Vasilij Kandinskij, artista o filosofo?

Probabilmente non esistono persone che, al primo incontro con l’arte di Kandinskij, riconoscerebbero il suo genio. Il primo sguardo alla sua “composizione”, “improvvisazione” e “impressione” provoca diversi pensieri: da “anche un bambino sarebbe in grado di farlo” a “che cosa voleva rappresentare l’artista in questo quadro?”. Con una conoscenza più approfondita, si scopre che l’artista non aveva intenzione di ritrarre nulla, voleva costringere l’osservatore a percepire.

Il grande fondatore dell’Astrattismo Vasilij Kandinskij non aveva assolutamente intenzione di diventare un artista, tanto meno un filosofo del mondo dell’arte. Al contrario, suo padre – un noto commerciante di Mosca dell’epoca, Vasilij Sil’vestorovič Kandinskij – lo vedeva come un avvocato di successo, che portò il futuro astrattista alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Mosca, dove studiò economia politica e statistica. Certamente Kandinskij crebbe in una famiglia colta, che non negava l’importanza dell’arte nella vita umana, così, ancora ragazzo, Vasilij acquisì le conoscenze di base nel mondo della musica e della pittura. Ma tornò da loro solo dopo aver compiuto 30 anni, che ancora una volta conferma la semplice verità – non è mai troppo tardi per iniziare. Nonostante l’amore per la sua patria, in particolare per Mosca, che apparirà sui suoi dipinti più di una volta, Kandinskij nel 1896 per la sua passione per la pittura si trasferì a Monaco – città famosa all’epoca per la sua apertura a nuovi generi artistici e ospitalità per gli artisti emergenti. L’impulso di abbandonare il solito stile di vita e andare verso l’ignoto fu un’occasione che non era assolutamente collegata all’arte – nel mondo della fisica ci fu un evento molto importante – la scoperta della decomposizione dell’atomo. Come scrisse lo stesso Kandinskij nelle sue lettere al leader scientifico, questa rivoluzione nel mondo della fisica gli causò strani sentimenti: “Le spesse volte sono crollate. Tutto è diventato sbagliato, instabile e molle…”

Il fatto che la particella più piccola non sia olistica, ma costituita da molti elementi ancora inesplorati, portò il futuro artista a una nuova visione del mondo. Kandinskij si rese conto che tutto in questo mondo può essere scomposto in componenti separate, e lui stesso descrisse questa sensazione in questo modo:

“Essa (la scoperta) risuonava in me, come l’improvvisa distruzione del mondo intero”.

Un’altra ragione per il completo sconvolgimento della coscienza di Kandinskij fu una mostra di impressionisti francesi a Mosca. Lì Kandinskij vide un dipinto di Claude Monet “I mucchi di fieno”. Quest’opera colpì Vasilij Vasil’evič con la sua astrattezza, poiché prima di allora egli aveva familiarità esclusivamente con la pittura realistica di artisti russi. Nonostante sia difficile indovinare il soggetto nell’immagine, essa tocca determinati sentimenti, ispira e rimane nella memoria. E Kandinskij decise di creare proprio opere così profonde ed emozionanti.

In Germania, Vasilij Kandinskij apprese rapidamente il disegno classico, la tecnica impressionista, post-impressionista e fauvista, e presto diventò un artista d’avanguardia riconosciuto. Nel 1901, vide la luce il suo primo dipinto professionale “Monaco Planegg 1”, che combinava le pennellate luminose di Van Gogh con la dolce luce del sole degli impressionisti. Successivamente, Kandinskij nel suo lavoro cominciò ad allontanarsi dal dettaglio delle sue creazioni, passando dal realismo agli esperimenti con il colore.

“Monaco. Planegg 1” 1901 – Collezione Privata

Il primo passo verso l’astrazione fu la scrittura del trattato filosofico “Lo spirituale nell’arte” nel 1910. Il libro era molto più avanti rispetto ai suoi tempi, perciò era estremamente difficile trovare un editore. Interessante il fatto che l’originale venne scritto da Kandinskij in tedesco, e in russo il libro è stato pubblicato solo nel 1967 a New York grazie alla comunità letteraria internazionale e alla moglie dell’artista – Nina Kandinskij. Nella lingua originale di Monaco, il libro venne pubblicato nel 1911 ed ebbe un successo incredibile. In un anno venne pubblicato 3 volte, in Scandinavia, Svizzera e Olanda, dove il tedesco è diffuso, il libro venne letto da tutti coloro del panorama artistico. Gli artisti d’avanguardia russi ebbero l’opportunità di leggere i contenuti del trattato al Congresso degli artisti di tutta la Russia nel dicembre del 1911 grazie alla relazione di N.I. Kulbin su “Lo spirituale nell’arte”. Nella relazione, Kulbin usò alcuni capitoli del libro di Kandinskij, tra cui un capitolo su diverse possibili forme geometriche nell’arte astratta, che influenzò notevolmente gli avanguardisti russi dell’epoca, tra cui Kazimir Malevič. Ma il lavoro di Kandinskij non è un libro di testo. “Lo spirituale nell’arte” è un’opera filosofica, molto sottile e stimolante, senza la quale è impossibile comprendere e sentire i dipinti del grande astrattista. All’inizio del libro Kandinskij divide tutti gli artisti in due tipi, sulla base delle definizioni di Robert Schumann e Lev Tolstoj. Il compositore credeva che “la missione dell’artista fosse quella di inviare luce nelle profondità del cuore umano”, mentre lo scrittore definiva l’artista come colui che “può disegnare e scrivere tutto”. Kandinskij, estraneo alla seconda definizione, chiamava queste persone “artigiani” la cui arte non è piena di significato e non ha alcun valore.

