La Zaporožec compie 60 anni

“Ne ha fatto una cabriolet semplicemente tagliando il tettuccio”. I lettori raccontano le proprie storie sul più importante simbolo dell’automobilismo sovietico – la Zaporožec. L’altro giorno ha compiuto 60 anni!

La Zaporožec è uno dei principali simboli dell’automobilismo sovietico e il 1° ottobre 2020 ha compiuto 60 anni. Abbiamo chiesto ai lettori di raccontare delle storie a proposito della Zaporožec. Le testimonianze raccolte si sono rivelate divertenti, talvolta anche toccanti.

Vadim
Mio zio aveva una Zaporožec gialla, a quel tempo avevo 7 anni. Abbiamo deciso di andare a fare un giro, ma i miei tentativi di aprire la portiera del passeggero non stavano avendo successo. Io tiravo con la mano con tutte le mie forze appoggiando il piede nella carrozzeria, ma era tutto inutile, finché mio zio non è sceso dalla macchina e semplicemente, senza sforzi, ha aperto la portiera dicendo: «Hai mangiato poca kaša». Ancora non ho capito come ci sia riuscito, ma ho iniziato a fare colazione con la kaša ogni mattina.

Nastja
Il marito di mia zia, per tutti il non molto amato zio Slava, aveva in Kazakistan all’inizio degli anni ‘90 una Zaporožec rossa. Avevo intorno ai 4 anni e vivevo con i miei genitori nel dormitorio militare a Podmoskov’e. Vivevamo, come s’intende, in modo molto modesto. Un giorno eravamo in stazione e vicino a noi è passata una BMW rossa elegante: tutte le persone alla fermata l’hanno seguita con lo sguardo. E dopo un “oooh” generale, ho detto ad alta voce e in modo deciso: «A dire il vero anche mio zio Slava in Kazakistan ha proprio la stessa macchina!». Papà ha riso moltissimo.

Aleksandr
Ero con degli amici in dača, andavamo in giro sulla Zaporožec 968 e con i Sektor Gaza in sottofondo. In un campo, a una curva stretta, siamo finiti con una ruota su una cunetta e la macchina si è ribaltata (dentro eravamo in sette). Arrampicandosi fuori dalla macchina, uno dei miei amici, che aveva con sé un sacchetto con degli alcolici, ha detto allegramente: «ho salvato l’alcohol!». Poi si è scoperto che si era fratturato un braccio.

Ol’ga
Questo è forse uno dei ricordi più vividi della mia infanzia. La Zaporožec era del nostro vicino di casa. Era un’auto classica, celeste, con lo sterzo in tessuto (non so come si chiami di preciso) e con il pomello del cambio impreziosito da una rosellina. Sì, proprio quel pomello del cambio, con una rosa! La Zaporožec la si usava dalla fine della primavera fino all’inizio dell’autunno, lo zio Borja ci andava in dača. Ma la cosa più importante è che portava noi sulla Zaporožec! A quel tempo, in cortile c’erano ancora molti ragazzi, tutti fra i 5 ei 12 anni. Ed ecco che mettevamo in fila i nostri nasi da mocciosi per decidere chi sarebbe stato il prossimo a poter fare il giro della casa in macchina con lo zio. Soli dieci minuti di viaggio, ma che valevano l’ammirazione di tutti e che davano di che parlare per un po’ di giorni. Quanto era bello! Dio, quando ti veniva concesso l’onore di farti un giro sulla Zaporožec, potevi osare darti delle arie e andarlo a dire a tutti, specialmente ai ragazzi della casa vicina, che su una Zaporožec non ci erano mai saliti. E a maggior ragione, visto che fra noi era in corso una vera e propria guerriglia fra bambini. 😊 Quest’auto è stata in circolazione ancora per molto tempo. E molti anni dopo veniva comprata per dei prestiti o per scopi del genere, in poche parole a basso costo. Ma i dolci ricordi sono rimasti dentro tutti noi. E sì, è stata la prima auto che abbiamo visto in cortile.

Maksim
Lo zio aveva una Zaporožec turchese con i sedili marroni, il volante colorato e intessuto, e con una rosa nel pomello del cambio. Amavo quell’auto: gli esterni, gli interni, l’odore che c’era dentro la macchina e il rumore del motore. Quando andavo a trovarlo, mi autoinvitavo a fare un giro con lo zio: quella era una gran figata. Conosco persone che si imbarazzano a dire che la loro famiglia ha avuto una Zaporožec. E onestamente non riesco a capirli.

