I cinema russi soffrono: non ci sono più film, né spettatori. Potrebbero non sopravvivere alla seconda ondata di coronavirus

La Russia si sta preparando a una seconda ondata di coronavirus: praticamente ogni giorno in tutta la nazione si registrano nuovi record di contagi e di decessi. Sebbene il presidente abbia affermato che una quarantena come quella in primavera non ci sarà più, le regioni hanno già iniziato a riorganizzare il lavoro di bar, ristoranti e di molti locali. I proprietari delle sale cinematografiche temono di essere i prossimi a dover chiudere le attività, mentre già altri settori si trovano nella situazione di non poter superare un secondo lockdown.

Come i cinema hanno superato la quarantena

In Russia i cinema hanno smesso di lavorare il 23 marzo: quel giorno il vicepremier Tat’jana Golikova ha incaricato alle regioni di chiudere temporaneamente le sale e le discoteche. Le potenze federali hanno permesso loro di riprendere la propria attività soltanto il 13 luglio, nonostante la decisione finale spettasse comunque alle singole regioni a seconda delle situazioni epidemiologiche locali.

I governatori non si sono affrettati nel riaprire i cinema, che hanno ricominciato a lavorare verso l’inizio di agosto soltanto in 27 regioni. In questo lasso di tempo il fatturato dei cinema russi è crollato del 95% rispetto allo scorso anno. Il flusso di spettatori è 25 volte più basso. Verso la metà di ottobre in Russia quasi l’85% dei cinema ha potuto riaprire in più di 70 regioni. Tuttavia, non dovunque sono tornati a lavorare a pieno regime; a Kaliningrad, per esempio, i cinema nei centri commerciali sono costretti a chiudere durante i giorni festivi.

A questo proposito, le limitazioni imposte dal Rospotrebnadzor (Servizio Federale di Supervisione per la Tutela dei Consumatori e per il Welfare) non sono state annullate: queste misure di contenimento permettono di riempire le sale soltanto per metà, aumentano gli intervalli fra uno spettacolo e l’altro, e ricordano l’importanza di igienizzarsi e di portare le mascherine.

Di conseguenza, è diminuito anche il flusso degli spettatori: a settembre 2020 il tasso di affluenza il 66% di quello registrato a settembre dell’anno scorso, ha dichiarato a Meduza Roman Isaev, direttore generale di Comscore Russia e della Comunità degli Stati Indipendenti. Ciononostante, riesce a trovare un fondo di ottimismo: «Penso che queste cifre dimostrino che lo spettatore sia ormai pronto ad andare al cinema, pronto alla ripresa del mercato, ma soprattutto che le opportunità di questa ripresa siano inequivocabili».

Ma ora i cinema stanno riscontrando problemi con il repertorio          

Nonostante gli stessi spettatori siano pronti ad andare al cinema, è sorto un nuovo problema: i cinema non hanno nuove proiezioni con cui attirarli. A ostacolare la ripresa di questo mercato in Russia ci sono le première delle tanto attese pellicole americane, ha sottolineato il regista e produttore Sergej Sel’janov nella sua intervista a Meduza. Soltanto nel mese di ottobre, sono state rimandate al 2021 le prime del nuovo film di James Bond e di Dune.

È chiaro che i registi abbiano preso tali decisioni, visti i problemi legati al guadagno che sta avendo persino l’industria cinematografica leader a livello mondiale, vale a dire negli Stati Uniti, dove si organizzano le produzioni e si scelgono le date delle première dei grandi film a livello mondiale. Negli States stanno vivendo una situazione difficile causata dal coronavirus: in molti Stati, le sale cinematografiche sono state chiuse o limitate. La società Cineworld Group, che possiede due delle più grandi strutture cinematografiche negli Stati Uniti, ha già annunciato che farà una pausa temporanea.

Non c’è da stupirsi che gli studi cinematografici ora non vogliano ritirarsi a causa del prevedibile scarso guadagno di film. In parte, persino Tenet, il grande e tanto atteso film di Christopher Nolan, ha guadagnato al botteghino decisamente meno di quanto avessero previsto le statistiche, afferma Roman Isaev. Verso la metà di ottobre il film ha fatturato in tutto il mondo circa 400 milioni di dollari, a fronte di un budget di 205 milioni.

A causa del ritardo delle première americane, fissate ora per l’autunno, i cinema russi hanno già fissato un crollo dell’interesse degli spettatori. Ad esempio, a Mosca, nel week-end dell’1-4 ottobre il numero di spettatori è sceso del 43,8% rispetto al week-end del 17-20 settembre. Come osserva RBK, le persone non sono disposte a rischiare la salute per il repertorio attuale e a provare disagio a causa delle limitazioni da coronavirus.

I cinema temono la seconda ondata     

Tuttavia, si tema che il già limitato lavoro delle sale cinematografiche possa essere definitivamente sospeso. La Russia sta affrontando la seconda ondata di coronavirus. Il 20 ottobre è stato raggiunto il record di contagi registrati: più di sedicimila nuovi casi in un solo giorno. Inoltre, il giorno successivo è stato raggiunto il record di decessi giornalieri per Covid-19: 317 persone hanno perso la vita. I governatori delle regioni hanno già iniziato a lavorare per introdurre misure restrittive: ad esempio, a San Pietroburgo dal 26 ottobre sarà vietato lavorare la notte nei bar e nei ristoranti; a Mosca sono state introdotte non soltanto delle limitazioni per i clienti, ma anche delle limitazioni sugli ingressi, che vengono scaglionati grazie all’utilizzo di codici QR.

