“La Černobyl’ degli Urali”. Un disastro nucleare secretato

ELEO
L’incidente di Kyštym: la prima catastrofe radioattiva dell’URSS

È il 29 settembre 1957, nei dintorni delle piccole cittadine degli Urali Kyštym e Ozersk (tra Čeljabinsk e Ekaterinburg). È una normale domenica sera: gli studenti fanno i compiti per casa, per i contadini sta per finire la stagione per coltivare l’orticello nei loro giardini. Pioviggina, c’è vento.

All’improvviso, la zona è scossa dal rumore di una forte esplosione. Nel raggio di qualche chilometro, i vetri delle finestre si sono rotti. All’orizzonte si erge un’enorme colonna di fumo e polvere, simile a un fungo atomico. Una nuvola di polvere, soffiata dal vento da nord-est, arriva e si deposita a poco a poco. Si fa più buio. Sullo sfondo di un cielo scuro e coperto, la nuvola di polvere brilla di una luce rosso-arancione, che ricorda l’aurora boreale. Questo terribile riflesso nel cielo si vede perfino a Čeljabinsk, a un centinaio di chilometri dal luogo dell’incidente.

È il 1957, e il programma nucleare sovietico si sta sviluppando a ritmi serrati. L’URSS sta cercando di produrre abbastanza armi nucleari per poter fronteggiare gli Stati Uniti. Uno dei centri di produzione delle armi nucleari è situato proprio negli Urali meridionali, nella città chiusa “Čeljabinsk-40” (oggi Ozersk), nell’impianto chimico Majak. La tecnologia di produzione è molto grezza, e sorgono delle difficoltà nel gestire i rifiuti. Inizialmente, le scorie radioattive venivano semplicemente scaricate nei fiumi più vicini, in seguito venivano immagazzinate.

I magazzini costruiti vicino alla fabbrica Majak colpiscono per la loro monumentalità. Si tratta di un canyon scavato nel terreno roccioso a circa 10 metri di profondità con pareti cementate dello spessore di 2-3 metri, rinforzate con spesse lamiere di acciaio inossidabile. Al di sopra è posata una lastra di cemento armato del peso di circa 300 tonnellate e su di essa uno strato di 1,5 metri di pietrisco, terra e manto erboso. Le scorie altamente radioattive (composti di acetato di nitrato di plutonio e altri metalli radioattivi) versate nei serbatoi producono costantemente calore. Il raffreddamento di questi serbatoi avviene tramite apparecchiature speciali e la generazione di calore residuo è controllata da alcuni macchinari, tuttavia il sistema si era guastato e i sensori di controllo non funzionarono.

La reazione chimica con il calore residuo ha portato al riscaldamento delle scorie nucleari a temperature superiori ai 300 gradi. Il surriscaldamento del serbatoio e la forte generazione di vapore ha causato un’esplosione che ha fatto saltare in aria il coperchio di diverse tonnellate e lo ha gettato a 20 metri di distanza!

La nuvola di aerosol radioattivo e polvere salì ad un’altezza di circa 2 km, fu raccolta dal vento e in alcune ore spazzata via a sud-est. Che enorme felicità per i milioni di abitanti di Čeljabinsk e Ekaterinburg, che il vento non soffiasse né da nord né da sud! La nube nucleare si spostò verso aree rurali scarsamente popolate, dopo aver sfiorato città come Kamensk-Uralskij e Kamyšlov, in direzione di Tjumen’.

Nel territorio, che fu chiamato in seguito “traccia radioattiva degli Urali orientali”, vivevano circa 270. 000 persone, tra loro più di 10.000 proprio nella zona con un alto e pericoloso livello di radioattività. Per la bonifica delle aree in seguito all’incidente, fu mobilitato il personale militare delle unità più vicine, operai, contadini, studenti… La consapevolezza della pericolosità delle radiazioni non ci fu nemmeno durante l’incidente di Chernobyl, figuriamoci nel 1957…

Come conseguenza del disastro di Kyštym e delle misure prese per il suo contenimento, decine di migliaia di persone furono sottoposte ad enormi dosi di radiazioni. Tuttavia, tutti i dati sui “liquidatori” e sui residenti sono segreti. Nella zona inquinata sono stati evacuati 23 villaggi. Le case sono state demolite, le proprietà e il bestiame sequestrati ed eliminati, la terra arata e rimossa dal processo di rotazione agricola. Ma la gente continua a vivere nei villaggi più vicini.

La zona più inquinata dalla “traccia radioattiva degli Urali orientali” adesso è un’area chiusa, diventata la “riserva degli Urali orientali”. La raccolta di bacche e funghi, la pesca, la caccia e l’agricoltura sono ancora vietate su questo territorio. Ma gli Urali meridionali sono molto belli, e gli abitanti di Čeljabinsk e Ekaterinburg amano riposare sui laghi del posto…

Il territorio del nostro paese è contaminato da rifiuti radioattivi non solo a causa di disastri prodotti dall’uomo. Lo stesso esercito sovietico bombardò il territorio dell’URSS con cariche nucleari. Anche il maresciallo Žukov sganciò una bomba atomica sull’URSS. Pagine poco conosciute di test con armi nucleari sull’uomo.

Articolo tradotto dalle studentesse del Master ELEO Beatrice Bortoluzzi, Svetlana Saraieva, Barbara Zanchetta e Khrystyna Dymyd.

Fonte: Zen.Yandex

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Il Master di primo livello in Economia e Lingue dell’Europa Orientale / ELEO è un progetto di formazione manageriale dell’Università Ca' Foscari Venezia – Ca’ Foscari Challenge School, rivolto esclusivamente  a laureati con conoscenza certificata della lingua russa. L'obiettivo è formare esperti in relazioni economiche con la Russia, con i principali Paesi dell'Europa Orientale e dell'area eurasiatica, quali Kazakistan e Azerbaigian. Il Master ELEO intende rispondere alle esigenze del mondo imprenditoriale e istituzionale con un programma didattico in grado di integrare qualificate competenze linguistiche e culturali con conoscenze economiche, commerciali e di marketing internazionale.