Nicola II, il sovrano più incapace della Russia pre-rivoluzionaria

Oggi, l’ultimo autocrate della Russia è considerato una persona estremamente controversa. Nella vastità della rete globale spesso si scatenano diverbi tra sostenitori e oppositori di Nicola II. Ci sono accese discussioni sul ruolo nella storia, il carattere e la capacità di governare il Paese dell’ultimo imperatore russo.

Cerchiamo di capire com’era – una persona forte, volitiva e indipendente o il sovrano più debole e incapace della Russia zarista? Non prenderemo in considerazione l’intera cronologia del regno di Nicola ma ci soffermeremo sui fatti e gli eventi più eclatanti del suo regno, dando una risposta a questa domanda.

L’ASCESA AL TRONO. HODYNKA

L’1 novembre (tutte le date saranno specificate secondo il nuovo calendario gregoriano) del 1894 nel Palazzo di Livadija morì gravemente malato Alessandro III, che governò la Russia per più di 13 anni. Poco prima della sua morte l’imperatore obbligò suo figlio, Nicola, a salire al trono. Il giovane erede firmò il manifesto zarista per acconsentire a diventare l’autocrate dell’Impero russo.

Il regno di Nicola II iniziò con una grave tragedia. L’incoronazione del nuovo sovrano del Paese era prevista per il 26 maggio 1896, questo evento doveva essere accompagnato da feste popolari sul campo di Hodynka. Il nuovo zar aveva programmato la distribuzione gratuita alla folla di 400.000 doni, che comprendeva cibo e dolci, così come una tazza ricordo con monogrammi imperiali.

La celebrazione avrebbe dovuto iniziare il 30 maggio, ma già la sera del 29 si creò un’enorme fila per i regali. Al mattino presto a Hodynka c’era una grande folla di mezzo milione di persone.

Qualcuno diffuse la voce che i tendoni tenevano per sé i regali, così la gente si riversò su di essi. La pressione della folla non poteva essere contenuta. Le persone incaricate a distribuire i doni, terrorizzate, cominciarono a gettare i regali direttamente nella massa umana. Ciò aggravò ulteriormente la calca. A seguito della tragedia di Hodynka, secondo vari dati, morirono tra le 1.400 e le 1.800 persone e ne vennero mutilate e ferite quasi un migliaio.

Vittime di Hodynka

Il nuovo imperatore venne informato della tragedia accaduta la mattina alle 10:30, ma Nicola II decise di non annullare le celebrazioni. È interessante il fatto che l’arciduca Carl-Ludwig D’Austria morì 11 giorni prima di Hodynka. Nicola II, venuto a Mosca, apprese della sua morte e quel giorno annullò tutte le cerimonie in segno di dolore. Ma la morte di massa dei suoi sudditi non divenne il motivo della cancellazione della festa celebrativa nel Palazzo del Cremlino e il successivo ballo alla solenne accoglienza dell’ambasciatore di Francia.

Mucchi di corpi lividi e sfigurati con volti distorti dall’orrore e dalla mancanza d’aria, di corpi di adolescenti, anziani, uomini e donne ammucchiati su carri vennero trasportati al cimitero di Vagan’kovo. E lo zar in quel momento apriva il ballo, danzando con la consorte dell’ambasciatore francese, la contessa di Montebello. La sera, il cielo sopra le montagne Vorob’evy era illuminato dai fuochi d’artificio di festa. E al cimitero di Vagan’kovo stavano finendo di scavare le tombe. I festeggiamenti e le celebrazioni della coppia reale e degli aristocratici vicino a loro in onore dell’incoronazione durarono un’altra settimana, fino al compleanno dell’imperatrice. Interessante il fatto che, subito dopo Hodynka, iniziò un’indagine sulla tragedia guidata dal conte Palen, ex capo del Ministero delle Finanze.

Una settimana dopo trovò i colpevoli, erano il capo della polizia Vlasovskij e il governatore generale di Mosca Sergej Aleksandrovič Romanov. Marija Fedorovna, la vedova di Alessandro III, chiese di punirli per liberare lo zar dalle accuse ma la maggior parte della famiglia Romanov era contraria. Il capo della polizia di Mosca venne dimesso, lo zio di Nicola II rimase il governatore della capitale e guidò Mosca fino al suo assassinio da parte dei rivoluzionari terroristi il 4 febbraio 1905. Dopo Hodynka nacquero i primi segnali dell’odio del popolo verso Nicola II, che in seguito si sovrapposero ad altri eventi di risonanza e causarono la rivoluzione.

