Stiljaga

Стиляга - Stiljaga

Etimologia

Giovane che segue senza esitazioni una moda vistosa e appariscente.

Stiljaga deriva dalla parola stil’ (stile, tecnica, modo, atteggiamento) o dall’aggettivo stil’nyj (stiloso, alla moda, di tendenza) e veniva attribuito ai membri della prima subcultura giovanile sovietica, giovani uomini e donne talmente affascinati dalla moda e dalla musica occidentale da copiarne i look, rigettando i canoni estetici e di comportamento imposti dal regime sovietico. Data la ricercatezza nel vestire propria degli stiljagi e la loro passione sfrenata per la moda occidentale, si potrebbe pensare che stil’ faccia riferimento principalmente al loro modo di apparire e di vestirsi, ma, essendo legato in passato ad una tecnica o un modo particolare di danzare, in realtà dimostra un legame più profondo con il mondo della musica.

Stiljaga

L’appellativo Stiljaga sorse in Unione Sovietica agli inizi del periodo post-bellico insieme agli individui che andava a definire, ovvero gruppi di giovani attirati dai gusti estetici e musicali europei e americani che tentavano di emulare. Inizialmente il fenomeno fu marginale, ma acquisì maggiore rilievo verso la fine degli anni ’50.

Tratti distintivi degli stiljagi erano per gli uomini pantaloni attillati dai colori sgargianti, lunghe e larghe camicie coloratissime, cravatte con motivi bizzarri e tropicali, scarpe con suole spesse e di color bianco-uovo (semolina), baffi rasati o quasi, capelli fissati in una cresta con lo sciroppo di zucchero oppure lunghi fino alle spalle, mentre per le donne gonne corte, camicie accorciate, giacche dal taglio maschile, trucco pesante e capelli corti con frange, in forte opposizione al monotono e spento abbigliamento sovietico imposto dal regime. Proprio per questa volontà di opposizione alla società dominante e per il loro rifiuto all’omologazione, gli stiljagi venivano spesso criticati dalle istituzioni e dalla società, come anche ritratti sarcasticamente dal cinema e dalla stampa. 

L’introduzione della parola stiljaga nella parlata sovietica è infatti dovuta ad una loro rappresentazione ironica comparsa nel 1959 sulla rivista satirica Krokodil. La parola stiljaga venne attribuita al gergo giovanile, ma la sua accezione negativa suggeriva che si trattasse più di una invenzione giornalistica tesa a sottintenderne la condanna sociale.

Anche il linguaggio degli stiljagi era particolare: una combinazione di gergo e di parole provenienti dall’inglese o da altre lingue occidentali, dove molti termini normalmente impiegati nella parlata quotidiana venivano alterati per dar loro un “tocco straniero”, fenomeno frequentemente messo in atto con i nomi di persona:

Fedor – Fred, Michail– Majkl (Michael), Grigorij– Gerri (Garry), ecc.

 

« Хелло, чувак, это я, Генка! […] Я уже ингажирована – Мерси»

 

“Hello bello, sono io, Genka! […] Sono già impegnata, mercì”

Sia il loro modo di vestire che le loro pettinature, come anche i loro passi di danza, erano ispirati alle tendenze in voga in Europa e in America in quegli stessi anni. Questi nuovi stili divennero noti in Unione Sovietica grazie all’arrivo di riviste, musica e film dall’Occidente.

Il principale canale per l’ottenimento delle informazioni sulle tendenze straniere erano le trasferte di ministri, diplomatici, e di tutti coloro che ricoprivano alte cariche politiche, che spesso erano i genitori degli stessi stiljagi, i quali portavano in patria riviste, fotografie, abbigliamento, ma molto utile era anche il commercio illecito e il mercato nero, a cui ricorrevano soprattutto coloro che non potevano permettersi lo stile di vita e i beni posseduti dagli stiljagi d’élite, ma che desideravano comunque possedere autentica merce occidentale. Anche per la musica funzionava allo stesso modo: i giovani spesso acquistavano registrazioni al mercato nero, la cui qualità era spesso molto bassa e i prezzi ancora più alti di quelli reali.

Giulia Pinta

Classe 1993, ho conseguito la laurea in Scienze della Mediazione Linguistica all'Università di Torino con una tesi intitolata 'Da Cigno bianco ad oca grigia: il matrimonio contadino russo', inserendomi tra le pochissime fonti italiane sul tema. Attualmente porto avanti lo studio del russo e del tedesco in magistrale. Dopo numerosissimi viaggi in Russia, tra città e campagne, a contatto con quel popolo meraviglioso, ci ho lasciato il cuore. Quel Paese è diventato aria indispensabile per i miei polmoni, ne sono inebriata.