Triangolo non amoroso: il ruolo della Russia nella guerra fredda tra USA e Cina

Il confronto tra Cina e Stati Uniti è entrato in una fase calda: stiamo parlando di una nuova guerra fredda, ma si comincia persino a temere un conflitto armato. Tutto ciò apre alla Russia lo spazio per una manovra geopolitica. RIA Novosti ha cercato di capire come il fattore americano stia influenzando il rapporto tra Mosca e Pechino.

Socialista sotto una pelle capitalista

Alla fine degli anni Settanta negli USA speravano che la Cina, iniziate le riforme di mercato, cambiasse gradualmente anche sistema politico, prendendo come esempio la democrazia di tipo occidentale. Tuttavia, questo non è mai accaduto.

Alcuni decenni dopo l’establishment americana si è resa conto che non vale la pena aspettarsi dalla Cina alcuna liberalizzazione e democratizzazione.

Le relazioni bilaterali sono state danneggiate in modo catastrofico. Non c’è giorno che a Washington non indirizzino critiche nei confronti di Pechino, che non vengano approvate nuove sanzioni contro i funzionari cinesi, che non chiudano o si vieti l’attività a società ed organizzazioni cinesi.

A Pechino si parla di una escalation unilaterale. Sono sicuri che la responsabilità per la crisi tra i due stati risieda completamente sugli USA. Perché tutto si normalizzi, basterebbe che gli americani ci ripensassero e ritornassero ad una collaborazione reciprocamente proficua. Ma a Washington, nonostante le divergenze di vedute tra democratici e repubblicani su come contenere la Cina, si è creato un consenso: non si torna indietro e non ci sarà più la mutua comprensione che c’era passato.

Il presidente americano Donald Trump e il segretario generale cinese Xi Jinping nel corso del summit del G20 a Osaka. 29 giugno 2019.

Alla ricerca di compagni

E in questo vertiginosa escalation entrambe le parti cercano di ottenere supporto dall’esterno. Ovviamente la maggior parte dei paesi dell’emisfero orientale non vorrebbe trovarsi in nessuna circostanza di fronte alla scelta tra USA e Cina. E nonostante Donald Trump ne abbia combinate di tutti i colori negli ultimi quattro anni sia in Asia che in Europa, Washington ha ancora vecchi e fidati alleati. Chiaramente ciò che manca alla Cina.

Si delinea un triangolo formato da Cina, Russia e Stati Uniti. Washington cerca di coinvolgere Mosca in una “coalizione anticinese”: Trump propone, se non di tornare ad un formato G8, almeno di invitare il maggior vicino cinese con Sud Corea e India al summit del G7. Il segretario di stato Mike Pompeo ha dichiarato che questa alleanza è conveniente per il Cremlino dato che in virtù di “circostanze naturali” (quali di preciso non è stato chiarito dal capo del Dipartimento di Stato) la Cina è una minaccia per la Russia.

La probabilità che Mosca sia d’accordo a sedersi su una “sedia in disparte” al tavolo di coloro che introducono sanzioni e considerano la Russia uno stato revisionista alla pari della Corea del Nord, dell’Iran e della Cina, non è molto alta. E comunque Mosca può guadagnarci da questo confronto, dopotutto il fattore americano influenza anche le relazioni con Pechino.

L’amicizia non ha nulla in contrario

Il peggioramento delle relazioni tra USA e Cina non significa che si formeranno legami tra Mosca e Washington. Ma si creeranno nuove possibilità, così come rischi, per sviluppare i contatti con la Cina.

In contesti internazionali difficili Russia e Cina agiscono tradizionalmente in modo coordinato e ciò accade da molto tempo. Al Consiglio di Sicurezza dell’ONU Mosca e Pechino silurano le iniziative americane e votano praticamente sempre in modo solidale nei confronti dell’altro. Combattono assieme per ottenere un modello multipolare.

“La cosa principale che accade oggi nel mondo è il rafforzamento dell’opposizione al modello di globalismo, alla cosiddetta Pax Americana”, afferma in un colloquio con RIA Novosti Sergej Sanakoev, capo del Centro di analisi russo-cinese. “Molti paesi, compresi Russia e Cina, ovvero più di metà della popolazione mondiale, non vogliono vivere in questo modo, non hanno bisogno di un mondo stabile unipolare con la concorrenza di valute, tecnologie, ideologie”.

Ciò non significa che qualcuno si stia unendo contro gli Stati Uniti, precisa l’esperto. “Naturalmente noi non stringeremo mai amicizie con la Cina contro qualcun altro. Abbiamo raggiunto un tale livello di partnership strategica perché siamo vicini con un lungo confine comune e abbiamo bisogno di rapporti di buon vicinato”, sottolinea Sanakoev.

Il presidente russo Vladimir Putin con il segretario generale cinese Xi Jinping durante un incontro al summit BRICS

Alleati non dichiarati

Il fattore americano è importante anche per la collaborazione militare. Gli esperti parlano di un’unione difensiva “non dichiarata” tra Russia e Cina, dato che formalmente non c’è alcun obbligo reciproco.

