Le sue università. Come Gor’kij a Kazan’ riuscì a superare anche Šaljapin

A Kazan’, dopo quattro anni di ricostruzione, è stato inaugurato il museo letterario memoriale intitolato a A.M. Gor’kij.

Gli interni grigi della mostra del 1988, che denunciavano la cupezza della vita borghese, sono stati trasformati in uno spazio con molta luce e molte vetrate – in accordo con la visione dell’autore, l’artista Il’gizar Khasanov. Il museo possiede oltre 60 mila oggetti da collezione, tra cui 2.237 pezzi commemorativi della collezione Gor’kij. Si tratta di una delle più grandi collezioni di tutta la Russia dedicate allo scrittore proletario. Marianna Gavrilova, la direttrice del museo, ha raccontato ai giornalisti di Argumenty i Fakti Kazan’ per quale ragione Gor’kij non sarebbe propriamente uno scrittore proletario e in quali luoghi di Kazan’ ancora oggi si preservano dei rimandi a Aleksej Peškov.

Superò Šaljapin

“È attraverso una mappa interattiva che gli ospiti sono introdotti ai luoghi commemorativi del Gor’kij del 1884-1888, quando Aleksej Peškov, arrivato da Nižnij Novgorod trascorreva i suoi periodi di studio presso le “Università di Kazan’”. La versione multimediale si basa sulla mappa della città e sulle note inviate da Gor’kij stesso nel 1928 agli etnografi di Kazan’”, – racconta Marianna Gavrilova.

Il punto di partenza su questa mappa è l’Università Imperiale di Kazan’. Il sogno di studiare nella più prestigiosa università della regione del Volga indusse il sedicenne Aleksej, su consiglio dell’amico Nikolaj Evreinov, a raggiungere Kazan’.

Foto: Museo letterario-memoriale intitolato a A.M. Gor’kij

Ma… “Capii subito che l’università era un miraggio e che sarei diventato più intelligente se fossi andato in Persia”, scrisse Gor’kij. I soli due anni di istruzione elementare di Peškov e la circolare sui “bambini della cucina” (limitazione all’ottenimento di un alto grado d’istruzione per i rappresentanti delle classi non privilegiate) riducevano al minimo le sue possibilità. Anziché tra banchi di scuola, si ritrovò tra “scaricatori, straccioni, farabutti” alla foce della Kazanka – per due soldi scaricava chiatte, a lungo patendo letteralmente la fame. Il ladro professionista Baškin cercò di condurlo per la sua strada, ma il futuro scrittore non si arrese.

Un’altra “fermata” sono i dormitori pubblici. La vivace Marusovka, per esempio, luogo in cui Aleksej insieme all’amico Gurij Pletnev, aveva preso in affitto un appartamento all’angolo. L’edificio al civico 26, sull’attuale via Puškin, si conserva tutt’ora.

Marusovka. Foto: Museo letterario-memoriale intitolato a A.M. Gor’kij

Luogo numero 3 – Teatro Comunale di Kazan’. Sul suo palcoscenico Aleksej Peškov, superata la selezione imposta dall’impresario d’opera, cantò per circa tre settimane durante le pause dal lavoro di tuttofare. Proprio in quel periodo, anche l’allora quindicenne Fëdor Šaliapin, fece il provino per il coro della compagnia lirica, ma non venne accettato.

Teatro Comunale di Kazan’ Foto: Museo letterario-memoriale intitolato a A.M. Gor’kij

L’antico villaggio della terracotta (oggi Via Šapov). Dopo aver conosciuto Andrej Stepanovič Derenkov, il proprietario di un negozietto di alimentari su questa via, Gor’kij cominciò a partecipare agli incontri dei giovani amanti della libertà, che si tenevano proprio nel negozio di Derenkov. Più tardi iniziò a lavorare per Andrej Stepanovič nelle panetterie aperte nel 1886-1887.

Un’altra tappa dell’escursione virtuale – il Villaggio tataro.

Antico vilaggio tataro – vista attuale. Foto: AiF/ Marija Zvereva

Lo scrittore amava questo luogo e in generale si sentiva molto vicino alla cultura tatara. “Qui persone buone e affettuose vivono una vita tanto onesta” (Le mie università, 1923). Gor’kij mantenne per il resto della sua vita un atteggiamento rispettoso nei confronti del popolo tataro, così come nei confronti di qualsiasi altro popolo. Oggi lo definiremmo un vero e proprio internazionalista.

