Ricordare tutto, cinque anni dall’assassinio di Boris Nemcov

Cinque anni fa sul ponte Bol’šoj Moskvoreckij di Mosca fu assassinato il politico russo Boris Nemcov.

Giovane vice-premier nel governo dei riformatori, negli anni ’90 divenne celebre in tutto il Paese per la decisione di obbligare alcune cariche statali russe a girare sulle “Volga” al fine di aiutare l’industria automobilistica della sua città natale. Nel 1998 veniva considerato il più papabile per succedere a El’cin come presidente della Federazione Russa.

Dopo l’ascesa al potere di Vladimir Putin, Nemcov passò gradualmente all’opposizione. A differenza di molti altri personaggi degli anni ’90, conformatisi al potere costituito, egli non si adeguò mai al nuovo autoritarismo. In una sua intervista dei primi anni duemila, Nemcov racconta delle sue paure riguardanti il rafforzamento dei poteri personali presidenziali e del perché, in queste condizioni, lo sviluppo del Paese non sarebbe stato possibile. Spezzoni di questa intervista sono adesso virali su internet e vengono definiti profetici.

Quando la sera del 28 Febbraio 2015 Il’ja Jašin, amico stretto di Nemcov, scrisse sui suoi account social: “Nemcov è stato fucilato, è morto” fu evidente che il paese era entrato in una nuova era politica.  Un anno prima dell’accaduto, “persone raccomandabili” erano apparse in Crimea e in Ucraina era iniziata una “guerra ibrida”. L’establishment russo scelse l’autoisolamento del Paese pur di mantenere il proprio potere. Nemcov fu uno di quelli che apertamente e a gran voce si oppose a queste azioni.

Luogo dell’uccisione di Boris Nemcov sul ponte Bol’šoj Moskvoreckij nei pressi del Cremlino. Foto di Evgenij Feldman, Novaja Gazeta.

Conosceva molto bene le persone che avevano ottenuto il controllo sul Paese e conosceva dall’interno anche il sistema amministrativo russo che si era formato verso la fine dell’era El’cin.

Nemcov era un elemento scomodo per il potere ed è stato ucciso da dei sicari proprio di fronte al Cremlino. Questo omicidio fu un evento senza precedenti per il paese e segnò il livello di violenza politica più alto di sempre. Allora si parlava molto dell’adozione di pratiche simili dalle “zone ibride” del Donbass. La possibilità di uccidere gli oppositori politici nel centro di Mosca non a caso sorse dopo l’inizio delle azioni militari nell’Ucraina orientale.

Dopo cinque anni, sull’assassinio di Nemcov non è stata ancora fatta chiarezza fino in fondo. Sul banco degli imputati sono finiti gli esecutori dell’assassinio: Zaur Dadaev, Anzor e Šadin Gubašev, Chamzat Bachaev e Temirlan Eskerchanov. Inoltre, un sospettato, Bislan Šavanov, è morto durante il suo arresto a Groznyj.

A luglio 2017 la corte ha dichiarato colpevoli i cinque imputati e il tribunale li ha condannati dai undici ai vent’anni di reclusione. Dadaev era il ministro della Forza pubblica della Cecenia, vice-comandante di battaglione nel reggimento “Sever”. Secondo le dichiarazioni ufficiali, nel giorno dell’assassinio Dadaev era “in ferie”.

Le trame delle indagini hanno quindi raggiunto la Cecenia, anche se, nonostante le richieste da parte dei legali del defunto, sull’omicidio non sono stati indagati né il diretto superiore di Dadaev, Ruslan Geremeev, né il presidente della Repubblica Cecena, Ramzan Kadyrov. La corte ha emesso il verdetto di “omicidio immotivato” contro i sicari e non c’è stato nemmeno il tentativo ufficiale di identificare il mandante tramite inchiesta.

Nel resto del mondo Boris Nemcov viene ricordato come una persona che considerava la Russia un grande Paese dell’Occidente. La piazza nei pressi dell’ambasciata russa a Washington è stata dedicata proprio a lui; adesso i diplomatici russi avranno a che pensare mentre si dirigono al lavoro. Poco tempo fa il nome di Nemcov è apparso anche sulla mappa di Praga.

La targa di piazza Boris Nemcov a Praga. Foto di Nadežda Prusenkova, Novaja Gazeta

A Mosca per il momento non c’è alcun luogo commemorativo dedicato al defunto oppositore politico. Da molti anni gli attivisti lottano con le autorità cittadine per ribattezzare il ponte Bol’šoj Moskvoreckij “ponte Nemcov”, per installarvi una targa commemorativa e creare un memoriale di tutto rispetto. Prima o poi, ciò accadrà inevitabilmente; omicidi di questo tipo non possono essere cancellati dalle pagine di storia del Paese. Cose del genere non hanno avuto sucesso negli anni ’30 del secolo scorso e non ce lo avranno nemmeno adesso.

Ogni anno in diverse citta della Russia si tengono marce commemorative in onore di Boris Nemcov. Da manifestazioni di lutto quali erano, si sono da tempo trasformate in azioni a favore della dignità della persona. Chi protesta per le libere elezioni, chi contro cause politiche e penali o chi contro la guerra, in quel giorno lo fa assieme a Nemcov e alla sua memoria. Quest’anno a Mosca la marcia si tiene alle 13.00 del 29 febbraio e parte da viale Strastnoj. 

Fatto molto significativo in tal senso, è la decisione, presa dal consiglio comunale di San Pietroburgo presieduto dal sindaco Aleksandr Beglov, di negare il consenso per l’organizzazione della marcia commemorativa in città, adducendo come scusa la presenza della sigla RF (Federazione Russa) nella richiesta di autorizzazione. Tuttavia, le autorità pietroburghesi non si ricordano e non riuscirebbero nemmeno a indovinare il significato preciso di tale abbreviazione.

È un bene che noi ce lo ricordiamo ancora.

 

FONTE: Novayagazeta.ru , 27 febbraio 2020 – di Kirill Martinov, traduzione di Lorenzo Fasano