Il Presidente Putin ha tenuto un incontro in videoconferenza sulla missione di pace russa in Nagorno Karabakh

All’incontro hanno partecipato il Vice Primo Ministro Aleksandr Novak, il Ministro dell’EMERCOM (Ministero delle Situazioni di Emergenza) Evgenij Ziničev, il Ministro degli Esteri Sergej Lavrov, il Ministro delle Finanze Anton Siluanov, il Ministro della Difesa Sergej Šojgu, il Direttore del Servizio federale per la sicurezza Aleksandr Bortnikov, il Comandante del contingente russo per il mantenimento della pace nella zona di conflitto del Nagorno Karabakh nonché Vice Comandante delle truppe del distretto militare meridionale, il Tenente Generale Rustam Muradov.

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V. Putin: Egregi colleghi, buongiorno! Vi ho riunito qui oggi per ritornare a discutere della situazione nel Nagorno Karabakh.

Per noi, per la Russia, i conflitti di questo genere hanno un valore e un significato ben preciso e giocano un ruolo particolare. Per noi, queste non sono parole a vuoto. Tengo in considerazione che in Russia vivono milioni di armeni e azeri. Senza esagerare, con queste repubbliche abbiamo rapporti da molti secoli. In tale contesto, per noi ciò è rilevante a livello di politica interna ed è di grande interesse dal punto di vista della sicurezza interna. Ciò che accade nella Comunità degli Stati Indipendenti (CSI) per la Russia rappresenta una priorità anche in termini di politica estera, è ovvio per tutti. Ed è anche molto importante dal punto di vista economico.  

Tutti sappiamo bene che intratteniamo con queste repubbliche rapporti particolari. C’è una profonda cooperazione, c’è interdipendenza. Non elencherò tutti i settori estremamente essenziali della nostra collaborazione.

Come ho già detto all’incontro del 13 novembre, al momento la priorità è il sostegno, l’aiuto agli abitanti di questa regione gravemente colpita dai combattimenti. Al fine di risolvere tali problemi, si sta creando un Centro interdipartimentale per la risposta umanitaria. So che, alla luce delle missioni che il centro affronterà, si stanno formando unità specializzate.

Colgo l’occasione per sottolineare il lavoro, deciso e coordinato, svolto dalle forze di pace russe. La tempestiva attività di sminamento ha permesso di stabilire una connessione buona e affidabile con la regione e il dispiegamento delle nostre forze di pace ha permesso di fermare spargimenti di sangue ed evitare nuove vittime. I nostri militari esercitano un controllo effettivo sul regime del cessate il fuoco, che viene osservato da entrambe le parti. La situazione generale si è stabilizzata.

Inoltre, i militari russi scortano i rifugiati, si assicurano che le case, le strade e gli edifici pubblici siano in condizioni normali e sicure e garantiscono la sicurezza dei convogli umanitari.

Vorrei evidenziare che tutti i nostri sforzi umanitari e la nostra assistenza devono andare a beneficio dei popoli armeni e azeri. Siamo solidali con tutti coloro che sono finiti nei guai.

 Sono in costante contatto con i miei colleghi sia dell’Armenia che dell’Azerbaigian e, con entrambi i leader, abbiamo concordato che presto in Armenia e in Azerbaigian sarà inviata una delegazione interdipartimentale russa composta dai capi di diversi ministeri e dipartimenti. Il suo compito sarà quello di valutare le questioni più urgenti che riguardano l’attuazione della Dichiarazione tripartita del 9 novembre, tra cui, naturalmente, la questione umanitaria. Confido che le prossime consultazioni contribuiranno a compiere seri progressi in questi ambiti.

Di particolare importanza sono la mobilitazione e gli aiuti internazionali. La base di questo lavoro è stata realizzata grazie alle nostre forze di pace. So che in molti Paesi le persone sono preoccupate per la situazione nel Nagorno Karabakh e che hanno espresso la propria solidarietà nei confronti di coloro che si sono ritrovati in una situazione molto difficile. Ma ora sono state create, e garantite, le condizioni di sicurezza per gli operatori delle organizzazioni umanitarie e gli sforzi in questa direzione sono stati quelli di maggior portata.

