Nagorno-Karabakh: come stanno combattendo Armenia e Azerbaigian e cosa cercano di ottenere

L’attuale crisi militare nelle relazioni tra Armenia e Azerbaigian è diventata una delle più gravi dalla fine della guerra nel 1994.

Tuttavia, la reale portata dei combattimenti, le forze coinvolte, la direzione degli attacchi e il corso degli eventi bellici sono molto difficili da valutare a causa del regime di segretezza e della diffusa campagna di disinformazione portata avanti da entrambe le parti.

Eppure, a giudicare dai video e dalle fotografie pubblicate dai rappresentanti della Repubblica non riconosciuta del Nagorno-Karabakh e dell’Armenia da una parte e dell’Azerbaigian dall’altra, stanno prendendo parte al nuovo inasprimento del conflitto veicoli corazzati pesanti, lanciarazzi multipli, artiglieria, aeromobili a pilotaggio remoto e, in misura limitata, aerei equipaggiati.

DEFENCE MINISTRY OF AZE/ANADOLU AGENCY; I combattimenti si svolgono principalmente a terra: in cielo transitano veicoli aerei non equipaggiati

Anche le perdite sono difficili da calcolare. Infatti, anche se le parti riportano sia le proprie perdite che quelle nemiche, queste ultime sono sovrastimate. Ed è così che lunedì sera il Ministero della Difesa del Nagorno-Karabakh ha riferito la morte di 84 soldati, di cui 26 uccisi lunedì.

Domenica, il Ministero della Difesa dell’Azerbaigian ha affermato che le truppe del Karabakh hanno riportato 550 tra feriti e morti durante gli scontri. L’Armenia ha respinto questa dichiarazione affermando che le perdite dell’Azeirbaigian solo domenica hanno raggiunto quota 200.

DOVE SI SVOLGONO GLI SCONTRI?

Domenica mattina, quando sono cominciate le ostilità, il Ministero della Difesa azero ha annunciato che stava conducendo una “operazione controffensiva” lungo tutto il fronte.

Il Ministero della Difesa armeno durante il briefing di lunedì ha anche affermato che “attualmente le ostilità continuano lungo tutto il confine tra Artsach [Nagorno-Karabakh] e Azeirbaigian”.

Dalle aree del conflitto non perviene quasi nessuna informazione: entrambe le parti controllano attentamente il flusso di informazioni. In Azerbaigian, come riferisce alla BBC l’esperto militare Azad Isazade, il traffico Internet, e principalmente i social media e le trasmissioni mediatiche, sono state largamente limitate.

ARMENIAN MOD; Il Ministero della Difesa armeno ha diffuso i filmati dell’attacco dei carri armati azeri e della morte di uno di loro. Le riprese degli scontri sono state pubblicate anche dall’Azerbaigian

Nei rapporti ufficiali dell’Azerbaigian figuravano le vette nell’area del villaggio di Talish e della catena montuosa Murov. In aggiunta, si è parlato di scontri militari nell’area urbana di Martakert.

L’Azerbaigian ha anche affermato di aver preso il controllo di diversi insediamenti nelle regioni di Füzuli e Mekhakavan. La controparte armena non lo conferma ma una fonte vicina al governo ha comprovato alla BBC News Russian i combattimenti in queste aree.

Nagorno-Karabakh
Fonte: BBC News Russian; Il conflitto nel Nagorno-Karabakh: le strisce indicano i territori occupati dalla forza armena mentre i simboli indicano le aree approssimative dove si sono svolti gli scontri del 27-28 settembre 2020 (N.d.T)
IL BILANCIO DI DUE GIORNI DI SCONTRI

Domenica, l’Azerbaigian ha affermato che le sue truppe sono riuscite a prendere il controllo di sette insediamenti in direzione di due centri distrettuali: le città Füzuli e Mekhakavan. Queste aree si trovano nel sud della regione che è controllato da gruppi armati armeni.

L’Azerbaigian ha anche dichiarato di essersi insediato sul monte Murov. Questa è una delle vette più alte del Caucaso con un’altezza di 3340 metri. L’occupazione di questa montagna permette di tenere sotto controllo la via strategica Vardenis-Martakert, lungo la quale è possibile trasferire i rinforzi dall’Armenia al Karabakh. I rappresentanti del Naborno-Karabakh sostengono di aver ripreso il controllo della montagna. Inoltre, l’Azeibaigian afferma di aver conquistato diverse vette nell’area del villaggio di Talish.