Questo è ben trasmesso nelle terribili poesie profetiche del poeta Konstantin Bal’mont nel 1907:

“E’ un codardo, è consapevole del problema,

Ma verrà l’ora della resa dei conti.

Chi ha cominciato a regnare – da Hodynka,

Così finirà – sul patibolo”

NICOLA II, BEZOBRAZOV E LA GUERRA RUSSO-GIAPPONESE
Aleksandr Mihajlovič Bezobrazov

Il ruolo della personalità nella storia è enorme. I governanti volitivi, con grandi obiettivi, diventano i fondatori di nuove epoche. Ma a volte guerre e catastrofi sociali richiamano nullità, imbroglioni e incompetenti, casualmente elevati sulla cresta dell’onda nella cerchia dei “forti di questo mondo”. Questo era Aleksandr Mihajlovič Bezobrazov, ex capitano della cavalleria delle guardie.

Proveniva da una modesta famiglia nobiliare e conosceva personalmente Nicola II poichè un tempo gestiva la parte economica della “caccia imperiale”. Secondo i ricordi dei suoi contemporanei era un uomo affascinante, con una buona dialettica e socievole. Bezobrazov possedeva tanti contatti e godeva del favore del conte Voroncov-Daškov, un amico dell’autocrate stesso. Nel 1896 Brezobrazov elaborò un progetto per creare reti di società per azioni per la lavorazione del legname sul fiume Jalu in Manciuria. Si supponeva che sarebbero diventati una sorta di blocco per i giapponesi e ciò avrebbe segnato l’inizio dell’espansione commerciale della Russia in Corea. Per questo venne richiesto il sostegno politico e finanziario del governo russo.

Ma questo progetto creò naturalmente un grave malcontento tra i giapponesi che consideravano la Corea e la Cina come zone dei loro interessi strategici. C’era un accordo tacito con il Giappone, il territorio della Manciuria era sotto l’influenza russa, la Corea sotto quella dell’Impero del sol levante.

Sergej Vitte, allora ministro delle Finanze e figura molto influente nell’Impero russo, si oppose categoricamente alla “proposta” di Bezobrazov. Molti diplomatici russi lo appoggiarono, sottolineando che l’attuazione del progetto di Bezobrazov avrebbe portato a gravi conseguenze – scontri e poi ad una guerra a tutti gli effetti con il Giappone.

Sergej Vitte

Ma anche l’ex capitano aveva molti sostenitori. Venne appoggiato da molti compagni, l’ambasciatore dell’Impero russo in Corea e parte dell’aristocrazia, che aveva notevoli contatti e una posizione elevata nella società. Il conte Voroncov-Daškov contribuì ad organizzare l’incontro tra Bezobrazov e Nicola II. L’ex capitano, nelle migliori tradizioni del “grande intrallazzatore”, dipinse allo zar immagini gloriose sul futuro dell’Impero russo in Estremo Oriente se il suo piano fosse stato realizzato. L’autentico “monarchista” piacque all’autocrate che sostenne il progetto. Ora Bezobrazov poteva raccogliere i soldi degli investitori sotto la garanzia dell’imperatore.

I grandi principi, i ricchi mercanti e i generali iniziarono a finanziare le concessioni in Corea. Anche la madre di Nicola II, moglie del defunto imperatore Alessandro III, Marija Fedorovna, non sfuggì alla tentazione e il sovrano stesso diede l’ordine di sostenere economicamente il progetto di Bezobrazov. Contro questa decisione si ribellò anche un membro del governo, Vladimir Borisovič Frederiks. Egli apprese che Bezobrazov aveva ottenuto udienze personali presso l’imperatore e disse a Nicola II che tali incontri non erano graditi. Il conte Frederiks sottolineò inoltre che la partecipazione finanziaria della monarchia in un progetto simile avrebbe ridotto notevolmente la sua autorità.

Vladimir Borisovič disse allo zar che la richiesta di Bezobrazov di stanziare 200.000 rubli era solo l’inizio, e che in seguito ne avrebbe chiesti milioni. L’imperatore promise di pensarci su ma il giorno seguente, su richiesta dello zar, venne consegnata a Frederiks una nota sull’assegnazione dei 200.000 rubli a Bezobrazov.

