“Quest’uomo è la ricostruzione”. Come Gorbačëv cambiò l’immagine dell’URSS

30 anni fa Michail Gorbačëv divenne il primo presidente dell’URSS.

30 anni fa Michail Gorbačëv venne eletto presidente dell’Unione Sovietica. Pertanto, egli divenne il primo e ultimo presidente dell’URSS. Non si sa se, tra i vari leader russi, ce ne sia uno che l’Occidente avrebbe potuto amare più di Gorbačëv. Tuttavia, in patria l’atteggiamento verso di lui rimane ambiguo. Gazeta.ru racconta come Michail Gorbačëv ha cambiato l’immagine del proprio Paese sulla scena internazionale.

Il 15 marzo 1990, al terzo Congresso dei Deputati del Popolo straordinario, Michail Gorbačëv venne eletto presidente dell’URSS. Il primo e l’ultimo nella storia dell’Unione Sovietica.
Prima di ciò, per cinque anni esatti occupò la posizione di segretario generale del Comitato Centrale del PCUS.

Il 10 marzo 1985, dopo una lunga malattia, morì il segretario generale del Comitato Centrale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica, Kostantin Černenko. Tra i suoi papabili successori c’erano tre nomi: il primo segretario del comitato cittadino del PCUS, Viktor Grišin, il primo segretario comitato regionale di Leningrado, Grigorij Romanov e lo stesso Gorbačëv. Proprio lui ha suscitato le maggiori simpatie dell’Occidente. L’Unione Sovietica richiedeva un rinnovamento e proprio attorno a Gorbačëv si era diffusa e rafforzata la reputazione di un politico progressista che si distingueva per le sue idee nuove e il buon gusto nell’abbigliamento.

“Gorbačëv più di ogni altro leader sovietico incarna la nuova generazione – scriveva il New York Times una settimana prima della morte di Černenko. – È diventato famoso in Occidente meno di tre anni fa e qui si era già fatto conoscere, generalmente parlando, soprattutto come il giovane del Politburo; «il ragazzo della fattoria» di due decenni più giovane della maggior parte dei suoi compagni, un politico competente ed evidentemente intelligente.”

Un anno prima di ciò, Michail Gorbačëv e la sua consorte Raisa debuttarono sulla scena politica internazionale. L’allora capo del Comitato Parlamentare Internazionale fece una visita ufficiale in Gran Bretagna.

Il consigliere di Margareth Thatcher, Charles Powell, nel libro di William Taubman «Gorbachev. His Life and Times», ricordava che, a differenza dei precedenti leader sovietici “ai quali i gli aiutanti bisbigliavano continuamente e consegnavano le carte necessarie, il futuro presidente dell’URSS “dava un’occhiata solamente ai documenti.”

Uno dei temi della loro conversazione fu la necessità del disarmo. Gorbačëv aprì davanti al premier una mappa e affermò che l’utilizzo di un arsenale nucleare avrebbe portato a delle conseguenze più serie della Seconda Guerra Mondiale. L’assistente più vicina di Margareth Thatcher ricorda come tutti rimasero affascinati da quella coppia:”la signora Gorbačëva era vestita in maniera molto elegante, come un’occidentale, con un vestito grigio a righe ben cucito; mi sarei vestita io stessa così molto volentieri.”

In seguito, Raisa Gorbačëva, che aveva accompagnato il marito in tutte le sue visite ufficiali all’estero, non fece altro che consolidare la loro reputazione proprio grazie, tra le altre cose, al suo gusto nel vestirsi. In URSS poteva diventare un’icona della moda. Non c’era nessuna donna sovietica che si vestiva come lei. I mass-media britannici, illustrando la visita dei Gorbačëv, li battezzarono come “I nuovi compagni vestiti Gucci”.

