Le regole di vita di Sergej Vitte

I ricordi del ‘ferroviere’ più celebre dell’Impero russo circa il disprezzo di Nicola II per i giapponesi, le letture oscene, Alexandre Dumas e le passeggiate munito di revolver

Sergej Vitte (1849-1915) è una delle figure chiave della storia russa a cavallo tra il XIX e il XX secolo. Egli fu presidente del Consiglio dei ministri nonché effettivo autore del manifesto del 17 ottobre 1905, documento fondamentale verso l’introduzione di una carta costituzionale in Russa. Vitte iniziò la sua brillante carriera nell’amministrazione delle ferrovie di Odessa, passando in dodici anni dal ruolo di perito a quella di ministro delle ferrovie. Alla politica ferroviaria sono correlati i momenti salienti del suo mandato in qualità di ministro delle finanze: in particolare, egli impresse una decisiva accelerazione alla costruzione della ferrovia transiberiana.

 

Sergej Vitte. Anni Ottanta del XIX secolo.
Library of Congress

 

I miei famigliari mi deridono perché sostengo di ricordare le cavalcate con mio nonno nei dintorni di Tiflis [Tbilis]; all’epoca avevo ancora pochi mesi di vita e in città era frattanto scoppiata un’epidemia. Ancora oggi mi ricordo seduto fra le braccia di mio nonno a cavalcioni sul cavallo.

Ricordo che, quando avevo ancora pochi anni, mia madre accorse nella stanza fra le lacrime, seguita da mio nonno, mia nonna e mia zia, anche loro disperati. Cagione delle loro lacrime era stata la notizia della morte dell’imperatore Nikolaj Pavlovič. L’episodio mi fece una forte impressione; tale dolore poteva essere stato reso possibile solo dalla perdita di una persona straordinariamente intima.

La mia era una famiglia estremamente monarchica, e da essa ho ereditato questo mio tratto caratteriale.

Quando ero ancora un ragazzo, Dumas padre venne in visita nel Caucaso1. Vestiva abiti circassi e così agghindato veniva condotto ovunque e costretto a bere copiose quantità di vino.

Nel Caucaso i giovani conducevano una vita originale colma di incredibili avventure. Spesso da ragazzo mi imbattevo nelle guardie di scorta del governatore, che si dedicavano impunemente alla seguente attività: essi gettavano un uovo a terra, dopodiché tentavano di colpirlo al galoppo con un’arma da fuoco; chi riusciva a colpire l’uovo riceveva un premio.

Al ginnasio ero un pessimo studente e mi assentavo dalla maggior parte delle lezioni. Giunto di mattina all’istituto, dopo appena un’ora ero solito saltare fuori dalla finestra per tornarmene a casa.

Ero rispettato nell’ambiente studentesco.

Sono venuto all’esame di teologia senza sapere nulla. Mi è stato sufficiente un appunto sul matrimonio. Mi sono presentato consapevole di non poter rispondere ad alcuna domanda, ma il professor Palimpsestov sapeva che sono il miglior studente dell’università, così mi si è rivolto con la seguente domanda: «Mi dica, ha mai letto la «Fisiologia del matrimonio» di Debu2?». In effetti l’avevo letto: si trattava di un libro dal contenuto osceno. Il professore e l’archierej3 sono rimasti molto sorpresi dalla domanda e hanno chiesto di che libro si trattasse. Palimpsestov ha risposto loro che «si tratta di un bellissimo libro, e che se Vitte l’ha letto, allora egli conosce perfettamente la teologia».

Oggigiorno l’insegnamento della teologia è molto, molto insoddisfacente. Anzi, non è nemmeno insoddisfacente, ma del tutto vergognoso.

In nessun paese civilizzato vi sono tanti analfabeti quanti ve ne sono da noi in Russia. Si può dire che il popolo russo – se solo non fosse un popolo cristiano e ortodosso – sarebbe una vera e propria bestia. L’unica cosa che lo distingue da una bestia sono i principi religiosi che gli vengono trasferiti meccanicamente o inculcati attraverso il sangue.