Conte Frederiks ministro di corte

Frederiks, indignato, scrisse una lettera di dimissioni che consegnò personalmente al monarca nella reggia imperiale. Nicola II, scioccato dalla decisione del conte, lo persuase a malapena a non lasciare il suo posto. Di conseguenza vennero dati 200.00 rubli a Bezobrazov come “indennità personale”.

Vitte, il generale Kuropatkin, ministro della guerra, e il conte Lamsdorf, capo del Ministero degli Esteri, erano contrari al progetto. Essi sostenevano che la Russia non fosse pronta per un confronto militare con il Giappone. L’Impero aveva bisogno di tempo per lo sviluppo dei territori in Estremo Oriente e creare le infrastrutture necessarie, altrimenti la guerra sarebbe stata persa.

Ma lo zar non li ascoltò e sostenne Bezobrazov. Per l’attuazione del progetto dell’ex capitano vennero organizzate una società dell’industria forestale e una compagnia industriale dell’Asia orientale. La prima impresa ottenne il diritto di assumere guardie armate. Bezobrazov approfittò di questo “regalo” al massimo, radunò un gran numero di “combattenti” cinesi, li armò e li inviò sul territorio coreano per proteggere le loro attività.

La gente nella “Guardia forestale” era molto, per così dire, “caratteristica”. Vitte li definì giustamente “banda di ladri”. E il vice dello zar in Estremo Oriente, l’ammiraglio Alekseev, sostenitore di Bezobrazov, inviò al confine un centinaio e mezzo di soldati per “protezione aggiuntiva”. Le società dell’ex capitano abbattevano attivamente la foresta e si occupavano di falegnameria sotto la protezione dei mercenari-banditi, senza distinguere il territorio della Manciuria dalla Corea, il che suscitò indignazione tra i giapponesi.

Nel 1903 Bezobrazov fu nominato Segretario di Stato. Tenne una riunione a Port Arthur con il generale Kuropatkin e i diplomatici, i suoi interlocutori erano unanimi: l’imminente conflitto militare con il Giappone avrebbe causato enormi danni all’Impero russo. Ma l’ex capitano la pensava diversamente, dichiarò che i suoi interessi dovevano essere rivendicati, senza fermarsi nemmeno di fronte alla guerra. Delineò le sue considerazioni allo zar in un rapporto, proponendo di aumentare la presenza militare dell’Impero russo sulla costa del Pacifico e di organizzare un “isolamento” del Paese del sol levante, eliminando il sostegno di altre potenze.

Nel frattempo, nel 1903, lo Stato spese 2 milioni di rubli per la compagnia di Bezobrazov solo nella prima metà dell’anno. Poi “l’autore del progetto” richiese altro denaro. Tutti i funzionari e gli uomini d’affari che avevano familiarità con lo stato delle concessioni sul fiume Jalu dichiararono apertamente che i “capi” delle società non capivano le attività in cui erano impegnati. Anche gli oppositori di Bezobrazov avvertirono il disastro imminente, sostenendo che il protetto del monarca avrebbe “seppellito” i soldi stanziati dallo Stato. Ma Nicola II non voleva ascoltare consigli intelligenti e sostenne nuovamente il suo beniamino. La Russia continuò a intensificare le sue forze militari in Manciuria e Corea. Il conflitto continuò fino alla rottura delle relazioni diplomatiche del Giappone, della guerra successiva e della sconfitta della flotta e delle truppe russe.

A seguito dell’umiliante sconfitta, secondo diverse fonti, l’esercito russo perse da 30 a 50.000 persone. Circa 17.000 soldati dell’Impero russo morirono a causa delle ferite e delle malattie riportate a seguito del conflitto. La Russia perse la parte meridionale di Sahalin, i diritti di controllo della penisola di Ljaodong e della ferrovia della Manciuria meridionale. La guerra costò al bilancio zarista 2 miliardi e 452 milioni di rubli, circa mezzo miliardo. Perdite sotto forma di possedimenti che passarono al Giappone. Il debito estero dell’Impero russo crebbe di un terzo. Per non parlare dei milioni di Stato caduti nel nulla, stanziati per le concessioni di Bezobrazov.

L’IMPERO RUSSO SOTTO NICOLA II

Quando l’ultimo imperatore russo salì al trono, si credeva che il giovane autocrate sarebbe stato il motore di riforme e cambiamenti positivi nell’Impero russo.