Alla fine di tale visita il primo ministro inglese dichiarò: “Mi piace mister Gorbačëv. È una persona con cui si può aver a che fare.” In tal modo raccomandò assai vivamente il futuro presidente dell’URSS ai paesi dell’Ovest. Durante quell’incontro, la Tatcher fece molte domande a Gorbačëv riguardo ai difetti del sistema politico ed economico dell’Unione Sovietica e in risposta, lui la invitò in URSS per dimostrarle che i cittadini sovietici fossero «soddisfatti». “Se è effettivamente così, ribatté lei, come mai il governo sovietico ha paura di permettere ai suoi cittadini di andare all’estero? Ogni persona può lasciare la Gran Bretagna, o sbaglio?” – così chiese Powell secondo quanto scritto da William Taubman.

Michail Gorbačëv, Raisa Gorbačëva e Margareth Thatcher, 1983, Tolkovatel’.ru
Arriverà il giorno

Tre anni più tardi, il 21 gennaio 1987, Michail Gorbačëv, primo segretario del Comitato Centrale del PCUS fece un intervento alla seduta plenaria con la relazione «Sulla ricostruzione (in russo, perestrojka) e la politica della classe dirigente del partito». Con tale rapporto gettò le basi ideologiche per la riforma del sistema politico sovietico e proclamò la via della trasparenza (glasnost’).

Il corso politico designato portò alla legge sulla stampa, la quale eliminò la censura statale, e a una grande campagna di riabilitazione delle vittime delle repressioni politiche. La ricostruzione annunciata da Gorbačëv riguardò fin da subito tutti gli aspetti della vita dell’Unione Sovietica.

“I ritmi dell’incremento del reddito nazionale negli ultimi tre lustri si sono più che dimezzati. I piani, secondo la maggior parte degli indicatori, non vengono rispettati dai primi anni ’70. L’economia in generale è diventata poco suscettibile alle innovazioni…” – così diceva Gorbačëv nella sua relazione.

La disposizione, approvata a seguito dell’intervento di Gorbačëv, annunciava a gran voce il consolidamento dei pieni poteri delle comunità di lavoro, nonché l’introduzione dell’eleggibilità per i direttori delle imprese. Le riforme, come si diceva nella disposizione del plenum, “potrebbero permettere a ogni lavoratore di sentirsi a tutti gli effetti il padrone della propria impresa”.

Le riforme economiche erano diventate, a tutti gli effetti, una questione inevitabile. L’apparato siderurgico-militare si prendeva la fetta più grande degli investimenti, i prodotti di consumo di marca sovietica erano di bassa qualità, mentre l’esiguo import non soddisfaceva i bisogni dei cittadini.         

La relativa ampia scelta di generi alimentari, seppur misera rispetto agli indicatori attuali, era presente solamente nelle grandi città dall’importante densità demografica, mentre le merci scarseggianti venivano vendute «sotto-banco». Oltre ai cambiamenti di carattere economico, la relazione di Gorbačëv proclamò anche e soprattuto la necessità di riforme politiche, ma solamente all’interno del sistema monopartitico.

L’idea era quella di trasformare le elezioni interne al PCUS e ai Soviet di tutti i livelli da procedimenti farsa a elezioni effettive, concedendo la possibilità di avanzare fin da subito qualche candidatura. L’obiettivo era liberare i Soviet dal diktat del potere del Partito per raggiungere una “suddivisione dei poteri sovietica”.

La relazione e le relative idee vennero accolte con entusiasmo da molti, poiché le riforme si erano rese inevitabili da tanto tempo e in più lo stesso Gorbačëv si distingueva molto dai classici leader sovietici. La parola “Perestrojka” venne tradotta in molte lingue del mondo e stampata sulle magliette sotto il ritratto di Gorbačëv, mentre l’espressione “ma ancora non si è ricostruito?” divenne un insieme di parole alate.

Le simpatie nei confronti del nuovo leader sovietico si fecero più forti specialmente in Occidente. Ciò è stato possibile in particolar modo grazie al ritiro delle truppe sovietiche dall’Afghanistan e al suo assenso alla riunificazione della Germania. Tre anni prima, il presidente americano Ronald Reagan, in un discorso tenuto davanti alla Porta di Brandeburgo a Berlino, rivolse un appello al segretario generale del Comitato Centrale del PCUS.

