La rivoluzione d’Ottobre: liberato l’ex presidente del Kirghizistan

I rivoltosi hanno saccheggiato e appiccato fuoco alla Casa Bianca

Le elezioni parlamentari in Kirghizistan si sono concluse nel caos: i partiti dell’opposizione si sono rifiutati di accettare il risultato dalla votazione e gli attivisti si sono scontrati con le forze dell’ordine nel centro di Biškek. La notte del 6 ottobre i manifestanti hanno fatto irruzione nella Casa Bianca kirghisa, invadendo poi il palazzo del SIZO (N.d.T. centro di custodia cautelare utilizzato per trattenere sospettati e imputati, nei confronti dei quali la detenzione è stata applicata come misura preventiva), dal quale hanno prelevato l’ex capo di Stato Almazbek Atambayev. Izvestia è andata a vedere cos’è successo.

Foto: RIA Novosti / Tabyldy Kadyrbekov

Elezioni esplosive

Il 4 ottobre si sono svolte le elezioni per il parlamento del Kirghizistan (Jogorku Keneš, il Consiglio Supremo). Quattro dei 16 partiti hanno superato lo sbarramento del 7%. I due partiti filo-governativi, Birimdik (Unità) e Mekenim Kyrgyzstan (La mia patria è il Kirghizistan), hanno ottenuto una vittoria schiacciante, ricevendo circa il 24% di voti ciascuno, mentre il partito seguente si è fermato ad un mero 8%.

Gli osservatori hanno rilevato violazioni durante le elezioni, dai problemi con i trasporti centralizzati alla compravendita di voti. Secondo varie fonti, sono stati comprati voti per 2000 Som (2000 Rubli, circa 22 Euro) e, in alcuni casi, ai cittadini è stata consegnata la scheda elettorale con il nome del candidato già spuntato. “Non si sono mai viste elezioni così sporche nel Paese,” si è lamentato il candidato a deputato Kursan Asanov, “Osservatori e giornalisti sono stati persino cacciati dai seggi.”

 

I leader dei 12 partiti dell’opposizione hanno richiesto l’annullamento dei risultati delle elezioni e pretendono che siano indette nuove elezioni. In una nota, i politici hanno dichiarato: “non solo il voto è stato decisamente accompagnato da azioni incostituzionali e illegali compiute per mano dei partiti al potere, di funzionari corrotti e di criminali, ma anche lo stesso conteggio dei voti è stato caratterizzato da gravi violazioni e si è svolto in condizioni di non trasparenza e illegalità.”

Nel pomeriggio del 5 ottobre i sostenitori dell’opposizione si sono ritrovati nella piazza Ala-Too, nel centro di Biškek. Le proteste sono presto sfociate in scontri con le forze di sicurezza, a causa del tentativo da parte dei manifestanti di abbattere i cancelli della Casa Bianca (palazzo del parlamento e dell’amministrazione presidenziale). La polizia ha allontanato i manifestanti dall’edificio utilizzando cannoni ad acqua e granate stordenti, e sono stati anche uditi degli spari. Gli oppositori hanno dunque iniziato a rimuovere le mattonelle dal selciato dei marciapiedi e a scagliarle contro le forze di sicurezza, nonché a bloccare le strade con bidoni della spazzatura, che hanno poi incendiato lanciando bottiglie molotov.

Verso sera, a causa delle proteste non autorizzate sono state ricoverate presso gli ospedali di Biškek più di 100 vittime, 40 delle quali erano agenti delle forze dell’ordine. Tra le vittime c’era anche il leader del partito Ata Meken (Patria), Žanar Akaev, colpito alla gamba dalla scheggia di una granata durante la dispersione delle proteste. Nel filmato si possono vedere due uomini che lo aiutano ad allontanarsi.

Foto: RIA Novosti / Tabyldy Kadyrbekov

Dalla prigione alla protesta

Durante le proteste, il presidente Sooronbaj Žeenbekov ha accettato di incontrare i leader dei partiti politici, riconoscendo che la corruzione degli elettori rappresenta un problema: “Per sradicare la corruzione, è necessario migliorare la condizione economica del Paese. È questo il nostro principale compito ed il nostro obiettivo, e stiamo lavorando in questo senso,” ha dichiarato il presidente nell’incontro con il Capo della Missione OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa). Il partito Birimdik , che ha ricevuto il maggior numero di voti, si è detto pronto a prendere parte alle nuove elezioni, se verranno indette. Sono state anche rilevate interruzioni della comunicazione cellulare. Tutto ciò non ha tuttavia aiutato ad alleviare le tensioni.

