Come Lev Nikolaevič Tolstoj cambiò il mondo 110 anni fa

Lev Nikolaevič Tolstoj non è stato solo uno straordinario scrittore, ritenuto un classico della letteratura già durante la sua vita, ma anche un pensatore che ha influito sul corso della storia mondiale.

Esattamente il 20 ottobre si è celebrato il centodecimo anniversario della morte di Lev Tolstoj. L’autore, tanto acclamato in Occidente quanto in Oriente, venne riconosciuto come un classico della letteratura russa e mondiale quando era ancora in vita. Tuttavia, come se non fosse abbastanza, Tolstoj elaborò anche un proprio pensiero religioso-filosofico che ha influito in maniera significativa sul corso della storia mondiale.

Tutti gli studenti sovietici e russi hanno letto (o provato a leggere) le opere dello scrittore che erano e sono parte dei programmi scolastici. In realtà, la personalità stessa dell’autore non risulta essere meno interessante della sua arte e, anzi, fu tanto brillante da poter cambiare il mondo anche dopo la sua morte.

Le grandi contraddizioni.

Братья Сергей Николаевич, Николай Николаевич, Дмитрий Николаевич и Лев Николаевич Толстые (слева направо). Репродукция. Фото © ТАСС

Lev Tolstoj fu una delle personalità più contraddittorie della sua epoca. La maggior parte delle religioni  principali condannano con fermezza la promiscuità sessuale, ma tollerano i rapporti all’interno del matrimonio. Tolstoj si è spinto addirittura oltre e, infatti, nei suoi articoli e nelle sue opere più tardive, criticava qualsiasi tipo di relazione carnale, al punto che la Sonata a Kreutzer rappresenta un vero e proprio inno contro la sessualità.

Questo non sarebbe così rilevante se non fosse per il fatto che Tolstoj ebbe una vita sessuale molto attiva. Ebbe 13 figli nati all’interno del matrimonio e almeno uno nato da una relazione extraconiugale con una contadina, il che è relativamente poco considerata l’epoca. “Sono un fornicatore”, scrisse, pentendosi, nel proprio diario quando era ormai sulla sessantina.

Tutte le avventure amorose che caratterizzarono gran parte della vita dell’autore e tutte le sensazioni a queste relative, venivano meticolosamente riportate da Lev Nikolaevič nel suo diario, alla cui lettura obbligò persino la futura moglie, Sof’ja Bers, prima del matrimonio. La giovane rimase sconvolta nello scoprire certi aspetti della vita amorosa del futuro marito.

Писатель Лев Толстой с супругой Софьей Толстой. Фото © ТАСС / Эйхенвальд А.

Nonostante la carriera militare, Tolstoj era fortemente contrario all’idea dell’esercito come strumento di violenza e coercizione. Inoltre, era critico nei confronti dello stato, che considerava una “superstizione”,  del governo che definiva come “un potere, chiamato a distruggere la giustizia” e del patriottismo che era per lui  un “residuo di tempi selvaggi”, incompatibile con la sua concezione del mondo. Tuttavia, non era totalmente esente da sentimenti patriottici. Infatti, in un’intervista per un giornale, affermò di non sostenere né i giapponesi, né i russi nella guerra russo-giapponese, per lui priva di senso. Ma, una volta a casa, lo scrittore scrisse nel suo diario che era molto dispiaciuto per la sconfitta di Port Arthur. La sorella di Sof’ja Andreevna, Tat’jana Kuz’minskaja, ricordava di come gli studenti fossero venuti proprio da Tolstoj per parlare della guerra russo-giapponese e come uno di loro osò dichiararsi favorevole alla cessione di Port Arthur ai giapponesi. A quel punto Tolstoj sarebbe andato su tutte le furie: “Ai nostri tempi non avremmo mai ceduto Port Arthur! Saremmo morti, avremmo fatto esplodere la fortezza, saremmo morti di fame, ma non ci saremmo arresi”. Lo studente, non aspettandosi una simile reazione, se ne andò.

Sin da piccolo, Tolstoj fu un appassionato di caccia e provava una vera e propria estasi nel catturare gli animali. A volte, questa passione gli impediva anche di lavorare e, per questo motivo, quando la stagione di caccia si concludeva, scriveva con soddisfazione nel proprio diario che, finalmente, poteva dedicarsi di nuovo alla letteratura. Insegnò ai suoi figli a cacciare quando questi erano ancora piccolissimi, proprio perché la considerava una componente fondamentale nella loro educazione.

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Eppure, la questione della non violenza è diventata poi uno dei pilastri del suo pensiero. A metà degli anni ’80, Tolstoj decise di diventare vegetariano e invitò tutti i suoi seguaci a fare lo stesso e furono proprio i tolstoiani, infatti, a diffondere questa dieta in tutta la Russia. Furono loro ad aprire, nelle grandi città, le prime mense vegetariane, che diventarono poi dei veri e propri luoghi di incontro.

Lo scrittore riuscì nel suo intento di non uccidere più animali, ma non poté eliminare del tutto la sua attrazione per la caccia. Di tanto in tanto, si recava nel bosco per immaginarsi all’azione e rivivere nuovamente quei momenti così piacevoli.

Il “nonno” dei figli dei fiori.

