Come i Pasoš e gli Uvula hanno unito tutti i russi con il loro album in collaborazione “Torno di nuovo a casa”

Giovedì scorso, Mosca. Sono seduto in cucina a bere del tè dal nome “Elisir di giovinezza” portato da alcuni membri del gruppo “Pasoš” da Nal’čika, dove si sono esibiti in un concerto acustico al festival “Platforma”.  Il chitarrista Kirill Gorodnij prepara una zuppa, gli altri sono in ritardo. Per me, così come per tutti quelli che sono stati in tour con loro, questa è la routine. Non c’è motivo di arrabbiarsi, non dobbiamo andare da nessuna parte, ma su Zoom, da San Pietroburgo, ci aspetta il vocalist del gruppo Uvula, Lesa Avgustvoskij. Il motivo del meeting: l’album in collaborazione tra i due gruppi, “Torno di nuovo a casa”. Come affermano i musicisti stessi, l’inciso è frutto del lavoro di quattro persone, anche se il nome “Pasoš & Uvula”  porta a chiedersi chi di loro sentiremo di più nell’album.

Una vera collaborazione

Il vocalist dei Pasoš matura dopo ogni album e l’elisir di giovinezza è proprio quello di cui avrebbe bisogno: durante l’incisione dello scorso album aveva, tra i vari problemi, mal di schiena e mal di stomaco. In “Torno di nuovo a casa” non si parla di età, anche se durante la nostra conversazione, il vocalist e bassista dei Pasoš, Petar Martič, parla di un parallelo tra il nuovo e il loro secondo album.

In “21” l’autore aveva appena iniziato la vita adulta e pensava che qualcosa dovesse cambiare ma oramai ha capito che niente cambia così facilmente e niente diventa più chiaro con un semplice schiocco di dita. 

Di tanto in tanto Martič si cita e ribadisce questa staticità. Gorodnij aggiunge come il loro collega Evgenij Alëxin, del gruppo “Makulatury”, gli abbia rivelato come dopo i trenta diventi tutto un po’ più facile. I ragazzi stanno in silenzio per un attimo, nessuno dei presenti ha ancora trent’anni.

Nell’album c’è soprattutto l’impronta degli “Uvula”. Lo noto io e lo dicono anche gli stessi musicisti. Se la musica dei Pasoš è spesso concreta, sia nei testi, sia nei suoni, adesso si è fatta più astratta e in un primo momento sentire quella voce a noi nota e il suono della chitarra che l’accompagna in questa nuova chiave è abbastanza particolare. “Torno di nuovo a casa” non mi è piaciuto subito dopo il primo ascolto. Gli album in collaborazione di solito non seguono un progetto ben definito, come hanno fatto i Cloud Nothings e gli Waves, oppure un gruppo ingloba l’altro come è successo con i Naked Giants quando sono diventati parte dei Car Seat Headrest. Qui non c’è niente di simile. Questo album sembra una vera e propria collaborazione.

“E’ normale sentirsi giù qualche volta”

San Pietroburgo. Martedì. Faccio ad Avgustovskij la domanda che non sono riuscito a fargli durante la scorsa intervista: quanto il lavoro con i Pasoš si differenzia da quello che lui fa ogni anno, dato che ha già collaborato con i Saluki, con gli Istocnik e Foresteppe. Mi spiega che in quest’ultimo caso si trattava di demo fatte principalmente con il computer, mentre l’album con i Pasoš è stato inciso in studio. Si tratta di una nuova esperienza per lui, ed è cresciuto proprio grazie a quelle demo in collaborazione registrate in casa di Gorodnij (erano coinquilini al momento). Ognuna delle canzoni è stata creata da qualcuno di loro e realizzata inizialmente con la versione demo, registrata nel Garage Band, e poi con Martič e con il batterista del gruppo, Griša Drač, a Powerhouse. Queste versioni demo sono state create a Mosca, ma poi tutto si è spostato a San Pietroburgo.

