Una rivolta incosciente: come Yerevan sta attraversando la fine della guerra nel Karabach

Gli armeni invocano una risposta di Pašinyan, nel Nagorno-Karabach le forze di pace russe gioiscono

Dopo la firma dell’accordo di pace tra Yerevan e Baku, l’Armenia è piombata in uno shock profondo. A Yerevan non si placano le manifestazioni in Piazza della Repubblica, l’opposizione chiede le dimissioni del Primo Ministro Nikol Pašinyan. Tuttavia, non tutti sono inclini a dare la colpa di quello che è successo all’attuale capo di gabinetto. Molti credono che un tale esito della guerra con l’Azerbaigian sia stato deciso molto prima della rivoluzione del 2018 ed era solo una questione di tempo. Il problema è la superiorità militare e tecnica del nemico. Nel frattempo, come raccontato a “Izvestia” nel Nagorno-Karabach, la repubblica non riconosciuta inizia a tornare alla vita pacifica. A Stepanakert non si sente più il fischio delle pallottole e dei proiettili. Come è stato affermato nell’amministrazione del Nagorno-Karabach, qui ci si rivolge alle forze di pace russe «come a dei fratelli».

La fase dell’ira

Appena appreso che Ilham Aliyev, presidente dell’Azerbaigian, e Nikol Pašinyan, primo ministro armeno, con la mediazione del leader russo Vladimir Putin hanno firmato un accordo di cessate il fuoco, Yerevan è scoppiata. Le condizioni alle quali il capo del governo armeno si è

I partecipanti alla protesta presso l’edificio dell’Assemblea Nazionale (Parlamento) della Repubblica di Armenia. Gli abitanti locali protestano contro la dichiarazione del Primo Ministro Nikol Pašinyan di porre fine alla guerra nel Nagorno-Karabach e di cedere i territori

accordato sono state percepite dal popolo armeno come una disfatta e un colpo all’orgoglio nazionale. In Azerbaigian hanno dichiarato la resa dell’Armenia, i cui cittadini non sono stati affatto felici di tale annuncio, ma riconoscono che così è.

— La guerra fuori è finita, ora abbiamo una guerra dentro, dentro ognuno di noi — ha detto a “Izvestija” uno dei manifestanti a Yerevan.

I passeggeri del volo Mosca-Yerevan, in partenza l’11 novembre, inizialmente si aspettavano di atterrare in un silenzio opprimente, tristemente concentrati sui loro smartphone. All’improvviso, un anziano armeno ha avviato una registrazione in cui la voce impostata di un annunciatore ha letto in russo i punti dell’accordo di cessate il fuoco.

– Perché l’hai acceso? – ha esternato uno dei passeggeri.

— Voglio sapere, voglio capire — ha risposto bruscamente e con tono edificante il vecchio.

Il ragazzo ha semplicemente fatto un gesto con la mano ed è tornato al suo tablet. Sullo schermo c’erano notizie dal Karabach. Si discute di ciò che è successo, forse, in tutta Yerevan. Per strada, nei ristoranti, nei taxi, in aeroporto, le persone si fanno delle domande e si arrabbiano quando non riescono a trovare le risposte. “Dov’è Nikol?” – chiedono alcuni. “Che c’entra Nikol?” – rispondono altri. L’Armenia sta cercando i colpevoli della tragedia nazionale (ed è proprio questo il modo in cui viene percepito qui), e di questi colpevoli si potrebbe formare, probabilmente, un intero plotone. Qualcuno vede le cause in Nikol Pašinyan, qualcuno negli ex governanti, qualcuno nella corruzione, qualcuno negli errori dei capi militari. Ma tutti quanti tacciono quando si inizia a parlare dei soldati semplici morti.

Mercoledì a Yerevan, una città di solito allegra e piena di gente rumorosa la sera, quasi ad ogni passo si percepisce la tensione. Sulla strada dall’aeroporto alla capitale è stato disposto un posto di blocco, a causa del quale i soliti 25 minuti di viaggio si trasformano in ben due ore. La polizia controlla ogni macchina: la gente torna dalla guerra e alcuni cercano di portare le armi con sé.

