“Quando l’atteggiamento verso il modernismo sovietico cambierà, gli edifici saranno demoliti o sfigurati”

Denis Romodin, storico di architettura russa, racconta il restauro della biblioteca INION.

La biblioteca dell’Istituto di informazione scientifica delle scienze sociali (INION RAS) è uno dei principali capolavori del modernismo moscovita.

All’edificio dell’architetto Yakov Belopol’skij doveva essere riconosciuto lo status di monumento, ma le autorità sono state battute sul tempo: il 30 gennaio 2015 la biblioteca è stata gravemente danneggiata durante un incendio, dopo il quale si è deciso di ricostruire l’edificio attenendosi alle dimensioni e alla funzione originali.

Le facciate sono state ultimate prima dell’ottobre 2020, l’anfiteatro è attualmente in fase di miglioramento sul sito dell’ex bacino idrico e all’interno dell’edificio si sta lavorando alla decorazione degli interni e all’installazione delle attrezzature. La costruzione dovrebbe essere completata entro la fine del 2021.

Denis Romodin, storico di architettura locale e ricercatore senior presso il Museo di Mosca, ha raccontato a Meduza delle condizioni attuali della biblioteca, delle motivazioni che hanno reso possibile il restauro e di tutto quello che c’è da fare per amare e proteggere il modernismo sovietico.

Nel 2015, poco prima dell’incendio, l’organizzazione internazionale per la protezione dei monumenti architettonici Docomomo aveva definito la biblioteca INION “una delle strutture più brillanti del modernismo sovietico”, e questa era poi stata inclusa nell’elenco preliminare degli edifici più importanti dell’architettura sovietica.

Perché è stato proprio quest’edificio ad attirare l’attenzione?

Dal 2012 al 2014 ho fatto parte della commissione per la tutela del patrimonio del modernismo sovietico a Mosca, che comprendeva l’Unione degli architetti di Mosca, Docomomo e l’Istituto di modernismo. Volevamo stilare un elenco preliminare di tali edifici da inviare al Dipartimento per i beni culturali e conferire loro lo status di beni culturali protetti. Sapevamo bene già in quegli anni che molti di questi edifici sono destinati a scomparire, vengono ricostruiti oppure demoliti.

L’edificio della biblioteca INION è stato incluso in questo elenco: essa avrebbe dovuto formare un tutt’uno con la piazza Josip Broz Tito, progetto che, ad oggi, rimane purtroppo irrealizzabile. A quel tempo poi la biblioteca era perfettamente conservata, sia all’interno che all’esterno; naturalmente ci sono stati danni minori, ma in generale l’edificio è sopravvissuto fino ad oggi nella sua forma originaria.

C’è da aggiungere, inoltre, che si tratta di uno dei lavori del famoso architetto Yakov Belopol’skij: l’edificio è di per sé molto impattante, specialmente in combinazione con il bacino idrico originario.

La struttura risponde ai principi dell’architettura mondiale, come dimostrano, ad esempio, le lampade a sospensione di Alvar Aalto, quelle realizzate e utilizzate per il progetto della biblioteca di Vyborg.

Cos’altro ha di unico questo progetto?

Prima di tutto, il design. La parte inferiore della biblioteca è stata realizzata in cemento armato e quella superiore, piuttosto leggera, in metallo. La vetratura invece è una sola: alle strutture interne erano state fissate delle enormi lastre di vetro e all’esterno la superficie dei vetri era priva di giunzioni, separata solo da strisce orizzontali che scandivano il ritmo della facciata.

La facciata della biblioteca INION, 1977 (Roman Denisov, TASS)
Roman Denisov (TASS)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il bacino idrico davanti all’ingresso non aveva soltanto una funzione decorativa, giusto? Aveva anche una funzione tecnica?

Esatto, era una soluzione sperimentale: il bacino avrebbe dovuto raffreddare i computer e svolgere una funzione termoregolatrice per l’intero edificio. Il sistema, tuttavia, non ha funzionato per una serie di motivi economici e, a quanto pare, per difficoltà tecniche.

Lei ha già fatto visita all’edificio restaurato dopo l’incendio. Quali sono le sue impressioni? Il “nuovo” edificio assomiglia a quello “vecchio”?

In termini di dimensioni e per il concept generale l’edificio è esattamente uguale a prima. Sono rimasto però un po’ turbato dalle rifiniture. In precedenza, le facciate erano rivestite con arenaria bianco-giallastra di colore uniforme. Anche adesso hanno deciso di riprodurre la pietra naturale, cosa rara ai nostri tempi: spesso vengono usati materiali sintetici o gres porcellanati che uccidono gli edifici di tale levatura. La pietra usata nel nuovo edificio, però, ha dei colori molto contrastanti tra loro e ci sembra che questo abbia rovinato la visione d’insieme.