Verso la notte, si è verificato un nuovo tentativo di assalto alla Casa Bianca: il cancello è stato abbattuto da un camion, ed i manifestanti hanno poi fatto irruzione nell’edificio. Una volta dentro, i manifestanti hanno appiccato fuoco e distrutto gli uffici dei deputati, in alcuni casi saccheggiandoli e portandosi dietro dei “souvenir”, in altri lanciando pile di carte dalle finestre. Sui social network, i manifestanti hanno pubblicato foto di ritratti calpestati dell’attuale presidente del Kirghizistan. Poi nell’edificio è scoppiato un enorme incendio, si potevano vedere le nuvole di fumo levarsi dalle finestre.

I manifestanti sono poi giunti all’edificio del Comitato statale per la sicurezza nazionale (GKNB). Lì, nel SIZO, si trovava l’ex presidente Almazbek Atambayev, condannato nel giugno scorso a 11 anni di carcere con l’accusa di corruzione. I rivoltosi hanno sfondato i cancelli e sono entrati nel territorio, chiedendo il rilascio del politico. Dopo i negoziati, i capi del SIZO hanno portato Atambayev fuori dal centro di detenzione. È salito in macchina tra grida gioiose, e ci si aspetta un suo discorso al raduno dell’opposizione.

Anche altri funzionari sono stati rilasciati, tra cui l’ex primo ministro Sapar Isakov, gli ex deputati Pavšan Džeenbekov e Sadyr Žaparov. Quest’ultimo è stato il primo a raggiungere la piazza Ala-Too: “Di certo non pensavo che dopo tre anni e mezzo sarei stato rilasciato così. Speravo che venisse fatto tutto nel rispetto della legge, ma è andata come andata.” ha detto, ricevendo una fragorosa ovazione dai suoi sostenitori.

Una somalizzazione dell’intero Paese

Ecco cosa ci ha raccontato un abitante di Biškek, Nursultan:

“Non hanno ancora ripristinato internet. Qui tutti usano il VPN. Io personalmente uso il Wi-Fi di casa, perché non l’hanno bloccato, hanno bloccato solo le reti cellulari. Alcuni miei conoscenti dicono che i rivoltosi si sono uniti alle forze dell’ordine e sono entrati nella Casa Bianca: volevano nuove elezioni, ma hanno rovesciato il potere,” osserva. Un altro abitante della capitale del Kirghizistan, Isken, dice che internet e le reti cellulari funzionano.

Yuri Solozobov, direttore per i progetti internazionali presso l’Istituto per la strategia nazionale, ricorda che negli anni dell’indipendenza in Kirghizistan si sono già verificate due rivoluzioni.

“Il problema principale è la corruzione: la gente pensa che i deputati lavorino solo per le proprie tasche, il presidente non gode di popolarità. La quarantena rigorosa non ha fatto che aggravare la situazione, bloccando le piccole e medie imprese. Si vuole qualcuno che metta le cose a posto, una mano forte. Ma nessuno accorre in aiuto,” dice l’esperto. Ricorda anche di come tutti i negozi di armi del Paese fossero stati chiusi già un mese prima delle elezioni parlamentari.

“Ma è chiaro che i kirghisi possono fare a meno delle armi, gli bastano bastoni e pietre,” sottolinea.

Il politologo Aleksandr Vedrussov afferma che in Kirghizistan i processi elettorali sono strettamente intrecciati con le caratteristiche dei clan del Paese.

Ha dichiarato: “Non serve a niente parlare di procedure democratiche tradizionali in Kirghizistan. Ma pur stando così le cose, deve essere rispettata una parvenza di pluralismo politico e di decoro democratico. Altrimenti, c’è il rischio che il sentimento pubblico si riversi costantemente nelle strade. In questo momento, è questo il fenomeno al quale stiamo assistendo a Biškek. E l’uso della forza contro i manifestanti non farà che aggravare la situazione di crisi.”

 

FONTE: iz.ru, 06/10/2020 – di I. Karmazin, T. Bajkova, E. Bajnazarov, traduzione di Elena Vaccaro

Elena Vaccaro

Laureata in Mediazione Linguistica. Il russo è stato una forza che ho sentito tirarmi molti anni fa, ma che ho ignorato: pensavo che l’attrattiva sarebbe presto scomparsa. Dopo nove anni, immensi giri, e la certezza che il desiderio di studiare russo mi avrebbe perseguitata per sempre, ho finalmente ceduto e mi sono trasferita in Russia. Ora che l'ho lasciata, la nostalgia si fa sentire. Tradurre per RIT è per me un modo per colmare la distanza che mi separa da questo Paese così affascinante e così mal rappresentato.