Chi erano le rusalke?

La mitologa Elena Levkievskaja ci parla di rusalke e delle numerose variazioni sul tema: gambe, code, segale spigata, pettini smarriti, seni di ferro, morti atipiche, danze, solletico e seduzione
Morskie Sireny. Lubok. 1866 ©New York Public Library
La rusalka letteraria

Nella letteratura russa della prima metà del XIX secolo è frequente l’intreccio sulla rusalka, ovvero una donna di mare o di fiume, caratterizzata solitamente da una coda di pesce o di drago, che seduce un uomo o si vendica di un amante infedele, trascinandolo con sé in acqua. La rusalka è presente nelle opere di Puškin, Lermontov, Orest Samov e di molti altri. Questo soggetto è di stampo romantico ed è tratto in parte dalla corrente letteraria dell’Europa occidentale e, in parte, dalla sua mitologia. Fa la sua comparsa con il  romanticismo e quindi con il suo complesso di idee, incluso l’interesse verso le radici nazionali e le tradizioni popolari considerate, come si direbbe oggi, la quintessenza dell’identità nazionale. In primo luogo, questa tendenza giunge grazie a Žukovskij, che negli anni ’20 tradusse molti romantici tedeschi. Egli introdusse tali intrecci nella letteratura russa tant’è che tutti iniziarono immediatamente a farne un ampio uso. Persino Gogol’, grande conoscitore della tradizione popolare, era affascinato dal romanticismo dell’Europa occidentale e prese in prestito alcune delle sue trame, com’è palese in “Veglie alla fattoria presso Dikan’ka” e in “Mirgorod”. Ad esempio, la trama di “La terribile vendetta” è tratta dal romanzo di Ludwig Tieck “Pietro di Abano”.

L’immagine della rusalka è di stampo letterario e romantico ed è preso in prestito dalla letteratura e dalla mitologia dell’Europa occidentale. 
Melusina. Opera di Giuseppe Cellini. 1886 © Illustrazione alla raccolta di Gabriele D’Annunzio «Isaotta Guttadàuro ed altre poesie»

C’è da dire che nella tradizione folklorica slava esistono dei personaggi femminili chiamati rusalke, come anche delle donne associate all’acqua, capaci di annegare un uomo. Ma che differenza c’è tra queste e le  rusalke e i principi marini di Lermontov, Puškin e Žukovskij?

Donne con le gambe, ma senza volto

La rusalka è una delle figure centrali nella tradizione mitologica ucraina e bielorussa. È un personaggio molto famoso e ben costruito, su cui sono stati scritti (e su cui si scrive ancora oggi) un’enorme quantità di testi con un apparato molto vasto di intrecci mitologici.

Per prima cosa, non si tratta di creature per metà demoni e per metà pesci ma di donne normali con le gambe e senza coda. Hanno le sembianze di ragazze e di donne con i capelli biondi e sciolti che indossano abiti bianchi. Molto spesso i loro volti non sono visibili perché sono morte. E non si tratta di una morte naturale ma atipica e, per questo, non riescono a trovare riposo nell’aldilà.

La rappresentazione di persone decedute per morte atipica o impura è una delle più antiche della mitologia slava orientale e risale già allo strato indoeuropeo. Nel caso delle rusalke, ci riferisce perlopiù alle suicide, e cioè a coloro che sono morte senza pentimento, che in vita hanno praticato la stregoneria e conosciuto la forza impura, così come anche alle persone che sono morte prima del matrimonio. Infatti, dal punto di vista della tradizione popolare viene considerata atipica la morte di chi non è sopravvissuto alla vita che gli spettava e non ha portato a compimento il proprio programma vitale; questo è ancora più vero nel caso di chi non si è sposato e di chi ha lasciato la prole (ciò valeva principalmente per le fanciulle morte nel lasso di tempo tra il fidanzamento e il matrimonio). Inoltre, nelle tradizioni ucraine e bielorusse le ragazze morte durante la Settimana della Trinità spesso diventavano rusalke.