Avgustvoskij dice che l’idea di registrare a San Pietroburgo ha funzionato poiché ha permesso di percepire la musica creata a Mosca in maniera diversa. A detta sua, “cambiare aria ha portato nuovi impulsi positivi”. Inoltre, passa ogni estate in città proprio per registrare con gli Uvula (Avgustvoskij vive e studia a Mosca, mentre gli altri vivono per lo più a San Pietroburgo). Per cui questo periodo, dove il “luogo di incontro non si può cambiare” è il tempo dedicato alle prove, alla creazione di nuove canzoni, al loro arrangiamento, è tempo di capire al meglio i nuovi materiali. Parte di questo tempo è stato occupato dal lavoro con i Pasoš, anche se hanno inciso nel leggendario studio “Dobrolet”, dove registra di solito Avgustvoskij e dove hanno lavorato con il tecnico del suono degli Uvula, Matvej Averinym. I vocalist hanno registrato nella casa di Averin, sul golfo di Finlandia, e Martič  dice che proprio la natura gli ha trasmesso la forza per scrivere i testi.

In un modo interessante il golfo e Mosca, menzionati nell’album, si rispecchiano l’uno nell’altro, mostrando come questa storia sia stata fatta praticamente da due parti diverse.

Per gli impazienti che aspettano già il nuovo album, Avgustvoskij conferma che le novità degli Uvula non usciranno quest’anno anche se intendono registrare a breve e più o meno lo stesso afferma anche il suo collega dei Pasoš . Il nuovo album, pensato durante una jam session a Belgrado, verrà registrato in autunno e uscirà solo nella prima metà del prossimo anno.

Si possono trovare anche altre somiglianze e paralleli, lo stesso Avgustovskij osserva che se l’album inizia dalle parole di Martič, finisce con quelle di Leši. Martič aggiunge che per lui la prima e l’ultima canzone sono strettamente legate l’una all’altra: se nella prima si parla di quanto sia difficile prendere decisioni di vita importanti mentre tutti intorno a noi corrono, nell’ultima si ricorda quanto sia fondamentale chiudere semplicemente gli occhi e fermarsi a respirare un po’. Dice anche che l’esperienza da lui vissuta e descritta non è unica: “Tutti ci sono passati. Tutti pensano che le cose brutte succedano solo a loro e che solo loro sono insicuri, solo loro sono tristi e soli. Ma in un modo o nell’altro questo succede a tutti ed è normale. E’ normale a volte sentirsi un po’ giù di morale. L’importante è non sprofondare in questo sentimento e ricordarci che non siamo soli”.

Più o meno allo stesso modo Avgustovskij risponde alla mia domanda sulle cose che, volontariamente, non fa trasparire nella sua musica, di quanto si sente responsabile di fronte al suo pubblico per le parole dette e come queste influenzano la gente.

“Il coronavirus ha ricordato alla gente che la musica non si fa solo per vendere i biglietti dei concerti”.

In “Torno di nuovo a casa”, lo spirito della collaborazione, gli impulsi, l’euforia e l’energia traspaiono sin dall’inizio anche grazie al coro dove tutti e quattro i musicisti cantano “è tutto sbagliato” nell’omonima canzone. Questo senso di comunità sembra essere un tema molto importante se non per tutta la musica russa di quest’anno, almeno lo è per i partecipanti di questa collaborazione, prima di tutto per Gorodnij, Martič e Drač, che a inizio anno hanno fondato la casa discografica “Domašnjaja rabota”, dalla quale è stato lanciato l’album.

Alla fine dell’anno scorso Gorodnij, descrivendo il panorama musicale russo contemporaneo, scriveva che la scena gli sembrava essere più divisa che mai e in un contesto simile è difficile non considerare la creazione della casa discografica come una reazione a questo clima. Adesso Kirill è più ottimista: “Quest’anno i cambiamenti, per quanto strano possa sembrare, hanno preso un risvolto positivo. Il coronavirus e la quarantena, in parte, hanno ricordato alla gente che la musica non si fa solo per vendere i biglietti dei concerti”.

Martič aggiunge che il cameramen Nikita Zelnyj, recatosi a San Pietroburgo per l’incisione dell’album, sta già girando delle clip per altri musicisti della casa discografica, mentre la direttrice artistica Natasha Gončarova ha iniziato il suo lavoro con l’interprete Uško. Il senso di comunità e il networking hanno dato i suoi frutti e uno dei principali sembra proprio essere “Torno di nuovo a casa”, un lavoro iniziato dopo l’autoisolamento di Avgustvokij.

