Personaggi russi nella letteratura straniera

Non sono pochi gli scrittori stranieri che hanno provato interesse per la letteratura e la storia russa. Alexandre Dumas dedicò attenzione alla rivolta decabrista, Virginia Woolf tradusse in inglese le opere di Fedor Dostoevskij, Anton Čechov e Ivan Bunin, mentre Jules Verne discusse dei costumi russi con Ivan Turgenev. Questo articolo del portale “Kultura.RF” permette di andare alla scoperta di come gli scrittori stranieri si immaginarono il “tipico carattere russo”, quali libertà si presero nelle descrizioni e perché le loro opere furono vietate in Russia.

I decabristi di Alexandre Dumas

La Russia nei romanzi di Alexandre Dumas

 

Nel 1840 fu pubblicato uno dei primi romanzi dello scrittore francese Aleksandre Dumas, Il maestro d’armi, incentrato sulla sollevazione decabrista del 1825 e sulla vita di chi vi prese parte.

Per la stesura del libro Dumas utilizzò quanto riportato nelle memorie dello spadaccino Agustin Grisier, che visse in Russia a partire dal 1819 e frequentò i decabristi Ivan Annekov, Aleksandr Murav’ev e Sergej Trubeckoj. È partendo dal suo personaggio che Dumas scrisse il romanzo.

Lo scrittore si basò anche sul diario di altri spadaccini che si trovavano in Russia negli anni Venti dell’Ottocento, oltre a conoscere personalmente Ivan Murav’ev-Apostol, padre di tre decabristi (Matvej, Sergej e Ippolit). Fu lui a trasmettere a Dumas il rapporto della commissione d’inchiesta in merito agli imputati.

Il maestro d’armi fu pubblicato sulla rivista “Revue de Paris”. Il libro non piacque ai critici francesi a causa della trama debole e degli eccessivi dettagli sulla vita della società russa. Dumas descrisse infatti l’architettura di Pietroburgo, le sue istituzioni e persino i prezzi nei negozi.

Dopo la prima portata il maître fece il suo ingresso in sala portando su un vassoio d’argento due pesci vivi che non avevo mai visto. Vedendoli, tutti gli ospiti lanciarono esclamazioni di sorpresa: erano due sterletti. Dal momento che gli sterletti vivono solo nel Volga, che dista da Pietroburgo non meno di trecentocinquanta leghe, e possono sopravvivere solo nell’acqua di questo fiume, era stato necessario trasportarli per cinque giorni e cinque notti in una slitta chiusa e riscaldata, in modo che l’acqua del recipiente in cui erano stati messi non ghiacciasse. Questi pesci costavano ottocento rubli l’uno, cioè più di milleseicento franchi”.
Descrizione del pranzo nella tenuta di Ivan Annenkov. Da Il maestro d’armi di Alexandre Dumas.

In Russia il libro fu vietato subito dopo l’uscita. All’inizio degli anni Quaranta dell’Ottocento, tuttavia, alcune copie de Il maestro d’armi venivano portate in Russia dalla Francia e diffuse illegalmente.

Anche i decabristi le lessero e Ivan Puščin, membro della Società d’Argento e amico di Aleksandr Puškin, scrisse: “Matvej Murav’ev ha letto il libro e ha detto che quella canaglia di Grisier, che anche io conoscevo un po’, ha presentato questa rispettabile signora (la madre, Annenkova Anna Jakovi – N.d.R) non in modo del tutto veritiero. […] La Annekova scriverà ad Alexandre Dumas ed esigerà che egli diffonda suddetta lettera tanto quanto le assurdità a cui ha deciso di dedicare la sua penna”.

Il maestro d’armi fu pubblicato per la prima volta in russo nel 1924, sebbene questa edizione non fosse completa e rappresentasse una rielaborazione del testo originale. Lo studioso di letteratura Sergej Durylin scrisse: “Nel romanzo di Dumas è sparsa un’infinità di incongruenze storiche, di errori fattuali, di invenzioni romantiche, assurdità psicologiche e stupidaggini politiche”.

Nel suo romanzo Dumas aveva alluso alla relazione tra il decabrista Ivan Annekov e la modista francese Pauline Geuble (chiamata Luisa nel libro). Lo scrittore commise diversi errori nei nomi e nei titoli, confuse Čita e il villaggio di Kozlovo e definì Annekov con il titolo di “conte”.

Pauline Geuble nelle sue memorie parlò di una delle inesattezze dell’autore: “Contrariamente alle affermazioni di Dumas, che nel suo romanzo dice che un intero branco di lupi mi accompagnò lungo tutta la strada, durante tutta la durata del mio viaggio verso la Siberia io vidi solo un lupo”.