Roman
I miei genitori avevano una Zaporožec “Orecchiuta”. Era molto bella, bianca. Ricordo bene come ci andavamo in giro io e i miei, sebbene allora avessi 3 o 4 anni. Sulla Zaporožec c’erano due portiere, messe in una posizione tale per cui, soltanto ribaltando i sedili anteriori, era possibile cadere sui sedili posteriori, su cui fra l’altro stavo io quando andavamo in giro. Una volta ero con i miei genitori e, come loro raccontano, sono scomparso dall’auto. Si sono spaventati e mi hanno cercato ovunque. Dietro non c’ero, sebbene non fosse possibile che fossi uscito dalla macchina stando proprio vicino a loro. Alla fine, si è scoperto che mi ero incastrato nello scomparto fra lo schienale del sedile e il finestrino posteriore, e che mi ero addormentato lì. Chiaramente sono stati molto felici di ritrovarmi.
E inoltre, mio padre ha raccontato che spesso ha tirato fuori dal fango sia le Moskvič che le Žiguli, dal momento che la Zaporožec aveva una buona tenuta di strada, grazie alla trazione posteriore e al motore, che si trova sull’asse posteriore della vettura.

Anton
Come raccontano i miei genitori, mio nonno aveva una Zaporožec rossa e “Orecchiuta” che era motivo di vanto per tutta la famiglia e sulla quale amavamo viaggiare per tutta l’Unione Sovietica. Come quella volta che in due giorni ha accompagnato dalla Crimea a Černivci la nostra famiglia composta di quattro persone perdendosi lungo la strada, per poi fare una deviazione dopo 200 chilometri, dal momento che aveva letto male la mappa stradale. O come quella volta che stavamo andando al mare con le tende da campeggio e l’auto si è rotta lungo il tragitto. Di conseguenza, il nonno ha venduto la Zaporožec e su richiesta del fratello della moglie ha iniziato a guidare un’auto di lusso, ovvero una Volga di 24 anni.

Nikolaj
Mio zio aveva una Zaporožec. Quando ero piccolo, lo zio portava sempre noi (ovvero me, mio fratello e i nostri genitori) in campagna dal nonno e dalla nonna. In macchina la radio non c’era, perciò lungo tutto il tragitto io e mio fratello cantavamo le canzoni del gruppo Djuna e altri diversi pezzi. Papà ci ha fatto un video con la videocamera da 8 millimetri.

VIDEO:

Djuna – Il paese di Limonija
Ecco sì, nei Djuna cantano Timoti Šalame e Oskar Ajzek. Ma la star principale è il gigante verme di sabbia. Ecco dei meme.
Oh, perdonate questa interruzione, continuiamo.

Jurij
I miei bisnonni avevano una Zaporožec, la ZAZ-965 (la “Gobba”). Ci abbiamo viaggiato molto e portavamo con noi mia nonna, e di conseguenza mia mamma (ovvero sua nipote). Con la Zaporožec hanno girato quasi tutta la parte europea dell’Unione Sovietica. Oltretutto molto spesso ci dormivano direttamente dentro, in quattro! Loro raccontano che è stata un’esperienza molto intima: la notte la Zaporožec faceva sentire tutti quanti contemporaneamente come parte di una squadra. E in più il mio bisnonno aveva una protesi al ginocchio.  Questa è una delle eredità ricavate dalla rottura del blocco di Leningrado. Di notte si toglieva la protesi, ma si rifiutava di metterla sotto l’auto, dicendo che al mattino i passanti avrebbero potuto seriamente spaventarsi nel vedere una gamba distesa sotto la macchina. E così dormivano sulla Zaporožec in quattro e una protesi. Nonostante adesso sembri terribilmente scomodo, mia nonna ricorda sempre con affetto quei viaggi e spesso ce li racconta.

