La politica di Biden nei confronti della Russia

Le relazioni con la Russia sono state uno dei punti chiave della campagna elettorale dei democratici, quando il dibattito si spostava sulla politica mondiale. Una settimana prima delle elezioni Joe Biden ha addirittura definito la Russia il nemico principale degli Stati Uniti.

“Credo che ad oggi la Russia rappresenti la maggior minaccia sul piano della nostra sicurezza e di quella delle nostre alleanze”, ha affermato Biden in un’intervista al canale televisivo CBS. E in tutto ciò la Cina, con cui l’amministrazione di Donald Trump ha dato il via nel 2018 ad una guerra commerciale, è stata definita dal politico come il “principale concorrente”.

Anche gli esperti non hanno dubbi sul fatto che la retorica nei confronti della Russia cambierà sotto la presidenza Biden. “Questa retorica sarà più dura”, ha spiegato il direttore del Consiglio russo per gli affari internazionali Andrej Kortunov. “Ricordiamoci che Trump evitava le critiche di Putin. Con Biden questo non accadrà”.

In questo contesto i botta e risposta non significano affatto un peggioramento delle relazioni. Stando all’opinione del politologo, Biden potrebbe rivelarsi un partner “più morbido” rispetto a Trump, famoso per la sua escandescenza nel prendere decisioni.

“Lo stile di Biden è diverso. (…) Cercherà, probabilmente, di delegare i propri poteri ai membri più anziani della sua squadra”, ritiene Kortunov. “Si può presumere che la politica di Biden, compresa quella nei confronti della Russia, sarà più stabile, più professionale e più prevedibile”.

Secondo Kortunov, Biden “darà più importanza ai diritti dell’uomo”, anche se non è tutto così univoco.

“Credo che la pressione sulla Russia attraverso le sanzioni continuerà. Può anche essere che si rafforzi. Ma non sono propenso a pensare che Biden innalzerà queste sanzioni ad un nuovo livello. Non perché abbia un buon atteggiamento nei confronti della Russia, ma piuttosto perché sanzioni sempre più dure produrranno effetti collaterali sempre più seri sia per l’economia americana che per la stabilità del sistema economico internazionale”, ha affermato Kortunov.

Il 5 febbraio 2021 scadrà l’accordo START (CHB-3 in Russia, trattato sulla riduzione delle armi nucleari tra Stati Uniti e Russia, ndt), firmato da Barak Obama e da Dmitrij Medvedev nel 2010. La sua sorte è ancora sconosciuta: entrambe le parti hanno comunicato che le negoziazioni sono entrate in un vicolo cieco.

“Prolungare l’accordo è ancora possibile, ma cosa succederà in futuro senza di questo è difficile da dire”, ha spiegato Kortunov. “Gli americani spingeranno per includere la Cina nelle trattative e cercheranno di mettere sotto controllo le armi tattiche nucleari russe in Europa. D’altro canto, si opporranno in tutti i modi all’inclusione in questo processo delle forze nucleari inglesi e francesi”.

Stando all’opinione degli esperti, Biden cercherà un dialogo costruttivo anche in questa direzione. Infatti, nel budget militare per il prossimo anno, il democratico ha proposto di non assegnare fondi per lo sviluppo e la produzione di nuovi missili a media gittata. Tuttavia gli esperti sottolineano che è ancora presto parlare di serio progredimento.

“È difficile aspettarsi qualche accordo formale, poiché richiederebbe trattative serie, comprese quelle che riguardano le verifiche. Ma un dispiegamento immediato forzato di una nuova generazione di missili a media e breve gittata in Europa, credo, con Biden non ci sarà”, ha affermato Kortunov.

Nonostante i democratici siano più propensi alla normalizzazione del dialogo, Joe Biden è ben conosciuto per le relazioni speciali con l’Ucraina. Ha visitato più volte Kiev per impegni ufficiali ed è intervenuto con aspre critiche nei confronti delle azioni delle autorità russe nella regione. All’Ucraina è legato anche da uno dei più clamorosi scandali con partecipazione del politico.

Stando alle parole di Kortunov, Biden sarà più attivo di Donald Trump nel “sostenere quei paesi dell’area post-sovietica che si oppongono alla Russia, in primo luogo l’Ucraina”. “E, diciamo, è anche possibile che appoggi l’opposizione politica in Bielorussia e attivi la politica americana nel Caucaso meridionale”, ha sottolineato il politologo.

Il settantasettenne Joe Biden si occupa di politica già da molti decenni. Negli anni Settanta intervenne per abbassare la tensione con l’Unione Sovietica. Nel 1979 sotto la presidenza di Jimmy Carter arrivò a Mosca per discutere i dettagli dell’accordo SALT-2 (OCB-2 in Russia, uno degli antenati del CHB-3) con il ministro degli affari esteri dell’URSS Andrej Gromyko.

Durante la presidenza di Barak Obama è intervenuto anche per “resettare” le relazioni russo-americane. Con l’inizio della guerra in Ucraina la sua retorica è mutata radicalmente, ma stando agli esperti, Vladimir Putin e Joe Biden possono “non far amicizia” per motivi più personali.

“Biden, ovviamente, è un professionista, è in politica da molti anni, davvero molti, si è occupato a lungo degli affari internazionali. Biden ha anche avuto la possibilità di trattare con Brežnev, per qui in questo ha sicuramente esperienza”, ha dichiarato Kortunov. “Tuttavia credo che con Putin avrà qualche difficoltà, dato che sono persone di stile un po’ differente, con una cultura diversa e diverse concezioni del mondo, di cosa è bene e cosa è male, della direzione che deve prendere il mondo. E ritengo che avranno difficoltà anche a capirsi l’un l’altro. In questo senso, probabilmente, Putin era maggiormente a suo agio con Trump”.

 

Fonte: russiancouncil.ru, 12/11/2020. 

Alessandro Lazzari

Originario della provincia di Treviso, nel 2015 mi sono laureato in Lingue, civiltà e scienze del linguaggio presso l’università Ca’ Foscari di Venezia con una tesi sulla crisi dei missili di Cuba analizzata dal punto di vista sovietico dell’epoca. Nei tre anni a Venezia ho studiato tedesco e russo. Dopo l’esperienza di un semestre all’Università Pedagogica di Tula, ho deciso di tornare in Russia a proseguire i miei studi. Nel giugno del 2018 ho discusso la mia tesi magistrale sulle strategie di investimento delle multinazionali italiane in Russia presso l’Università Statale di Mosca per le Relazioni Internazionali (MGIMO). Sono appassionato di storia sovietica e traduco volentieri articoli di politica ed economia.