GETTY IMAGES; Guerra equivale sempre a sofferenza. Una donna anziana nel rifugio antiaereo di Step’anakert

È difficile dire quale territorio sia stato occupato alla fine. Martedì pomeriggio, il Ministero della Difesa della Repubblica de facto del Naborgo-Karabakh ha rilasciato una dichiarazione da cui si evince il proseguo delle ostilità.

Come ha scritto Tom de Waal, giornalista britannico esperto del Naborgo-Karabakh, non si deve giudicare lo stato reale dei fatti sulla base delle dichiarazioni delle parti: “Si fa molta propaganda intorno al conflitto. Non possono avere ragione entrambe le parti ma possono avere entrambe torto – e spesso commettono errori nelle loro asserzioni. Bisogna trattare tutte le dichiarazioni ufficiali con una buona dose di scetticismo!”

GETTY IMAGES; A Baku la popolazione accoglie gli equipaggiamenti militari che avanzano verso il Karabakh

In ogni caso, anche se guardiamo ai nomi geografici che compaiono nei rapporti ufficiali, non si può parlare di sfondamento della difesa del Naborgo-Karabakh.

“Al momento non parliamo di un’operazione su larga scala. Si combatte lungo la linea di contatto in profondità tattica per il controllo di roccaforti e vette dominanti, alcune strade, una gola ma niente di più,” ha riferito alla BBC l’esperto militare russo Viktor Murachovskij.

Secondo quanto da lui affermato, molto probabilmente l’Azerbaigian non ha nemmeno tentato di creare delle potenti truppe d’assalto nelle direzioni dell’offensiva.

“Questa [creazione delle forze di attacco] richiede una seria mobilitazione e la formazione di nuove unità. Per il momento è chiaro che questi processi non si stiano verificando. E poi questi richiedono molto tempo, almeno dalle sei alle otto settimane” sostiene l’esperto.

Un appello alla raccolta dei riservisti nel campo di addestramento, della quale ha parlato la BBC News Russian, non giocherebbe un ruolo decisivo in una situazione del genere.

IL CONTROLLO DELLE FRONTIERE

Secondo l’esperto militare azero Azad Isazade, le truppe sulla linea di scontro non sono state rafforzate ma non ci sono informazioni esatte di pubblico dominio.

Isazade racconta come Baku, conducendo una serie di operazioni militari, non si sia posta un obiettivo strategico. Secondo la sua opinione, l’esercito azero non si è preparato appositamente per questa offensiva ma ha reagito all’azione dei militari del Karabakh.

“L’Azerbaigian ha semplicemente risposto. Ha sferrato il contrattacco e ha cominciato a ripristinare la sua giurisdizione al di fuori del territorio del Nagorno-Karabakh. Guardando in direzione di attacco allora l’Azerbaigian ora sta cercando di riprendere il controllo sul confine iraniano-azerbaigiano a sud […] e su quello armeno-azero”.

In ogni caso, secondo le sue parole, dopo aver raggiunto questi obiettivi l’Azerbaigian prevede di avviare dei negoziati per il destino del Nagorno-Karabakh.

IL RITIRO TATTICO

Il capo dell’Armenian Research & Development Institute, il Dipartimento di ricerca per la difesa, Leonid Nersisjan, ritiene che gli obiettivi dell’operazione delle forze armate azere fossero più ambiziosi: “Considerando che gli scontri avvengono lungo tutta la lunghezza della linea di contatto e sono impiegate forze davvero notevoli, è chiaro che l’obiettivo fosse quello di sfondare le difese e impadronirsi di quanto più terreno possibile”. L’esperto ritiene che l’esercito azero non abbia raggiunto i suoi obiettivi, in parte perché l’operazione non è stata improvvisa.

“Non c’è bisogno di parlare di sorprese. La situazione con l’ambasciata americana in Azerbaigian è buffa, anche loro nel giro di due giorni hanno scritto che i cittadini americani non dovrebbero lasciare la penisola di Abşeron. Il Ministero della Difesa armeno ha parlato della concentrazione di truppe vicino al confine, “E’ stata senza alcun dubbio un’operazione preparata e non è stata tenuta nascosta più di tanto” ha dichiarato.

