Come capire la Buriazia? Luoghi significativi della misteriosa repubblica dal materiale di Ajuna Šagdurova.

Ajuna Šagdurova viaggia per la Buriazia dall’età di 16 anni. Questo è l’unico modo di innamorarsi della propria piccola patria se si vive a San Pietroburgo. Ajuna ci ha parlato dei posti di culto della Buriazia non dal punto di vista di un turista in visita per una o due settimane da si quello di una persona che ha fatto suo lo spirito delle leggende locali seppur non dal latte materno, ma con amore e senza scetticismo.   

Viaggiando per la Buriazia non si può non far caso ad un dualismo: modernità e tradizione qui sono strettamente collegate. Per esempio gli autisti di qualsiasi nazionalità fanno spesso offerte ai luoghi di culto offrendo agli spiriti del tabacco o del riso per l’augurio di un buon viaggio. I buriati, con un nome buddista o uno zandeja al collo (simbolo analogo alla croce per i cristiani) possono parlare dei loro antenati, con i quali comunicano durante i riti sciamani e utilizzando il “giapponese” salutare l’aquila che vola in cielo perché il culto dell’aquila è uno dei più antichi.

I Buriati fanno conoscenza con un mondo complesso e ricco di spiritualità già da bambini. Quando ero in visita al villaggio di mia nonna, in estate, mi ha raccontato che una volta per una lezione di biologia ha portato a scuola degli avannotti che ha racconto in un fiume per strada. Dopo un po’ di tempo si ammalò ed ebbe dei dolori al petto. Andò da un vicino, un indovino che leggeva le ossa di agnello e le disse che , giocando nel fiume faceva arrabbiare gli spiriti delle acque che la punivano. Affinché il dolore sparisse, lei doveva tornare al fiume, fare un’offerta e chiedere perdono. Fatto questo il dolore al petto passò. 

Questi racconti mi hanno insegnato a non interrompere il corso della vita della natura per non irritare gli Ezhins, i padroni di quel territorio. Loro difendono i loro aver e nessun buriatio si scorda di loro.  

L’isola Olchon, il lago Bajkal e la regione di Irkutsk. 

Fa’ qualcosa Bajka, Santo Bajkal. Secondo la leggenda Bajkal aveva un figlia, Angara, che si era innamorata del bel giovane Eniseja e che era fuggita con lui. Per impedire la fuga degli amanti, Bajkal lanciò la pietra dello Sciamano, che è considerata la fonte del fiume Angara. Un nome sciamano, e un luogo sciamano sul lago è la roccia dello Sciamano (altrimenti Capo Burhan) sull’isola Ol’chon.

I Buriati hanno molta premura per questo luogo. Nessuno mai si permetterebbe di arrampicarsi sulla roccia sporcando o danneggiando la natura. Nel passato gli abitanti del posto cercavano addirittura di evitarla per non calpestarne il terreno inutilmente: qui chiesero i voti, benedizioni per avere figli, fecero (e continuano a fare) riti sciamanici e buddisti. 

Negli ultimi anni ad Ol’chon ci sono stati molti turisti cinesi; ma adesso dove sono? Nonostante questo il villaggio centrale nell’isola di Chužir ha conservato, come del resto terra la Buriazia, un fascino provinciale: se ti piacciono i villaggi russi, apprezzi i centri distrettuali con le strade intitolate a Lenin, non confondi il caldo odore di ogni prodotto nei piccoli negozi di alimentari, allora adorerai anche Chužir. Un cimitero di navi, mucche, piccoli sentieri, una spiaggia sabbiosa vicino ad una pineta…Di divertimenti non ce ne sono poi così tanti, ma su questa isola non si viene per questo, si viene per far lavorare la vista, assorbire l’atmosfera perché in pochi anni potrebbe essere tutto assorbito dalla plastica e dal turismo all-inclusive. Non dimenticarti di esplorare l’isola a bordo di una “buchanka” (tipico furgone sovietico, adatto ai terreni sterrati e non regolari, ndr) perché avrai l’occasione di vedere luoghi che possono competere con i paesaggi norvegesi. 

Se vedi un’aquila che vola nel cielo non dimenticare di salutarla. Potrebbe essere proprio l’ “aquila calva”, figlio del padrone di Ol’chon la più grande divinità del Bajkal che vive nella roccia dello Sciamano. 

Aršan, la Valle della Tunka

A 500 chilometri da Ol’chon, se si prende l’autostrada in direzione Irkutsk-Ulan-Ude verso le montagne Sajan, lì vivono i burlati Jessentuk.

Acque minerali, fiumi di montagna, montagne inclinate, aria pura: è questo il villaggio turistico di Aršan ai piedi dei monti Sajan. Passeggiano cani di strada, si mangiano cheburjek (tipici saccottini fritti ripieni di carne e formaggio, ndr), mercati di souvenir con prodotti cinesi, fiori, tulle: Aršan è anche questo.

Nella lingua locale, Aršan significa “fonte della guarigione”. Il nome deriva dalle acque minerali e dai luoghi da cui hanno origine. La fonte più importante per molti resta quella nel distretto di Tunkiskij.

Generalmente, chi viene in vacanza da queste parti affitta una casa per diversi giorni, fa scorte di bottiglie, passando i giorni a raccogliere le acque dalle fonti, passeggiando nei marcati dove a proposito si può comprare cashmere mongolo, pinoli ed erbe siberiane (consiglio di provare il sagaan-dali, nelle cui foglie c’è l’essenza dell’aršan e dell’aria di questi posti). Un percorso semplice da fare per la prima cascata del fiume Kingargi (che nella lingua del posto significa “tamburo”, e prende il nome forza di questo fiume), ma bisogna essere molto cauti: la scorsa estate due turisti sono stati colpiti duramente da alcune rocce cadute vicino alla cascata.

