I moscoviti del 1938 e i loro propositi per l’anno nuovo

I moscoviti del 1938 e i loro propositi per l’anno nuovo

Di seguito sono riportate interviste a scienziati, attori e portinai, nelle quali i cittadini sovietici hanno condiviso le proprie aspettative per l’anno nuovo, il 1939

Nella rubrica “Archivio” la redazione di «Moskovskie novosti» ripropone ai suoi lettori il materiale storico del giornale, raccolto in tempi diversi nel corso dei suoi 90 anni di vita e tuttavia legato all’attualità. In questo numero un pezzo sull’anno nuovo e le interviste ai moscoviti del 1938.

Pubblicato per la prima volta il 26 dicembre 1938 sulla rivista «Moskovskie novosti»:

Il popolo sovietico ricorda i giorni memorabili dell’anno trascorso…
…e fiducioso accoglie il lieto anno nuovo!

In nome del progresso scientifico
A. A. Il’jušin, professore all’Università statale di Mosca

«Il semplice fatto che io, figlio e nipote di portinai moscoviti, sia riuscito a ottenere il titolo di dottore in scienze fisico-matematiche nel 1938 sarebbe sufficiente per considerare questo il più felice dei miei 27 anni.»

Tuttavia, poiché la mia tesi di laurea, che ha sollevato una nuova questione nell’ambito della meccanica, ha ricevuto una calorosa accoglienza da parte del consiglio scientifico e dei professori dell’Università statale di Mosca mi hanno anche nominato professore.

Non potevo immaginare un simile trionfo, in quanto la mia teoria, che riguarda la lavorazione meccanica dei metalli, era stata da poco oggetto di accese discussioni. Tuttavia nella mia tesi ho sviluppato un impianto per la prova della resilienza e ho dimostrato la mia ipotesi.

L’anno prossimo dovrò essere in grado di applicare la teoria alla pratica e ho in programma di studiare i processi di produzione che si basano sulla mia teoria.

Nel 1939 mi attende un altro importante evento: dopo 13 anni nel Komsomol farò domanda di iscrizione al Partito.

Da clown a chirurghi
F. D. Karabazov, chirurgo all’ospedale di Khar’kov

«Saluto questo 1938 con un po’ di nostalgia perché mi ha cambiato la vita. Dopo 15 anni a lavorare come clown nel circo di Khar’kov ho terminato gli studi all’università di medicina e sono passato da un campo coperto di segatura a un campo operatorio.»

Cinque anni fa dopo un incidente d’auto mi portarono in ospedale con una gamba rotta e delle costole incrinate e ci vollero due interventi per rimettermi in sesto.

Il dottor P. Samojlov, il chirurgo che eseguì il secondo intervento, il più complesso, trascorreva ore nella mia camera d’ospedale a parlarmi di chirurgia e diventò mio amico. Iniziai così a interessarmi alla materia e lessi numerosi libri nella biblioteca dell’ospedale. Continuai a leggere anche dopo la mia guarigione. tornato al circo.

Una volta menzionai il mio interesse per la chirurgia al segretario del partito comunista presso il circo. Mi chiese perché non avessi ancora intrapreso gli studi e promise di aiutarmi.

E in effetti mantenne la parola. Il partito e il sindacato del circo mi aiutarono a entrare all’università di medicina. Nonostante avessi meno tempo da dedicare alle mie esibizioni, ricevevo comunque lo stipendio pieno. Nel 1938 mi sono laureato con il massimo dei voti e nel 1939 mi impegnerò il più possibile per diventare un chirurgo sovietico degno di questo titolo.

Un tempestivo soccorso agli infortunati
V. V. Gorinevskaja, professore in traumatologia

Da molti anni sono direttore del reparto di traumatologia all’Istituto medico Sklifosovskij di Mosca.