Il Comitato Internazionale della Croce Rossa è, naturalmente, in prima linea. Il suo presidente Peter Maurer si è recato a Mosca due giorni fa e ha confermato la disponibilità dell’organizzazione ad accrescere la sua attività a Yerevan, Baku e Step’anakert, contando certamente sul sostegno della Russia e delle nostre forze di pace.

Credo sia importante che i rappresentanti di altri organismi internazionali, come l’Ufficio dell’Alto Commissariato ONU per i rifugiati, l’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il Programma Alimentare Mondiale e l’Agenzia delle Nazioni Unite per lo sminamento, ne seguano l’esempio.

Nelle prossime fasi, quando saremo a ridosso della ricostruzione post-conflitto, anche il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo dovrà svolgere un ruolo attivo.

Vorrei soffermarmi particolarmente sulla protezione dei monumenti storici e delle reliquie azere e armene. Questo tema ha un’importante dimensione morale e umana. Credo che ci sia una grande richiesta di coinvolgimento da parte dell’UNESCO.

Contiamo anche sull’aiuto dell’UNICEF ai bambini e agli adolescenti, particolarmente vulnerabili agli orrori dei conflitti militari. Il Ministero degli Esteri russo è stato incaricato di lavorare attivamente in tutti questi settori. Ci aspettiamo di ricevere considerevoli risultati a breve.

Tutti i nostri sforzi umanitari e il coinvolgimento attivo di strutture internazionali specializzate ci aiuteranno ulteriormente a raggiungere una soluzione politica, una soluzione politica affidabile e a lungo termine sulla questione del Nagorno Karabakh. Su questa base, continueremo a costruire la nostra collaborazione con i partner del Gruppo di Minsk dell’OSCE. Ho già dato una valutazione sui nostri sforzi congiunti. Spero che il nostro lavoro continui.

Passiamo ai rapporti. Vorrei sentire prima lei. Poi ci metteremo d’accordo sui prossimi passi da compiere.

Sergej Kužugetovič, prego.

S. Šojgu: Compagno Comandante supremo!

In ottemperanza al vostro decreto, il contingente russo di mantenimento della pace ha completato il suo dispiegamento sul territorio del Nagorno Karabakh e ha iniziato ad attuare i compiti stabiliti. Le unità della 15a Brigata autonoma dei Fucilieri Motorizzati, che costituisce la base delle forze di pace, sono state preparate e dispiegate nell’area di conflitto. Sono state realizzate 250 missioni di trasporto aereo, sono state trasportati 1960 persone e 552 equipaggiamenti.

Ad oggi, il Corridoio di Lachin’ e il territorio del Nagorno Karabakh sono completamente controllati dalle unità di pace russe. Esse svolgono il compito di osservare il cessate il fuoco in 23 posti di osservazione. Per gestire l’operazione di mantenimento della pace è stato realizzato un sistema di controllo che consente una risposta rapida al mutare delle condizioni. Lo Stato Maggiore ha organizzato una azione combinata e stabilito canali di comunicazione diretti con le agenzie militari dell’Azerbaigian e dell’Armenia.

Dal 14 novembre, le forze di pace russe hanno garantito un ritorno sicuro a Step’anakert a 4.436 rifugiati che avevano precedentemente lasciato la zona di conflitto. È stata organizzata un’azione congiunta con i rappresentanti del Comitato Internazionale della Croce Rossa e dell’Ufficio dell’Alto Commissariato ONU per i rifugiati, nonché con la leadership del Nagorno Karabakh.

Sotto il coordinamento delle forze di pace russe, tra la parte azera e quella armena avviene lo scambio dei corpi dei soldati deceduti. Il corridoio di Lachin’ e un tratto di 28 chilometri della strada per Step’anakert sono stati completamente sminati e sgomberati da oggetti ed equipaggiamenti esplosivi, distrutti nel corso di operazioni militari. Dal 17 novembre è aperto alla circolazione sicura dei veicoli civili.

