Tutta la verità sulla vita e la morte di Rasputin

È trascorso ormai più di un secolo da quegli eventi così cruciali per il destino della Russia e del mondo intero: la Rivoluzione di Ottobre nel 1917, la fucilazione della famiglia imperiale nella notte tra il 16 e il 17 luglio 1918, la proclamazione della Russia come repubblica sovietica il 15 ottobre 1917 e poi come repubblica federativa socialista sovietica il 10 gennaio 1918.

Tra gli eventi che caratterizzarono il XX secolo, una figura storica spiccò su tutte. Alcuni studiosi la definiscono una persona dalla spiritualità insolita, altri infangano il suo nome e lo calunniano. Come avrete intuito, stiamo parlando di Grigorij Rasputin. Tra le discussioni, le congetture, le dicerie e le leggende legate a questo personaggio si cela una verità nota a pochi, che ora vi racconteremo.

Grigorij Efimovič Rasputin nacque il 10 gennaio 1869 (secondo il calendario giuliano) nel villaggio di Pakrovskoe, nel Governatorato di Tobol’sk. Griša (soprannome russo di Grigorij, n.d.t.) era figlio unico e, dal momento che suo padre non aveva nessuno che potesse aiutarlo, iniziò a lavorare in giovane età. Passò gran parte della sua vita in quel villaggio, senza distinguersi dagli altri contadini. Ma intorno al 1892, nell’anima del giovane Grigorij Rasputin iniziarono a verificarsi dei cambiamenti.

Iniziò un periodo di lunghi pellegrinaggi per i luoghi sacri della Russia. Rasputin non considerava il pellegrinaggio come un ideale cui aspirare, ma solo un modo per avvicinarsi alla spiritualità. Per questo condannava i pellegrini che rifuggivano il lavoro e lui stesso faceva sempre ritorno a casa per il periodo della semina e della raccolta.

Una quindicina di anni di pellegrinaggio e di ricerca spirituale trasformarono Rasputin in un uomo saggio, dedito all’anima umana e in grado di elargire consigli preziosi. Tutto ciò attirò molte persone intorno a lui. Nell’ottobre del 1905, Grigorij venne presentato all’imperatore. A partire da quel momento Grigorij Efimovič consacrò la sua intera vita al servizio dello zar. Abbandonò i pellegrinaggi e visse a lungo a Pietroburgo.

Lo stile di vita e le idee di Grigorij Rasputin combaciavano perfettamente con la tradizionale concezione del mondo del popolo russo, un sistema di valori coronato dall’immagine dello zar. Grigorij Rasputin scrisse:

Bisogna amare la patria e il sacerdote prescelto e posto da Dio in essa, lo zar!

Eppure, Rasputin disprezzava profondamente la politica e i molti politicanti, avendo ben presente il vergognoso apparato politico e le macchinazioni che orchestravano persone come Gučkov, Miljiukov, Rodzjanko, Puriškevič.

L’intera politica è nociva, – diceva Rasputin, – la politica è nociva… Capisci? Tutti questi Puriškevič e Dubrovin accontentano il diavolo, servono il diavolo. Servire il popolo… ecco cos’è la politica… Mentre altri seguono il malvagio… Capisci, il malvagio…

Grigorij Efimovič amava ripetere che “il popolo ha bisogno di vivere, è a questo che pensa…”

All’inizio del XX secolo, grazie agli sforzi del governo zarista e degli illustri politici che lo servivano ciecamente (tra i quali Pëtr Arkad’evič Stolypin), l’Impero russo era nelle condizioni di pretendere lo status di potenza globale.

Una tale situazione non poteva passare inosservata agli “Arconti” (parola di derivazione greca che indica un “capo”, “governatore”, sebbene il significato storico più antico sia da intendersi come “governatore del mondo”). Così, in una Russia in pieno sviluppo, si venne a creare una clima rivoluzionario, che non molto tempo dopo avrebbe portato alla Rivoluzione di febbraio e, infine, all’introduzione di un governo provvisorio, sancendo la caduta dell’Impero russo.

Intorno al 1910, la stampa diede vita a una campagna diffamatoria contro Rasputin. Venne accusato di furto di bestiame, di appartenere alla setta dei Chlysty (setta con tradizioni di discendenza sciamanica che considerava la pratica di orge e le frustate come un modo per suscitare l’azione dello Spirito Santo per mezzo del peccato, n.d.t.), di dissolutezza, di abuso di alcol. Nonostante il fatto che nessuna di queste accuse fosse stata confermata dalle indagini, la diffamazione per mezzo di stampa non cessò. A chi o a cosa era di ostacolo Rasputin? Per quale motivo lo odiavano a tal punto? Per poter rispondere a queste domande è necessario conoscere il carattere dell’attività della massoneria russa del XX secolo.