Alla fine di settembre Oleg Berezin, presidente dell’Associazione dei Proprietari di Sale Cinematografiche, ha dichiarato a RBK che i cinema si stanno già preparando a una nuova chiusura. Ciononostante, il 4 ottobre l’Associazione si è rivolta ai governatori delle regioni russe con la richiesta di non chiuderli, accompagnata da una lettera aperta dal titolo “I cinema non sono degli autobus”. Oleg Berezin ha sottolineato che un secondo lockdown potrebbe rovinare definitivamente il settore del cinema russo; in quest’ottica, secondo le stime dell’Associazione, la perdita economica di quest’anno ammonterà a una somma non inferiore ai 50 miliardi di rubli.

Inoltre, come hanno sottolineato alcuni proprietari di sale cinematografiche, la maggioranza dei cinema non ha ricevuto nessun sostegno da parte dello Stato. Ad agosto il Ministero della Finanza ha rifiutato la proposta di stanziare a favore delle sale cinematografiche dei prestiti annuali senza interessi per un totale di 13,5 miliardi di rubli. Nella sua intervista con Meduza, Ol’ga Zinjakova, presidente di KARO Cinemas, ha affermato che «senza un supporto significativo da parte dello Stato, sarà impossibile un recupero totale da parte del settore cinematografico».

I cinema valorizzano le piattaforme online     

Con l’obiettivo di sopravvivere a questo periodo di pandemia, i cinema hanno iniziato a incentivare i servizi di streaming e le piattaforme online. Il centro moscovita di produzione di documentari ha raccontato a Meduza di aver superato la chiusura causata dalla prima ondata di coronavirus “sufficientemente bene” proprio grazie al proprio sito web, sito a cui si è iscritta una grossa quantità di utenti nelle scorse primavera ed estate.

Anche Ol’ga Zinjakova di KARO sottolinea di aver iniziato a lavorare a nuovi progetti online: in primavera ha lanciato una piattaforma web che non solo permette ai suoi iscritti di guardare dei film, ma offre loro persino una consegna a domicilio di pop-corn. Ciononostante, queste iniziative non possono sostituire il cinema «né dal punto di vista dell’esperienza dello spettatore, né sul piano delle scelta di film da proiettare», sostiene Zinjakova.

Persino gli stessi registi si vedono costretti a riorganizzare il proprio materiale online. Ad esempio, la Walt Disney, una delle società più potenti al mondo nel settore cinematografico, ha già annunciato il suo nuovo progetto, che consisterà proprio nella creazione di una piattaforma di streaming online. Inoltre, la Walt Disney ha comunicato che il suo film in uscita Soul verrà lanciato proprio sulla piattaforma Disney+.

Lo sviluppo delle piattaforme di streaming online è una tendenza già incominciata negli ultimi anni. La pandemia, infatti, ha soltanto «accelerato i cambiamenti dell’industria cinematografica, già precedentemente in atto», ha dichiarato il produttore Aleksandr Rodnjanskij nella sua intervista con Meduza. Secondo quest’ultimo, dopo l’epidemia di coronavirus le sale cinematografiche diventeranno solamente una fra le numerose strutture a servizio del cinema, conservando il proprio valore di rilievo solo in merito a determinate categorie di film, come quelli di grande successo. «Penso che i cinema abbiano una possibilità di sopravvivere. Un esempio è rappresentato dalle proiezioni IMAX, molto funzionali per il divertimento che offrono durante la proiezione dei contenuti e che sarà sempre gettonata fra gli spettatori alla ricerca un intrattenimento visivo significativo, intrattenimento che va a perdersi se la proiezione avviene su piccoli schermi. Sopravviveranno anche le sale orientate verso le pellicole di un certo peso, ovvero quelle che programmano le proiezioni pensando a un pubblico istruito, che va al cinema non solo per guardare un film, ma anche per conversare e discuterne con gli amici», spiega.

Durante la sua intervista con Meduza, Sergej Sel’janov ha ipotizzato tre possibili destini per l’industria cinematografica russa. In un primo scenario, i vaccini saranno efficaci, la pandemia finirà e verso la fine del 2021 l’affluenza di spettatori al cinema riprenderà pienamente. La seconda possibile supposizione prevede che una grossa parte di cinema non supereranno la crisi e chiuderanno, mentre un’altra parte continuerà a lavorare, crescerà ulteriormente e si dividerà gli spettatori. Infine, secondo la terza e ultima possibilità, la più pessimistica, i cinema semplicemente “moriranno”. «Ma penso che sia molto poco verosimile. Dopo tutto andare al cinema non significa solo guardare un film, ma anche essere partecipi della vita sociale», afferma Sel’janov.

Anche il regista Roman Volobuev è ottimista e ha dichiarato: «Le sale, evidentemente, diventeranno dei luoghi di fondamentale importanza, dove le persone fruiscono del cinema, ma dove i registi guadagnano denaro; e la produzione cinematografica si adatterà, come ha sempre fatto. Il cinema è uno dei settori industriali più assurdi dal punto di vista economico, dal momento che ha sempre brillantemente trovato dei modi per reinventare se stesso, continuando a investire molti soldi su di sé».

 

Fonte Meduza, 22/10/2020 – di Anja Oganesjan e Pavel Merzlikin, Traduzione di Laura Cogo