Inoltre, nell’ambito della realizzazione del memorandum sulla creazione di un centro comune russo-turco per il controllo del cessate il fuoco e di tutte le operazioni militari nel territorio dell’Azerbaigian, si sta ultimando l’accordo con la parte turca sulla dislocazione del centro e sui compiti che esso svolgerà.

Le misure adottate dalle forze armate della Federazione russa garantiranno l’attuazione incondizionata della Dichiarazione trilaterale e contribuiranno alla stabilizzazione della situazione nella regione e al ritorno alla vita pacifica per le popolazioni armene e azere del Nagorno Karabakh.

Compagno Comandante supremo, le chiedo di dare la parola al Comandante del contingente di mantenimento della pace, il Tenente Generale Muradov, che descriverà più dettagliatamente la situazione sul campo.

V. Putin: Rustam Usmanovič, prego.

R. Muradov: Compagno Comandante supremo, saluti!

Faccio rapporto in quanto Tenente Generale Muradov, Comandante del contingente di pace nella zona di conflitto del Nagorno Karabakh. In conformità alle sue missioni, il contingente russo di mantenimento della pace esercita il controllo sull’attuazione degli accordi di cessate il fuoco e su tutte le ostilità nella linea di contatto del Nagorno Karabakh.

Non sono state osservate violazioni del cessate il fuoco o provocazioni. Alcuni incidenti minori vengono risolti dai rappresentanti del contingente di pace sul campo. A tal fine, è stata stabilita un’azione combinata con il comando delle parti avverse per gestire le operazioni e le amministrazioni locali.

Il territorio del Nagorno Karabakh è diviso in due zone di responsabilità. Nella zona “Nord”, il primo battaglione della 15a Brigata di Fucilieri Motorizzati svolge il proprio lavoro da 11 posti di osservazione. Nella zona “Sud”, il corridoio di Lachin’, il secondo battaglione lavora da 12 posti di osservazione. Il posto di comando da cui vengono gestite le forze di pace è dispiegato a Step’anakert. I posti di osservazione sono dotati di tutti i tipi di comunicazioni, anche chiuse, spaziali e di videoconferenza. Si sta lavorando per dotarli di kit di videosorveglianza mobile che consentano una sorveglianza a 360° a distanza, anche di notte.

Inoltre, per monitorare la situazione 24 ore su 24 vengono utilizzati i droni. Il personale del contingente russo è in posizione e dotato di tutti i tipi di provvisione secondo le norme vigenti.

Compagno Comandante supremo, oggi, in stretta conformità alla Dichiarazione tripartita, il comando delle forze di pace, organizzate con la partecipazione delle forze di pace russe, ha assolto la missione in merito al ritiro dei gruppi armati armeni dal territorio del distretto di Ağdam, e il trasferimento della stessa alla parte azera.

Le forze di pace russe comprendono la piena responsabilità delle missioni loro assegnate e sono pronte a svolgerle nel rigoroso rispetto delle istruzioni date da lei e dal Ministro della Difesa.

Compagno Comandante supremo, il tenente generale Muradov ha concluso il rapporto.

V. Putin: Rustam Usmanovič, dopo il ritiro delle unità armene da alcuni distretti, tra cui, ad esempio, dal distretto di Ağdam e dal corridoio di Lachin’, rimangono tuttavia sul posto ancora cittadini pacifici: gli armeni.

È chiaro che le nostre forze di pace sono sul fronte, ma so che avete buoni rapporti con entrambe le parti: la parte armena e la parte azera. Le persone che occupano le posizioni liberate dall’esercito armeno sono, ovviamente, le parti in conflitto, ma il conflitto è finito e dopotutto sono persone civili. So che hanno un atteggiamento generalmente amichevole. Ma è necessario stabilire una comunicazione con entrambe le parti, in questo caso con la parte azera, in modo che la situazione nelle aree liberate sia stabile e tale da creare le condizioni per la convivenza tra persone di entrambe le nazionalità senza conflitti interni. Naturalmente, questa è già una responsabilità della parte azera nel senso pieno del termine.