Panificio di A.S. Derenkov. Foto: AiF/ Venera Vol’skaja.

Nel museo è stato ricreato anche il panificio Derenkov – una stanza nel seminterrato con volte basse e piccole finestrelle, in cui Aleksej lavorava come tuttofare del panettiere Lutonin. Sin dalla sera preparavano l’impasto con circa una quindicina di pud di farina (un pud corrisponde approssimativamente a 16 kg), lo stendevano, formavano pagnotte, cornetti di pasta sfoglia, panini di pasta frolla e infine li infornavano. Friggevano le ciambelle in una padella di ferro con olio bollente. A volte una ragazza chiamava Lutonin, colpendo con il tacco il vetro della finestrella che dava sul marciapiede e i due se ne andavano. E quindi toccava ad Aleksej cuocere tutto il pane e distribuirlo.

Ciclostile: Foto: AiF/ Venera Vol’skaja

“La Xerox del XIX secolo” era un ciclostile. Con un simile attrezzo Aleksej stampava volantini, proclami, estratti di libri proibiti. Con un ciclostile ad alcool si potevano realizzare fino a 200 copie di un testo.

Un altro oggetto esposto, rinvenuto negli anni Novanta è la copia di una lettera al “caro Alëša” da parte della fanciulla Kapitolina Poludnicynaja, una giovane donna dai facili costumi che si affliggeva per la lontananza da lui (Kapitolina e Lutonin sono i prototipi dei personaggi del racconto di Gor’kij Konovalov). In Aleksej ardeva anche una passione gentile, per Maria Derenkova, la sorella di Andrej Derenkov, la quale, però, non ricambiava il sentimento. Ella finì per sposare l’amico Michajl Romas’.

Una copia di un articolo di giornale del 1887 a proposito del tentativo di suicidio “dell’operaio di officina di Nižnyj Novgorod A.M.P. (Aleksej Maksimovič Peškov, in arte Maksim Gor’kij [n.d.T.])”, così come la “tragica lista” (estratto della cartella clinica) dell’ospedale civile di Kazan’ (ora in questo edificio in via K. Marx si trova un ambulatorio di cardiologia). Egli scrisse in un promemoria che, in un attimo di mancata lucidità, aveva chiesto che venisse incolpato il poeta Heine per “aver inventato il mal di denti nel suo cuore”. La faccenda si era quasi conclusa con la sua morte per dissanguamento. L’immediato ritrovamento da parte di una guardia del vicino monastero e la sua prontezza nell’eseguire l’operazione salvarono il giovane.

Una copia di un articolo di giornale del 1887. Foto: AiF/Venera Vol’skaja.

“Dell’ “attacco di vigliaccheria”, come lo scrittore definì in seguito l’accaduto, non furono complici solo l’amore non contrapposto, la notizia della morte del suo “angelo”, l’amata nonna Akulina Ivanovna, ma anche la vita dura e la solitudine mentale a Kazan’”, afferma Marianna Gavrilova. Ma la crisi divenne a un nuovo punto di rinascita: gradualmente  lo condusse alla “ripresa”. Le impressioni del periodo di Kazan’ non hanno soltanto contribuito a rafforzare gli esempi di una crudele scuola di vita, ma lo hanno anche spinto alla creatività letteraria.

Si legano alla città di Kazan’ le trame di più di due dozzine di opere del maestro: Gli ex-uomini, Il padrone, Ventisei uomini e una ragazza, ecc. Sul materiale autobiografico si basa anche Le mie università.

“Fisicamente, sono nato a Nižnij Novgorod. Ma spiritualmente – a Kazan’”, – scriveva Gor’kij. Egli visitò la città più di una volta – nel 1889, 1890, 1928.

Dopo la “ripresa”, Gor’kij fece un viaggio per tutta la Russia.

Una copia di una foto di Gor’kij che gioca a scacchi con Lenin, 1910. Un capo hooligan lo raffigura mentre cerca di ingoiare un pezzo degli scacchi.

