Derevo - Kino / Дерево - Кино (1982)


La canzone di oggi è stata scritta da quello che forse è il gruppo più conosciuto della storia del rock sovietico: i Kino. Il gruppo di Viktor Coj non ha certo bisogno di presentazioni, ma questa canzone del 1982 forse potrebbe aver bisogno di un approfondimento.

“Derevo” è una breve canzone (dura meno di due minuti!) ed è rivelatrice di due tematiche estremamente diffuse fra i gruppi rock degli anni Ottanta e comune all’interno della musica rock in generale: la morte (e le riflessioni che la morte porta inevitabilmente con sé) e il rapporto fra città e natura.

Uno dei metodi più diffusi per trattare queste tematiche è quello dell’antitesi e nel caso di questa canzone si trova la più classica di tutte, una di quelle che da sempre affascina l’uomo, quella fra morte e vita.

Fin dai primi due versi viene reso chiaro che l’inevitabile destino del giovane albero sarà la morte e che questa condanna deriva principalmente dal luogo in cui il seme viene piantato: la città, simbolo inequivocabile di un luogo inospitale e completamente inadatto a ospitare lo sviluppo di una nuova vita.


Molto spesso V. Coj contrappone la città alla natura e anche in questo brano si può notare una contrapposizione di questo tipo. L’io narrante in “Derevo” compie un gesto antico ed estremamente significativo: pianta un albero, espressione di forza rigeneratrice, segnando in questo modo la volontà di dar luogo a una nuova vita.

Questa, solo all’apparenza, semplice azione diventa immediatamente simbolo della volontà di agire per creare un mondo diverso rispetto a quello in cui si trova l’eroe. Interpretando la canzone in questo senso il piccolo albero appena piantato si trasforma in quello che si può definire  un “albero della vita” destinato, però, a essere stroncato e perire in pochissimo tempo.

Come se tutto questo non bastasse, nella seconda strofa viene esplicitato chi sarà il probabile assassino del giovane alberello: un semplice studente che, per un banale errore (e non per una precisa volontà di distruggere), distruggerà l’albero portatore di vita. L’incidente causato dal ragazzo non è altro che il simbolo dell’ostilità involontaria della città e della comunità urbana nei confronti della natura.

Il seme di una nuova vita possibile si scontra brutalmente con la dura realtà quotidiana e diventa anche simbolo di un certo pessimismo: nella realtà sovietica dei primi anni Ottanta non c’era spazio per realtà alternative diverse da quelle comunemente conosciute e accettate e questa sensazione di pessimismo e di smarrimento viene magistralmente racconta da Coj con una canzone d’amore tenera, dolce e struggente.