Nel 1997 i due stati hanno raggiunto un accordo per ridurre la presenza militare nella fascia di 100 km lungo i due lati del confine. Esercitazioni congiunte vengono organizzate già da tempo. A metà degli anni Duemila furono classificate come antiterroristiche, tuttavia hanno acquisito progressivamente un carattere sempre più tecnologico e avanzato, fa notare Vasilij Kašin, collaboratore scientifico del Centro di ricerca complessa europea e internazionale della Scuola Superiore di Economia.

“È chiaro che si tratta di uno scambio di esperienze e di un miglioramento della compatibilità operativa in caso di confronto con un grande nemico straniero, che può essere rappresentato solo dagli USA. Ma esistono anche altri fattori. Per esempio, la preoccupazione per la stabilità in Asia centrale e il desiderio di sostenere la trasparenza e la fiducia reciproca in tema di difesa”, sostiene Kašin.

Grazie alle esercitazioni e alle visite reciproche di delegazioni, Russia e Cina ottengono informazioni molto importanti. “A differenza del Ministero della difesa americano, il nostro non pubblica le proprie valutazioni sulla potenza militare cinese, ma, indubbiamente, è molto più informato su questo aspetto. Questo permette di sentirsi sicuri, di dividere le leggende dalla realtà e di comprendere di cosa sono capaci i cinesi”, aggiunge l’esperto.

Reparti anfibi dell’esercito cinese e russo ad un’esercitazione congiunta al poligono di Gornostaj nel Territorio del Litorale (“Primorskoj Kraj”)

Morto un papa se ne fa un altro

A causa della guerra commerciale con gli Stati Uniti Pechino ha dato il via libera ad importare soia da tutte le regioni russe, pretendendo dalle aziende statali di fermare gli acquisti dagli americani.

Tuttavia, difficilmente la Russia possiede abbastanza risorse per sostituire gli Stati Uniti nell’import cinese, si rende noto nel report del Consiglio russo per gli affari internazionali. In particolare, la soia russa copre solo il dieci percento del fabbisogno cinese. Tra l’altro in Cina è diretto l’89% di tutto l’export russo di questo prodotto. Ma c’è anche un’altra produzione che è pienamente in grado di fare concorrenza a quella americana grazie alle basse spese di trasporto e alla mancanza di una rigida regolamentazione fitosanitaria. Per esempio, il frumento e la carne di manzo.

Altri ambiti prioritari sono le tecnologie e l’energia, soprattutto in un contesto di contrasto tecnologico tra Cina e USA e di timori per la sicurezza dei flussi marini. Nel 2019 è iniziata la costruzione del gasdotto “Sila Sibiri” (“Forza della Siberia”) con una capacità di 38 miliardi di metri cubi di gas all’anno. Anche il gas naturale liquefatto russo del progetto “Yamal SPG” arriverà presto nel mercato cinese.

Saldatura di un condotto alla cerimonia di unione della prima sezione del gasdotto “Sila Sibiri” nel villaggio di Us-Khatyn.

“Lo spazio, l’aviazione, le tecnologie di informazione, le tecnologie cloud indipendenti in grado di aiutarci a creare piattaforme di pagamento proprie in sostituzione dello SWIFT: stiamo sviluppando tutto ciò. Come si dice, morto un papa se ne fa un altro”, afferma Sergej Sanakoev. E precisa: il compito della Russia non è affatto quello di sostituire gli Stati Uniti nel mercato cinese. “Questo non è possibile”, chiarisce, “Si parla invece di avanzare verso un nuovo livello di collaborazione economica che presuppone una forte integrazione”.

Ma ci sono anche dei rischi. “Bisogna capire che la Russia ha a che fare con uno stato-partito”, precisa Vasilij Kašin, “I principali settori dell’economia sono dominati da società statali che sono sottomesse completamente alla politica. Posso prendere una posizione che non riuscirai a fargli cambiare perché non ci sono azionisti privati. D’altro canto, è il più grande mercato mondiale”.

L’esempio dell’Unione Europea dimostra che in caso di crisi le forniture di combustibili creano una dipendenza reciproca e diventano un fattore stabilizzante, fa notare l’esperto.

Ad ogni modo oggi la situazione si evolve a favore della Russia. E Pechino è sempre più interessato a rafforzare la partnership con Mosca.

 

Fonte: RIA Novosti, 21/08/2020. Articolo di Sofia Melniĉhuk. Traduzione di Alessandro Lazzari.

Alessandro Lazzari

Originario della provincia di Treviso, nel 2015 mi sono laureato in Lingue, civiltà e scienze del linguaggio presso l’università Ca’ Foscari di Venezia con una tesi sulla crisi dei missili di Cuba analizzata dal punto di vista sovietico dell’epoca. Nei tre anni a Venezia ho studiato tedesco e russo. Dopo l’esperienza di un semestre all’Università Pedagogica di Tula, ho deciso di tornare in Russia a proseguire i miei studi. Nel giugno del 2018 ho discusso la mia tesi magistrale sulle strategie di investimento delle multinazionali italiane in Russia presso l’Università Statale di Mosca per le Relazioni Internazionali (MGIMO). Sono appassionato di storia sovietica e traduco volentieri articoli di politica ed economia.