“Si aggiunga semplicemente”

La seconda parte della mostra su Gor’kij è dedicata alla sua amicizia con vari scrittori tatari. Un’intera pleiade di grandi della letteratura lo considerava il loro maestro. Già negli anni Dieci, l’artista pensò di pubblicare una raccolta di letteratura tatara, ma l’idea fallì. Tuttavia, fu proprio grazie alla  “Procellaria della rivoluzione”, che le poesie di G. Tukaj vennero pubblicate per la prima volta in lingua russa. Dopo la morte del poeta, Gor’kij dirà: “Questo mondo non è fatto per gli artisti”.

Tennero una fitta corrispondenza con Gor’kij anche Šamil Usmanov e Kavi Nadžmi. Nel 1926, Kavi Nadžmi gli inviò il suo racconto Le sorti e ricevette il consiglio: “La bellezza e la saggezza autentiche risiedono nella semplicità. Le parole devono essere semplici e chiare”.

Oltre ai materiali sulle sue opere, nelle sale del museo si possono vedere gli oggetti personali dello scrittore e della sua cerchia. Ad esempio, l’abito bianco da casa, la borsetta, i guanti di capretto della moglie Ekaterina Peškova (Volžinaja). Gor’kij conobbe la giovane nobildonna nell’ufficio del Giornale di Samara, dove lo scrittore lavorava come correttore di bozze. Dopo la morte del marito, Ekaterina Peškova divenne probabilmente una delle principali “Gor’kiste” del paese, fornendo materiale sullo scrittore ai vari musei.

Il cantore della rivoluzione?

Il cliché di “scrittore proletario” si lega ormai da molto tempo alla figura di Maksim Gor’kij. Ma lo fu veramente? “Aleksej Maksimovič aveva capito la portata della situazione che imperversava nel paese, aveva cercato di trovare delle soluzioni a questi problemi, pur convinto dell’inutilità di un sanguinoso colpo di stato”, – risponde Marianna Gavrilova. – “Ad esempio, dopo il 17 ottobre, scrisse sul giornale: “Lenin, Trotskij e i loro compagni sono già stati avvelenati dal marcio veleno del potere, come dimostra il loro vergognoso atteggiamento nei confronti della libertà di parola, della personalità e dell’intera somma di quei diritti, per il cui trionfo la democrazia ha sempre lottato”. Gor’kij non accettava il terrore della rivoluzione, come dimostrano gli articoli della raccolta del 1919 Pensieri inopportuni. Questo è uno dei motivi che lo indussero ad allontanarsi dalla Russia, nel 1921, per quasi otto anni”.

Gor’kij, Lenin e gli scacchi. Vladimir Il’ič cerca di ingoiare un pezzo. Foto scattata prima della rivoluzione. Foto: Museo letterario e memoriale di A.M. Gor’kij.

Ma dopo due anni di trattative nel 1928, Aleksej Maksimovič tornò in URSS su invito del Governo sovietico. E più tardi scrisse una recensione elogiativa dei campi delle isole Solovki, del Canale tra il Mar Bianco e il Mar Baltico. “Gork’ij non poteva non essere a conoscenza degli orrori dei campi”, afferma la Gavrilova. – “Quindi è fondamentale riflettere sul significato oggettivo di queste sue dichiarazioni. Purtroppo non siamo ancora riusciti a decifrare oggettivamente il suo pensiero. Ciò che si sa per certo è che Gor’kij si è battuto per tutta la vita per la creazione di un uomo e una società ideale. Ed è proprio questo che lo rende un fenomeno della letteratura mondiale”.

Fonte, Argumenty i Fakty numero 42, 18/10/2016 – di Venera Vol’skaja, Traduzione di Alessia Baratti

Alessia Baratti

Nata in provincia di Brescia nel 1995, ho da poco concluso il corso di laurea magistrale in Lingue e Letterature Europee, Americane e Postcoloniali presso l'università Ca' Foscari di Venezia. Amo leggere, viaggiare, conoscere culture e tradizioni diverse. Mi piace mettermi alla prova e apprendere abilità sempre nuove, prima tra tutte la traduzione. Trasformare un testo da una lingua di partenza a una d’arrivo è un processo estremamente interessante, che permette di riflettere in profondità sul senso delle parole e garantisce a tutti la stessa opportunità di conoscere.