Brutte notizie: dopo la pandemia chiude un’agenzia di viaggi su cinque

La pandemia ha messo a dura prova l’industria del turismo, infatti, non tutti i protagonisti del settore sono sopravvisuti alla chiusura delle frontiere e all’avvio tardivo della stagione turistica. Secondo i dati forniti dall’azienda “Evotor” a “Izvestija”, già alla fine di questa estate e rispetto a maggio 2020, il 18% delle agenzie di viaggi e il 14% di piccoli hotel sono stati costretti a chiudere la propria attività.

 

Anche coloro che hanno continuato a lavorare hanno perso una grande parte dei normali guadagni estivi: il giro d’affari delle agenzie nei mesi di giugno-agosto è calato in media del 43% , mentre quello degli hotel di un terzo. Secondo gli esperti, un ritorno agli indici pre Coronavirus sarà difficile e dipenderà in gran parte dalle misure di sostegno adottate dal governo e dalla riapertura dei confini.

La Turchia: un’ancora di salvezza.

 Nonostante lo sviluppo del turismo interno e gli aiuti dello stato, il fatturato dell’industria dell’ospitalità è ancora lontano da quello raggiunto negli anni scorsi. Infatti, come ha affermato “Evotor”, alla fine di questa estate le agenzie di viaggi hanno perso circa il 43% dei loro guadagni rispetto allo stesso periodo del 2019. Detto ciò, il valore medio degli ordini è cresciuto del 9%, arrivando a 21.000 rubli. Tuttavia, verso la fine dell’estate e nella prima metà di settembre, con la vendita dei primi tour in Turchia, la situazione è migliorata. Ad agosto le agenzie hanno guadagnato già l’11% in più rispetto a luglio, pur rimanendo comunque sotto del 36% se paragonato all’anno scorso. Invece, per quanto riguarda la prima metà di settembre, “Evotor” ha comunicato che i guadagni rispetto all’anno passato sono scesi del 22%.

Per il turismo moscovita, l’inizio dell’autunno si è rivelato più soddisfacente. Nella capitale, i ricavi delle agenzie hanno superato del 9% quelli del 2019 e il valore medio degli ordini è aumentato del 25%, arrivando così a 76,4mila rubli.  Ciò nonostante, per i tre mesi estivi tali attività sono rimaste sotto del 18% rispetto all’anno passato e per un quinto delle agenzie moscovite la pandemia si è dimostrata essere fatale.

 

“Izvestija” ha chiesto al più grande operatore turistico russo di riassumere i risultati economici di questa stagione. “Aneks Tur” ha raccontato che è stato un periodo davvero duro anche se dopo il ripristino dei collegamenti aerei con la Turchia la domanda ha mostrato una dinamica postivia ad agosto e settembre. Tra le destinazioni più popolari di quest’anno ricordiamo Soči e la regione dell’Abchazija, ma molto venduti sono stati anche i tour a Kalingrado, a San Pietroburgo e in Chakasija. La spesa media ha raggiunto i 60-75mila rubli per due persone.

“Il ritorno a una situazione analoga a quella pre Covid non sarà semplice, prima di tutto a causa della chiusura delle frontiere con alcune località balneari molto popolari tra cui la Repubblica Dominicana, Tunisi, la Spagna, la Grecia e la Tailandia. Tuttavia, a breve ci aspettiamo una graduale riduzione delle misure restrittive come è già successo con le Maldive e con gli Emirati Arabi Uniti”, comunica “Aneks Tur”.

L’agenzia federale del turismo (Rosturizm) e l’associazione degli operatori turistici (ATOR) non hanno risposto all’indagine di “Izvestija”-

Le capitali senza turisti.

Le prenotazioni negli hotel russi (incluse quelle con pagamento anticipato) in estate e nella prima metà di settembre sono calate del 35% rispetto all’anno scorso, ha dichiarato l’azienda “Platforma OFD”. Secondo i dati di “Evotor”, gli hotel appartenenti al segmento delle piccole-medie imprese hanno perso il 27% dei loro guadagni in condizioni normali. Anche la spesa media negli alberghi russi è scesa del 10% arrivando a toccare i 3,4mila rubli. Secondo Platforma OFD, i turisti hanno prenotato sopratutto camere doppie e hanno usufruito del servizio di noleggio degli hotel.

Nelle capitali, generalmente le destinazioni più popolari tra i viaggiatori, il flusso turistico si è quasi dimezzato. “Evotor” afferma che gli alberghi moscoviti, quest’estate, hanno guadagnato il 47% in meno rispetto al 2019, mentre quelli pietroburghesi il 46%.