Rusaločka. Ivan Bilibin. 1937. ©Illustrazione all’edizione «Albums du Pere Castor»

Durante la Settimana della Trinità si verifica un picco dell’attività solare e la fioritura delle piante e, secondo le credenze molto antiche, questo fenomeno è legato al ritorno delle anime dei morti sulla terra. Verosimilmente, la parola “rusalka” deriva dal greco antico “rozalja”, o “rusalja”, la festività che nel mondo antico veniva celebrata all’inizio di maggio, quando fiorivano le rose. In questo periodo, venivano organizzati riti commemorativi e sulle tombe venivano apposte delle rose e delle ghirlande di rosa. Nella tradizione slava orientale durante Settimana della Trinità, quando la segale iniziava a spigare, le rusalke giungevano sulla terra e per questa ragione, in lingua ucraina questa settimana viene detta “Rusal’nnij tižden’” (trad. la settimana della rusalka).

Al loro ritorno, le rusalke corrono tra la segale, dondolano tra i rami degli alberi, ballano, si esibiscono in chovorod. La maggior parte delle volte compaiono tra la folla. In questo periodo sono molto pericolose per gli uomini: aggrediscono, spaventano, solleticano fino alla morte e, in generale, causano molti inconvenienti. Inoltre, possono entrare a casa propria, dove per loro vengono messi a disposizione cibo e degli abiti, specialmente dalle persone che hanno perso un parente per morte atipica e che quindi possono essere diventate delle rusalke.

Conclusasi la Settimana della Trinità, il primo giorno del Digiuno degli Apostoli o la domenica successiva, le rusalke devono far rientro nell’aldilà. Affinché questo accada esisteva un rituale speciale che veniva chiamato “i fili della rusalka” o “la cacciata della rusalka” dove, nell’ultimo giorno della Settimana della Trinità, veniva creato uno spaventapasseri di paglia e, assieme a dei canti particolari, l’intero villaggio veniva condotto ai confini, nei campi oppure nella foresta, e lì gli spaventapasseri venivano distrutti simbolicamente: annegati nel fiume, bruciati o fatti a pezzi e sparsi per i campi. La seconda versione di questo rito prevedeva che una ragazza si vestisse da rusalka (veniva ricoperta di abiti chiari e il suo volto celato) e venisse presa per mano per poi essere portata fuori dal villaggio accompagnata dai canti rituali lasciata lì. La ragazza, che per un po’ rimaneva seduta da qualche parte nei campi o sotto un cespuglio, si avviava poi con calma a casa e ritornava a vivere la sua vita di tutti i giorni.

Le rusalke raramente seducono gli uomini

Vediamo quindi come semanticamente queste rusalke dell’Europa orientale sono associate alla vegetazione, ma non a elementi acquatici. Dai testi si potrebbe dire che esse provengano dall’acqua ma questa è solo una delle tante varianti; esse, infatti, possono venire da un cimitero o semplicemente dall’aldilà. Inoltre, nella tradizione popolare è estremamente debole l’intreccio amoroso, tanto caro a scrittori e poeti: le rusalke raramente seducono gli uomini. I pochi testi in cui la rusalka seduce l’uomo terreno, come ipotizzano numerosi folkloristi, sono proprio una conseguenza della letteratura, della conoscenza delle opere letterarie ma non della stessa tradizione popolare.