 Vladimir
Mio nonno, in campagna, aveva una ZAZ-968M beige. Quando avevamo 12 o 13 anni, io e mio fratello l’abbiamo messa in moto di nascosto un paio di volte e abbiamo fatto dei giri nei campi. Una volta abbiamo incontrato una pattuglia della polizia stradale. Il poliziotto ha alzato la paletta, ma mio fratello, che aveva visto troppi polizieschi americani, gli ha fatto il dito medio e ha buttato dei soldi tutti in giro. Ovviamente i poliziotti hanno iniziato a inseguirci. In quel momento, mentre correvamo a una velocità sotto i 90 chilometri orari, ero sicuro che ci saremmo schiantati. E invece tutto si è concluso diversamente. Dopo pochi minuti di inseguimento, la pattuglia 9 è riuscita ad accerchiarci a una curva stretta e ci ha serrati con le spalle a un campo arato (la Zaporožec non poteva attraversarlo). I poliziotti hanno preso mio fratello per un fesso, poi uno di loro si è messo al volante della Zaporožec e, dopo aver caricato noi due sulla macchina della pattuglia, ci hanno portati a casa. Dovevate vedere le facce dei ragazzi che abitavano vicino a noi quando sulla strada di casa nostra è spuntato un poliziotto al volante della nostra Zaporožec con mio fratello sul sedile del passeggero e io che li salutavo dal finestrino dell’auto della pattuglia 9, mancava solo che indossassi il cappello da poliziotto. In sostanza, a casa, gli sbirri hanno parlato un po’ con i nostri genitori e noi siamo stati rilasciati senza nessun tipo di conseguenza. Qualche tempo dopo, il nonno è morto di cancro e la Zaporožec è rimasta ancora a lungo nel bel mezzo del cortile. E poi l’hanno rottamata. Ne è rimasto soltanto il tettuccio che hanno voluto conservare e utilizzare per una qualche faccenda domestica. Ora, ogni volta che vedo quel pezzettino beige di metallo, penso al nonno e alla sua Zaporožec, sulla quale sono state raccontate moltissime storie alle feste in famiglia.  

Evgenija
Quando avevo 12 anni, mio cugino ne aveva circa 18. Aveva comprato a poco prezzo dal suo vicino di casa una Zaporožec rossa e l’aveva fatta diventare cabriolet semplicemente tagliandole il tettuccio. Andavamo in giro così in campagna dalla nonna ed era davvero una sciccheria rustica. 

Ksenija
Mio nonno aveva una Zaporožec. Per la precisione ne aveva tre: una verde, una rossa e una arancione. Tutte quante erano le sue bambine e ognuna aveva il suo nome. Quella rossa si chiamava “Tamaročka”, quella verde “Zinočka” e quella arancione “Ryžaja”. Ma in strada ce n’era sempre e solo una. Ogni anno il nonno faceva una cosa davvero affascinante: la ristrutturazione di una delle auto, spostando persino i dettagli non necessari alla circolazione su una delle Zaporožec. E questo, prima delle vacanze estive, incuriosiva moltissimo noi nipoti: chissà di che colore sarebbe stata la Zaporožec su cui avremmo girato quell’estate… Ricordo ancora quei bellissimi sedili a molla. Capitava di essere sul sedile posteriore della Zaporožec, di fare dei giri per lo sterrato e di fare dei balzi fino al tettuccio a ogni cunetta. Fortunatamente il tettuccio era ricoperto di un qualcosa di morbido. Da quel momento ricordo con nostalgia quei giretti in perfetto stile “fuoristrada sovietico”.

Oleg
Erano gli anni ‘90. Estate. Saratov. Io avevo 8 anni, mio cugino 6 e mezzo. Eravamo dalla nonna, quando ci ha raggiunti nostro zio sulla sua prima automobile: una Zaporožec! Nuova di zecca e gialla! E il motore non era come quello di tutte le altre auto: era anteriore, ma con la trazione posteriore! Come se non bastasse, ha portato in giro me e mio cugino con indosso un sombrero intrecciato, come nei film sovietici sui cowboy e sugli indiani che all’epoca davano sempre in TV. E siamo andati così in città! Sono passati 30 anni, ma ricordo ancora quel giorno d’estate, il sombrero e la Zaporožec gialla.

Aleksej
La prima macchina di mio nonno è stata una “Gobba”, comprata con dei soldi guadagnati onestamente durante delle spedizioni geologiche nel lontano 1973. All’incirca in quel periodo aveva anche comprato con mia nonna una dača nella regione di Pskov. Là, la strada dopo l’uscita dall’autostrada di Kiev non era bellissima, ma, se in macchina c’erano almeno due o tre adulti, non c’era nessun problema. Non appena in strada compariva una normale buca profonda, i passeggeri afferravano direttamente la Zaporožec con le mani, la trascinavano fuori dalla buca, la riportavano sulla terraferma e proseguivano oltre. Ecco come me ne ricordo: come di un’utilitaria!