Lo Stato aveva bisogno di riforme economiche e socio-politiche. La Russia era in ritardo rispetto ai paesi avanzati ed era uno stato agricolo patriarcale dove circa il 77-80% degli abitanti erano contadini. Rimase l’ultimo paese europeo con una forma di governo di “monarchia autocratica”. Gli zar dell’Impero avevano un potere illimitato che non volevano condividere con nessuno. Di conseguenza, in molti casi ciò rappresentava un freno alle riforme necessarie.

Ma Nicola II nel suo primo discorso imperiale dissipò i sogni di cambiamento, li chiamò “sogni insensati” e promise di “proteggere l’autocrazia”.

Questo può essere interpretato in vari modi, ma una cosa è certa: la richiesta della società per il cambiamento non venne soddisfatta.

La Russia, come accennato in precedenza, era un paese agricolo e poteva garantire le proprie esigenze alimentari in abbondanza. Ma la maggior parte dei prodotti agricoli, in particolare il grano, venivano esportati e spesso a prezzi inferiori di quelli di produzione. In combinazione con questo fattore, il cattivo raccolto causò una carenza di pane e di altri prodotti necessari nei villaggi contadini che causò carestie in molte province.

Anche i debiti esteri dell’Impero aumentarono. Aleksandr Dmitrievič Nečvolodov, tenente generale dello Stato Maggiore (1915) e membro della Società storica militare imperiale, notò che l’Impero russo dei primi anni del XX secolo era il primo al mondo in termini di quantità di debiti. Nel suo libro “Dalla rovina alla prosperità”, sottolineò che il debito pubblico al 1° gennaio 1906 era di 7 miliardi e 681 milioni di rubli, senza considerare i debiti delle società ferroviarie private, le obbligazioni con il garante – l’Impero russo, e i debiti delle banche statali.

 I prestiti esteri vennero presi a condizioni estremamente sfavorevoli. Il denaro pubblico era stato rubato e speso da investimenti in progetti non redditizi e poi vennero presi nuovi prestiti per coprire il deficit di bilancio. Con una tale politica, la Russia cadde lentamente in un abisso finanziario.

LA DOMENICA DI SANGUE
Domenica di sangue (1905)

Il 9 gennaio 1905 ebbe luogo la “Domenica di sangue”, migliaia di dimostranti vennero uccisi a San Pietroburgo. Il rapporto all’imperatore del direttore del dipartimento di polizia menzionò 130 morti e 299 feriti. Lo spargimento di sangue si sarebbe potuto evitare. Le autorità erano già a conoscenza dello sciopero nella fabbrica di Putilov, delle intenzioni dei lavoratori di questa società e di molti altri di organizzare una dimostrazione e chiedere una petizione al sovrano.

Vitte, che allora era già stato dimesso, riteneva che fosse sufficiente per lo zar accettare la richiesta degli scioperanti e promettere di risolvere la situazione. Ma le autorità agirono diversamente. Nella notte del 9 gennaio iniziò il trasferimento delle truppe a San Pietroburgo. Secondo alcuni rapporti, insieme alla polizia e ai gendarmi, fino a 40.000 persone vennero scagliate nella violenta repressione della manifestazione. La città assomigliava a un grande campo militare e c’erano truppe sulla maggior parte delle strade.

Tutto ciò portò a un finale prevedibile: la sparatoria sulla manifestazione pacifica, seguita da rivolte popolari, scioperi e la sanguinosa rivoluzione del 1905-1907. Nicola II diede l’ordine di sparare sul corteo pacifico? Non c’è una risposta chiara. Secondo alcuni dati, al momento del massacro, Nicola II non era più in città, ma è innegabile il fatto che la preparazione per la violenta repressione dei lavoratori si verificò con il suo tacito consenso.

Dopo la “Domenica di sangue” l’imperatore non apparve in pubblico per diversi anni, fino al 1913, quando fu celebrato il trecentesimo anniversario della casa regnante dei Romanov.