“Segretario Generale Gorbačëv, se cerca la pace, se cerca la prosperità per l’Unione Sovietica e l’Europa orientale, se cerca la liberalizzazione, venga qua davanti a questa porta, mister Gorbačëv apra questa porta, mister Gorbačëv abbatta questo muro” – affermò Reagan. Nel periodo fra il 1985 e il 1988 il leader americano s’incontrò per quattro volte con Gorbačëv. Tali visite testimoniarono la distensione dei rapporti fra Mosca e Washington. E infatti il leader sovietico continuò la sua politica pacifica. L’8 gennaio 1987 Gorbačëv e Reagan firmarono a Washington il Trattato sul disarmo di forze nucleari a medio e a corto raggio entrato poi in vigore il 1 gennaio 1988.

George W. Bush e Michail Gorbačëv, 1987, foto di Jurij Somov, RIA Novosti

Non da subito, a dir la verità, il segretario generale intrattenne dei rapporti politici con il successore di Reagan, George W. Bush. Tuttavia, riuscirono a trovare un punto d’incontro.

“Quest’uomo è la ricostruzione!” – avrebbe detto più avanti Bush riguardo a Gorbačëv.

In tutti i suoi sei anni di segretariato del PCUS, Gorbačëv s’incontrò per undici volte con i presidenti degli USA; cinque volte con Reagan e sei con Bush. Un ulteriore simbolo del riconoscimento di Gorbačëv in Occidente è il premio Nobel per la pace, del quale è stato insignito nel 1990 “per il suo ruolo di primo piano nel processo di pace che oggi caratterizza parti importanti della comunità internazionale.”

Nel 1989 Michail Gorbačëv tenne un discorso all’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa a Strasburgo. Rivolgendosi ai presenti dalla tribuna, egli citò Victor Hugo:

“Arriverà il giorno in cui tu Francia, tu Russia, tu Italia, tu Inghilterra, tu Germania, tutti voi, nazioni del continente, senza perdere i vostri tratti distintivi e la vostra immensa originalità, confluirete indissolubilmente in un’unica comunità superiore e darete vita alla fratellanza europea. Arriverà il giorno in cui gli unici campi di battaglia saranno i mercati aperti al commercio e le menti aperte alle idee.”

Nel giorno del ventesimo anniversario dal suo discorso, Gorbačëv di nuovo intervenne in una solenne cerimonia del Consiglio d’Europa.

“Venti anni fa, nel rivolgermi ai presenti dalla tribuna dell’Assemblea Parlamentare, ho citato Victor Hugo e le sue famose parole” – disse lui. “Negli ultimi vent’anni ci siamo avvicinati a quest’obiettivo, ma dinanzi a noi c’è ancora molta strada da fare.”

Tuttavia, la distensione dei rapporti con l’Occidente non permise a Gorbačëv di evitare la resistenza interna. Qualche giorno prima del suo giuramento in qualità di presidente dell’URSS, la Lituania dichiarò la sua indipendenza, dando il via alla «parata delle sovranità» delle repubbliche sovietiche. Il processo di dissoluzione dello Stato sovietico era già iniziato e Gorbačëv non potè scongiurare la caduta dell’URSS.

 

[1] In russo, perestrojka. Tale parola indica sia la ricostruzione in generale che il corso politico avviato da Gorbačëv.

FONTE: gazeta.ru, 15/03/2020 – di Anna Juranec, traduzione di Lorenzo Fasano

Lorenzo Fasano

Mi chiamo Lorenzo, ho 24 anni e sono un laureato in Traduzione e Mediazione Culturale all'Università degli Studi di Udine. Le mie lingue di laurea sono l'inglese e il russo. Sono cresciuto in un paesino vicino Udine, a solo 24 km dalla Slovenia e da tutto quell'incredibile sistema culturale conosciuto col nome di "Mondo Slavo" per il quale spesso si dice che con la parola "Pivo" puoi andare da Nova Gorica a Vladivostok senza problemi. Ed è proprio questa vicinanza a un mondo così distante ma così vicino che mi ha fatto appassionare sempre di più al russo e alla sua tradizione, il suo folklore, la sua letteratura e la sua musica e cerco di condividere queste passioni anche con tutti quelli che, come me, hanno sempre preferito un buon boršč alla più mainstream paella o bratwurst.