Le rivolte delle patate in Russia o perché i contadini avevano paura dell’ortaggio del nemico

Al giorno d’oggi, senza patate non sopravvivrebbe nemmeno una famiglia: vengono consumate come pasto giornaliero, preparate durante le festività, utilizzate per scopi medici. Le patate sono un ortaggio consueto e amato da molti, eppure ci sono stati dei tempi in cui non solo il popolo si rifiutava di mangiarle ma furono anche causa di terribili disordini. Com’è possibile che l’odiata «mela dannata» sia diventata così popolare in Russia? Venite a conoscere in che modo le patate sono arrivate nel nostro paese, in quali avventure si sono imbattute e quali astuzie utilizzavano le autorità per costringere i contadini a piantare questo tubero.

Come sono arrivate le patate in Russia
Si crede che le patate siano arrivate in Rus’ grazie a Pietro I. /Foto: crimeworld.club

Esistono numerose versioni riguardo l’arrivo delle patate in Russia. Una storia molto popolare racconta che Pietro I, che era stato in Olanda, assaggiò proprio lì un piatto a base di patate. Lo zar rimase stupito dal gusto incredibilmente piacevole di questo nuovo ortaggio e, su due piedi, decise che dovesse essere immediatamente coltivato in Russia. Un intero sacco di patate venne recapitato al conte Šeremetev con l’ordine di occuparsi della diffusione dell’ortaggio. Quest’ultimo era apprezzato anche da Caterina II, la quale, nell’Irlanda del 1765, diede ordine di acquistare 8 tonnellate di «pommes de terre», ovvero di patate.

I tuberi vennero riposti in barili e avvolti nella paglia: così iniziò il loro viaggio alla volta di San Pietroburgo. Poiché era fine autunno e faceva già freddo, durante il tragitto le patate si congelarono. Se ne salvarono solo 100 chili e vennero piantate nelle zone periferiche di San Pietroburgo e Podmoskov’e, vicino Riga e Novgord. La rivolta di Pugačev distolse l’attenzione dell’imperatrice dalla coltivazione delle patate. Un successivo tentativo di renderle d’uso comune venne compiuto da Nicola I. Durante la carestia del 1840, l’imperatore emanò un decreto istituzionale che prevedeva la semina delle patate in tutti i villaggi governativi. Nicola I ordinò di premiare coloro che avrebbero ottenuto i migliori risultati nella loro coltivazione. Inoltre, venne anche emanato un regolamento su come coltivare, cucinare e conservare l’ortaggio.

Perché le patate venivano chiamate  “mele dannate”
I contadini soprannominarono le patate “mele dannate”. /Foto: nlo-mir.ru

Sebbene Pietro I, Caterina II e Nicola I tentarono di diffondere l’uso delle patate e di liberare i contadini dalla carestia e dalla fame, questi ultimi si rifiutavano insindacabilmente di piantarle e di cibarsene. Di motivi ce n’erano molteplici. Ad esempio, nella prima metà del XVIII secolo, in Rus’ si diffuse un’epidemia di colera e i contadini, analfabeti, credevano che la causa di tale orrore fossero le patate, che si stavano affermando proprio in quel periodo. Si vociferava che, secondo una leggenda, i primi germogli di patate fossero fioriti vicino alla tomba di una rinomata meretrice, colpevole di aver violato tutte le leggi morali. Per questa ragione, si credeva che chi mangiasse anche un solo pezzettino di patata dovesse prepararsi ad andare incontro a molteplici disgrazie, tra cui, addirittura, finire all’inferno.

I contadini cominciarono a chiamare le patate con l’appellativo di “mele dannate”. In realtà, non sapevano nemmeno come piantare, raccogliere e cucinare la coltura; tentavano di consumarla cruda e per questo risultava immangiabile. Per altro, a quel tempo non era raro che le persone, a causa di verdure troppo acerbe, avessero delle sindromi da avvelenamento e persino morissero. È chiaro perché la popolazione detestasse così tanto le patate e si rifiutasse categoricamente di riconoscerle come alimento gustoso e sano.

Le patate: una prelibatezza servita in tavola allo zar
Le patate venivano servite allo zar come delizioso spuntino o come portata principale. /Foto: chefmarket.ru

Nonostante la perplessità dei contadini sui decreti riguardanti la coltivazione del tubero, quest’ultimo acquistava sempre più lo status di prelibatezza tra le mura dello zar. Le patate venivano preparate in molti modi, venivano bollite o arrostite, si cuocevano sformati e zuppe, si consumavano dolci aggiungendo dello zucchero. Il popolo, che non vedeva queste leccornie, continuava a protestare e si rifiutava di mangiarle. Per di più la chiesa non appoggiava lo zar in questa vicenda e, al contrario, sosteneva che le patate non si dovessero mangiare in quanto frutto avvelenato, colpevole di aver ingannato Adamo ed Eva: chi osava mangiarlo, sarebbe stato escluso dal Regno dei Cieli.

