Impara a cucinare come un vero sovietico con “The Soviet diet cookbook”

Impara a cucinare come un vero sovietico con "The Soviet diet cookbook"

Tutti in libreria? …No, questa volta tutti su Amazon a scaricare – o ordinare in cartaceo – ”The Soviet diet cookbook, exploring life, culture and history – one recipe at a time”, il ricettario della foodwriter russa Anna Kharzeeva. Purtroppo disponibile – per ora – solo in inglese, il ricettario di Anna è ispirato a un caposaldo della vita domestica sovietica, ”Il libro della cucina buona e sana” (Книга о вкусной и здоровой пище in russo), all’epoca  immancabile nella casa di ogni donna, anche la più emancipata!

Tale libro, curato dall’allora commissario del popolo Anastas Mikojan, venne pubblicato per la prima  volta alla fine degli anni ’30 per poi subire negli anni diverse modifiche e conseguenti ristampe e conteneva, oltre a un migliaio di ricette, anche dei consigli pratici su come gestire la vita in cucina, disporre la tavola, organizzare menù settimanali bilanciati e molto altro. La pecca de ”Il libro della cucina buona e sana”, per chi lo volesse utilizzare oggi, è che questo serviva non solo come vero ricettario ma anche come vetrina della vita sovietica ideale e i suoi piatti avevano, e hanno, in alcuni casi una difficile realizzazione pratica.

Ecco perché Anna, nel suo ”The Soviet diet cookbook”, ha pazientemente selezionato per i suoi lettori e aspiranti cuochi 107 ricette ripartite in 80 piccoli capitoli che con costanza ha lei stessa preparato, fotografato e gustato insieme a famiglia e amici per spiegarci come realizzarle al meglio, metterci in guardia sulle eventuali difficoltà e, perché no, anche sconsigliarcene alcune! Ma c’è di più, Anna si è avvalsa di una guida d’eccellenza, sua nonna Lena, che oltre a darle (e dare a noi lettori!) preziosissimi consigli culinari ha condiviso anche una serie di aneddoti di primissima mano sulla vita in cucina durante gli anni del regime comunista. Ogni ricetta rappresenta quindi non solo un piatto, ma un pezzettino di storia dell’Urss. E non parliamo di storia raccontata dall’alto, ma di quella genuina della quotidianità sovietica fatta di uomini e donne in fila alla ricerca di prodotti da mettere in tavola e di astuzie per sopperire alla loro assenza, dell’arrivo del gas nelle cucine, di immancabili piatti per le feste e molto altro. 

Insomma, sono ricette che oltre a riempire lo stomaco scaldano il cuore, tanto sono sono vere e vissute!

Coloro che volessero cimentarsi nella preparazione di uno o più piatti possono poi condividere con Anna i risultati. Se sono positivi, promette l’autrice, riceverete una medaglia! E allora dai, prendete il grembiule e mettetevi alla prova!

Anna, sia la tua vita privata che la tua carriera sono strettamente legate alla cucina, da dove viene questa passione e cosa significa per te cucinare?

Quando ho iniziato a organizzare classi di cucina, di cibo in sé non sapevo molto. Ero interessata invece allo scambio linguistico e culturale che grazie ad esso si creava con estrema facilità. Col tempo la mia passione si è spostata sul cibo vero e proprio e sulla cucina e mi sono resa conto di quante storie si celano dietro ogni piatto. La cucina riflette la cultura e la storia di un Paese nonché il carattere di una persona. Per poter conoscere la storia di famiglia e far sì che non vada perduta il cibo è importantissimo. A qualunque nonna viene voglia di parlare del passato se le si chiede come sia meglio cucinare la zuppa o preparare l’impasto per i bliny (piatto tipico russo simile a pancake e crêpes, NdA).

Com’è nata l’idea di questo libro? E dato che il tuo lavoro è orientato verso un pubblico non-russofono, perché pensi che la cucina sovietica oggi possa essere un tema attuale all’estero?

L’idea è nata dalla redattrice del libro, l’americana Lara McCoy. Ha vissuto per molti anni a Mosca dove sua figlia frequentava la danza classica con una giovane parente di Anastas Mikojan, il ministro che all’epoca si occupò della stesura de ‘’Il libro della cucina buona e sana’’. Lara voleva scoprire quanto questo libro fosse ancora attuale oggi. Se non fosse stato per lei, a me non sarebbe mai venuto in mente di iniziare un lavoro simile. Se devo essere sincera, se non fosse stato per Lara non so se mi sarei mai messa a scrivere in generale. 

Ho notato che le persone sono interessate alla storia della cucina sovietica perché nel mondo c’è un interesse verso tutto ciò che è vecchio… vecchie ricette e storie di famiglia per esempio. Questo tema è diventato poi particolarmente attuale quest’anno dal momento che in molti per un motivo o per un altro hanno dovuto fare i conti con una certa mancanza di prodotti alimentari.

Chi in particolare tra il pubblico straniero può interessarsi a questo libro?

In generale penso che il mio libro possa interessare tutti coloro che hanno visitato la Russia, i discendenti degli emigrati dall’Urss e chiunque sia appassionato di storia e cultura sovietiche. A volte ricevo lettere da lettori che sono stati in Russia, che qui hanno amici. Il mio libro riporta alla loro mente ricordi piacevoli dei loro viaggi e dei loro pranzi e cene in Russia.

Con quale criterio hai selezionato le ricette e a quale versione del libro hai fatto riferimento?