Gli Arconti, menzionati in precedenza, sono persone che, all’interno delle loro logge e società segrete, discutono di capitale mondiale, politica e religione. Queste logge e società segrete nel tempo hanno assunto nomi diversi. Una delle prime importanti cerchie degli Arconti già dall’antichità era nota come “Massoneria”, nome che deriva dalla parola francese “maçon”, letteralmente “muratore”. Così iniziarono a chiamare “Massoneria” la loro nuova organizzazione politico-religiosa, fondata in Inghilterra nel XVIII secolo. Le prime logge massoniche in Russia nacquero nel XVIII secolo come filiali degli ordini massonici dell’Europa occidentale, volendo, almeno in principio, rappresentare gli interessi politici di questi ultimi. I rappresentanti degli stati stranieri cercavano di influenzare la politica estera e interna della Russia per mezzo degli ideali massonici, dal momento che il loro fine ultimo era il rovesciamento del regime esistente. I massoni consideravano la loro organizzazione come il centro di raggruppamento delle forze rivoluzionarie e organizzavano in tutti i modi possibili discorsi antigovernativi e complotti contro lo zar e le persone a lui vicine.

E così, per ridurre notevolmente le forze dei regimi europei (tra cui la Russia) e allo stesso tempo riaffermare la supremazia economica degli Stati Uniti a livello mondiale, gli Arconti appoggiarono la Prima guerra mondiale. Il pretesto per la guerra fu il conflitto tra l’Impero austroungarico e la Serbia, causato dall’uccisione a Sarajevo dell’erede al trono austriaco, l’arciduca Francesco Ferdinando, e di sua moglie Sofia.

Complici del crimine furono alcuni sicari serbi appartenenti a una società segreta occulta nota come “Mano nera”. L’Austria-Ungheria prima offrì alla Serbia un irrealistico ultimatum e poi le dichiarò guerra. La Germania dichiarò guerra alla Russia, la Gran Bretagna alla Germania. Grigorij Efimovič era convinto che la guerra contro la Germania fosse un’enorme piaga per la Russia e che avrebbe avuto conseguenze tragiche.

La Germania è un paese imperiale. E così la Russia… Uno scontro tra le due sarebbe come un invito alla rivoluzione.

Lo zar, la zarina e i loro figli consideravano Grigorij un uomo di Dio e lo amavano; il sovrano dava ascolto ai suoi consigli in tema di politica estera e interna. I sostenitori della Prima guerra mondiale avevano dunque motivo di temere Rasputin e proprio per questo decisero di tentare di ucciderlo esattamente lo stesso giorno e alla stessa ora in cui venne ucciso l’arciduca austriaco Francesco Ferdinando. Rasputin ne uscì ferito gravemente e, essendo impossibilitato a consigliare lo zar Nicola II, quest’ultimo si trovò costretto a dare il via a una mobilitazione completa in risposta alla dichiarazione di guerra della Germania alla Russia. A conti fatti, la Prima guerra mondiale segnò il collasso di tre potenti imperi: quello russo, quello germanico e quello austroungarico.

Già nel 1912, quando la Russia era pronta a lanciarsi nella Prima guerra balcanica (25 settembre 1912 – 17 maggio 1913, o 8 ottobre 1912 – 30 maggio 1913 secondo il calendario giuliano) lo stesso Rasputin implorò in ginocchio lo zar di non prendere parte alle azioni belliche. Secondo quanto dichiarato dal conte Witte,

…(Rasputin) sottolineò tutti i disastrosi risultati del fuoco europeo e così le frecce della storia girarono da un’altra parte. La guerra fu evitata.

Quanto alla politica interna, Rasputin era solito mettere in guardia lo zar contro le incombenti decisioni che avrebbero causato la rovina del paese. Si dichiarò contrario alla convocazione della Duma e chiese che non venissero resi pubblici i loro discorsi sovversivi. Alla vigilia della Rivoluzione d’ottobre, Grigorij Efimovič insistette affinché venissero trasportati a Pietrogrado degli approvvigionamenti di pane e burro dalla Siberia. Pensò persino di confezionare farina e zucchero per evitare file di persone, dal momento che a San Pietroburgo i disordini che si trasformarono poi in rivoluzione ebbero inizio proprio tra le file createsi durante la crisi del pane. Questi fatti rappresentano però solo una piccola parte del servizio reso da Rasputin al suo sovrano e al popolo.

