Africani in Russia, un breve excursus storico

Vi è mai capitato di percorrere i larghi marciapiedi di Mosca o San Pietroburgo e incontrare persone di colore che distribuiscono volantini pubblicitari accanto alle stazioni della metro? Se sì, vi siete mai interrogati sui motivi di una migrazione africana in un Paese poco accogliente o diffidente come la Russia?

Per rispondere a questa domanda bisogna fare un viaggio a ritroso nel tempo, atterrando in Africa durante il periodo della decolonizzazione, intorno agli anni Sessanta, quando si credeva che il sostegno dell’Unione Sovietica e di altri Paesi socialisti non solo potesse accelerare il collasso del dominio occidentale, ma avrebbe lasciato un segno nel nuovo mondo emergente, diffondendo il modello sovietico del socialismo negli Stati post-coloniali. Una componente essenziale della cooperazione sovietico-africana è avvenuta attraverso il canale dell’istruzione.

“Non dimenticherò mai un amico se lo conoscerò a Mosca”

In questo contesto, l’annuncio dell’apertura a Mosca nel 1960 dell’Università dell’Amicizia tra i Popoli (in russo RUDN) che ha fornito istruzione agli studenti provenienti da Africa, Asia e America Latina, ha suscitato grandi speranze tra i giovani africani che, nelle loro lettere, hanno espresso l’entusiasmo per i significativi risultati scientifici del Paese, la gratitudine per il sostegno politico nella lotta contro l’imperialismo occidentale e, allo stesso tempo, l’ammirazione per quello che secondo loro era il comunismo, il sistema sovietico e la società. Dopo che Chruščёv ha annunciato questa politica culturale, il numero degli africani che studiavano nelle università e nelle scuole tecniche dell’Unione Sovietica è cresciuto costantemente fino ad una drastica diminuzione alla vigilia del crollo del 1991 quando la situazione ha subito una significativa variazione.

Con la caduta del regime comunista e a causa del taglio delle quote statali e dell’introduzione di tasse universitarie troppo elevate, molti studenti che hanno costituito la composizione sociale degli africani in Russia in precedenza, perdono questa posizione. Il collasso dell’Unione Sovietica ha facilitato le procedure per ottenere un visto russo e ha portato all’afflusso nel Paese migranti di un tipo diverso rispetto agli studenti. Appartengono a questo gruppo migranti economici, rifugiati e vittime di trafficanti provenienti da stati che nel recente passato o fino ad oggi sono stati coinvolti in conflitti sanguinosi come la Repubblica Democratica del Congo, Costa d’Avorio e Somalia.

Tutto questo potrebbe definirsi come una “migrazione fallita” in quanto i migranti, a causa dello stretto controllo sui lati del confine russo-europeo, vi rimangono bloccati adottando strategie di sopravvivenza come quelle del lavoro illegale e affrontando in questo modo un’accoglienza ostile e condizioni di vita scadenti.

Il caso della Russia è un profilo complesso, in quanto si configura sia come destinazione finale che come popolare zona di transito per i migranti. Innanzitutto la collocazione geopolitica tra Europa e Asia lo rende un funzionale corridoio di transito per i migranti che si spostano da Oriente a Occidente. In secondo luogo, la migrazione di transito in Russia avviene principalmente in forma irregolare facilitata da reti etniche e trafficanti di criminali con tutti gli effetti negativi per il Paese e i migranti stessi. In terzo luogo, i migranti che dovrebbero essere in transito, spesso diventano immigrati di lunga durata o addirittura permanenti. Questo è facilitato dalla passività delle autorità, dall’alto livello di corruzione e dalla scarsa applicazione delle leggi vigenti.

In generale, la migrazione di transito non può essere vista come separata da altre forme di migrazione come quella studentesca del periodo sovietico, in quanto sono strettamente correlate. Nonostante la vasta portata di questo fenomeno, esso non viene riconosciuto dalla legislazione nazionale ed internazionale. In particolare, il verificarsi di migrazioni irregolari durante il transito con tutte le sue conseguenze negative sembra derivare dall’assenza di politiche migratorie chiare e trasparenti.

Articolo a cura di Costanza Conticelli

Fonti principali:

– Archivi statali di Mosca (GARF, RGANI, RGASPI)

-interviste strutturate e non strutturate a migranti africani, direttori e funzionari di organizzazioni e centri che si occupano di assistenza a persone vulnerabili, istituti di ricerca e istituti consolari.