Il ragazzone siberiano di Jules Verne

La Russia nei romanzi di Jules Verne

Nel 1874 Jules Verne ebbe l’idea di scrivere un romanzo ambientato in Russia. Il protagonista del suo “romanzo russo” divenne un personaggio inventato: il corriere dello zar Alessandro II chiamato Michael Strogoff.

Lo scrittore voleva mostrare quello che nella sua immaginazione era il tipico uomo russo: il protagonista del suo romanzo era cresciuto in Siberia, era alto, bello e impavido, aveva ricevuto diversi riconoscimenti dallo stato, uccideva orsi.

La sua possente figura pareva l’incarnazione della forza fisica fatta persona. I tratti del suo viso erano lineari e ben fatti: folti capelli scuri leggermente arricciati, uno sguardo buono e amichevole con cui i bei occhi blu attiravano l’attenzione di tutti. Il suo petto era decorato dalla croce di San Giorgio e da diverse medaglie. […] Aveva trascorso l’infanzia e la prima giovinezza a Omsk, sua città natale. […] Quando Michael aveva quattordici anni, non solo uccise un orso ma, dopo averlo scuoiato, ne trasportò la pelle per diverse verste fino a casa, cosa che testimonia una forza non comune per la sua età. La dura educazione ricevuta gli aveva insegnato a sopportare strenuamente la fame, la sete e ogni tipo di privazione, sviluppando inoltre nel giovane la capacità di osservare i fenomeni della natura che lo circondavano”.
Jules Verne, Michael Strogoff

Per la scrittura del romanzo Jules Verne si basò sulle opere di Alexandre Dumas ambientate in Russia e sui diari del viaggiatore francese Russell Quillant, che aveva visitato la Russia negli anni Sessanta dell’Ottocento. Delle usanze della società russa conversava con lo scrittore Ivan Turgenev, che spesso si trovava in Francia.

Il soggetto fondante del romanzo è rappresentato da una rivolta tatara, inventata da Verne, che ha luogo in Siberia. Lo scrittore descrisse la propria idea all’editore con queste parole: “Una nuova invasione tatara? E perché no? Ho diritto a qualche invenzione d’autore”.
Con “tatari” lo scrittore non intendeva gli abitanti di quello che allora era il governatorato di Kazan’, ma le popolazioni dell’Asia Centrale – uzbeki, kirghisi, turkmeni e altri popoli.
Dal momento che l’Impero Russo in quegli anni comprendeva anche questi territori, Jules Verne suppose che i “tatari” potessero dar vita a una nuova rivolta: “Perché la famosa invasione tatara di Nižnij Novgorod (l’invasione mongola del 1237-1241, N.d.R.) deve essere ritenta più plausibile della descrizione della mia, che si verifica a Irkutsk?”.

Il protagonista di questo romanzo di avventure, Michael Strogoff, si reca per volere dello zar a Irkutsk per aiutare il governatore della città a sedare la rivolta dei tatari. Durante il viaggio incontra Nadja Fedorova, una giovane che sta raggiungendo il padre nell’insediamento siberiano in cui era stato mandato, e i giornalisti stranieri Alcide Jolivet e Harry Blount. Insieme a loro Strogoff viaggia lungo il fiume Angara, arriva al lago Bajkal, smaschera una spia tatara, sventa un tradimento e viene fatto prigioniero.

Su ciò che ne è poi del protagonista del romanzo Jules Verne scrisse: “Michael Strogoff ottiene in seguito un alto rango e occupa una posizione di spicco a livello amministrativo. Ma è la storia delle difficili prove che il destino gli invia, e non quella dei suoi brillanti successi nel cammino della vita, che merita di essere raccontata”.

Michael Strogoff fu pubblicato in Francia nel 1876. Inizialmente il libro sarebbe dovuto uscire con il titolo di Il corriere dello zar. Il titolo fu tuttavia poi modificato e, su suggerimento di Ivan Turgenev e dell’ambasciatore russo a Parigi, il principe Nikolaj Orlov, furono apportate alcune modifiche alla descrizione della rivolta tatara, in modo da non compromettere le relazioni tra Russia e Francia.

La principessa russa di Virginia Woolf
La Russia nelle opere di Virginia Woolf
 

La scrittrice inglese Virginia Woolf conosceva molto bene la letteratura russa: aveva letto Lev Tolstoj, Fedor Dostoevskij e Anton Čechov. Woolf scriveva: “Come sono questi russi, dunque? Ci attraversano con lo sguardo. Noi copriamo tutto con una tenda: c’è un buco – e allora lì mettiamo un fiore; c’è povertà – e allora la copriamo di oro e velluto… Ma loro non si lasciano ingannare”.