Un’altra differenza sono le finestre con i doppi vetri, ma si tratta di una modifica quasi impercettibile.

Per il resto non ho altre lamentele sull’edificio, ad eccezione delle insegne sulla facciata principale. Prima era stato utilizzato un font in nero per la scritta “Accademia delle scienze”, non era né “sovietico” né “russo”, si trattava di un carattere universale. Ora sull’edificio è apparso il nome completo dell’istituto e le lettere sono diventate dorate, illeggibili sullo sfondo in contrasto.

Insegna sulla facciata principale della biblioteca, ottobre 2020 (Ivan Erofeev per Meduza)
La biblioteca INION RAN, ottobre 2020 (Ivan Erofeev per Meduza)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un’altra questione molto controversa è l’assenza del bacino. Probabilmente sarebbe valsa la pena riprodurlo, anche se ci sarebbero state difficoltà economiche. La soluzione attuale con il parterre in realtà è un buon compromesso, ma un laghetto con fontane sarebbe diventato un luogo di attrazione.

Per quanto riguarda gli interni, l’edificio è stato adattato a tutte le esigenze di una biblioteca moderna.

Nella parte inferiore dello stabile è comparso un altro piano, con ulteriori spazi e uffici per i dipendenti dell’Istituto: è stato inserito in maniera abbastanza corretta, in modo che non sia visibile dall’esterno.

Quel che mi piace è che si sia deciso di restaurare la scala principale ideata da Belopol’skij, sebbene i lavori siano ancora in corso e io non ho avuto modo di vedere la versione finale. Anche le lampade sopra le scale sono state restaurate: molto probabilmente Belopolsky aveva in mente proprio una soluzione del genere, più moderna rispetto a delle cappe in plastica che lasciano passare la luce, come accadeva nel vecchio edificio. È stato un momento molto emozionante quando le abbiamo viste, perché tutti avevano paura che le lampade non sarebbero state restaurate ma sostituite con dei falsi retroilluminati a LED.

Gli interni saranno restaurati seguendo in parte le idee di Belopolskij, ma ci saranno anche deviazioni a favore di spazi pubblici più moderni e sicuri, adesso è un edificio in cemento armato a prova di incendio. Penso che si riuscirà a trovare una soluzione anche al problema principale della biblioteca INION, la termoregolazione. Ricordo che con la bella stagione faceva molto caldo, e quando le temperature si abbassavano faceva così freddo che ci si poteva ammalare, e all’interno non si poteva entrare con i cappotti.

L’edificio della biblioteca dopo l’incendio. Febbraio 2015 (Michajl Metcel, TASS)

Quando nell’estate del 2019 sono iniziati i lavori, la prima cosa che hanno fatto è stata distruggere il ponte esterno e l’arco d’ingresso, che erano sopravvissuti all’incendio, e poi hanno demolito tutto il resto. Perché non sono stati salvati e incorporati in un nuovo complesso, come nel caso del Garage Museum di Rem Koolhaas?

Avrebbero potuto lasciare l’arco d’ingresso come simbolo del vecchio edificio, ma le vecchie strutture della biblioteca, la disposizione, gli stilobati inferiori e l’abbondanza di muri portanti non avrebbero permesso allo spazio di adattarsi alle funzioni e agli standard moderni.

È stato possibile conservare la parte destra, sopravvissuta all’incendio, e completare la sinistra, ma è improbabile che si conservino i ruderi, come nel caso del Garage.

Cosa cambierà per visitatori e dipendenti?

A giudicare dalle fotografie, per i visitatori verrà realizzata una normale sala ristorazione, un guardaroba, servizi igienici più moderni; per i dipendenti ci saranno invece più uffici.

Mi sembra che nel progetto sovietico si prestasse maggiore attenzione ai magazzini e alle sale lettura piuttosto che agli spazi di lavoro.

Fatta eccezione per queste variazioni, la decisione è stata quella di restaurare l’edificio secondo il progetto di Yakov Belopol’skij. Questo, quindi, è uno dei pochi casi in cui il modernismo sovietico viene ripristinato e considerato come valore storico?

Ci sono ancora molte questioni riguardanti il progetto implementato. L’intenzione era quella di ripristinare l’edificio com’era stato costruito, e non secondo il progetto iniziale di Belopol’skij, visto che alcune delle sue idee sono state semplificate durante la costruzione iniziale. Significa che davanti a noi c’è un remake con miglioramenti tecnici che ripropongono il vecchio edificio.

Come mai è stato possibile procedere con il restauro, considerando che l’atteggiamento verso il modernismo è cambiato?

