Una passeggiata per la Mosca prerivoluzionaria: l’università e gli studenti

NdA: Le citazioni presenti nel seguente testo sono state tradotte dal russo dall’autice e fanno parte di un lavoro svolto dalla stessa nel 2010. Qualora esistessero in italiano traduzioni posteriori a questa data, l’autrice non vi fa riferimento.

Tutti o quasi conoscono il grande edificio staliniano che domina la Collina dei passeri di Mosca, costruito allo scopo di ospitare l’MGU, la più importante università statale della Russia, ma in pochi probabilmente si sono domandati dove questa si trovasse prima che la rivoluzione desse vita all’ ‘‘euforia edilizia’’ sovietica del suo primo periodo.  Dalla sua fondazione fino agli anni ‘50 del 1900 l’università ha infatti cambiato vari luoghi e edifici, alcuni dei quali si possono ancora ammirare durante una passeggiata nel centro della capitale. Ma procediamo per ordine in questo piccolo viaggio indietro nel tempo! 

L’Università Statale di Mosca oggi

Nata nel 1755 a seguito di un decreto dell’imperatrice Elisaveta Petrovna del 12 gennaio del vecchio calendario, ovvero il giorno di Santa Tat’jana, l’università di Mosca non è stata fondata solo dall’accademico M. V. Lomosov a cui deve il suo nome, bensì anche grazie al contributo dello spesso dimenticato conte I. I. Šuvalov. E anzi, fu proprio per merito di quest’ultimo che i documenti necessari vennero alla fine vidimati. Šuvalov “per quasi sei mesi chiese a Elisaveta Petrovna di firmare il decreto per la fondazione dell’università a Mosca, e poiché trovò infine degli argomenti persuasivi, il 12 gennaio (secondo il Vecchio Stile) del 1755 l’imperatrice mise la sua firma sulla carta bollata. Secondo la leggenda, la zarina non si occupava mai di faccende serie: pensava solo a divertirsi. Šuvalov per diverso tempo non riuscì ad ottenere la sua attenzione. ‹‹Sua Maestà – le ricordava lui – e oggi?›› ‹‹Ah! Amico mio – diceva l’imperatrice sbadigliando – che noia!›› Alla fine Elisaveta firmò il decreto”1. L’edificio dell’università prese posto in un primo momento nel luogo dove ora sorge l’attuale Museo di Storia sulla Piazza Rossa, dentro un vecchio palazzo che in passato aveva la funzione di Duma detto Zemskij Prikaz, per trasferirsi poi sulla via Mochovaja.

Il museo di storia oggi
La sede dell’università allora (lo Zemskij Prikaz)

Cambiò più volte ubicazione finché lo zar Nicola I non decise di comprare e donare all’università, un palazzo ancora in costruzione tra la via Vozdviženka e la Bol’šaja Nikitskaja, dove tutt’oggi ha sede la facoltà di giornalismo. Dopo aver tanto agognato una chiesa interna all’università da dedicare alla santa protettrice Tat’jana, l’occasione arrivò con la costruzione di due nuove ali dell’edificio: in quella sinistra fu ubicata una biblioteca e in quella destra, finalmente, una cappella. Fu inaugurata il 12 settembre 1837. Il destino di questa chiesa non fu dei più ordinari, dopo la rivoluzione fu trasformata prima in un club poi in un teatro studentesco. Ha riacquistato la sua funzione originaria solo nel 1995. La possiamo vedere ancora oggi all’angolo con la via Bol’šaja Nikitskaja. 

 

Ex edificio principale, oggi sede della facoltà di giornalismo
Particolare della chiesa di Santa Tat’jana, all’angolo con la Bol’šaja Nikitskaja

Ma scopriamo anche qualche curiosità sulla vita studentesca.  I giovani avevano l’abitudine di organizzare dei circoli, non solo di tipo politico, ma anche relativi a vari altri interessi quali le scienze o la letteratura. Esistevano addirittura delle corporazioni, nate spontaneamente, che riunivano i fuorisede provenienti dalle stesse città o province, allo scopo di organizzare all’interno della loro cerchia diverse serate e incontri a tema tradizionale per sentire meno la mancanza di casa. Ma il momento che univa tutti era chiaramente la festa di Santa Tat’jana, considerata tuttora la protettrice degli studenti. In diverse pubblicazioni dell’epoca si trovano riferimenti e testimonianze di questa grandiosa festa. “In quel giorno gli studenti venivano trattati in maniera indulgente. La polizia aveva l’ordine, per evitare qualunque malinteso, di non essere eccessivamente pedante e di tenere d’occhio, perché non si sa mai, i disordini senza farsi notare”2.