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Quando Tolstoj era ancora in vita, tutti coloro che ammiravano le sue idee e che cercavano di vivere rispettandone i principi, iniziarono ad essere chiamati tolstoiani. Questo movimento si diffuse principalmente in Russia, ma più tardi anche all’estero arrivarono i primi seguaci. All’apice della popolarità, il movimento contava decine di migliaia di persone, mentre a metà del XX secolo cominciò a perdere la sua forza. Tuttavia, negli Stati Uniti degli anni ’60 iniziò a prendere vita la cultura Hippie, le cui idee erano molto vicine a quelle di Tolstoj. In un certo senso, la nascita di questa subcultura cambiò l’America, ma anche gran parte del mondo. Notiamo come il Tolstoismo si basasse proprio sui principi del pacifismo e della non violenza e come anche nella cultura hippie questi aspetti giocassero un ruolo predominante, tanto che icona del movimento divenne proprio il “simbolo della pace”. I tolstoiani aspiravano al raggiungimento della “semplicità volontaria”, la quale includeva la rinuncia ai beni materiali, a un elevato status sociale, così come alla proprietà privata. Decisero di allontanarsi dalla vita mondana per vivere in comunità dove potevano condurre una vita “naturale e semplice”. Similmente, gli hippie rinnegarono la società dei consumi, lasciando così il lavoro o lo studio per potere vivere in una comunità dove sentirsi in armonia con il mondo.

Il Tolstoismo fu un movimento sincretico, adottò infatti i principi e i concetti di molte religioni diverse e anche gli hippie erano attratti dal sincretismo che caratterizzava la New Age. Entrambi i gruppi erano caratterizzati dalla sfiducia nei confronti dello stato e della politica in generale, mentre consideravano la libertà e l’amore verso il prossimo tra i valori più importanti. Lo stesso Lev Nikolaevič visse gran parte della sua vita seguendo il principio del free love, per poi cambiare idea e decidere che i piaceri carnali sono la rovina di tutto.

L’impatto del Tolstoismo a livello globale.

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Lev Tolstoj può essere ricordato come il secondo uomo russo che, dopo Lenin, è riuscito a cambiare il mondo e il corso della storia in modo irreversibile. Solo che Lenin lo ha fatto direttamente, prendendo il potere in Russia con la via delle armi, mentre Tolstoj lo ha fatto del tutto indirettamente, tramite altre persone.

Il principio tolstoiano della non violenza fu criticato da molti rivoluzionari, tra cui Lenin, ma fu invece sorprendentemente efficace in ambito politico. Il primo a metterlo in atto in questo senso fu Gandhi che, basandosi sul concetto tolstoiano, elaborò la pratica della resistenza nonviolenta che gli permise, alla fine, di ottenere l’indipendenza dell’India senza spargimenti di sangue. Da giovane Gandhi fu un appassionato tolstoiano e in Sudafrica fondò persino una comunità, la “fattoria Tolstoj”, dove con i suoi amici viveva nel rispetto dei principi messi a punto dallo scrittore. Questo fu solo l’inizio del percorso politico di una delle più grandi personalità del XX secolo che intratteneva, peraltro, una corrispondenza con Lev Tolstoj e che lo considerava suo maestro.

Махатма Ганди. Фото © Getty Images

Mezzo secolo dopo la morte di Tolstoj, Martin Luther King rivoluzionò l’America cambiandone il destino. È interessante notare come, all’inizio della sua carriera, Martin Luther King cercò ispirazione nelle opere di Lenin, ma la vera rivelazione fu per lui la filosofia di Gandhi, alla quale si avvicinò tramite le idee di Tolstoj. Quest’ultime, infatti, furono inglobate nella sua lotta contro il razzismo e la discriminazione.

La cultura hippie, che racchiudeva molte delle idee tolstoiane, diede vita al così detto movimento del sessantotto, il quale modificò profondamente tutti i paesi sviluppati e creò le basi per lo sviluppo della società contemporanea come la conosciamo, con tutti i suoi lati positivi e negativi. Il vegetarianismo e il downshifting, ai tempi di Tolstoj associati a gente stramba e solitaria, sono diventati una componente imprescindibile della nostra società moderna.

Negli anni ’20 tra i ceti più occidentalizzati della società vietnamita è nata una nuova religione, il Caodaismo (al giorno d’oggi è praticata da alcuni milioni di persone in tutti il mondo). Una parte fondamentale di questo nuovo credo si basa sull’adorazione delle anime dei grandi del passato (come se fossero santi) e sulla conversazione con loro. Oltre a Napoleone, Thomas Jefferson e Giovanna d’Arco, c’è anche Tolstoj.

Alcuni hanno visto in Lev Nikolaevič un insegnante geniale, altri un aristocratico contro corrente. Il movimento creato dai suoi seguaci, che cercavano di vivere nel rispetto dei principi nei quali credeva lo scrittore, non fu mai un movimento di massa e fu destinato a sparire qualche decennio dopo la sua nascita. Ciò nonostante, alcune di queste idee si sono diffuse ampiamente e alcune hanno influito, seppure indirettamente, sul corso della storia del XX secolo. Probabilmente nessun altro scrittore russo è mai arrivato a tanto.

Autore:  Evgenij Antonjuk 

Fonte: Life.ru,

Chiara Azie

Mi sono laureata in Mediazione Linguistica e Culturale presso l'Università per Stranieri di Siena e attualmente sono iscritta al corso di laurea magistrale in Specialized Translation (Unibo). La lingua e la cultura russa sono la mia più grande passione e sono ciò a cui sto dedicando tutte le mie energie e il mio tempo. Amo tradurre perché mi permette, in qualche modo, di creare dei ponti e di avvicinare mondi apparentemente diversi e lontani.