Conosco l’intenzione del presidente dell’Azerbaigian. Si appresta all’organizzazione del lavoro futuro in questo modo e con queste posizioni. Ma nella prima fase, è necessario stabilire un contatto con entrambe le parti per avere informazioni su ciò che sta succedendo e scambiare queste informazioni in tempo sia con i colleghi armeni che con quelli azeri.

R. Muradov: Sì, Compagno Comandante supremo.

V. Putin: Lo stesso vale per i siti del patrimonio storico, culturale e religioso. Ho parlato con Ilham Aliyev, anche lui ritiene che le autorità azere prenderanno il controllo di tutto, garantiranno l’accesso ai siti religiosi ai rappresentanti sia della parte armena che, naturalmente, dell’Azerbaigian. Uno dei più antichi monasteri cristiani è sotto il vostro controllo. Anche in questo caso, sia gli armeni che gli azeri devono averne accesso. E ci sono cristiani anche in Azerbaigian, per altro questa è anche una delle più antiche chiese cristiane. È necessario tenere tutto questo a mente e tenersi in contatto con entrambe le parti per stabilire le modalità di funzionamento. Grazie.

Prego, Sergej Lavrov Viktorovič, come procede il lavoro con i nostri collaboratori esteri?

S. Lavrov: Egregio Vladimir Vladimirovič! Egregi colleghi!

In questi giorni, dopo il 13 novembre, siamo in stretto contatto con i copresidenti, gli americani e i francesi, che sono venuti a Mosca. Li ho incontrati e anche i miei colleghi lo hanno fatto. Sono state fornite loro informazioni complete, che hanno confermato ancora una volta che l’accordo che i Presidenti di Russia, Azerbaigian e il Primo Ministro dell’Armenia hanno firmato il 9 novembre è pienamente in linea con i principi concordati negli ultimi anni tra i copresidenti del Gruppo di Minsk dell’OSCE e ha ricevuto un ampio sostegno nel mondo.

In questa fase, Vladimir Vladimirovič, come lei ha detto, ci concentriamo sulla collaborazione con le organizzazioni internazionali. Si tratta in primo luogo del Comitato Internazionale della Croce Rossa, il cui presidente, Peter Maurer, si è recato a Mosca e ha discusso in dettaglio la situazione e le prospettive della nostra cooperazione presso il Ministero degli Esteri, il Ministero della Difesa, il Ministero delle Situazioni di Emergenza e con le altre nostre agenzie che sono in qualche modo coinvolte in questo lavoro.

La singolarità della Croce Rossa consiste nel fatto di avere una rappresentanza a Yerevan, a Baku e a Step’anakert. Durante i combattimenti, le rappresentanze sono state costrette a lasciare Step’anakert, ma già da qualche giorno vi hanno fatto ritorno. Sono interessati a un contatto più stretto con le nostre forze di pace e con il Centro interdipartimentale per la risposta umanitaria. Lei ha già delineato questi incarichi, noi ne siamo attivamente investiti.

Occorre fare di più attraverso le stesse organizzazioni delle Nazioni Unite, ovvero attraverso l’Alto Commissariato ONU per i rifugiati, il Programma Alimentare Mondiale, l’Ufficio per il Coordinamento degli Affari Umanitari e l’UNESCO. Queste strutture non sono rappresentate ovunque nella regione, anche se misure adeguate sono state messe in atto.

In merito al Commissariato per i rifugiati è stato importante compilare statistiche affidabili sul numero di persone bisognose di assistenza. Secondo le stime, stiamo parlando di circa 90.000 persone che hanno lasciato l’Armenia e di circa 45.0000 azeri che hanno abbandonato, sullo sfondo di operazioni militari, i distretti adiacenti al Nagorno Karabakh.