“Nelle prime ore, ovviamente, l’Azerbaigian ha ribaltato la prima linea di difesa, in particolare a sud, ma questo era prevedibile, si tratta di una tattica: non si deve tenere il vantaggio, bisogna ritirarsi e poi restituire il colpo” ha spiegato Leonid Nersisjan.

UNA GUERRA SENZA AVIAZIONE

La caratteristica degli scontri in questa regione è che entrambe le parti fanno un minimo ricorso all’aviazione militare.

Domenica i militari del Karabakh hanno dichiarato di aver abbattuto elicotteri e droni azeri ma Baku ha confermato la perdita di un solo elicottero che ha raggiunto il loro territorio. Durante l’atterraggio, secondo i militari azeri, non è stato ucciso nessuno.

L’Azerbaigian possiede delle forze aeree piuttosto notevoli: negli anni passati il paese ha ricevuto più di 20 caccia MiG-29 e 11 aerei d’attacco Su-25. Inoltre, fanno parte degli armamenti 12 elicotteri d’attacco Mi-24 e non meno di 24 Mi-35 – una versione radicalmente modernizzata di Mi-24.

L’Armenia, che supporta Nagorno-Karabakh, ha recentemente acquistato in Russia i caccia Su-30, più moderni e più potenti del MiG-29. Ce ne sono solo 4 nell’aeronautica armena ma nemmeno Yerevan li ha inviati a sostegno della formazione del Nagorno-Karabakh.

“Non c’erano degli obiettivi per utilizzarli. E non è molto scaltro impiegarli per la caccia ai veicoli corazzati”, ha detto Nersisjan.

VAHRAM BAGHDASARYAN/PHOTOLURE/TASS; L’Armenia ha acquistato i caccia Su-30 ma non ha fretta di usarli

Inoltre, la regione del Naborno-Karabakh si è rivelata piena di sistemi di difesa aerea da entrambi le parti tanto che nessuno osa usare l’aviazione lì: il rischio di perdere un aereo è troppo elevato.

“Innanzitutto la zona montuosa rende davvero difficile l’uso dell’aviazione. Sappiamo bene che nel corso degli anni nel Naborno-Karabakh è stato creato un sistema di difesa aerea relativamente efficiente. Inoltre è stato acquistato dalla Russia il complesso S-400. Non è nel territorio di Karabakh ma al confine, nella regione del Goris, e copre lo spazio aereo sopra il Karabakh”, ha riferito Azad Isazade.

Non ci sono informazioni di pubblico dominio sulla fornitura di S-400 all’Armenia. La difesa aerea del paese comprende complessi S-300 a lungo raggio, Tor-M2KM a corto raggio e altri.

A sua volta, l’Azerbaigian negli anni passati ha speso anche fondi piuttosto ingenti per l’acquisto delle armi e nell’armamento delle truppe di difesa aerea ci sono anche S-300 e alcune unità di “Tor-M2E” a corto raggio.

È possibile che proprio questa circostanza abbia fatto sì che l’attuale escalation sia caratterizzata da combattimenti con i carri armati; il Ministero della Difesa del Nagorno-Karabakh martedì ha riferito che “a seguito degli scontri con unità corazzate e anticarri dell’esercito di difesa, il nemico ha perso dieci unità dell’equipaggiamento”.

Domenica e lunedì anche l’Azerbaigian ha comunicato la distruzione di carri armati armeni. Nel frattempo entrambe le parti hanno citato delle registrazioni video per provarne l’abbattimento.

MARINA LYSTSEVA/TASS; Negli ultimi anni l’Azerbaigian ha investito molto nell’acquisto di armi

Fonte: BBC News Russian scritto da Pavel Aksenov; traduzione di Martina Fattore

Martina Fattore

Cresciuta nelle terre molisane, non potevo far altro che innamorarmi di un posto altrettanto irreale. Le incomprensioni con perfettivi e imperfettivi non mi hanno impedito di vivere il celebre inverno russo: gelido ma pieno di calore umano condiviso davanti a una buona tazza di čaj e kalitki.