Un percorso più difficile porta fino al Picco dell’amore, una delle cime dei monti Tunkiski. Ci sono diverse leggende che spiegano l’origine del nome del luogo. Secondo una di queste, due amanti sono saliti sulla cima per gettarsi giù in quanto il loro amore era proibito: erano parenti. In Buriazia sono considerati parenti stretti fino alla settima generazione ed è per evitare incesti che tutti i bambini conoscono tutta la loro famiglia e gli antenati. Il Picco dell’amore è oggi un luogo molto frequentato dagli utenti di Instagram di Irkutsk e Ulan-Ude.

Nel 2014 nel villaggio di Aršan ci fu una terribile frana. Alcuni credono che sia stata la punizione di Buche-nojon, il primo antenato dei burlati, il toro divino. La rabbia dello spirito venne provocata dalla violazione del Tajlgan, il rito più importante dell’antenato, da parte di alcuni sciamani. La versione ufficiale è un cedimento di sedimenti geologici che si sono sciolti e venuti giù a causa della pendenza. Ora rimane un fiume di pietra.

La Valle del Barguzin

La Valle del Barguzin si trova tra due catene montuose. Qui i torrenti attraversano le aree rurali ai piedi dei Monti Barguzin e in estate pullula di zanzare. Nella valle si trova la montagna sacra Barchan-Uula che, secondo i testi tibetani, protegge gli insegnamenti buddisti dal nord. I padroni della Valle del Barguzin, Burchan Baabaj e Chažar Sagaan-nojon, signori celesti che scesero dal cielo sulla terra, vivono qui.

Si ritiene che la salita alla cima del monte Burchan-Uula aiuti a stabilire una connessione con il cielo, e  che il buddista che segue tutti i comandamenti veda un’immagine del Buddha sulle rocce. I buriati solitamente chiedono il permesso di potervi salire al Lama (il guru della tradizione tibetana, ndr), ma alle donne non è concesso. Non ci sono invece divieti di salire sul Suvinskij Saksonia, un pittoresco complesso roccioso di 400 metri li lunghezza ai piedi della cresta Ikat, che ricorda le rovine di un antico castello. La gente del posto crede che alcuni anni fa i burguti vivessero qui, e ora i discendenti di questo popolo vivono nella parte della Mongolia interna al territorio cinese. 

In questi luoghi puoi immaginare il mondo selvaggio medievale, le guerre nella steppa, gli arcieri mongoli e la caccia con le aquile.

La roccia con il volto della dea Janžim è il luogo più mistico della Valle. Nel 2005 è stato perquisito il villaggio di Jarikta per trovare un posto dove costruire un tempo buddista in ricordo di quello distrutto negli anni ’30 del secolo scorso, così come le reliquie buddiste che i monaci nascondevano qui. Un residente locale ha visto delle reliquie alcuni anni fa ed è stata presa la decisione di iniziare la ricerca e durante queste ricerche è stato scoperto su una roccia poco appariscente il volto della dea danzante Janžim che conferisce ai bambini successo nella creatività. Secondo i buddisti il volto è miracoloso. 

Oggi è un luogo di pellegrinaggio, famiglie senza figli, personaggi della cultura, studenti si affollano nella speranza che la dea li aiuti.  A proposito, il tempio Burguzinsk è stato restaurato. 

Nel tempio

Il volto di Janžim è considerato dai buriati un miracolo insieme al fenomeno del Pandito Khembo il Lama Dasha-Doržo Itigelov, il tuo corpo venne trovato in ancora conservato nel 2002 dopo 75 anni dal suo viaggio verso il Nirvana (la morte). Ora il suo corpo si  trova nel tempio Ivolginskij a pochi chilometri da Ulan-de, ma l’accesso è consentito solo nei giorni di grande preghiera. 

La danza buddista “Cam”

In Buriazia non ci sono tutti i servizi per un’alta qualità della vita come per esempio buone strade o luoghi dove sederci e bere un cocktail. C’è però la natura, la semplicità della provincia un cultura unica, ottimi buuzi (saccottini al vapore ripieni, ndr) e la più grande testa di Lenin del mondo. Non è difficile esserne affascinati: devi solo aprire la tua anima a tutti i 5 sensi e essere pronto alla libertà della steppa, alle vertigini dalle montagne e alla bellezza dei percorsi. 

Fonte: https://perito-burrito.com, Autrice e fotografa: Ajuna Šagdurova, Data: 28.05.20, Traduzione: Eugenio Alimena

Eugenio Alimena

Nato a Belvedere Marittimo, in Calabria, è cresciuto a Cosenza dove si è formato fino alla licenza liceale. L'esperienza universitaria romana, presso La Sapienza, gli ha permesso di ampliare i suoi orizzonti culturali e fisici, portandolo oltreoceano e oltre Urali spinto dallo studio, dal lavoro e da pura curiosità. Terminati gli studi di specializzazione in lingua e letteratura russa (dedicati soprattutto alla poesia del '900), attualmente vive e lavora a San Pietroburgo, dove si concentra principalmente sull'insegnamento e sulla diffusione della lingua italiana, mantenendosi contemporaneamente attivo in progetti personali e pubblici. Alla domanda "perché hai scelto il russo?", risponde senza molti giri di parole "perché, in un senso abbastanza stretto, fa parte della mia storia".