Penso che la comunità di esperti abbia giocato un ruolo importante, bisogna ringraziare l’architetto Kirill Gubernatorov, che ha sollevato la questione. Tutti i progetti presentati inizialmente erano molto deboli, ma con sforzi comuni sono riusciti a fare passare l’idea che fosse necessario riportare l’edificio alla sua forma originale. Si tratta di un caso unico, a Mosca non era mai successo qualcosa del genere.

Chi non appartiene al settore è ancora ostile al modernismo sovietico?

L’atteggiamento della maggior parte delle persone non è ancora cambiato: per la generazione che ha più di 45 anni, il modernismo è un passato recente, una reliquia dell’era sovietica, e un altro problema è che questi edifici sembrano piuttosto miseri, molti di loro sono in rovina e non invecchiano bene.

Spesso entrano in contraddizione con gli edifici circostanti e le persone ricordano ancora cosa c’era al loro posto, quindi l’atteggiamento nei loro confronti rimane negativo. Così come succede con l’avanguardia, l’architettura modernista è percepita negativamente fino a quando gli edifici non vengono sistemati.

I giovani hanno un atteggiamento diverso?

Sì, certo, la nuova generazione ha un atteggiamento completamente diverso nei confronti del modernismo. Per loro è una sorta di Atlantide, la grande eredità del paese. Ma negli organi di gestione che prendono le decisioni, di regola, le persone sono più anziane e per loro questi edifici sono dei comuni “scatoloni” sovietici, demolirli non è un peccato. Non li vedono come qualcosa che bisogna preservare e credono sinceramente che la ristrutturazione in granito o postmoderna potrebbe soltanto migliorare l’edificio. Ho a che fare con questioni del genere regolarmente, e non solo a Mosca.

Come viene valutato il modernismo in Occidente? Abbiamo i loro stessi ritmi o siamo in ritardo?

In Europa questi processi si svolgono in modi molto diversi. In Scandinavia e in Finlandia il modernismo è trattato con più riverenza, perché ha fatto la sua comparsa durante l’ascesa dell’architettura e del design nazionale, e oggi stanno cercando di preservare e restaurare edifici simili. Ma l’architettura in quei paesi è di gran lunga migliore, i dettagli sono molto elaborati: gli architetti avevano buoni fornitori che installavano tutto, fino alla maniglia della porta.

Quanto al resto dell’Occidente, come membro di Docomomo posso dire che ci sono gli stessi problemi dei nostri: molti edifici piuttosto interessanti dell’era del modernismo e del brutalismo vengono demoliti. Colonia, ad esempio, è stata ricostruita dopo la Seconda guerra mondiale e dagli anni ’80 c’è stata un’ondata di distruzione, nonostante gli edifici avessero 40 anni e fossero dei simboli dell’architettura del dopoguerra e dell’ascesa dell’economia tedesca. Quindi, in questo senso, ci stiamo muovendo in sincronia con l’Occidente.

Il fatto, poi, che i nostri edifici siano fortemente alterati dalle realtà economiche, è tutta un’altra storia. Da noi è più complicato preservarli e ripristinarli, si tratta di un processo controverso. Come si possono ripristinare gli edifici se i materiali sono stati spesso sostituiti da merce ancora più scadente?

Le vetrate di grandi dimensioni venivano realizzate con delle strutture saldate, non senza saldature o in alluminio leggero; al posto del vetro liscio utilizzavano delle superfici storte e deformi.

E da qualche altra parte in Russia si è già capito come meglio preservare il modernismo?

Finora ho visto esempi di rivitalizzazione e ristrutturazione di edifici con modifiche alle facciate, che mantenevano però i principi architettonici originari.

A Ekaterinburg, ad esempio, c’è un complesso residenziale, il “Glavnyj Prospekt”: si tratta della ricostruzione dell’edificio amministrativo e dell’ufficio di progettazione dell’ex stabilimento di lavorazione dei metalli non ferrosi della città. Il progetto che ne è risultato, a mio parere, non è male.

A Suzdal’ sono stati recentemente completati i lavori su un complesso alberghiero modernista. Si tratta di un restauro di questo tipo a cui sono stati aggiunti degli ammodernamenti: l’edificio principale è stato ricostruito alla perfezione, mantenendo l’aspetto esterno dell’edificio e tutti gli elementi decorativi, ma i mobili moderni hanno valorizzato e dato brio agli interni. Nella nostra realtà, darei a questo progetto un buon voto, un dieci.