In un paio di strofe si sentono ancora gli echi della quarantena: nella traccia principale Avgustovskij canta “Ci perdiamo nei boschi, piangiamo la chiusura delle frontiere, tutto ciò di cui ci importava si è ridotto al nulla”. Tuttavia, è “Stop-slovo” a esprimere al meglio lo spirito del nostro tempo, la cui bozza è stata scritta da Avgustovskij: ” La parola “non si può”, è il mondo intorno a te”. Così come nella canzone “Disgrazia”, l’autore tratta un tema nuovo per lui, forse ispirato dalla musica che ascolta ultimamente: emo-violence, gli Swans, gli Have a Nice Life e gli Unwound. Nelle ultime canzoni si sente molto l’impronta del post-hardcore.

La canzone parla dell’importanza di unirsi contro le menzogne: “Questa è in parte la nostra missione, usare la nostra opinione e la nostra prontezza a esporci, non solo per portare l’attenzione sui problemi, ma anche per unirci in modo intelligente, così che le persone non si sentano più sole. E se si sentono vittime di ingiustizie, allora devono unirsi con coloro che possano aiutarli a superare tutto questo”.

Martič descrive “Stop-slovo” come un critica sociale da parte di Avgustvoskij (ogni canzone nell’album è in pratica stata scritta o da Martič o da Avgustvoskij che in questo caso ha fornito l’idea principale e dopo entrambi vi si sono approcciati da diversi punti di vista).

Parlando della canzone più nota dei Pasoš, “Russia”, Petar rifiuta ogni tipo di interpretazione politica e afferma che parlare di questi temi è stato abbastanza difficile per lui, non avendone mai avuto esperienze. Il testo, riscritto svariate volte, sembrava non funzionare, almeno fino agli avvenimenti in Serbia, dove il lockdown è stato rimosso solo per le elezioni e la gente protestava contro il partito progressista al governo. Proprio su questa ondata di emozioni sono state scritte le strofe per la canzone (“Non voglio provare sentimenti che se ne fregano di quello che amo”). L’idea iniziale era quella di lanciare la canzone come singolo ancora prima, ma poi hanno deciso insieme che sarebbe stato ancora meglio inserirla nel contesto dell’album.

“Per voi non esistono altre persone, volete una città deserta”.

“Torno di nuovo a casa” è un esperimento, un’avventura tanto per i Pasoš quanto per gli Uvula, tra i più famosi gruppi in Russia (entrambi vengono ispirati dalle rispettive città natali e parlano delle difficoltà della vita). Hanno un approccio molto diverso tanto alla creazione delle demo, che a quella dei testi, che alla registrazione stessa e quasi sorprende che alla fine l’album sia davvero uscito e che si siano esibiti insieme in cinque concerti,  aggiungendo alle otto canzoni lanciate un altro paio di cover firmate Pasoš e Uvula.

Cosa succederà in futuro, come gli ascoltatori valuteranno l’album e se la loro reazione spingerà i musicisti verso qualcosa di nuovo è ancora da vedere. Intanto, però, possiamo  affermare che i quattro musicisti sono riusciti a cogliere in pieno l’essenza di questa estate 2020: un progetto iniziato a giugno, registrato a luglio e lanciato a agosto e che quindi racchiude in sé tutti i principali eventi e cambiamenti del nostro tempo. “Quando sei con gli amici, non avete bisogno di molto” canta Avgustovskij in “Turno di notte”, una della migliori canzoni dell’album. “Per voi non esistono altre persone, volete una città deserta”.

La casa, si sa, è il luogo dove ci sentiamo amati e attesi, ma, a volte, per uscire dalla nostra zona di comfort, bisogna allontanarsene, andare dal proprio vicino, prendere due chitarre e iniziare a suonare.

 

FONTE: the-village.ru , 18/09/2020 – Traduzione di Chiara Azie

Chiara Azie

Mi sono laureata in Mediazione Linguistica e Culturale presso l'Università per Stranieri di Siena e attualmente sono iscritta al corso di laurea magistrale in Specialized Translation (Unibo). La lingua e la cultura russa sono la mia più grande passione e sono ciò a cui sto dedicando tutte le mie energie e il mio tempo. Amo tradurre perché mi permette, in qualche modo, di creare dei ponti e di avvicinare mondi apparentemente diversi e lontani.