«L’anno scorso siamo riusciti a raggiungere quello che sognavo da tempo: portare sul tavolo operatorio la vittima di un incidente in qualsiasi momento del giorno e della notte e da qualsiasi angolo della città entro mezz’ora.»

Per i pazienti è attivo giorno e notte un organico composto da 120 medici che offre la possibilità di effettuare radiografie e, qualora fosse necessario, anche mettere in funzione il dispositivo per le trasfusioni ematiche.

Quest’anno i dottorati presso il nostro istituto, di cui io dirigo il reparto di traumatologia, hanno permesso di elevare il grado di specializzazione di 300 chirurghi e 2500 altri medici. Ed è anche uscito il mio manuale di traumatologia.

Dal 1939 mi aspetto l’ampliamento del sistema di soccorso di emergenza e la costruzione di un nuovo edificio per il nostro reparto di traumatologia.

Una grande «eredità» da parte del nostro paese
N. Gutnik, laureato in ingegneria edile

Nel 1938 ho ricevuto una cospicua eredità, ma non quella preparatami da mio padre. Lui era un ricco commerciante ebreo e nel 1916, quando la salute iniziò a vacillare, fece testamento e scrisse che raggiunta l’età di 23 anni avrei ereditato tutte le sue proprietà.

Dopo alcuni mesi nella nostra piccola cittadina dell’Ucraina scoppiarono i pogrom. Indisturbate, le bande delle centurie nere derubavano e uccidevano i cittadini ebrei indifesi. Rubarono tutto ciò che possedeva mio padre e lo pestarono a tal punto che di lì a poco morì.

Sono passati anni. Nel 1938 avrei dovuto ereditare tutto anche se adesso la parola eredità suona così strana. Ammetto che non mi sarei ricordato delle volontà di mio padre se non avessi ricevuto un’eredità completamente diversa in forma di istruzione gratuita da parte del mio paese. E nel 1938 ho preso la laurea in ingegneria con il massimo dei voti.

Aver superato due importanti prove di vita
Georgij Lagun, studente all’Università statale di Mosca

«Ho studiato con assiduità per tutto il 1938. Ho passato gli ultimi esami e adesso sto preparando l’esame di stato. L’anno prossimo diventerò un grande ingegnere sovietico.»

L’anno scorso c’è stato anche un altro evento, il più felice della mia vita: la sezione del partito dell’università ha accettato la mia candidatura per entrare a far parte del Partito Comunista.

Tutti i laureati della nostra facoltà di chimica hanno delle buone prospettive per il futuro. Nel mio caso, ad esempio, mi hanno offerto di iniziare un dottorato e di prendere parte all’elaborazione di un accumulatore con elevate risorse.

Nel corso di tutti e cinque gli anni di studio lo stato ci ha permesso di avere un’istruzione gratuita, delle borse di studio e dei soggiorni pagati nelle pensioni di alcune località turistiche e nei sanatori.

Il successo della piccola Tina
Semen Vakhnenko, contabile

Quest’anno nella nostra famiglia si sono verificate molte cose che pur non essendo tanto rare in Unione Sovietica per noi sono state importanti. Io e mia moglie lavoriamo come contabili ed entrambi quest’anno abbiamo ricevuto un premio e un aumento di stipendio per la qualità del nostro lavoro. Grazie a questo abbiamo trascorso delle ferie magnifiche sul fiume Desna.

Ma l’avvenimento più importante è stato iscrivere nostra figlia Tina di sei anni ai corsi preparatori per la scuola musicale del conservatorio di Kiev, solitamente riservati ai bambini di dieci anni. Il professore del conservatorio ha riconosciuto il suo straordinario talento musicale dopo aver ascoltato la musica da lei composta per i versi di Vasilij Lebedev-Kumač. Lo spartito, ovviamente, è stato scritto dal suo insegnante, ma è lei che ha creato la melodia.

La festa di Capodanno sarà di certo un momento felice per noi e ci auguriamo che i prossimi 12 mesi lo siano altrettanto.