“C’è una crepa nella nostra anima, e l’anima, se riesce a toccarla, suona come un vaso prezioso rovinato trovato nelle profondità della terra”.

La musica ebbe sempre una grande influenza sull’artista, in quanto è l’unica arte assolutamente astratta che fa funzionare la nostra immaginazione, evitando l’oggettività. Così come le note si sommano in una bella melodia, i colori di Kandinskij nella loro combinazione danno vita a dipinti sorprendenti. L’ouverture dell’opera di Richard Wagner ispirò fortemente il giovane artista. Dopo averla conosciuta, Kandinskij si chiese se fosse stato in grado di creare un dipinto con lo stesso forte contenuto emotivo come nell’opera del grande compositore in cui “le tinte sarebbe diventate note e la scala dei colori tonalità?”.

In cerca di una risposta a questa domanda Kandinskij venne aiutato dall’incontro con il compositore austriaco Arnold Schönberg. Nel gennaio 1911 a Monaco, l’artista ascoltò le opere atonali del suo futuro amico e rimase sbalordito. Grazie al concerto di Schönberg, nacque un dipinto del maestro non ancora completamente astratto ma quasi “Impressione III. Concerto”. Il triangolo scuro nel dipinto simboleggia il pianoforte, sotto si può vedere la folla attratta dalla musica, e la combinazione di colori riflette perfettamente l’impressione vivida che Kandinskij ricevette al concerto di Schönberg.

Kandinskij era sicuro che Schönberg avrebbe capito la sua filosofia di creatività astratta, e non si sbagliava. Il compositore sostenne l’artista nelle sue iniziative con esperimenti di colore e ricerca di un’armonia “antilogica”, in cui al primo posto c’erano i sentimenti piuttosto che il soggetto. Ma non tutti gli artisti condividevano questa visione, che portò ad una spaccatura tra gli artisti e la creazione di un gruppo di astrattisti chiamato “il Cavaliere Blu”. Collaborando con gli artisti August Macke, Franz Mark, Robert Delaunay e, naturalmente, con il compositore Arnold Schönberg, Kandinskij si trovò finalmente in un ambiente che promuoveva la transizione verso la piena astrazione nella creatività, alla ricerca di nuove forme e combinazioni di colori.

“In generale, il colore è un mezzo che può esercitare un influsso diretto sull’anima. Il colore è il tasto; l’occhio è il martelletto; l’anima è il pianoforte a più corde. L’artista è una mano che, attraverso il tasto, porta alla vibrazione dell’anima umana”.

È impossibile mettere in discussione l’affermazione di Kandinskij, perché molte ricerche contemporanee dimostrano che il colore influenza anche i nostri desideri e stati primitivi: tutti sanno che il rosso provoca appetito, il verde calma e il giallo aggiunge vivacità ed energia. E combinando diversi colori e forme nell’immagine, è possibile influenzare le sensazioni più profonde. Questo è ciò che il grande artista voleva ottenere. Gli esperimenti di Kandinskij hanno influenzato molti artisti dell’inizio del XX secolo, tra cui Paul Klee, che prima di incontrare il fondatore de “Il Cavaliere Blu” era un grafico, evitava i colori nei suoi dipinti, e successivamente invece divenne noto per i suoi acquerelli delicati, in un certo senso ingenui. Lo svizzero condivise l’amore dell’astrattista per la musica e la sua idea che l’arte debba evocare forti emozioni, aiutare le persone ad ascoltare il proprio io interiore e a comprendere i processi che ci circondano.

“L’arte non riproduce il visibile, ma rende visibile ciò che non lo è sempre”. – Paul Klee

È con questo messaggio che Kandinskij inizia a scrivere i suoi dipinti dopo il 1911. Ad esempio, nella nostra Galleria Tret’jakov è possibile vedere una delle opere più significative e su larga scala dell’artista, scritta nel 1913 – “Composizione VII”. L’artista non dà alcun indizio sulla trama: il dipinto ha solo colore e forma, distribuiti su una tela enorme (l’opera è considerata la più grande di tutte le opere di Kandinskij – 2×3 m). La proporzione ha permesso di posizionare diversi frammenti di intensità e di colore nel dipinto: elementi angolati, sottili, per lo più scuri al centro e forme più fluide e colori delicati lungo il perimetro ci permettono di sperimentare sensazioni diverse, guardando lo stesso dipinto. I toni cupi a destra contrastano con la luce su questa tela, i cerchi con bordi sfocati sono sezionati da dure linee rette. Le composizioni di Kandinskij sono una combinazione di incongruenza, ricerca di armonia nel caos, sono dipinti piuttosto simili alla musica, in quanto sono i più astratti. Queste opere sono considerate i principali conduttori della filosofia dell’artista e il culmine di tutta la sua creatività.