I nemici della Russia comprendevano che l’attività di Rasputin rappresentava una minaccia non indifferente per i loro piani di distruzione. L’assassino di Rasputin e membro della società massonica “Majak” Feliks Jusupov affermò:

Lo zar crede in Rasputin a tal punto che se vi fosse un’insurrezione del popolo, questo arrivasse a Carskoe Selo, le truppe inviate in soccorso si disperdessero o passassero dalla parte degli insorti, con lui rimanesse solo Rasputin e gli dicesse di non preoccuparsi, lui farebbe esattamente così. Io pratico le arti occulte da molto tempo e posso assicurarvi che gente come Rasputin, con questa forza magnetica, compaiono una volta ogni qualche secolo… Nessuno può sostituire Rasputin, per questo il suo allontanamento avrà effetti positivi sulla rivoluzione.

Prima dell’inizio della persecuzione contro di lui, Rasputin era noto come un devoto contadino, un asceta. Il conte Sergej Jul’evič Witte disse di Rasputin:

Vi assicuro, non esiste nulla di più geniale di un uomo russo geniale. Com’è bizzarro, che tipo particolare! Rasputin è decisamente un uomo onesto e caritatevole, sempre desideroso di fare del bene e disposto a dare denaro a chi ne ha bisogno.

Come conseguenza del piano massonico di disinformazione, Rasputin, ormai amico della famiglia imperiale, comparve agli occhi della società come un dissoluto, un ubriacone, un amante della zarina, delle dame di corte e di decine di altre donne. L’alta posizione della famiglia imperiale obbligava lo zar e la zarina a verificare tacitamente l’attendibilità delle informazioni denigratorie che ricevevano su Rasputin. E puntualmente entrambi si convincevano che si trattasse solo di fandonie e di calunnie. La campagna di diffamazione contro Grigorij Efimovič venne organizzata dai massoni con l’intento di screditare non solo Rasputin, ma anche lo zar, poiché egli simboleggiava lo stesso stato russo, che gli Arconti avevano intenzione di far crollare attraverso le attività delle logge massoniche.

Nel 1914 la gazzetta Moskovskie Vedomosti scrisse: “Crediamo di non andare troppo lontani dalla verità dicendo che il “Rasputin-leggenda giornalistica” e il “Rasputin-persona in carne e ossa” non abbiano molto in comune. Rasputin è una creatura nata dalla nostra stampa, la sua reputazione è stata esagerata e si è arrivati al punto di farla sembrare un qualcosa di insolito. Rasputin è diventato un gigantesco spettro che getta ombra su tutto. Ma chi farebbe una cosa del genere? Innanzitutto, è stato un attacco da parte della sinistra, un attacco di natura prettamente partigiana. Rasputin veniva identificato con il regime del tempo, per cui colpendo lui avrebbero colpito anche l’ordine esistente. Tutte le “frecce” indirizzate contro Rasputin in realtà non lo colpivano mai. Lui serviva solamente a compromettere, infamare, diffamare il nostro tempo e la nostra vita. Volevano colpire la Russia colpendo lui”.

L’uccisione vera e propria di Rasputin avrebbe rappresentato il logico coronamento della sua morte morale, già messa in atto a quel tempo. Nel dicembre del 1916, l’eremita venne attirato con l’inganno in casa di Feliks Jusupov e poi ucciso.

Lo stesso Grigorij Rasputin diceva:

L’amore è una moneta d’oro a cui nessuno può dare un valore. Se ami, non uccidi nessuno. Tutti i comandamenti sono sottomessi all’amore, in esso risiede una grande saggezza, più grande di quella di Salomone.

La storia ci ha insegnato che i più disparati avvenimenti di portata mondiale o legati a un singolo paese sono sempre la conseguenza di un’azione creativa e distruttiva di persone concrete. Osservando lo scenario mondiale odierno si potrebbero infatti trovare paralleli con il passato più recente e provare a comprendere quali forze agiscono attualmente nell’arena della politica mondiale.

Fonte sokrovennik – di Anastasija Novych, Traduzione di Francesca Giannotti

Francesca Giannotti

Nata a Roma nel 1996. Laureata in Lingue e Mediazione Linguistico-culturale e iscritta al corso magistrale in Traduzione specializzata. Dopo aver vissuto qualche mese a San Pietroburgo e a Mosca mi sono innamorata del paese e della cultura russa. Collaboro con RIT per condividere questa mia passione.