Il sanatorio di Voronovo, presso il Ministero dello Sviluppo Economico, è un ottimo esempio dal punto di vista della ristrutturazione degli interni, ma gli esterni sono deludenti. Durante la ricostruzione è stato distrutto il rivestimento in pietra della facciata che contraddistingueva l’edificio. Non c’erano abbastanza soldi per la riparazione delle facciate e alla fine è stata coperta con l’isolamento termico.

Figura 1Gli interni della biblioteca, 1978 (Roman Denisov, TASS)

Nelle città scientifiche di Puščino e Zelenograd vengono spesso organizzate delle escursioni alla scoperta del patrimonio modernista. Ci sono altri esempi di città in Russia in cui il modernismo sovietico potrebbe diventare un biglietto da visita?

Per me un posto estremamente interessante è la città della scienza di Protvino, che appartiene anch’essa all’Accademia delle Scienze e ora, ahimè, sta perdendo il suo modernismo. È una città in cui ti viene voglia di vivere: una struttura completa e interamente implementata, costruita in una pineta.

C’è un ambiente urbano molto confortevole, un’eccellente infrastruttura pedonale e automobilistica.

È anche meglio della città accademica di Novosibirsk, perché quella è stata costruita un po’ prima e l’architettura è abbastanza semplice; Protvino, invece, è stata eretta al culmine dello sviluppo della scienza e del suo finanziamento, negli anni Settanta. Pian piano, però, vanno avanti anche i restauri e le riparazioni: attualmente a Protvino il сentro culturale “Proton”, che aveva degli splendidi interni, è in fase di ricostruzione. Anche altri edifici pubblici perdono il loro design originario, all’interno e all’esterno. Potrebbero essere loro il segno distintivo della città.

In quale altro posto, oltre a Suzdal’ e Protvino, si può andare in Russia per vedere del buon modernismo sovietico, anche se non è nelle migliori condizioni?

Ci sono le strutture alberghiere dei tempi sovietici: all’epoca hanno investito molto nei sanatori e nelle strutture ricreative dei grandi complessi. Molti meravigliosi esempi dell’architettura dei “resort sovietici” sono sopravvissuti nella regione di Mosca e lungo l’intera costa del Mar Nero.

C’è un ambiente architettonico di qualità e di grandi dimensioni a Togliatti, e sono già nati diversi gruppi che organizzano escursioni. Consiglierei anche Naberežnye Čelny, un santuario dell’architettura degli anni ’60.

Cosa serve per cambiare definitivamente l’atteggiamento verso il modernismo in Russia?

Probabilmente abbiamo bisogno di una nuova generazione che non conosce il dolore dell’architettura di massa, che ha oscurato i singoli edifici e innescato gli atteggiamenti negativi di oggi. Un problema importante, ma finora insanabile, è la qualità e il funzionamento degli edifici. Le strutture del modernismo, come quelle del periodo delle avanguardie, non sanno invecchiare. Il loro scopo è avere un aspetto fresco, nuovo, per questo devono essere ben sfruttate.

C’è poi anche la questione della concezione sociopolitica di questi edifici: nei tempi sovietici erano degli accenti ideologici ben precisi, distruggevano l’ambiente storico tutt’intorno. Ma sono passati cinquanta, sessant’anni oramai, e questo è il momento giusto per accettare edifici modernisti proprio nell’ambiente in cui si trovano.

Dove sorge il Palazzo dei Congressi del Cremlino prima c’era un edificio storico, isolato rispetto all’ambiente circostante, che è già diventato, però, parte integrante del complesso. Una volta hanno anche sollevato la questione del Palazzo del Senato, ma adesso non possiamo più immaginare il Cremlino senza.

Quando tutti questi fattori convergeranno, l’atteggiamento verso il modernismo cambierà. Ma c’è un altro problema: a quel punto, temo, non rimarranno più edifici nella loro forma originale, saranno abbattuti o sfigurati.

Quali letture consiglia se si ha voglia di approfondire il tema del modernismo sovietico?

Sull’architettura di Mosca c’è un libro di Alessandra Latour, Mosca 1890-2000. È una guida all’architettura della città, con un’ottima selezione delle strutture in un arco temporale di ben cento anni. L’autrice ha prestato molta attenzione agli edifici sovietici della fine degli anni Cinquanta, unici nel loro genere.

Si può anche cercare nella biblioteca elettronica Nekrasov (Biblioteka im. Nekrasova) e nel portale di design e architettura supportato dall’Unione degli architetti russi e dall’Unione dei designer russi, dove si possono reperire molti e-book sull’architettura sovietica.

E, naturalmente, non dovremmo dimenticare le famose guide di Anna Bronovitskaja e Nikolaj Malinin su Mosca e Almaty.

Fonte: Meduza, 18 ottobre 2020 – di Asya Zolnikova, Traduzione di Maria Castorani