Festeggiamenti studenteschi

I giovani si preparavano alla festa già dalla vigilia e attendevano con ansia la fine delle cerimonie ufficiali per andare a bere in una delle numerose trattorie del centro. Nonostante buona parte di loro potesse contare solo su risorse modeste, in questo giorno ristoranti e taverne erano pieni e l’alcool scorreva a fiumi. Ecco come in poche parole descrive la loro situazione finanziaria il cronista Giljarovskij “Gli studenti si vestivano un po’ come capitava. Spesso, su quattro inquilini, c’erano solo due paia di stivali e due abiti eleganti per l’utilizzo dei quali si stabilivano dei turni: oggi due andavano a lezione e gli altri stavano a casa e il giorno dopo si faceva il contrario”3

Ma nonostante ciò, come già detto, le strade in quel giorno diventavano impraticabili sia a piedi che in vettura. Tra i locali di punta c’era il famoso Ermitaž, passato alla storia per l’invenzione dell’insalata Olivier (da noi conosciuta come insalata russa), dove si riunivano anche docenti universitari e professionisti affermati, ormai ex studenti, per brindare alla memoria dei loro tempi passati.

Il ristorante Ermitaž sulla piazza Trubnaja

L’Ermitaž era noto anche per essere il luogo più progressista della città, dove non si temeva di intraprendere discorsi politici. Ecco cosa successe proprio durante i festeggiamenti di Santa Tat’jana:

“…salì sul tavolo uno studente tutto scompigliato, con camicia e giacca rosse, che coprì il rumore della sala con la sua incredibile voce da basso. Metteva un forte accento sulle ‹‹O›› come i seminaristi. ‹‹Coo-oompagni! Coo-oompagni…!›› ‹‹Abbasso! Abbasso!›› gridavano gli studenti catturati dai discorsi dei loro professori più stimati. ‹‹Coo-oompagni!›› continuò a tuonare ostinatamente il basso. ‹‹Abbasso!›› gridava la sala, e i più vicini cercavano di tirare giù l’oratore dal tavolo. Ma lui fece ancora uno sforzo e coprì di nuovo le voci della sala. ‹‹Sì… abbasso!›› irruppe lui sollevando le mani minacciosamente. Intorno a lui tutti tacquero. ‹‹Abbasso l’autocrazia!›› gridò ancora una volta e saltò in mezzo alla folla. Fu una cosa senza precedenti… dopo un minuto tutti acclamarono lo studente e la sala rimbombò dalle grida. Poi in strada, per tutta la notte, interrompendo le loro canzoni gli studenti gridavano: ‹‹Abbasso l’autocrazia!››”4. Da allora, vuole la leggenda, divenne questo il loro motto nella lotta  che proprio in quegli anni prendeva piede contro il regime zarista.

E si conclude qui la nostra breve passeggiata. Lieti di avervi accompagnati attraverso lo spazio e il tempo di una Mosca ormai dimenticata,  vi invitiamo a rimanere con noi per scoprire tante altre curiosità sulla Russia e sulla sua capitale.

1,2 Vas’kin A. A. / Gol’dštadt M. G. 2004, Moskovskij Universitet na Mochovoj, Komapania Sputnik +

3,4 Giljarovskij V.A. 2010, Moskva i Moskviči, Asbuka Classica

Altri riferimenti in: Ivanov A. E. 2004, Studenčeskaja korporacija Rossii konca XIX, načala XX
veka: opyt kul’turnoj i političeskoj samoorganizacii, Novyj Chronograf

Francesca Loche

Nata a Cagliari, dove il sole splende 300 giorni l’anno, ha scelto Mosca con i suoi freddi e lunghi inverni come città adottiva. Attualmente insegna italiano presso l’università Higher School of Economics di Mosca, è interprete freelance e coltiva senza sosta le sue passioni per la Russia, i viaggi e la traduzione. francesca.loche@gmail.com