La šutovka con il pettine

Nella tradizione del nord della Russia c’è un altro personaggio femminile. Raramente viene chiamata rusalka ma piuttosto šutovka, čertovka o una sorta di donna marina. Questo personaggio non appartiene a una stagione in particolare, appare sempre da sola ed è collegata esclusivamente alla distesa d’acqua (un fiume o un lago). Molto spesso si dice che queste šutovke siano delle ragazze o delle donne annegate. In realtà, questo personaggio viene presentato solo in un intreccio: la šutovka è seduta sulla riva, su uno scoglio o sui pontili, dove si lavano i vestiti, e pettina la sua lunga chioma con un osso, una specie di pettine insolito. Quando qualcuno si avvicina, lei si butta in acqua per nascondersi. Il pettine rimane sulla riva. Ma se viene raccolto, la šutovka andrà sotto la finestra di chi ha prelevato il pettine e glielo chiederà, lo infastidirà per riaverlo indietro e non lo lascerà in pace finché lui non rimetterà il pettine al suo posto. In alcuni casi, la šutovka può causare danni, compreso quello di trascinare qualcuno in acqua, indipendentemente dal suo genere perché questa sorte può toccare sia a un uomo che a una donna. La componente sessuale, così forte nella letteratura romantica, qui non è espressa.

Quando qualcuno si avvicina, la šutovka si butta in acqua per nascondersi

Sia le rusalke ucraine e bielorusse che le šutovke russe sono donne abbastanza ordinarie e persino belle. Ma se nella tradizione romantica la loro bellezza è fortemente enfatizzata, per le rusalke russe non è così. Oltre al loro aspetto eccezionale, le rusalke dell’Europa occidentale posseggono spesso delle voci incantevoli e cantano delle canzoni bellissime attirando a sé gli uomini mortali. Le rusalke slave non cantano nulla in particolare e sono generalmente silenziose. Ciò significa che somigliano alle ragazze e alle donne ordinarie e non si distinguono nell’aspetto o nel comportamento.

Rusalki. Quadro di Ivan Kramskoj. 1871. ©Gosudarstvennaja Tret’jakovskaja Galereja
La rusalka deforme

Ma nella tradizione slava orientale esiste un’altra immagine femminile che prende il nome di rusalka. Si tratta della rusalka deforme: irsuta, sfigurata, anziana, gobba, vestita di cenci, con lunghi seni cascanti che si butta sulle spalle. Spesso aggredisce i bambini: li uccide, li spaventa, e in genere fa loro del male e commette contro di loro delle violenze. Talvolta, si dice che abbia i seni di ferro e che i bambini in Polesia, ad esempio, ne fossero spesso spaventati: non andare nella segale, altrimenti la rusalka ti schiaccerà con le tette di ferro. Secondo gli studiosi, questa figura si rifà alle rappresentazioni turche di una creatura demologica chiamata “alabasta” o “alabastra”, specializzata nel fare del male ai bambini e alle partorienti. Nelle tradizioni turche, talvolta aggredisce gli uomini adulti, li solletica e può persino agire in qualità di amante mitologica, attirandoli a sé e vivendo in concubinato con loro.

Deforme, anziana, gobba, vestita di cenci, con lunghi seni cascanti che si butta sulle spalle

Tuttavia, nei suoi riflessi slavi orientali la rusalka si manifesta esclusivamente come una donna terribile con dei seni lunghi e cadenti, che può fare del male ai bambini.

Quindi, presso di loro non troveremo il prototipo della rusalka della letteratura romantica.

La malattia della rusalka

Anche gli slavi del sud hanno alcune creature simili alle rusalke, ma alcune delle loro rappresentazioni si avvicinano a quelle bielorusse e ucraine: si tratta di esseri molteplici e stagionali che appaiono durante la Settimana della Trinità. Fanno la loro comparsa sulla terra durante la fioritura della pianta che viene chiamata “rosen” in bulgaro; nel prato dove cresce la pianta, le rusalke appaiono più spesso, cantando, danzando e lasciando dei cerchi sull’erba. Chi ha camminato dove hanno danzato le rusalke, o non ha rispettato i divieti di lavoro prescritti nella Settimana della Trinità, contrae la “malattia della rusalka” che si manifesta con la debolezza, uno stato di incoscienza – si direbbe che l’ammalato non è in sé. Per far sì che guarisca, gli abitanti del villaggio dovrebbero ballare una danza speciale facendo un cerchio attorno a lui – una sorta di chovorod, in cui, però, si danza a ritmo accelerato tutto il tempo e si eseguono dei salti alti. Coloro che si esibiscono in questo chovorod prendono il nome di “rusalii”.