Ricordo molto bene i tempi in cui in ogni reggimento prestavano servizio le popolazioni indigene, e questi indigeni – georgiani, armeni, tatari – vestivano uniformi da ufficiale russo e comandavano truppe russe in battaglie che tanta gloria hanno portato all’esercito caucasico. Per questo motivo, affermare che non v’è più bisogno di nativi per il servizio militare e statale è quantomeno miope, per non dover impiegare parole più severe.

Chi ha creato l’Impero russo, trasformando un regno semiasiatico nella più grande potenza europea? È stata la sola forza della baionetta del suo esercito. Il mondo non si è prostrato innanzi alla nostra cultura, né alla nostra burocratica chiesa, né alla nostra ricchezza e prosperità. Esso si è inchinato di fronte alla nostra forza.

Se le guerre sono rare al giorno d’oggi, ciò avviene perché è in realtà in corso una guerra permanente.

Il destino delle nazioni dipende da episodi insignificanti, e la ruota della storia gira in una o nell’altra direzione.

Una volta, mentre stavamo accompagnando l’imperatore Alessandro II a Odessa, il treno su cui il sovrano stava viaggiando fece sosta per alcuni minuti presso la stazione di Birzula. L’imperatore desiderava fare due passi e, per non farsi avvistare dalla folla che lo attendeva sul lato sinistro del treno dove era collocata l’uscita, scese sulla banchina dal lato destro del convoglio. Il capostazione e il capotreno non si accorsero che il sovrano era sceso dal treno e, giunto il momento della ripartenza, il treno riprese la marcia abbandonando l’Imperatore alla stazione.

Il regno dell’imperatore Alessandro III coincide con un rivoluzionamento del sistema ferroviario dal punto di vista sia pratico che teorico.

Michail Vrubel’, Ritratto di gruppo di Savva Mamontov con i ferrovieri.
Al centro, Sergej Vitte.
Museo statale Abramcevo.

Il mio compenso di dirigente delle ferrovie sudoccidentali era ben più elevato di quello che avrei ricevuto in seguito in qualità di ministro e di presidente del comitato dei ministri. Godevo di completa autonomia, il governo non interferiva nelle mie faccende, lavoravo da solo e non dipendevo in niente né dall’amministrazione, né da nessun altro.

Ho avuto la fortuna di assumere collaboratori di talento ovunque io abbia prestato servizio, il che, a mio parere, è uno dei pregi fondamentali e maggiormente necessari per gli amministratori degli affari più ingenti, in particolare di quelli di Stato. Ritengo che coloro che non sanno scegliere le persone, che non possiedono il fiuto per le persone, non possano essere buoni amministratori e gestire imprese di rilievo.

Il mio lavoro più importante è stato lo «Statuto delle ferrovie russe».

Nel deposito ferroviario di Kiev vi è un enorme maglio a vapore. Se si posiziona un enorme pezzo di ferro sull’incudine e lo si colpisce con il maglio, l’impatto trasformerà il ferro in una lamiera. Nemmeno un maglio di questo genere – né tantomeno tutta la forza dello Stato – può avere la meglio degli anarchici. Ciò è dovuto al fatto che, se, ad esempio, posassimo sotto tale maglio un microscopico granello di ferro, possiamo sferrare quanti colpi vogliamo, ma non riusciremo a causare alcun danno al granello di ferro. Alla stessa guisa, tutta la forza dello Stato non può avere la meglio di questi anarchici.

Per i suoi stessi metodi, una rivoluzione è sempre priva di scrupoli, ingannevole e spietata.

Solitamente i governanti recitano in un’occasione o nell’altra una serie di belle frasi, che vengono in seguito dimenticate nell’arco di mezz’ora.

Si può pensare in modo conservatore, ma si deve agire liberalmente.

La maggior parte dei nostri nobili è costituita da un gruppo di degenerati che, a parte la soddisfazione di interessi e desideri personali, non riconoscono il valore di nulla e indirizzano di conseguenza ogni loro sforzo al fine di ricevere questo o quel favore pagato dal denaro del popolo, raccolto dall’impoverito popolo russo per il bene dello Stato.

Sotto l’influenza della viltà nessuna qualità umana accresce tanto quanto quella della sciocchezza.