Woolf analizzò le opere di questi autori nei suoi saggi di critica letteraria. Con l’aiuto dell’emigré Samuil Kotel’janskij studiò russo e tradusse alcuni racconti di Anton Čechov e Ivan Bunin e le memorie di Maksim Gor’kij.
La scrittrice seguiva inoltre gli avvenimenti che avevano luogo in Russia: la rivoluzione di febbraio e di ottobre, la guerra civile, la NEP.

Nei libri di Virginia Woolf vengono menzionati più volte romanzi russi; i personaggi dei suoi romanzi leggono e discutono di Dostoevskij e Tolstoj.

– Ma come, non ha letto l’Idiota? – disse.
– Però ho letto
Guerra e Pace – rispose William un po’ scocciato.
Guerra e Pace!? – incalzò lei con fare canzonatorio.
– Devo confessare che questi russi non li capisco.
– Si lasci stringere la mano! – esclamò dall’altro capo della tavola lo zio Aubrey. – Nemmeno io. Sono sicuro che nemmeno i russi si capiscono
”.
Virginia Woolf, Notte e giorno

Nel 1928 la Woolf scrisse il romanzo satirico Orlando. La trama si snoda lungo più di trecento anni: ha inizio alla fine del XVI secolo durante il regno di Elisabetta I e termina alla fine del XX; tuttavia, il personaggio principale del libro lungo tutto questo arco di tempo resta giovane. Un giorno conosce la figlia dell’ambasciatore dei “moscoviti”, la principessa Saša Romanova. I giovani si incontrano per la prima volta a Natale – il 7 gennaio – al tempo del Grande Gelo che, nell’immaginazione della Woolf, colpì l’Inghilterra nel 1607. I russi erano arrivati a Londra per l’incoronazione nel nuovo re d’Inghilterra, Giacomo I.

La Woolf descrisse così i membri della delegazione dello zar di Moscovia: “Non si sapeva molto dei moscoviti. Sotto alle loro enormi barbe e ai loro cappelli di pelo stavano quasi sempre zitti. Bevevano una qualche bevanda calda, di tanto in tanto sputandola poi sul ghiaccio. Non capivano nemmeno una parola d’inglese ma qualcuno di loro riuscì a farsi capire in francese, ma allora quasi non veniva ammesso alla corte inglese”.

La rappresentazione di Saša Romanova non può essere considerata storicamente attendibile. La scrittrice inventò per lei un nome difficile e inconsueto per la Moscovia di quegli anni: Marusja Stanilovska Dagmar Nataša Liana della famiglia dei Romanov. È il protagonista del romanzo a chiamare la ragazza “Saša” per comodità, “e anche perché così si chiamava la volpe polare che aveva da bambino”. La giovane indossava, “secondo la moda russa”, ampi pantaloni, una casacca con pelliccia verde e pattinava sul Tamigi.

La relazione tra Orlando e Saša si protrae per qualche settimana durante il mese di gennaio e per il giovane rimane associata all’inverno: “I pensieri d’amore si sciolsero e fluirono insieme all’inverno e alla neve, con il calore del camino; con le principesse russe, i pugnali dorati, i richiami dei cervi”.

Un’altra inesattezza storica è rappresentata dalla comparsa nel libro di alberi di Natale come simbolo dell’amore russo: la tradizione di decorare conifere in occasione del nuovo anno, infatti, comparve in Russia solo nel XIX secolo.

Saša… non amava parlare della sua vita precedente, tuttavia raccontava di come in Russia in inverno sentisse l’ululato lontano del lupo e, abbaiando tre volte come farebbe l’animale, faceva sì che Orlando capisse che suono avesse. […] E Saša alla fine trattenne il respiro, si fermò e gli disse che egli era come un albero di Natale, ricoperto da milioni di candele (come si usava da loro in Russia) e decorato da palline gialle – tutto in fiamme, con luce sufficiente per illuminare tutta la strada (è così che più o meno lo si può tradurre). Perché con le sue guance infuocate, con i suoi riccioli scuri e la sua casacca nera e rossa Orlando sembrava risplendere di una fiamma propria, come se avesse una lampada che lo illuminava dall’interno”.
Virginia Woolf, Orlando

Dopo alcune settimane, durante i rintocchi che precedono la mezzanotte del nuovo anno, Saša scompare, non si presenta all’incontro accordato con Orlando.
Dopo questo episodio termina il Grande Gelo e il Tamigi ghiacciato si scioglie.

 

FONTE: Kultura.rf – di Anastasija Bojko, Traduzione di Olga Maerna.

Olga Maerna

Il fatto che mi sia stato messo un nome slavo senza che nessuno nella mia famiglia lo fosse è stato probabilmente un segno del destino. Mi sono laureata in Lingue e Letterature Straniere studiando tra Milano e Mosca. Ora sogno di riabbracciare presto una betulla siberiana e di aprire un giorno una mia casa editrice. Nel frattempo, recensisco libri e traduco.