non concependo l’idea di poter stare senza di lui. Stare sempre al secondo posto è una sua scelta. Per lei però non è un sacrificio, ma un modo di vedere le cose. Queste donne possono subire tradimenti da parte del marito, ma non divorziano mai. Dato che gliele fa passare tutte, è la sua complice.

Posizione sociale. È l’assistente perfetta. Sembra che sia relegata a ruoli secondari, ma in realtà si fa carico di tutto. Poiché ammira molto il suo capo, crea per lui condizioni di lavoro ottimali, inoltre è sempre al corrente di tutto, spesso anche meglio del direttore. Se questa combinazione di caratteristiche viene messa in pratica nel mondo del lavoro, questo tipo di donna rischia di diventare l’eterna amante, la seconda compagna, la confidente. Nelle relazioni di coppia spesso fa passare le proprie aspirazioni come ambizioni del marito (se lui non è abbastanza ambizioso). Per fare un esempio, lui avvia un’attività, di cui è il capo, ma nei fatti è lei a gestirla.

Perché andrebbe dallo psicologo. Per lamentarsi: è un po’ troppo premurosa, non seduce il proprio uomo, ma è come se fosse destinata a lui fin dall’inizio. Così lui, dandola per scontata, guarda da un’altra parte. Con il corso del tempo possono nascere sentimenti di insoddisfazione, per via del proprio status, crisi di coppia e problemi nell’individuare il proprio ruolo di donna: si tratta in realtà di un insieme di ruoli, che si realizzano in relazione all’uomo, di cui è contemporaneamente madre, sorella, moglie e amica.

Vera Alentova e Irina Murav’eva (a sinistra) nel dramma da oscar Mosca non crede alle lacrime.
9. La donna che si è fatta da sola

Film. Moskva slezam ne verit (Mosca non crede alle lacrime)

Personaggio. Katerina Aleksandrovna Tichomirova

Attrice. Vera Alentova

Citazione. “Per ora però non dirlo agli altri, che quando ottieni tutto dalla vita vorresti solo ululare come un lupo…”

Ritratto psicologico. È una personalità con grande potenziale, capace di realizzarsi da sola nella vita, senza protezione o conoscenze. Non è necessariamente una leader nata, ma è in grado di acquisire le doti di un leader affrontando serie difficoltà e sfide e non trovando sostegno in chi la circonda. È il tipo di persona che si fa da sé.  È dotata di notevoli capacità introspettive, forza di volontà, disciplina e una giusta dose di autostima. Sa sopportare e aspettare, non si risparmia mai, andando avanti passo dopo passo verso il suo obiettivo.  

Spesso, a seguito di traumi precedenti, queste persone hanno difficoltà a instaurare legami stretti e sinceri e hanno paura di essere “vulnerabili”, se rischiano di far entrare un’altra persona nella loro vita.

Posizione sociale. Da giovani sono delle apprendiste in gamba: quasi dal nulla si ritrovano catapultate a lavorare ad un progetto, ma si rendono subito indispensabili: sono sveglie, non si lamentano e rispettano le scadenze. Fanno carriera in fretta, fanno il mutuo per comprare casa e crescono un figlio, a prescindere da quanto siano state fortunate con il matrimonio. Possono diventare dirigenti, per di più molto capaci. Non devono niente a nessuno, solo a se stesse: la loro realizzazione professionale non si basa su contatti e raccomandazioni da parte dei superiori, ma sulla preparazione, sull’esperienza e sulle capacità individuali; per questo sono risolute nel fare le cose, senza scendere a compromessi.

Perché andrebbe dallo psicologo. Per stanchezza, solitudine (anche se è sposata), difficoltà a rendersi vulnerabile e a fidarsi di qualcuno, bisogno di uomini forti e incapacità di costruire una relazione con loro. Anche per il bisogno di dover sempre dimostrare qualcosa e per la competizione continua sul lavoro. Potrebbe farsi delle domande esistenziali: “Ho raggiunto tutti gli obiettivi che mi ero prefissata. E adesso cosa faccio? A cosa è servito?”.

La maggior parte dei personaggi di Margarita Terechova sono delle intellettuali dotate di intuito.
10. L’avventuriera

Film. D’Artagnan e i tre moschettieri

Personaggio. Мilady

Attrice. Margarita Terechova

Citazione. “Gettate la vittima tra le fauci di Vaal, gettate il martire ai leoni, l’Onnipotente vi vendicherà!”

Ritratto psicologico. È una donna intrigante, sempre alla ricerca di avventure, non riesce a concepire la sua vita senza giochi rischiosi. Le piace camminare sul filo del rasoio, nella vita reale questo tipo di donna può trovarsi coinvolta in situazioni pericolose e prendere brutte strade: potrebbe provare droghe, ma anche ideare una truffa con il primo sconosciuto che incontra oppure andare in un paese straniero senza passaporto viaggiando in un bagagliaio. L’adrenalina è il suo credo. Senza rischio ed esaltazione cade in preda alla noia e all’ansia, non sa davvero cosa fare.

Posizione sociale. Queste donne hanno spesso dei talenti straordinari. Possono diventare imprenditrici di successo e dare vita a progetti e soluzioni fuori dagli schemi. Il loro intuito è innegabile, ancora meglio se rafforzato dall’intelletto. In caso contrario, è un tipo di donna potenzialmente dipendente, che a causa della sua innata propensione all’avventura potrebbe finire in una clinica di riabilitazione o dietro le sbarre.

Perché andrebbe dallo psicologo. Se decidesse di andarci da sola, sarebbe per lamentarsi della noia, senza escludere però la difficoltà nel capire che non si può continuamente “alzare l’asticella”.

Se perde il controllo delle proprie azioni o non le funziona il dispositivo salvavita, questa dama può finire da uno psicologo specializzato in dipendenze da stupefacenti o da uno psichiatra. Il problema è che questo vasto spazio per una vita dinamica, così come la intende la nostra lady, nella nostra vita non c’è. Almeno per la maggior parte di noi. E pure di sponsor come il cardinale Richelieu non ce ne sono molti.

FONTE: Expert.ru, 5/6/2020 – di Svetlana Skarloš con la collaborazione di Arina Galicyna, traduzione di Ambra Minacapilli

Ambra Minacapilli

Dietro ogni lingua c’è un mondo, dietro il russo per me c’è il più bello dei mondi. Il mio rapporto con la lingua russa è una straordinaria storia d’amore, di quelle forse un po’ travagliate. Devo tutto a Tolstoj. Vado pazza per i film sovietici, la grammatica russa, le betulle, il medovik e, più di tutto, i colori del cielo sopra Mosca. Tradurre dal russo per me significa custodire un gioiello prezioso, incastonarlo con cura in una cornice di parole nuove per farne al lettore un dono gradito.