Recensione di “Veglie alla fattoria presso Dikan’ka”, di Nikolaj Gogol’

Veglie alla fattoria presso Dikan’ka è la prima opera di successo del giovane Gogol’. Si tratta di otto testi scritti tra il 1829 e il 1832, che comparvero in diverse riviste e vennero poi pubblicati in due volumi tra il 1831 e il 1832. Sebbene i racconti che si susseguono nel libro siano indipendenti l’uno dall’altro, hanno tutti in comune un argomento di fondo: il folklore ucraino. I racconti di Gogol’ portano il lettore nei villaggi della “Piccola Russia”, terra in cui aveva vissuto fino ai 19 anni.

Le Veglie sono fiabe abitate da sirene, demoni e streghe, esseri soprannaturali che erano parte integrante della vita immaginaria dell’epoca.

Copertina Dikan'ka
Veglie alla fattoria presso Dikan’ka, traduzione di Emanuela Guercetti. Bur, 1993

Un fabbro che per sposare Oksana, la bellezza del villaggio, è pronto a vendere l’anima al diavolo. Un pan che deve combattere contro un genero indemoniato. Una strega che ha intrighi amorosi con diversi uomini del villaggio oltre che con satana in persona. Proprio il demonio è un personaggio ricorrente con risvolti ora comici, ora tragici. In quest’opera l’accezione della diavoleria si discosta da quella cristiana e si avvicina di più alle credenze e alle superstizioni popolari.

Nel giovane Gogol’ si intravedono quella ricchezza di linguaggio, quella notevole capacità di descrizione e quell’ironia che lo renderanno uno degli autori più celebri ed amati di sempre nel panorama russo. Veglie alla fattoria presso Dikan’ka lascia intravedere già un Gogol’ innovatore, capace di mescolare l’horror con il racconto umoristico e di lanciarsi già in quelle mirabolanti descrizioni che Nabokov descriverà così:

 

Molti anni fa in Inghilterra, durante una partita di rugby, ho visto il meraviglioso Obolensky calciare lontano la palla correndo e poi, avendo cambiato idea, tuffarsi in avanti e riprenderla con le mani… e un’impresa del genere è quella compiuta da Nikolaj Vasil’evič.1

 

Ad essere del tutto onesti, lo stesso Nabokov racconta di essersi annoiato a morte nel leggere Veglie alla fattoria presso Dikan’ka ed è forse uno dei suoi critici più severi.

Se ho voglia di un bell’incubo non ho che da figurarmi Gogol’ che verga nel dialetto della Piccola Russia volumi su volumi di roba nel genere Dikan’ka o Mirgorod, a proposito di spettri che si aggirano sulle sponde del Dnepr, di ebrei burleschi e di impetuosi cosacchi. 2

 

La lettura della traduzione italiana dell’opera (edita da BUR) mi ha risparmiato il dialetto ucraino e mi ha lasciato godere di quell’aspetto che maggiormente colpisce nei racconti di Gogol’: l’elemento fantastico presente in grande quantità e determinante per l’evoluzione del tema.3

Nel caso in cui la critica di Nabokov vi avesse scoraggiato, dovete sapere che Puškin fu un estimatore della poesia del testo che, in una lettera a un editore, definì come un’opera «così insolita nella nostra letteratura di oggi, che [dopo averla letta] ancora non sono tornato in senno!».

Le Veglie forse non raggiungono ancora i livelli di inventiva de I racconti di Pietroburgo, né la prosa de Le Anime Morte. Tuttavia, esse lasciano presagire quella grandezza che lo scrittore raggiungerà più avanti nella sua carriera.

Per diverso tempo e per qualche inconscio motivo ho colpevolmente disdegnato quest’opera “minore” preferendo piangere sul latte versato (o sul foglio bruciato) del secondo libro de Le Anime Morte piuttosto che avventurarmi a Didan’ka. È necessario, però, lasciare questi preconcetti e abbandonarsi alla lettura. In questo modo si può entrare in un mondo magico ed intrigante molto vicino a quelli ben più famosi di Čičikov e di Akakij Akakievič.

Locandina de "La notte prima di Natale"
Locandina del film La notte prima di Natale (Večera na chutore bliz Dikan’ki), regia di Aleksandr Rou.

Nel caso il libro vi piacesse, allora non potrete perdere il film del 1961 La notte prima di Natale. Questa co-produzione russo-ucraina, basata su uno dei racconti delle Veglie, può essere definita un classico. I costumi, la scenografia, e lo humor (in parte veicolato dagli espedienti usati per sopperire alla mancanza di effetti speciali) di questo film riescono a ricreare quell’atmosfera misteriosa, ma allo stesso tempo comica, dell’opera di Gogol’.

 

Recensione a cura di Marcello De Giorgi.


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1Nabokov, V. V., & Bowers, F. (1987). Lezioni di letteratura russa. Garzanti.

2Shapiro, G. (Ed.). (2003). Nabokov at Cornell. Cornell University Press.

3Magnanini, E. (1988). La” realtà” e il” fantastico” nei racconti di NV Gogol’. Annali di Ca’Foscari. Rivista della Facoltà di Lingue e Letterature straniere dell’Università di Venezia, 1988, vol. 27 (1-2), pp. 215-245.

Marcello De Giorgi

Nel giugno 2015 ho creato Russia in Translation con lo scopo di fornire traduzioni in lingua italiana di articoli dalla stampa russa.