Recensione di “Danilov il violista”, di V. Orlov

Il racconto della rocambolesca storia di Danilov il violista si colloca come primo capitolo della trilogia delle Storie di Ostankino, liberamente ispirate alla tradizione del realismo fantastico resa celebre da nomi del calibro di Gogol’ e Bulgakov.
Viene pubblicato nel 1980 e tradotto in venti lingue, ma vede la prima luce in italia solo nel 2019 grazie alla traduzione di Daniela Liberti

Copertina "Danilov il violista"
Danilov il violista, traduzione di Daniela Liberti. Carbonio editore, 2019.

La voce narrante introduce gradualmente il lettore alla conoscenza del protagonista. Quasi scostando appena il sipario della sua esistenza lascia intravedere scene di vita quotidiana: luculliani banchetti adornano la tavola di casa Muravlёvy, attorno alla quale imperlano con la loro presenza esimie personalità del luogo. È d’uso ricevere invito a tali banchetti per coloro ai quali, brillando di fama o intelligenza, spetta l’onore di elevare le discussioni che inframmezzano i pasti, allietando sia il padrone di casa che gli altri commensali.

Fra loro spicca l’elegante Danilov, violista di talento e gentiluomo di nascita, la cui quotidianità si divide tra la fedele viola Albani, i pranzi in casa Muravlёvy e le sempre più sporadiche visite alle riunioni dei domovye – creature appartenenti alla tradizione popolare Russa che aleggiano fra le mura domestiche proteggendo la casa e la famiglia.

Fra di essi Danilov era stato assegnato alla discesa sulla terra, pur non appartenendo alla schiera degli spiriti benevoli. La sua natura aveva origini ben più nobili e controverse: egli era infatti l’ibrida progenie frutto dell’ unione fra un demone e un’umana.

Questo aveva fatto di lui un essere imperfetto rispetto ai canoni vigenti nel suo luogo natale dei “Nove Livelli”: eccessivamente sensibile fin da giovane, non eccelleva né in forza, né in competitività, insomma non possedeva le caratteristiche peculiari di un demone. Per giunta aveva rifiutato “La grande rivelazione”, rinunciando al sapere assoluto. Aveva invece deciso di coltivare l’amore per la musica trasmessogli dalla madre e, per mezzo del suo naturale talento, giunto sulla Terra era stato inserito in un’orchestra.

Com’è noto Danilov, sin dai tempi del liceo, aveva la possibilità di sentire e vedere tutto. Ma lui aveva disdegnato tale possibilità e, per il tedio provocato dalle scoperte demoniache, aveva iniziato a soffrire di emicranie e coliche addominali. E aveva fatto finta di essere un sempliciotto sconsiderato dalle poche linee sensitive.

Inviato sulla pianeta con l’intento di determinare se in lui prevalesse la natura umana o quella demoniaca, era stato annoverato sotto la condizione di “demone a contratto” e dotato di uno speciale braccialetto capace di farlo passare da una modalità all’altra, poi collocato fra i domovye per ambientarsi.

Vladimir Orlov
L’autore, Vladimir Orlov.

Proprio fra questi avviene l’incontro che sconvolgerà la sua umana esistenza, quando il presunto domovoj rispondente al nome di Valentin Sergeevič gli consegna un particolare biglietto da visita laccato su cui spiaccano funesti i caratteri color porpora dell’ora
X. Danilov – sconvolto dalla chiamata, in particolar modo per l’incertezza della data e del motivo – tenta così di proseguire la sua esistenza umana, ma continue avversità irrompono trascinandolo in una spirale di peripezie e inattese vicissitudini in cui la vena
drammatica dell’autore si intreccia alternandosi a quella ironica, lasciando il lettore abbacinato.

Nel susseguirsi degli eventi appare sempre più nitida la natura del personaggio, il cui amore nei confronti della razza umana lo fa rifuggire con caparbietà dai suoi poteri demoniaci che pur potrebbero risolvere tutti i grattacapi in un istante. Invece egli persegue nelle difficoltà mantenendo la sua natura umana nello strenuo tentativo di vivere ed esperire la caleidoscopica moltitudine di emozioni –sia positive che negative – che questo stato comporta.

E’ una sorta di ribellione silenziosa al conformismo quella di Danilov, che fa di lui un essere genuino nella sua unicità ereditata non solo per nascita, ma per la continua ricerca della propria identità e della natura delle cose. Al di sopra di ogni tornaconto personale. Nella narrazione della “chiamata” vengono rievocati temi e paesaggi sovrannaturali tanto cari alla corrente di scrittori fantastici Russi, trasportando il lettore dentro un turbinio di dimensioni spazio-temporali e livelli dall’atmosfera onirica in cui si dipanano le vicende che decideranno il destino di Danilov.

 

Danilov se avesse voluto avrebbe potuto in un solo istante sapere, sentire e vedere tutto: aveva conservato questa facoltà dentro di sé.

Recesione a cura di Stefania Angius


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