Illustrazione al poema di Lermontov «Rusalka». Opera di Michail Vrubel’.1891. © Gosudarstvennaja Tret’jakovskaja Galereja
La coda, la voce melodiosa e la seduzione degli uomini

Per quanto riguarda gli slavi occidentali, presso di loro esistono solo le rappresentazioni di creature per metà donna e per metà pesce. I polacchi le chiamano “sireny” o “sirenki”: sull’antico stemma di Varsavia è raffigurata una “sirenka”, una ragazza con la coda di pesce; questa rappresentazione si trova in Piazza del Mercato nella città vecchia. Tuttavia, nel folklore polacco e nei materiali etnografici dei secoli XIX-XX questo personaggio è poco conosciuto  e non è popolare nella tradizione contadina.

In alcuni momenti cruciali, la mitologia polacca e quella ceca sono state fortemente influenzate dalla tradizione dell’Europa occidentale, e in particolare tedesca.

Le creature mezze donne mezze pesci o le donne con le code di drago, talvolta con due code di drago o con le code di pesce, si incontrano anche nelle mitologie del nord Europa come in quelle celtica, baltica e tedesca. Ognuna ha una serie di caratteristiche comuni: sono belle, molto spesso cantano canzoni meravigliose, e le impressioni scaturite dalle loro voci sono particolarmente note nei racconti. Esse si manifestano in maniera più assidua istaurando una relazione amorosa con uomini mortali. Vengono chiamate in vari modi: niksa, undina, Loreleja o Meljuzina. Tutte hanno una serie di somiglianze con le sirene dell’Antica Grecia. Con questo non intendo dire che tutti questi personaggi del Nord Europa siano legati geneticamente all’Antica Grecia ma si comportano in modo analogo. Molto probabilmente, questa trama, così come quelle sui nani, è penetrata nella tradizione polacca dall’Occidente (probabilmente ciò è avvenuto in una fase del Medioevo), e al giorno d’oggi è diventato un luogo comune, una sorta di marchio turistico. Oggi questa sirenka viene raffigurata sui suovenir – calamite, cartoline e spille – come simbolo di Varsavia.

La rusalka in un intaglio decorativo. Museo di arte architettonica nella fattoria Ščelokovskij a Nižnij Novgorod. Metà del XIX secolo. ©Irina Bobyl’kova

La stessa cosa è accaduta in alcune aree slavo orientali: questa trama appartenenete alla cultura dotta è penetrata nella tradizione popolare russa, bielorussa e ucraina e in essa è comparso un intreccio separato e completamente diverso su faraonki e melusine. All’inizio del XX secolo, l’etnografo e folklorista russo Dmitrij Konstantinovič Zelenin fu uno dei primi a suggerire  che la rappresentazione di una creatura metà donna e metà pesce fosse stata presa in prestito dalla mitologia slava orientale. Essa è penetrata nella tradizione orale dalla storia biblica dei guerrieri del faraone che morirono nel Mar Rosso durante l’inseguimento del popolo ebraico che fuggiva dalla schiavitù egizia. Le onde del mare si aprirono e lasciarono passare gli ebrei mentre i soldati del faraone annegarono. Da essi si generarono le creature per metà pesci e per metà uomini che abitano il mare. Per questa ragione uno dei nomi russi di questi personaggi è faraonki.

Fonte: Arzamas, – di Irina Kaliteevskaja, traduzione di Martina Fattore

Martina Fattore

Cresciuta nelle terre molisane, non potevo far altro che innamorarmi di un posto altrettanto irreale. Le incomprensioni con perfettivi e imperfettivi non mi hanno impedito di vivere il celebre inverno russo: gelido ma pieno di calore umano condiviso davanti a una buona tazza di čaj e kalitki.