La crisi politica nel paese è percepibile meglio in Piazza della Repubblica. Nella notte tra il 9 e il 10 novembre è scoppiata una manifestazione dell’opposizione, che ha fatto irruzione in una serie di edifici governativi e ha provocato disordini, chiedendo una risposta a Nikol Pašinyan. Le azioni di protesta si sono tenute anche l’11 novembre, e il 12 la gente promette di scendere di nuovo in piazza. 17 partiti politici hanno chiesto le dimissioni del premier.  Mercoledì ciò non è riuscito, poiché il Parlamento non è stato in grado di raggiungere il quorum necessario per farlo. Ma anche se i parlamentari avessero tenuto una seduta al completo, “Il mio passo” (“moj šag”, NdT), il partito di Nikol Pašinyan avrebbe avuto la maggioranza, e quindi, per un mescolamento è necessario provocare una spaccatura tra i sostenitori del primo ministro.

I media locali hanno riferito che alla manifestazione dell’11 novembre, il cui leitmotiv è diventata la frase “Pašinyan è un traditore”, hanno partecipato circa 5 mila persone. Nonostante i periodici scontri con la polizia, verso sera dopo l’appello dei leader dell’opposizione di lasciare la piazza per tornarci l’indomani la gente si è dispersa.

Una situazione delicata

Nel frattempo, non sono pochi quelli che cercano a malincuore di giustificare il leader armeno. “Non aveva scelta, avremmo potuto perdere tutto”, reprimendo la rabbia, spiegano i sostenitori del premier. A Yerevan gira voce che anche manifestazioni pro-governative siano alle porte. Secondo Alexander Isk

andaryan, direttore dell’Istituto del Caucaso (Yerevan), la situazione politica nel paese è tesa, ma ora è difficile prevedere come finirà.

– Inizialmente si trattava di proteste dal basso. La gente era scioccata, non sapeva come esternare altrimenti le proprie emozioni, ed è scesa in piazza. Sì, le persone si sono ribellate, hanno fatto irruzione in parlamento, ma anche ora non è una protesta organizzata e neanche informatizzata. Le persone esprimono i propri sentimenti. Adesso si sta cercando di strutturare e dare un significato politico a questa protesta di shock. I partiti di opposizione si sono addirittura uniti per questo, ma hanno un orientamento così diverso, che è difficile immaginare come lavoreranno insieme — ha spiegato l’analista politico a “Izvestija”.

 

Secondo lui, per il momento in Armenia è visibile la rivolta, ma non il processo politico.

– Certo, ora è evidente che c’è una frustrazione di massa. Tuttavia, è necessario capire quanto segue: sì, c’erano aspettative ma molte aspettative erano irrealizzabili sin dal principio. Ci sono persone che sostengono Pašinyan indipendentemente da ciò che è successo. Ci sono persone deluse. E ci sono quelli che non hanno accettato per niente la rivoluzione del 2018. Questi sono principalmente rappresentanti dell’ex regime, parte degli intellettuali. E ora sono attivi, – ha spiegato Alexander Iskandaryan.

Secondo la gente comune, che è in attesa di risposte dalle proprie autorità, la maggior parte delle domande richiama il fatto che nessuno sa davvero dove si trovi ora Nikol Pašinyan. L’indignata società armena fa circolare tante voci. “Nikol è a Sochi”, “Nikol si nasconde nell’Ambasciata degli Stati Uniti”, “Nikol è già in un altro continente” o addirittura “il diavolo sa dove” ogni tanto giunge da diversi angoli del paese. Il capo di gabinetto non si fa vedere ancora dal popolo, tuttavia, a quanto pare, è ancora in Armenia, come lui stesso ha detto. L’aereo di stato destinato proprio al primo ministro si trova in aeroporto, sostengono i locali.