D’altronde anche altri paesi non vedevano di buon occhio le patate e in Europa la popolazione era contraria. Nel XVI secolo, l’ortaggio arrivò in Spagna e la gente del posto si rifiutò di riconoscerlo come tale. Per qualche tempo, questa coltura venne utilizzata come ornamento: Luigi XVI decorava il suo abito con fiori di patate e Maria Antonietta se li appuntava tra i capelli. Presso la corte del re prussiano Federico II le patate erano largamente diffuse: dietro suo ordine, i contadini che si rifiutavano di coltivarle, venivano privati di naso e orecchie.

La reazione negativa della popolazione e cosa la scatenò
Mentre le autorità gustavano prelibatezze a base di patate, tra i contadini cresceva il malcontento. /Foto: sensum-club.pro

Dopo il decreto di Nicola I, emanato nel 1840, nel quale si faceva riferimento ad un aumento delle piantagioni di patate nelle aree rurali, il malcontento dei contadini crebbe. Crebbe così tanto che si dovette ricorrere all’uso dei soldati. Queste misure suscitarono ulteriore malcontento e sommosse popolari si levarono nei governatorati di Saratov, Perm’, Orenburg, Vladimir e Tobol’sk. Le truppe dello zar sedarono violentemente le sommosse e la pataticoltura continuò a diffondersi.
Gradualmente, le patate cominciarono ad essere utilizzate non solo come alimento per le persone ma anche come foraggio per il bestiame e per la preparazione della melassa, dell’amido e degli alcolici.

Naturalmente, i contadini erano molto più abituati a colture come la rapa o la segale poiché inizialmente nessuno gli aveva spiegato come poter consumare il nuovo tubero. Le persone lo coltivavano in maniera sbagliata e lo mangiavano crudo. Ma ci fu anche un’altra ragione per spiegare tale riluttanza: l’ordine da parte del governo di coltivare le patate. I contadini, che avevano partecipato alle rivolte, si consideravano perlopiù ufficialmente liberi ma erano vincolati alla terra che lavoravano, di appartenenza del governo. I decreti emessi erano stati percepiti come un ritorno alla servitù della gleba e questo non poteva che provocare la disapprovazione del popolo.

Le rivolte delle patate in Russia: i contadini bruciavano i campi e malmenavano i funzionari
Le rivolte ebbero inizio nella Russia del 1840. /Foto: dsnews.ua

Le rivolte delle patate ebbero luogo tra il 1840 e il 1844. I contadini optarono per delle misure drastiche: davano fuoco ai campi e malmenavano i funzionari. Secondo quanto affermato dagli storici, alle rivolte parteciparono non meno di mezzo milione di persone, quando, a quel tempo, la popolazione totale della Russia ammontava a 40 milioni. Tali avvenimenti condussero all’uso delle forze militari e in alcuni governatorati venne persino impiegata l’artiglieria. Ci furono molte vittime e centinaia di migliaia di rivoltosi vennero condannati e deportati in Siberia o costretti ad arruolarsi. Eppure, bisognava far qualcosa e la soluzione non tardò ad arrivare.

Questo atteggiamento del popolo venne tacciato come scorretta e ingenua abitudine di impossessarsi delle proprietà dello stato.  Le autorità fecero, come si suol dire, “la mossa del cavallo”: vietarono ai contadini di piantare le patate, i campi e i depositi di proprietà dello stato vennero fatti sorvegliare dai soldati… ma solo durante il giorno. Il trucco aveva funzionato! I contadini cominciarono ad incuriosirsi e giunsero alla conclusione che se tali misure erano state adottate, significava che le patate dovevano essere necessariamente di grande valore. Cominciarono a verificarsi furti notturni, le persone dissotterravano i tuberi e li piantavano nei propri orti.
Ebbe così inizio in Russia l’epoca delle patate, che dura fino ai giorni nostri.

Le rivolte popolari in Russia si verificavano anche per altre ragioni. In particolare, quando, per un motivo o per un altro, le autorità ricorrevano al proibizionismo.

 

FONTE: Kultorologia.ru – Traduzione di Giulia Paola Pattavina