“Composizione VII” 1913 (Mosca, Galleria di Stato Tret’jakov)

Rendendosi anche conto che la maggior parte delle persone aveva bisogno di suggerimenti per capire la sua arte, Kandinskij continuò a scrivere le sue “Improvvisazioni”, in cui c’è un sottile (e in alcune opere è abbastanza esplicito) filo che collega l’astrazione con la realtà, grazie a elementi specifici. Ad esempio, in diversi dipinti è possibile vedere immagini di barche e navi: questo motivo appare quando l’artista vuole raccontarci di come l’uomo combatte con il mondo che lo circonda, come se le navi a vela resistessero alle onde e alla forza della natura.

“Improvvisazione 28 (Battaglia Navale)” (Washington, USA. Galleria d’arte nazionale)

In alcuni dipinti difficilmente possiamo distinguere gli alberi della nave, come nel dipinto “Improvvisazione 28 (Battaglia Navale)”, creato alla vigilia della Prima guerra mondiale, mentre su altre tele l’immagine della nave è visibile a prima vista, come in “Improvvisazione 209”, realizzato nel 1917, quando in tutta la Russia si sentiva lo spirito della rivoluzione.

Altri elementi frequenti nelle “Improvvisazioni” sono i cavalieri che caratterizzano le aspirazioni delle persone. L’immagine dei guerrieri a cavallo era di particolare importanza per Kandinskij come uomo che combatteva costantemente con norme e canoni consolidati per il bene delle proprie convinzioni. Non a caso questa allegoria è presente nel nome del club degli astrattisti.

“Improvvisazione” 1913 (Museo di Belle Arti di Vladivostok)

Mentre le “Composizioni” di Kandinskij vennero pensate nei minimi dettagli e la disposizione delle figure e l’uso di determinati colori sono assolutamente coscienti, quando realizzò le “Improvvisazioni” l’artista venne guidato da processi di natura interna, in cui mostrava le sue improvvise emozioni inconsce.

Notevoli cambiamenti nel percorso creativo di Vasilij Kandinskij si verificarono durante il suo ritorno a Mosca nel 1914. Come cittadino russo, l’artista fu costretto a lasciare la Germania durante la guerra e continuare a praticare arte in patria. Dal 1914 al 1921 visse a Mosca e promosse le sue idee alle masse, collaborò con il governo nella preparazione della riforma museale, sviluppò la pedagogia artistica e fu ispirato dalla sua città natale.

“Mosca: dualità, complessità, il più alto livello di mobilità, collisione e mescolanza di singoli elementi dell’apparenza… Considero questa Mosca esterna e interna come il punto di partenza delle mie ricerche. Mosca – il mio diapason illustrato”.

 

“Mosca. Piazza Rossa” 1916 (Mosca, Galleria di Stato Tret’jakov)Durante il suo soggiorno in Russia, l’artista si mosse tra diversi generi e ritrasse persino Mosca in modo abbastanza dettagliato (rispetto a tutta la sua creatività), e ad un certo punto tornò agli schizzi impressionisti.

“Mosca. Smolenskij Boulevard. Studio” 1916 (Mosca, Galleria di Stato Tret’jakov)

In tutti i percorsi creativi di Vasilij Kandinskij vediamo molti generi diversi, tecniche e trame. Nello stesso anno, l’artista creò un’opera piuttosto concreta con un significato comprensibile alle masse e un’astrazione completa. Questo fatto sottolinea la versatilità della sua personalità, il desiderio di nuove conoscenze e tecniche e, naturalmente, il costante sviluppo del genio creativo dentro di sé. Artista, insegnante, conoscitore di musica, scrittore e filosofo del mondo dell’arte Vasilij Kandinskij non lascia indifferente nessuno, perché il suo compito principale era quello di far sentire, provare emozioni. E ha raggiunto questo obiettivo grazie all’eredità culturale che ha lasciato alle generazioni future.

Dove è possibile vedere le opere di Kandinskij in Russia?

  • Galleria d’arte di Astrachan’ B. M. Kustodiev
  • Museo di Belle Arti di Ekaterinburg
  • Museo d’arte regionale di Krasnodar F. A. Kovalenko
  • Museo delle Belle Arti di Krasnojarsk
  • Galleria di Stato Tret’jakov sulla valle di Crimea, Mosca
  • Museo Statale di Belle Arti A. S. Puškin, Mosca
  • Museo d’arte statale di Nižnij Novgorod
  • Museo d’arte regionale di Stato di Rjazan’ I. P. Požalostina
  • Museo statale Hermitage, sede principale, San Pietroburgo
  • Museo Russo, San Pietroburgo
  • Complesso Museale della regione di Tjumen’

 

Fonte: Porusski.me , 9/06 /2020 – di Valerija Syrus, traduzione di Giada Sanseverino