Con i buoni o con la Cina

L’Occidente cerca di attirare la Russia in trappola di nuovo 

La Russia ora ha bisogno dell’Occidente, più di quanto l’Occidente abbia bisogno della Russia, e più a lungo lo sarà, più questo sarà evidente. Comprendere questo pensiero banale è molto difficile non solo per i nostri filooccidentali, ma anche per gli stessi leader occidentali. È molto difficile accettare l’idea che le regole del gioco e l’agenda delle relazioni con la Russia siano determinate dall’Occidente e dalla forza che ha oggi, ma questo malinteso indica che il mondo atlantico appartiene al passato, e ciò che resta sono i soliti cliché.

Trump lunedì ha chiamato di nuovo Putin per invitarlo a unirsi al club occidentale. Quest’anno il presidente degli Stati Uniti ospiterà l’incontro del G7, inizialmente previsto per giugno, ma Trump sta pensando di spostarlo a settembre perché non tutti i leader europei (ad esempio la Merkel) sono pronti a venire negli Stati Uniti adesso. Quindi il presidente ha deciso di approfondire la sua vecchia idea della necessità di riportare la Russia al tavolo occidentale.

Trump ne aveva parlato già l’anno scorso alla vigilia del vertice del G7 in Québec, ma poi nessuno tranne il Primo Ministro italiano lo aveva apertamente supportato. Ora Trump ha deciso di usare l’approccio inverso. Lo scorso fine settimana, ha detto ai giornalisti che lo accompagnavano nel volo dalla Florida che il G7 è obsoleto. “Non credo che il G7 rifletta correttamente ciò che sta accadendo nel mondo”. Pertanto, vale la pena rimandarlo a settembre e discutervi il futuro della Cina, e non con Xi Jinping, ma con Putin. Trump invita la Russia insieme alla Corea del Sud, all’Australia e all’India. “E che cosa abbiamo? Abbiamo con noi un buon gruppo di paesi.”

L’idea è meravigliosa sotto ogni aspetto: discutere della Cina, che Trump ha designato come la principale minaccia alla pace, e far tornare la Russia, che era stata eletta a questo ruolo dal precedente presidente degli Stati Uniti. Quindi, fare pace con la Russia, cosa che Trump ha a lungo chiesto, e iniziare a combattere insieme a lei la Cina, cosa che diversi strateghi americani sostengono da tempo. La Russia vuole partecipare a questa festa? La Russia non andrà da nessuna parte, già segretamente teme l’espansione cinese. Ad ogni modo, l’élite russa ha una mentalità interamente filooccidentale e vuole tornare al club dei “leader mondiali”. Ma solo senza perdere la faccia, dopo averle dimostrato rispetto, allora parteciperebbero, perché è anche nei loro interessi. Quindi, l’intero problema ora è che noi, cioè l’Occidente, non diamo troppe carote a Putin, altrimenti i russi diventano arroganti e si considerano vincitori. Bisogna usare sia la carota che il bastone, allora parteciperanno.

È sorprendente, ma una tale immagine del mondo esiste nella mente non solo degli strateghi occidentali, ma anche di alcuni analisti russi, sia pro-occidentali che apparentemente patriottici. La Russia non può fare nulla da sola, abbiamo iniziato ad avvicinarci alla Cina solo perché abbiamo litigato con l’Occidente, se lo scontro finisce ora, le nostre élite antinazionali torneranno immediatamente al ruolo tanto desiderato di nuovi partner dell’Occidete. Simile idee non sono così rare nella nostra società. E perciò, non possiamo accettare inviti al G7, la Russia scomparirebbe!

Davvero non si può accettare, ma per una ragione completamente diversa. Non perché le élite cederebbero la Russia, Putin ha cambiato seriamente sia la composizione che la mentalità delle élite. Coloro che credono che la Russia, come negli anni ‘90, sia governata oggi da persone che considerano l’Occidente un modello e un insegnante, e i russi come un ramo fallito della civiltà europea, vivono in una sorta di mondo illusorio. La Russia ha molti problemi con l’élite e con l’educazione dell’identità nazionale, ma non ci sono dubbi sull’indipendenza della nostra leadership. Oltre al fatto che comprende quali sono gli interessi nazionali, conosce la storia e la geografia, cioè la geopolitica, proviene dall’esperienza storica russa e conduce il suo gioco sulla scena mondiale. Un gioco strategico in cui ci sono molti turni, le circostanze e l’atmosfera circostante cambiano, ma l’obiettivo rimane invariato. Una Russia forte e autosufficiente, un paese di civiltà, che agisce come uno dei centri di potere che determineranno l’ordine mondiale nel XXI secolo. Semplicemente la Russia, che nel XVIII secolo aveva un ruolo primario sulla scena mondiale, non può accettare niente di meno che gli avversari vengano abbattuti.

In che modo il riavvicinamento con l’Occidente contribuirebbe a raggiungere questo obiettivo? In nessuna maniera. Persino il gioco tattico può danneggiarci. E non perché dopo il crollo dell’URSS, l’Occidente ha continuato ad attaccarci, mordendo un pezzo di tutto ciò che era possibile fino a quando non ha raggiunto l’impensabile per noi, cioè la Piccola Russia, l’Ucraina. No, tutto è chiaro qui, non ci possono essere compromessi sul cosiddetto spazio post-sovietico: l’atlantizzazione dell’Ucraina, il suo consolidamento nel campo geopolitico occidentale è impossibile in linea di principio e non si discute.