COME SI ARRICCHIRONO GLI INDUSTRIALI IN GUERRA
L’esercito russo durante la Prima Guerra Mondiale

Durante la Prima Guerra Mondiale, l’incapacità dello zar di governare il paese e risolvere i problemi era particolarmente evidente. Quando la tesoreria non fu in grado di fornire alti pagamenti ai sindacati, essi organizzarono un sabotaggio. La dirigenza del “Produgol’” rallentò appositamente le spedizioni di combustibile per creare un deficit artificiale e far salire i prezzi. I sindacati, impegnati nel petrolio e in attività simili, gonfiarono il costo dell’olio combustibile di cinque volte!

E nessuna misura precauzionale riuscì a reggere l’impatto. Nel 1915 venne organizzata la Banca Centrale per unire gli acquisti e distribuire correttamente lo zucchero, ma le disposizioni e gli ordini delle autorità vennero ignorati dalle fabbriche, lo zucchero veniva segretamente contrabbandato di notte in magazzini nascosti e i dipendenti pubblici rimasero senza prodotto.

La cosa più interessante è che, in questo stesso periodo, gli interessi dei monopolisti dello zucchero che ingannavano lo Stato erano oggetto di pressioni da parte di numerosi alti funzionari dei ministeri e del governo. I commercianti riuscirono a ottenere profitti immensi anche sulla fornitura di armi per l’esercito, gonfiando i prezzi senza pietà, e tutto questo durante la guerra. Collocarono aumenti dal 150 al 1.000 % sulla propria produzione.

Indignato da ciò, il generale Aleksej Alekseevič Manikovskij, capo della Direzione Generale dell’Artiglieria, cercò di parlare con lo zar, ma Nicola II mise bruscamente a tacere il generale, raccomandando di “non irritare l’opinione pubblica” …

Di conseguenza ai soldati russi mancavano fucili, mitragliatrici e proiettili. Morirono in centinaia di migliaia senza nemmeno potersi difendere normalmente. E nei ristoranti di San Pietroburgo e Mosca, in quel momento, i commercianti e i funzionari soddisfatti, estremamente arricchiti di rifornimenti al dipartimento militare, si divertivano. Sprecarono denaro a destra e a sinistra, organizzavano lunghe baldorie e poi stavano ipocritamente con le candele nelle chiese, ricordando i caduti…

CONCLUSIONI

La debolezza e l’incapacità di Nicola II nel governare efficacemente il Paese portarono alla rivoluzione e al rovesciamento della monarchia. Si possono citare molti altri fatti che dimostrano la sua incapacità di guidare l’Impero.

Il diario dell’ultimo imperatore russo, conservato fino ad oggi, caratterizza intensamente la sua personalità. Gli appunti che si incontrano più spesso sono:

 “Andava in bicicletta, uccideva due corvi”, “camminava, uccideva un corvo”.

 Lo zar godeva dell’insensata uccisione di corvi, cani, gatti e altri animali. Nel suo diario è dedicato molto spazio a questo scrupoloso elenco di animali uccisi. Testimonianze simili si trovano in altri libri e documenti del tempo.

Resoconto della caccia imperiale

Secondo il giornalista e pubblicista russo Aleksandr Nevzorov, lo zar sparò personalmente a circa 20.000 corvi, 12.000 cani e 18.000 gatti. Non c’erano altre cose importanti a cui l’imperatore russo si dedicava con la stessa passione e costanza, i gatti erano stati persino inclusi nella lista dei “trofei personali” nel giornale imperiale di caccia.

Naturalmente questo non significa che l’ultimo zar non avesse tratti caratteriali positivi. Secondo numerose testimonianze, era un marito amorevole e un padre premuroso, ma queste qualità non erano sufficienti per la gestione dell’Impero russo.

La sua mancanza di volontà, debolezza e riluttanza a combattere la corruzione e ascoltare il popolo, portò ad un tragico finale, l’esecuzione della famiglia reale nella casa Ipat’ev. Naturalmente, questo crimine dal punto di vista umano non può essere giustificato, ma un tale finale fu il risultato naturale del regno dello zar più incapace della Russia pre-rivoluzionaria.

FONTE: moiarussia.ru, 28/07/2020 – di Ksenija Bolog , traduzione di Giada Sanseverino

Giada Sanseverino

Nata a Milano nel 1994. La mia passione per questo paese così affascinante e sconfinato nasce durante gli studi universitari alla facoltà di Lingue e Letterature Straniere e si intensifica grazie a diversi periodi di studio e volontariato in Russia ed Estonia. Traduco per passione, adoro mangiare i bliny, amo il freddo estremo e i lunghi viaggi in treno.