Naturalmente, è nell’interesse di questo ufficio avere il sostegno di tutte le parti interessate in modo che possano svolgere il loro lavoro, anche aiutando a tornare coloro che sono stati costretti a lasciare le loro case, evitando nel contempo gli sfratti forzati, come quello che potrebbe essere avvenuto a Shusha, che non è stata molto colpita in generale, e dove ora si stanno dirigendo molte persone provenienti dall’Azerbaigian. Le nostre forze di pace contribuiscono attivamente a questi processi.

E, naturalmente, una questione a parte è quella dei cosiddetti rifugiati storici dell’Azerbaigian, che hanno lasciato la regione tra il 1992 e 1994, durante quella guerra. Il Programma Alimentare Mondiale ha ricevuto un invito ufficiale da Yerevan. Allo stesso tempo, sono entrati in contatto con l’Azerbaigian, anche se dal 2013 non esiste un ufficio del Programma Alimentare Mondiale a Baku, ma è stata inviata nella capitale anche una proposta adeguata con idee che possono essere utilizzate per l’approvvigionamento di prodotti alimentari.

Oggi ho parlato con il direttore generale dell’UNESCO, la signora Azule, la quale ha rilasciato una dichiarazione in cui ha comunicato la sua intenzione di inviare una missione speciale dell’UNESCO nella zona di conflitto per valutare la situazione e la portata dei compiti in termini di restauro e protezione dei monumenti storici, dei luoghi di culto, dell’assistenza nel campo dell’istruzione. Naturalmente, stiamo parlando di assistenza a entrambe le parti, armene e azere.

Crediamo che tutte queste strutture delle Nazioni Unite di cui ho parlato e di cui lei ha parlato, Vladimir Vladimirovič, dovrebbero essere incoraggiate ad offrire più attivamente le loro capacità alle due parti. Le stesse Nazioni Unite conoscono molto bene queste capacità. E abbiamo fatto appello ai nostri tre copresidenti partner, gli americani, i francesi e gli altri membri sia del Gruppo di Minsk dell’OSCE che del Consiglio di sicurezza dell’ONU a esortare, in ogni modo possibile, tale attività delle organizzazioni internazionali.

C’è, purtroppo, la tendenza, lo sappiamo, a cercare di rallentare l’attuazione della Dichiarazione dei presidenti di Russia, Azerbaigian e del Primo Ministro dell’Armenia del 9 novembre e di non permettere che questa Dichiarazione si attui del tutto, anche se bisogna ammettere che si sta attuando con successo. Abbiamo anche riscontrato tentativi, seppur latenti ma ci sono stati, di cambiare la natura dell’operazione di mantenimento della pace.

Ecco perché il nostro compito consiste, insieme al Ministero della Difesa, al Ministero delle Situazioni di Emergenza e alle nostre guardie di frontiera, nel partecipare alla valutazione della situazione sul campo e a mettere in correlazione, di conseguenza, i segnali che inviamo alle organizzazioni internazionali, incoraggiandole ad offrire le loro capacità per risolvere al più presto le questioni umanitarie e quelle che riguardano il patrimonio culturale nella zona di conflitto.

Rapporto concluso. Grazie.

V. Putin: Bene. È stato per me inaspettato ciò che ha detto sulla tendenza a rallentare l’attuazione della Dichiarazione tripartita dei presidenti di Russia, Azerbaigian e del Primo Ministro dell’Armenia. Le persone che tenteranno di farlo devono capire che c’è solo un’alternativa a tutto questo: la guerra. E se, Dio non voglia, succederà, il sangue delle vittime sarà sulle mani di coloro che stanno cercando di silurare questi accordi. Tutti devono capirlo ed esserne consapevoli.

Inoltre, sentiamo spesso parole di compassione e di disponibilità ad aiutare tutte le persone, soprattutto i civili, soprattutto quelli che si trovano in zone di conflitto e che hanno sofferto. Ma allo stesso tempo, molto spesso, in questi posti non accade nulla oltre alle parole.