Come metro di paragone pensiamo che gli hotel di Krasnodar e quelli della Karelia hanno avuto un ricavo inferiore solamente del 4% rispetto all’anno passato, mentre quelli di Kalingrado del 16%.

Ciò nonostante, già a settembre, in molte regioni si è registrato un aumento della domanda rispetto ad agosto ma anche rispetto al 2019. Nella regione di Astrachan il settore alberghiero ha incassato, ad inizio autunno, il 18% in più rispetto all’anno scorso, le strutture ricettive di Kalingrado l’8% in più e quelle di Archangel’sk il 5%.

“Platforma OFD” annuncia che, nel complesso, gli hotel con i guadagni maggiori sono stati quelli del territorio di Krasnodarsk, di Sebastopoli, della Crimea, di San Pietroburgo, di Mosca, della regione di Mosca, ma anche del Tatarstan.

Al tempo stesso, le prenotazioni online si sono riprese abbastanza in fretta dopo lo shock della pandemia. I dati forniti da JuKassa dimostrano che gli incassi di tali prenotazioni in Russia hanno, in media, raggiunto i livelli pre Covid a giugno, mentre a agosto li hanno superati di un terzo.

 

I motivi della scomparsa

Il crollo delle vendite e del valore medio degli ordini ha portato alla scomparsa dal mercato del 18% di agenzie di viaggi e del 14% di piccoli hotel, come si evince dai dati forniti da “Evotor”.

I numeri sono molto rappresentativi: una parte delle agenzie effettivamente non ha proprio potuto riaprire e alcuni hotel, da maggio, non hanno avuto nessun ospite, comunica il vice presidente di “Opora Rossii”, Aleksej Koževnikov. Tuttavia, è meglio aspettare la fine dell’anno prima di trarre conclusioni definitive su quanti dei protagonisti del settore hanno effettivamente smesso di lavorare. Infatti, c’è ancora speranza che una parte degli imprenditori rilanci la propria attività.

Il settore del turismo si trova in seria difficoltà in tutto il mondo anche se in Russia, secondo Aleksej Koževnikov, la situazione si aggrava a causa delle ingenti spese sostenute da questo business e per molte aziende anche solamente due mesi di inattività risulterebbero fatali. Per l’esperto, sarebbe possibile migliorare questa condizione apportando modifiche alla legislazione fiscale oppure introducendo ulteriori misure al supporto di queste attività. Ricorda anche che adesso il governo sta preparando un nuovo progetto nazionale dedicato al turismo, indirizzato all’incremento del flusso turistico e a un maggiore contributo del settore al prodotto nazionale lordo.

Mediamente in un anno è raro che la percentuale di occupazione degli hotel russi superi l’80% e possiamo quindi dire che il settore del turismo, in realtà, non è mai sovraccaricato, spiega l’analista di “Freedom Finance” Valerij Emel’janov. Ciò nonostante, la domanda praticamente dimezzata e l’improvviso calo del 14% delle strutture ricettive disponibili influirà comunque negativamente nel settore.

Per i consumatori ci saranno conseguenze negative in quanto si troveranno di fronte a una scelta meno variegata, potrebbero inoltre scarseggiare le camere disponibili le quali potrebbero di conseguenza offrire un servizio di qualità inferiore. Tuttavia, per i protagonisti del settore, la scomparsi di altri concorrenti non può che essere positiva. I sopravvissuti infatti, finita la pandemia, potranno recuperare i proprio guadagni ancora più in fretta, dice l’esperto.

Aggiunge anche che la graduale scomparsa delle agenzie di viaggi è un trend in atto già da qualche anno e il coronavirus ha semplicemente accelerato questo processo. Le persone preferiscono sempre di più pianificare i propri viaggi senza intermediari e infatti, secondo le previsioni di Valerij Emel’janov, già la prossima estate un altro 20-30% delle agenzie rimaste potrebbero uscire di scena.

 

FONTE: iz.ru , 23/09/2020 – di Ekaterina Vinogradova, traduzione di Chiara Azie

Chiara Azie

Mi sono laureata in Mediazione Linguistica e Culturale presso l'Università per Stranieri di Siena e attualmente sono iscritta al corso di laurea magistrale in Specialized Translation (Unibo). La lingua e la cultura russa sono la mia più grande passione e sono ciò a cui sto dedicando tutte le mie energie e il mio tempo. Amo tradurre perché mi permette, in qualche modo, di creare dei ponti e di avvicinare mondi apparentemente diversi e lontani.