Igor’
Nel 2013 io e i miei amici abbiamo viaggiato per la Crimea. Dopo essere rimasti bloccati in montagna da qualche parte a metà strada fra Sudak e Feodosia, abbiamo deciso di fare una sosta al nostro campeggio, che si trovava vicino alla baia di Lis’ja (una spiaggia di nudisti accanto alla Valle del Sole). Lì, un vecchio dall’animo gentile ha deciso di accompagnarci sulla sua Zaporožec bianca e “Gobba”. Siamo saltati in macchina e abbiamo guidato lungo i tornanti. Le sensazioni provate erano molto forti. 50/60 chilometri orari sulla Zaporožec sembravano 100. L’auto rombava, grugniva, urlava, ma alla fine ha superato tutte le salite e le discese. Passando di fianco a un altissimo burrone, il nonno guidava in modo imperturbabile e raccontava una qualche storia tratta dalla sua vita, mentre noi guardavamo con occhi spaventati un po’ lui e un po’ fuori dal finestrino. Ricorderò ancora per molto tempo quel viaggio sulla Zaporožec.

Maksim
La Zaporožec è stata la prima automobile dei miei genitori. Papà era un militare. A cavallo fra gli anni ‘80 e gli anni ‘90 vivevamo in Kamčatka. La Zaporožec era color “sogno celeste”, veniva affettuosamente chiamata “Scoreggia” e ci ha portati a Paratunka, alle sorgenti termali. Allora avevo circa 3 anni e questi sono i miei primi lucidi ricordi.

Kirill
Il mio bisnonno aveva una Zaporožec “Gobba” rosa. Perché rosa? Il fatto è che dai concessionari tempo fa c’erano lunghe file e, per quanto ne so io, il colore in particolare non lo si poteva scegliere: si prendeva quel che capitava. Eppure, nonostante le lunghe code, quella Zaporožec non l’aveva voluta nessuno. Per questo motivo, quando è stato il turno del mio bisnonno, lui ha detto: «Vabe’, va bene quella rosa». E l’ha presa.

Julija
La ZAZ-968M è stata la nostra prima macchina di famiglia. L’avevamo chiamata “Grillo”. Era color verde smeraldo e quando l’abbiamo comprata nel 1995 costava un milione di rubli! Il precedente proprietario l’aveva guidata per 20 anni, io e la mia famiglia poi per altri 8. Sulla Zaporožec abbiamo percorso un centinaio di chilometri andando da Kirov a Velikij Novgorod e poi tornando indietro. Ogni estate caricavamo un sacco di roba in macchina e io, mamma papà e mio fratello (successivamente ai nostri viaggi si univa anche il nostro gatto) andavamo dalla nonnina a trascorrere le vacanze estive. Cinquecento chilometri fatti guardando mappe cartacee. Passavamo per per Nižnij, Vladimir e Mosca, e poi per Kostroma e Vologda. Trascorrevamo la notte direttamente in macchina. Grazie al suo ingegno, papà aveva persino ampliato lo spazio sul sedile posteriore per me, mio fratello e il gatto utilizzando un po’ di legno compensato. Papà è un tuttofare e grazie a lui avevamo sia un riscaldatore, che una caldaia: cuocevamo la lapša direttamente nei campi. Tutta la famiglia adorava cantare durante i viaggi. È chiaro che l’auto non fosse ormai più nuova da un pezzo. Da qualche parte si sentiva sempre qualche nuovo rumore e, quando veniva l’inverno, nell’abitacolo non faceva di certo caldo. Ma noi cinque ci divertivamo ad andare in giro e ad affrontare sempre nuove avventure.
Una volta eravamo in viaggio e mio fratello ha chiesto alla mamma: «Cantaci una canzone che parli della nostra macchina». La mamma allora ha raccolto tutte le parole che conosceva collegate in qualche modo a “automobile”, “colore verde” e “strada”. Mio fratello aveva già iniziato a piangere, la canzone era tutta sbagliata. E chiediamoci quali fossero le parole: «il tettuccio è ghiacciato, le portiere cigolano, dietro la carrozzeria ruvida l’oscurità è pungente». I miei genitori si sbellicavano dalle risate. Da quel momento, non abbiamo fatto un viaggio senza cantare questo nostro “inno”.

Le storie dei lettori sono state scelte da Jurij Saprykin

FONTE: meduza.io , 3/10/2020 – traduzione di Laura Cogo