Sono arrivati i fratelli

Nel frattempo, come ha detto a “Izvestija” David Babayan, consigliere del Presidente del Nagorno-Karabach, le forze di pace russe continuano ad arrivare nel Karabach e contemporaneamente la situazione comincia a tranquillizzarsi. Nel frattempo, la gente ritiene che bis

L’invio del contingente di pace russo nel Nagorno-Karabach

ognasse inviare prima il contingente di pace, ma il trasferimento delle forze armate nella regione ora “ha permesso di conservare almeno una parte di Artsach”.

Secondo le mappe presentate dal Ministero della difesa della Federazione Russa, il territorio sarà diviso in due zone: «Nord» e «Sud». In esse verranno disposti 16 punti di osservazione. Nella zona del corridoio di Lacin, che collega il Nagorno-Karabach e l’Armenia, saranno collocati sei posti di osservazione temporanei. In totale, il contingente di pace includerà 1960 soldati, 90 veicoli blindati e 380 unità di veicoli e attrezzature speciali. Il comando dell’operazione sarà sistemato nella zona di Stepanakert.

Allo stesso modo il Ministero della Difesa russo ha affermato che la Russia e la Turchia hanno firmato un memorandum sulla creazione di un centro congiunto per il controllo del cessate il fuoco nel Karabach.

Come ha spiegato a “Izvestija” David Babayan, il Karabach si trova ancora “in uno stato di guerra psicologica”.

– È appena finita. Con l’arrivo delle forze di pace, la situazione nel suo complesso è diventata tranquilla. Siamo felici di loro, perché ci relazioniamo alla Russia e ai russi come a dei fratelli. Non può essere in altro modo, – ha detto il politico.

Ha confermato che le azioni militari sono cessate e che i segnali di una sparatoria isolata “hanno un carattere sporadico, quando ci sono”.

-A Stepanakert c’è silenzio. La città si rianimerà gradualmente e tornerà a una vita pacifica. La maggior parte della popolazione è fuori città. Ma la gente sta tornando gradualmente —, ha detto David Babayan.

Secondo l’analista politico Alexander Iskandaryan, in Armenia ora ci sono circa 100 mila persone che sono fuggite dal Nagorno-Karabach durante la guerra. Molti di loro non hanno un posto dove tornare, quindi per il momento queste persone rimangono in Armenia e non sono soddisfatti di ciò che è successo. Secondo lui, gli abitanti del Karabach, così come i volontari che tornano in Armenia dal fronte, rappresentano un potenziale per la protesta a Yerevan.

Nagorno Karabach. Stepanakert. Rovine di un edificio residenziale distrutto in seguito a bombardamenti

Nel frattempo, rimangono domande su come funzionerà il Nagorno-Karabach, come si rivelerà la regolarizzazione politica del conflitto e quale sarà lo status del Nagorno Karabach. Le autorità della repubblica non riconosciuta cercano in ogni modo di mostrare che il Nagorno-Karabach verrà conservato. Il presidente Araik Arutyunyan ha già esortato i profughi a tornare a casa. Tuttavia, in Azerbaigian dichiarano che nella regione sarà presto nominata un’amministrazione subordinata a Baku. Come vivrà il Nagorno Karabach in un futuro prossimo, non è ancora chiaro.

FONTE: https://iz.ru/1085944/aleksei-zabrodin/bunt-neosmyslennyi-kak-erevan-perezhivaet-okonchanie-voiny-v-karabakhe

AUTORE: Aleksej Zabrodin, 12/11/2020; Traduzione di Armando Spigno.

Armando Spigno

Ho imparato ad amare la Russia, la sua cultura e la sua lingua durante un anno di studio a Krasnodar, nel Caucaso, all'età di 16 anni. Da allora ho continuato ad alimentare questa passione sia in ambito accademico che al di fuori. Napoletano di origini, ma russo di adozione, sogno di conoscere e far conoscere la cultura di questo paese il più a fondo possibile.