Ma c’è un’altra cosa ancora più importante: a quale Occidente la Russia si avvicinerebbe, anche se volesse? Non esiste più un Occidente unito. Il processo del suo crollo è in corso già da diversi anni e soddisfa pienamente i nostri interessi nazionali. Possiamo costruire dialoghi con elementi che compongono l’Occidente, con i singoli paesi europei e con l’Unione Europea nel suo insieme, ma solo una volta ottenuta l’indipendenza geopolitica, anche con l’America illiberale di Trump, se dovesse succedere. Ma non possiamo fare progetti per il futuro con l’Occidente dell’ordine atlantico, finché è ancora vivo, sia perché non è solo un acerrimo avversario ma un nemico geopolitico interessato a isolare e indebolire la Russia, sia perché l’Ovest non ha futuro.

La nostra strategia per l’Occidente è molto semplice, partendo dal fatto che secoli di dominio dell’Occidente in quanto tale sono terminati, e che il mondo atlantico è stato sostituito dal mondo del pacifico e da quello euroasiatico. Essendo coinvolta in maniera diretta e significativa, la Russia ha iniziato a rivolgersi a Est e Sud, non perché è in lite con l’Occidente, ma perché comprende le leggi della storia e della geopolitica.

Il G7 è stato vuoto per molto tempo, e sebbene Trump non possa seppellirlo così, anche quando richiamato si trasformerà gradualmente in una piattaforma per chiarire il rapporto tra parti condannate al divorzio. Il G8, cioè il formato con la partecipazione della Russia, congelato dall’Occidente dopo la Crimea, non può essere ripristinato in linea di principio, e neanche perché la Russia nel corso degli anni ha rafforzato la sua alleanza strategica con la Cina. L’Ovest e la Russia non sono in grado di determinare le regole del gioco nel mondo, tutti i giocatori più importanti sono necessari per questo. Naturalmente, Cina e India, ma anche alleanze di integrazione regionale che rappresentano il Sud-Est Asiatico, il mondo arabo, il Sud America e l’Africa. Il format più vicino a questo è il G20. Deve solo essere rinnovato includendo i rappresentanti delle alleanze regionali, soprattutto perché l’UE ne fa già parte.

Invece, Trump propone di creare un incrocio tra G7 e G20, un gruppo di 11 paesi. Se si confrontano il G11 e il G20, chi oltre la Cina non ci sarà, contro chi è pensato? Sud America (Messico, Argentina e Brasile), Africa (Sudafrica) e mondo islamico (Turchia, Arabia Saudita e Indonesia). Ancora una volta, l’adunata occidentale, con il coinvolgimento di paesi anglosassoni (Australia) o geopoliticamente dipendenti (Corea del Sud), a cui per qualche motivo Russia e India dovrebbero unirsi. Ma Putin e Modi rappresentano stati di civiltà indipendenti, è ridicolo persino offrire di partecipare a un simile gioco, tanto più che è apertamente anticinese.

Allo stesso tempo, fermare educatamente Trump sarà molto difficile. Come ospite del vertice, ha il diritto di invitare chiunque, e anche le obiezioni del Regno Unito o della Germania contro la partecipazione di Putin potrebbero non essere prese in considerazione. Questo non è il ripristino del G8, ma piuttosto un incontro allargato.

Ma, naturalmente, Vladimir Putin non andrà a nessun formato di incontro con il G7, neanche se lo avessero chiamato a ripristinare il G8. L’osservazione fatta lo scorso autunno sul G8, secondo cui non siamo contrari a nessun tipo di interazione, contiene una clausola molto importante. Visto che gli stessi leader occidentali si sono rifiutati di venire in Russia per il vertice del 2014, se ora “i nostri partner vogliono venire da noi, ne saremo lieti”. In una parola, vieni da noi in Crimea.

Detto ciò, il vertice di quest’anno potrebbe aver luogo a New York a settembre, se si riuscirà a riunire il G5 proposto da Putin a gennaio: i primi negoziati nella storia dei capi delle cinque potenze nucleari membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Prima, era previsto che coincidesse con l’inizio della sessione di anniversario dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ovvero a metà settembre. Tuttavia, i crescenti attacchi americani alla Cina complicano la possibilità stessa di contatti tra Trump e Xi Jinping, anche in un formato multilaterale. Tuttavia, quest’anno si vedranno ancora quando a novembre si riunirà il vertice del G20 in Arabia Saudita. Trump arriverà già presidente rieletto, se vince e se i suoi avversari riconoscono la vittoria. E per allora Putin e Xi avranno più di un incontro bilaterale e, tra le altre cose, i leader della Russia e della Cina discuteranno ovviamente anche del futuro dell’America. Perché se non per parlare di una cosa passeggera e infelice…

 

Fonte: RIA NOVOSTI, 02/06/2020 – di Petr Akopov, tradotto da Silvia Vitale