Vorrei chiedere anche a lei di occuparsene al più presto e di capire immediatamente cosa fanno davvero le persone nella zona di conflitto, le vittime e i bisognosi di aiuto, su cosa possono contare. E i nostri rappresentanti, anche presso il Centro umanitario che stiamo creando, vorrei che contribuissero nel modo più attivo, attraverso la mediazione e la partecipazione diretta del Ministero degli Affari Esteri, e di qualsiasi forza, di qualsiasi organizzazione pubblica e internazionale in nome di questa nobile causa: aiutare le persone che sono lì ora, nella zona di conflitto del Nagorno Karabakh.

Aleksandr Vasil’evič, anche le nostre guardie di frontiera prestano servizio in questa regione. Come prosegue il loro lavoro?

A. Bortnikov: Egregio Vladimir Vladimirovič!

Conformemente alla decisione adottata, per garantire la sicurezza delle frontiere della Repubblica d’Armenia e le misure per il mantenimento della pace nel Nagorno Karabakh, su richiesta della parte armena, al dipartimento delle frontiere dell’FSB nella Repubblica d’Armenia è stata assegnata una riserva supplementare di 188 militari e il necessario equipaggiamento. Le guardie di frontiera dispiegheranno forze aggiuntive al confine tra Armenia e Azerbaigian e organizzeranno postazioni negli insediamenti di Tegh e Sygyr. La parte azera è stata informata a questo proposito ed è stata organizzata la necessaria collaborazione con i partner.

Dal 18 al 20 novembre, il Dipartimento dell’aviazione dell’FSB e il Ministero della Difesa consegnano la riserva supplementare alla Repubblica d’Armenia. Al momento le forze si stanno coordinando. Il 22 novembre la riserva passerà al settore di competenza e inizierà a svolgere le sue missioni.

Un gruppo operativo del Servizio federale di sicurezza sarà dispiegato presso la 127a unità della guardia di frontiera a Meghri con l’obiettivo di gestire la riserva, interagire e coordinarsi con il Centro interdipartimentale per la risposta umanitaria e con il contingente di mantenimento della pace della Federazione russa. Sono state individuate le questioni necessarie in termini di cooperazione tra i servizi speciali dell’Armenia e dell’Azerbaigian e per le agenzie di frontiera; lo scambio di informazioni è costante. Comprendiamo in pieno le nostre disposizioni e quelle dei nostri partner.

Vladimir Vladimirovič, al momento non ci sono situazioni di tensione. Rapporto concluso.

V. Putin: Bene. Ha stabilito contatti sia con la parte azera che con i suoi colleghi dell’Azerbaigian, ho capito bene?

 A. Bortnikov: Sì, esatto. Siamo in pieno contatto e ci scambiamo informazioni 24 ore su 24.

V. Putin: Bene. Grazie. Il Ministero degli Affari di Difesa Civile e delle Situazioni di Emergenza ha iniziato a lavorare sulla creazione di un Centro di risposta umanitaria. Sono al corrente del fatto che un gruppo di rappresentati dell’EMERCOM si trova già sul posto.

Evgenij Nikolaevič, prego, cosa pensa di ciò che è stato fatto fino ad ora e cosa bisogna fare, secondo lei, nel prossimo futuro?

E. Ziničev: Egregio Vladimir Vladimirovič!

In applicazione del suo decreto, il Ministero delle Situazioni di Emergenza della Russia ha lavorato nell’ambito dell’organizzazione del Centro interdipartimentale per la risposta umanitaria. Dal 16 novembre, un gruppo operativo del Ministero delle Situazioni di Emergenza lavora nella zona dove si svolge l’operazione per il mantenimento della pace al fine di valutare la situazione e preparare il luogo di dislocazione di tale gruppo. Attualmente il gruppo ha organizzato la collaborazione con i servizi di emergenza dell’Azerbaigian, dell’Armenia e del Nagorno Karabakh. I membri del gruppo operativo ricevono assistenza metodologica e pratica per quanto riguarda il lavoro della commissione di valutazione, che determina la natura dei danni e la portata del lavoro pianificato.

