Recensione di “Melodia della terra”, di Čyngyz Ajtmatov

Il legame con la terra è forse l’elemento che caratterizza più in profondità le opere di Čingiz Ajtmatov, scrittore kirghiso poi divenuto famoso e insignito di varie onorificenze in tutta l’ex URSS. Melodia della terra – pubblicato per la prima volta alla fine degli anni Cinquanta e portato in Italia dalla casa editrice Marcos y Marcos – non è da meno, come già il titolo lascia facilmente indovinare.

La terra di cui racconta Ajtmatov nelle sue opere è, prevedibilmente, quella dove egli nacque, nel 1928, e poi crebbe: il Kirghizistan e le steppe dell’Asia centrale, con i loro laghi turchesi e le loro montagne impervie. In questo caso il focus dello scrittore si concentra su un piccolo villaggio sulle rive del fiume Kurkureu, all’attuale confine tra Kirghizistan e Kazakistan, dove le vicende raccontate dal giovane protagonista vedono intrecciarsi i destini di alcune famiglie legate da antichi costumi e tradizioni.

melodia della terra di aitmatov
Čyngyz Ajtmatov, Melodia della terra, Marcos y Marcos 2017. Traduzione di Andrea Zanzotto.

Altrove – come in quello che è forse il libro più famoso di Ajtmatov, Il battello bianco – a fare da sfondo alla narrazione erano altri angoli di questa terra, poco conosciuta al lettore occidentale ma certamente ricca di fascino: le rive del lago Issuk-Kul’, i monti Küngöy Ala e Teskey Ala.

La narrazione di tutta la poesia che proprio questa terra riesce a sprigionare è un elemento talmente preponderante all’interno del libro da aver spinto gli editori italiani a farne il titolo dell’opera che, nella versione originale, si intitola invece Džamilja, dal nome (in questa edizione reso con “Giamilja”), della protagonista femminile.

La scelta editoriale di modificare il titolo rende conto di una diversa prospettiva di lettura: quella del focus sulla terra e sulla sua “melodia”, nel primo caso, e sulla giovane donna che domina la narrazione, nel secondo.

La Giamilja a cui il titolo originale allude è infatti il centro del racconto fatto dal protagonista, un ragazzino cresciuto in un kolchoz sulle rive del Kurkureu, che narra la vicenda legata alla storia d’amore tra, appunto, Giamilja (moglie del suo fratello acquisito) e il giovane Danijar.

La relazione tra i due, raccontata qui attraverso gli occhi del giovane ragazzino, e l’elemento della terra in cui le vicende si svolgono non sono però separati, ma strettamente legati: è proprio il canto di Danijar, che canta la bellezza di Giamilja e della terra in cui è nato, a far sì che la giovane si innamori di lui e che il ragazzino protagonista, ascoltando a sua volta questa “melodia della terra”, decida di diventarne egli stesso testimone attraverso un’altra arte: la pittura.

(c) Eleonora Sacco, autrice del blog painderoute.it. La fotografia è stata scattata in Kirghizistan.

La melodia della terra diventa quindi il filo rosso che collega le vite di questi tre personaggi e che si esprime attraverso varie tipologie di rappresentazione: la scrittura, il canto, il disegno.

Questo filo rosso è anche ciò che, oltre a unire i tre personaggi, li separa da tutti gli altri: gli abitanti del villaggio del protagonista e di Giamilja, allevatori di cavalli e contadini fedeli alle proprie tradizioni secolari mai interrotte, non vedono certamente di buon occhio la “diversità” dei tre giovani, il loro non conformarsi a ciò che le usanze richiederebbero e il loro voler vivere fuori dagli schemi.

Questo contrasto tra due dimensioni, tra quella di chi davvero percepisce e comprende lo scorrere dell’energia della vita e chi, invece, non riesce a coglierlo, è anch’esso un elemento che unisce Melodia della terra a Il battello bianco.

In quest’altro romanzo il contrasto fra “interno” ed “esterno” riguarda, peraltro, sempre un ragazzino, contrapposto a chi invece viene da fuori e non è in grado di comprendere la spiritualità della terra.
Nel caso di Melodia della terra, invece, accade il contrario: sono i protagonisti, i “sensibili”, a voler deliberatamente andarsene dall’“interno” delle usanze del villaggio, in cerca della propria libertà di vivere e amare.

Melodia della terra è, insomma, un libriccino (poco meno di 40 pagine) che vale la pena leggere per due motivi: innanzitutto, per la sua capacità di trasmettere tutta la magia di luoghi ancora poco conosciuti al lettore occidentale. In secondo luogo, proprio per il fatto che ciò di cui il testo parla non sono elementi rilevanti solo per gli abitanti della steppa kirghisa: sono sentimenti che tutti, a prescindere dal luogo in cui si trova il nostro “villaggio”, possiamo sentire come nostri.

“Dove siete oggi, su quali strade camminate? Ci sono tante strade nuove, da noi, nella steppa, in tutto il Kazakistan fino all’Altai e alla Siberia! […] Ch’egli ti canti la sua canzone dell’amore, della terra, della vita! Che la steppa si riscuota e giochi con tutti i suoi colori! […] Va’, Giamilja, non pentirtene, perché hai trovato la tua difficile felicità!”.


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Olga Maerna

Il fatto che mi sia stato messo un nome slavo senza che nessuno nella mia famiglia lo fosse è stato probabilmente un segno del destino. Mi sono laureata in Lingue e Letterature Straniere studiando tra Milano e Mosca. Ora sogno di riabbracciare presto una betulla siberiana e di aprire un giorno una mia casa editrice. Nel frattempo, recensisco libri e traduco.