La maggioranza dei politici di destra è costituita da tali mascalzoni che, dietro al vessillo della protezione dei principi conservatori, dell’autocrazia, del sovrano e delle radici russe, perseguono senza alcuna remora i propri interessi personali spingendosi persino all’omicidio e a qualsiasi altra meschinità.

L’uomo è una una creatura estremamente complessa che non solo non può essere definita in una frase, ma nemmeno in intere pagine.

Non esiste furfante che non abbia mai fatto niente di buono. Non esiste nemmeno un uomo onesto e nobile che non abbia mai pensato o fatto qualcosa di male. Né esiste uno sciocco che non abbia mai detto niente di intelligente, né un uomo intelligente che non abbia mai fatto niente di sciocco.

I filosofi-matematici, a cui io appartengo, provano disprezzo per i matematici-calcolatori, e i matematici-calcolatori, tra i quali vi sono molti eminenti studiosi, considerano i matematici-filosofi delle persone in un certo senso «toccate».

La stupidità tedesca è una stupidità di tipo particolare. In tedesco è possibile essere una persona sciocca e allo stesso tempo abile, dotata di una certa intelligenza per quanto concerne la specialità a cui il tedesco si dedica.

Non mi è mai capitato di incontrare Bismarck di persona, ma mi hanno detto che egli ha sempre avuto interesse per la mia persona e quando incontrava dei russi parlava continuamente di me.

L’unica persona alla cui presenza non ho mai tenuto a freno le mie azioni o le mie parole è stato l’imperatore Alessandro III. Egli aveva l’aspetto di un grosso mužik russo delle province centrali; gli si sarebbe maggiormente confatto indossare un pellicciotto, una poddëvka e dei lapti4. E, ciò nonostante, egli con la sua apparenza, nella quale si rifletteva il suo carattere, il suo grande cuore, la sua bonarietà, la sua rettitudine e la sua severità, imponeva indubbio rispetto.

L’imperatore Alessandro III non amava gli scherzi e faceva rigar dritto tutti i membri della famiglia imperiale.

Nella famiglia imperiale esiste la particolare usanza di non riconoscere la propria malattia e possibilmente di non guarire.

L’imperatore Nicola II ha sempre provato disprezzo per i giapponesi. Quando ebbe inizio l’ultima terribile, sfortunata guerra, negli archivi di tutti i ministeri si potevano trovare rapporti ufficiali firmati dal sovrano in cui egli definisce «macachi» i giapponesi.

Sono una persona solitamente prudente: quando esco per fare una passeggiata, porto con me il mio revolver.

Nella mia vita ho frequentato non pochi monasteri.

Fonti

Vitte S. Ju. Vospominanija. V 3 t. Berlino, 1923.

Vitte S. Ju. Samoderžavie i zemstvo. V 3 t. Stoccarda, 1901.

Note

[1] Tra il 1858 e il 1859, Alexandre Dumas fece un viaggio in Russia, durante il quale trascorse tre mesi nel Caucaso. Nel 1859 uscì in Francia il suo romanzo «Il Caucaso», che pubblicato due anni dopo in lingua russa.

[2] Si intende qui il libro del medico militare francese Auguste Debay «Igiene e fisiologia del matrimonio» (fr. «Hygiène et physiologie du manage») pubblicato nel 1861. La rivista «Russkoe slovo» scrisse che si trattavano di «racconti lussuruiosi e discussioni erotiche raccolte per stuzzicare frivoli pensieri e desideri».

[3] Figura ecclesiastica ortodossa assimilabile al vescovo cattolico, N.d.T.

[4] La poddëvka è un soprabito popolare russo. I lapti sono calzature contadine in scorza di tiglio, N.d.T.

Fonte: arzamas.academy. Autore: Michail Kazinik. Traduzione di Lorenzo Penta.

Lorenzo Penta

Nato a Pistoia nel 1993, ho studiato traduzione (inglese, russo e tedesco) presso l’Università di Trieste, dove mi sono laureato con una proposta di traduzione (destinata a rimanere tale) del romanzo Poslednij kommunist di Valerij Zalotucha. Nel 2017 ho avuto la possibilità di vivere cinque mesi ad Astrachan’ grazie a un programma di scambio universitario. Dal 2018 lavoro come traduttore libero professionista.