Secondo i dati preliminari, 284 edifici sono stati completamente distrutti in 43 insediamenti sul territorio di quattro distretti del Nagorno Karabakh. Si sta cercando di comprendere meglio i tipi e le caratteristiche degli edifici distrutti. Tenendo conto della natura dei principali danni agli edifici e alle strutture, c’è la necessità di materiali per la realizzazione di coperture e del montaggio di vetri.

Il primo convoglio umanitario è già stato inviato nelle zone colpite. Sempre nella regione di Rostov, 300 tonnellate di materiali da costruzione sono state spedite dai magazzini Rosrezerv per formare un altro convoglio di 30 veicoli. Il suo invio è previsto per la mattina del 21 novembre di domani.

Vladimir Vladimirovič, attualmente si prevede che un numero significativo di rifugiati arriverà in Nagorno Karabakh, secondo varie stime, il loro numero potrebbe raggiungere 30.000 persone. Allo stesso tempo, l’infrastruttura esistente ne può ospitare circa 5.000. Sono in fase di sviluppo varie opzioni per accogliere il resto della popolazione, tra cui la costruzione di moduli residenziali a costruzione rapida.

Inoltre, tenendo conto della situazione mondiale legata alla diffusione dell’infezione da coronavirus, stiamo determinando l’assortimento dei medicamenti e delle relative attrezzature mediche, nonché dei farmaci e dei medicinali per le emergenze.

Vladimir Vladimirovič, attualmente l’EMERCOM sta formando un gruppo misto per lavorare all’interno del Centro interdipartimentale per la risposta umanitaria. Sarà composto da soccorritori, psicologi e personale tecnico. Se necessario, si invieranno artificieri per neutralizzare gli ordigni inesplosi nelle aree popolate. Il Ministero delle Situazioni di Emergenza della Russia è pronto a portare a termine i compiti assegnatigli.

Rapporto concluso.

V. Putin: Bene. Il Vice Primo Ministro Novak Aleksandr Valentinovič partecipa con noi ai lavori.

Alexander Valentinovič, al momento non le chiedo nessun rapporto, ma solo di fare attenzione al fatto che l’inverno sta arrivando e che si tratta di una zona di montagna, e lì fa freddo, il freddo è già vicino, quindi semplicemente si tenga in contatto con la parte armena, in questo caso. Dobbiamo tenere a mente questi problemi. Le chiedo di prestare attenzione a ciò e poi di riferire separatamente.

E naturalmente, tutto ciò di cui abbiamo appena parlato deve essere accompagnato da un’analisi finanziaria. A questo proposito, chiedo al Ministero delle Finanze di impegnarsi in questo lavoro, di lavorare con tutte le agenzie su tutte le questioni che abbiamo discusso ora e che potrebbero sorgere nel prossimo futuro.

Anton Germanovič, prego, ci dica due parole.

A. Siluanov: Sì, assolutamente, egregio Vladimir Vladimirovič, siamo in contatto con i colleghi armeni del Ministero delle Finanze. Ci sono state richieste di sostegno, prima di tutto, in termini di sostegno finanziario per aiutare i cittadini che sono rimasti senza casa a causa degli eventi che si sono verificati.

Noi facciamo proposte. Queste offerte le saranno comunicate separatamente. Saremo pronti a collaborare con i nostri partner in ambito finanziario. Grazie.

V. Putin: Quando avrà tutto pronto, mi riferisca separatamente. Desidero ringraziare i partecipanti all’incontro per il lavoro svolto finora, e vi chiedo di continuare ad adempiere ai compiti al fine di preservare la pace nella regione, di mantenere stretti contatti con i rappresentanti sia dell’Armenia che dell’Azerbaigian, nonché di garantire che il lavoro del Centro interdipartimentale per la risposta umanitaria sia efficace e di sfruttare appieno il suo grande potenziale.

Questo grande lavoro deve essere mirato a raggiungere un risultato finale. Il risultato finale può essere fornire assistenza concreta a persone assolutamente concrete: coloro che hanno bisogno di questo aiuto adesso. Grazie mille.

Fonte: www.kremlin.ru, 20/11/20 – Traduzione di Giulia Paola Pattavina