Ho scelto innanzitutto i piatti che mi piacevano e quelli che sembravano curiosi o decisamente strani. Quando scrivevo il mio blog (il libro è uscito prima in versione blog su RBTH), per una settimana cucinavo colazioni, poi la settimana successiva pranzi e la terza settimana cene. La quarta invece era dedicata al ‘’progetto speciale’’, ovvero ai piatti più difficili o inconsueti, come il melone marinato o i pončiki (frittelle dolci russe, NdA). Nel libro ci sono inoltre idee menu per le diverse stagioni, lì vengono proposti 3-4 piatti per ogni colazione, pranzo e cena. E’ stato un lavorone, ma mi sono divertita! Ho utilizzato la versione del libro del 1953.

Quali ricette possono piacere di più a un pubblico straniero e quali invece possono suscitare uno ”shock culturale”?

Credo che i bliny (i pancake di cui sopra, NdA) alla zucca lievitati piacciano a tutti, sono talmente buoni e belli. Anche la kaša Gur’ev (sorta di semolino dolce condito con frutta secca e noci, NdA) i babà al rum, le vatruški (prodotti di pasticceria dolci guarniti con formaggio molle tvorog, NdA) dovrebbero piacere. Io personalmente non sopporto il kisel’ (bevanda a base di frutta con aggiunta di amido che le conferisce una consistenza densa e leggermente viscida, NdA) e credo che possa causare uno shock culturale. Beh, poi certamente la seledka pod šuboj (tradotta letteralmente come ‘’aringa in pelliccia’’ si tratta di un’insalata composta da vari strati, tra cui, appunto, l’aringa, NdA), anche se questa è una ricetta già più recente che non si trova nel libro, dove invece potete trovare l’aringa ‘’nuda’’. La ‘’pizza’’ preparata con crostini di pane bagnato con verdure, mele e foglie di insalata sicuramente sarà uno shock per gli italiani.

Considerato che, come già detto, il libro era anche un’opera di propaganda e alcune ricette non erano davvero pensate per essere messe in pratica, qual è stata la difficoltà più grande con la quale ti sei scontrata?

Ho cominciato a scrivere questo blog nel 2014 quando ancora era difficile trovare della buona carne a Mosca. E la prima colazione che avrei dovuto preparare era composta da bistecca, pane, uova, formaggio e tè o caffè. In periodo sovietico le bistecche non erano assolutamente accessibili alla gente normale. I macellai erano tra le persone più importanti perché mettevano da parte tutte le parti migliori della carne per sé e per famiglia e amici. Agli altri quindi non restavano che gli scarti. Io ho vissuto in Georgia dal 2015 al 2019 e quando sono tornata, sono rimasta piacevolmente stupita dallo scoprire che ora a Mosca è diventato facile comprare delle buone bistecche.

Nel libro, oltre a tua nonna, citi altre donne e uomini che ti hanno aiutato in questo percorso, chi sono?

Alle mie domande hanno risposto sia mia nonna che le sue ‘’amichette-vecchiette’’, Valentina, Galina, Ajna, Aleksandra. Sono loro molto grata per i racconti di cui mi hanno fatta partecipe. Ci sono inoltre l’altra mia nonna Svetlana, e mio ‘’nonno’’  Engelij, un caro amico di famiglia. E anche la mamma della mia amica Marina, la zia della mia amica Narine, e la mamma di un’altra amica, Sonja. Mia nonna non conosceva alcuni dei piatti e degli ingredienti che ho scelto, per questo ho chiesto un po’ a tutti quelli che erano pronti a raccontarmi qualcosa. E ovviamente non posso non includere in questa lista mia mamma!

Hai imparato qualcosa da questa esperienza?

Ho scoperto molte cose nuove grazie a questa esperienza. La cosa più importante per me è che, oltre alle ricette di mia nonna, ho potuto scrivere molti dei suoi racconti. Cerco sempre di essere d’ispirazione per le persone mettendo per iscritto ricette e racconti dei miei genitori e nonni, perché credo che questo rappresenti un pezzo di storia e cultura importante. E inoltre, penso che conoscendo il passato del proprio Paese e della propria famiglia sia possibile conoscere meglio se stessi.

Quali delle storie che hai raccolto ti sono più care?

Senza dubbio ho adorato i ricordi del viaggio in Moldavia di mia nonna da giovane, di come lei e la sua compagnia hanno contribuito al lavoro di una fabbrica di bibite gassate, hanno mangiato frutti e pane locali e dei loro giri in barca. O ancora la storia di come mia nonna ha partecipato alla raccolta di angurie. 

Una domanda che sicuramente molti dei nostri lettori ora vorrebbero farti… Uscirà una versione italiana?

Sarei davvero felice se saltasse fuori un editore interessato a pubblicare il libro in italiano. Amo molto l’Italia fin dalla mia infanzia, mia madre è insegnante e traduttrice dall’italiano e proprio grazie a questo ho potuto leggere in originale questo articolo e le domande della mia intervista! 

Seguite Anna e la sua cucina su www.annakharzeeva.com troverete tantissimi nuovi progetti. 

Francesca Loche

Nata a Cagliari, dove il sole splende 300 giorni l’anno, ha scelto Mosca con i suoi freddi e lunghi inverni come città adottiva. Attualmente insegna italiano presso l’università Higher School of Economics di Mosca, è interprete freelance e coltiva senza sosta le sue passioni per la Russia, i viaggi e la traduzione. francesca.loche@gmail.com