Recensione de “Il mondo secondo Savelij”, di Grigorij Služitel’

Recensione de “Il mondo secondo Savelij”, di Grigorij Služitel’

Il mondo secondo Savelij è il primo romanzo dell’attore teatrale e musicista moscovita Grigorij Služitel’, pubblicato in Italia da Francesco Brioschi editore. Savelij guarda e osserva tutto e tutti, traendo le sue conclusioni sul mondo che lo circonda. Dettaglio non trascurabile: Savva è un gatto.

Creature oscure, misteriose, parlanti, gioiose, sagge: i gatti sono sempre stati una fonte d’ispirazione per i russi. Non a caso, sono molteplici i nomi e i nomignoli, per non parlare dei modi di dire, che la lingua russa dedica alle creature feline. La letteratura, poi, ha usato questa fascinazione per creare alcuni dei personaggi più iconici che sono entrati a far parte del panorama culturale russo.

Se avete letto Il Maestro e Margherita di Bulgakov sono certa che ricorderete il mefistofelico Behemoth, “un gatto spuntato da chi sa dove, grosso come un maiale, nero come il carbone o come un corvo, con tremendi baffi da cavalleggero” (Einaudi 1996, trad. di Vera Dridso) che si aggira per le vie di una Mosca sovietica popolata da palazzoni con scale infinite e appartamenti indistinguibili.

Ecco, ora dimenticatevi del cinismo e della malvagità del grosso gatto nero sovietico perché Savelij de Il Mondo secondo Savelij, esordio letterario di Grigorij Služitel’ edito in Italia da Francesco Brioschi, è tutta un’altra storia – letteralmente e letterariamente parlando.

Il mondo secondo Savelij
Illustrazione alla versione originale del libro edita da Ast, Mosca

Chiamato Savelij in onore della ricotta Savvuška con il tre per cento di grassi, il protagonista del racconto si presenta subito come un gatto particolare, l’eccezione – come dirà sua mamma – avendo la capacità di vedere il mondo ancor prima di ritrovarcisi. Nato sotto una Lada, in pieno stile russo, Savva, assieme alle due sorelline e alla mamma, vive in una scatola di banane Chiquita nel vecchio quartiere mercantile Taganka, nei pressi del palazzo dei Morozov e del fiume Jauza. Qui, tra le note dell’Amoroso di Vivaldi e l’odore della filipendula, della fusaggine, del sempiterno di montagna e la rosa selvatica, inizia a formare i primi pensieri straordinariamente coscienti e filosofici fino a quando l’adolescente Vitja decide di portarlo con sé nel suo appartamento.

Questo primo tentativo di addomesticamento spinge Savva a covare dentro di sé il desiderio di una vita libera, autentica senza essere anestetizzato dall’asettica sedentarietà dell’esistenza tra le quattro mura di casa. 

Il mondo secondo Savelij
Moskva. Taganka. dipinto di Maksim Lančak

Spinto da quella che potremmo definire wanderlust, ovvero il desiderio di vagare, inizia a peregrinare per Mosca senza una meta apparente attraversando via Bolšaja Poljanka, via Basmannaja, via Denisovskaja, il Gor’kij Park, il villaggio di Elochovo e altri luoghi chiave della capitale che diventano veri e propri protagonisti dell’odissea di Savelij. In ognuno di essi il nostro felino moscovita s’imbatte in personaggi singolari, umani e non, con cui condivide stralci di vita e avventure fuori dal comune – mi sembra doveroso annoverare la sua esperienza come custode della Galleria Tret’jakov – e non sempre piacevoli, ma proprio come dice il famoso adagio popolare russo: “Ne vse kotu maslenica” [1].

Savva è un attento osservatore di ciò che lo circonda e in particolare, si rivela un critico molto severo nei confronti degli umani, che compatisce ma non riesce a comprendere. Infatti, nel romanzo non mancano le riflessioni sul male di vivere contemporaneo che attanaglia tutta la società, vecchi e giovani senza distinzioni, e sulla politica migratoria corrotta e disumana che esaspera la vita degli immigrati provenienti dalle ex-repubbliche dell’URSS. Anche il mistero fa capolino nelle pagine dell’esistenza di Savelij: la presente assenza di un padre che non ha mai conosciuto, ma da cui viene fatalmente e inconsciamente attirato e gli appunti misteriosi dell’artista Belacquin.

Grigorij Sluzitel'
L’autore. [Fonte: Ufficio Stampa del Bolšaja kniga]

Grigorij Služitel’, l’autore del romanzo, che compare anche sul retro della copertina, è stato insignito dell’illustre premio letterario “Bol’šaja kniga” e Il mondo secondo Savelij è considerato uno dei capolavori degli ultimi anni. Attore di teatro e frontman e chitarrista della band O’Casey, con la sua opera ha inscenato su carta il tentativo (molto riuscito) di vedere la vita attraverso gli occhi di un gatto che cerca di vedere la vita attraverso gli occhi di un essere umano, condendo il tutto con ironia e amara disillusione.

La sua prosa è definita “attoriale” perché Služitel’ gioca sapientemente con il linguaggio e le caratterizzazioni tanto che, leggendo il romanzo, molto spesso capita di vedere le scene descritte in maniera davvero vivida, come se si fosse a teatro. A questo punto, è doveroso sottolineare il superbo lavoro svolto della traduttrice Sydney Vicidomini, che ha il merito di aver saputo restituire tutto questo nella versione italiana. In un’intervista per la rivista Kitež di Francesco Brioschi, Sydney – anche lei attrice di teatro – ha affermato che la sintonia con l’autore deriva proprio dalla comune esperienza teatrale e ha aggiunto che “la traduzione è una forma di recitazione”. E noi non possiamo che darle ragione dopo aver letto Il mondo secondo Savelij.

 

Passeggiando di sera per via Marosejka, osservavo la gente. Piccole compagini di uomini e donne se ne andavano a zonzo senza trovare pace. […] Cercavano con tutte le forze di tenersi aggrappati al tempo. Di dimostrare a sé stessi di essere al centro esatto della vita, di essere migliori, più giovani, più forti. Di conoscere questa vita per filo e per segno, di essere più capaci di stare al mondo degli altri. Sì, in sostanza gli umani sono in competizione tra loro: fanno a gara a chi è attaccato alla vita con la colla migliore. Portano un fardello immensurabile, le loro sofferenze scorrono come un fiume in piena sotto una sottile crosta di ghiaccio.

 

[1] Letteralmente “Non è sempre Maslenica per il gatto”. La Maslenica è la settimana che precede la Quaresima che somiglia vagamente al Carnevale italiano quindi l’espressione sta a significare che, come il gatto non può sempre mangiare gli avanzi abbondanti della festa così la vita non è sempre rose e fiori.

Il mondo secondo Savelij
Letture approvate da critici intransigenti

Martina Fattore

Cresciuta nelle terre molisane, non potevo far altro che innamorarmi di un posto altrettanto irreale. Le incomprensioni con perfettivi e imperfettivi non mi hanno impedito di vivere il celebre inverno russo: gelido ma pieno di calore umano condiviso davanti a una buona tazza di čaj e kalitki.