Un anno artistico propizio
V. O. Massalitinova, artista nazionale

Ho più di 60 anni eppure non ricordo un anno più carico di gioia creativa del 1938.

«Ho avuto fortuna nell’ottenere il grande ruolo della nonna nel film L’infanzia di Gor’kij. La profondità, il valore poetico, la forza e il carattere popolare di questo personaggio mi interessavano già da tempo, ma temevo che il mio aspetto esteriore potesse non essere adatto.»

Quando Gorkij tornò dall’Italia l’ultima volta prima di morire andai a trovarlo per chiedergli cosa ne pensasse. E mi diede ispirazione. Non dimenticherò mai lo splendido sorriso che si allargò da sotto i folti baffoni: «Lei è adatta alla parte, avrebbe solo bisogno di un naso più lungo.»

Anche l’anno scorso ho lavorato a questo ruolo per il secondo film della trilogia su Gor’kij, Fra la gente. Qui la nonna, in età avanzata e afflitta da povertà e indigenza, sembra a tratti diversa dalla nonna del primo film.

«Che cosa desidero dall’anno nuovo? Attendo con impazienza il giorno in cui i drammaturghi sovietici scriveranno uno spettacolo che abbia come protagonista una madre di famiglia dei nostri tempi, un personaggio che incarni la devozione e la bellezza della nostra epoca. E sarebbe bello sperare di poter interpretare quel ruolo.»

Il nuovo incontro di vecchi amici artici
Colonnello A. V. Ljapidevskij, eroe dell’Unione Sovietica

L’avvenimento più importante del 1938 è stato l’incontro con Papanin, quattro anni dopo averlo visto decollare da una banchisa alla deriva. E mi ha commosso particolarmente anche l’incontro con i miei vecchi amici Krenkel’ e Širšov.

Ci siamo conosciuti nel 1934, quando ero andato a prestare il mio aiuto all’equipaggio del Čeljuskin, rimasto isolato sulla banchisa dopo l’inabissamento del piroscafo. Mi ricordo quel 5 marzo come fosse ieri, la temperatura quel giorno era meno 40. All’accampamento che Schmidt aveva fatto costruire sulla banchisa conobbi prima il radiotelegrafista della nave, Krenkel’, e poi il giovane esperto Širšov.

Ovviamente a quel tempo non avrei mai pensato che Krenkel’ e Širšov potessero prendere parte alla spedizione che avrebbe superato tutte le fantasie di Jules Verne. Potete immaginare la gioia che provai quando ho potuto stringergli di nuovo la mano dopo il loro ritorno dal Polo Nord.

Mi ha rallegrato anche la notizia che il samurai giapponese sia stato battuto presso il lago Chasan, in particolare che i nostri piloti abbiano saputo dimostrare la forza dell’aviazione sovietica.

Nel 1939 terminerò l’accademia aeronautica militare, nella quale al momento ho il massimo dei voti. Poi vorrei dedicare me stesso e tutte le mie conoscenze al paese e al Partito che mi hanno cresciuto e istruito.

Io e i miei amici festeggeremo il Capodanno certi dello sviluppo futuro e del progresso a cui andrà incontro la nostra amata patria. Alzeremo i calici di spumante e brinderemo al grande popolo sovietico e al nostro leader, il compagno Stalin.

L’immensa gioia del decimo figlio
P. M. Glazunova, tessitrice di Mosca

Per me l’evento principale e più lieto dell’anno è stato la nascita del mio decimo figlio, avvenuta tre mesi fa. Dopo la sua nascita sono venuti a farmi le congratulazioni rappresentanti dei sindacati, del Partito, del Komsomol e di diverse organizzazioni operaie.

Il maggiore dei miei figli ha 20 anni e quest’anno è stato chiamato a prestare servizio nell’Armata rossa. Altri sette invece vanno a scuola.

Poiché sono madre di una famiglia numerosa, negli ultimi tre anni ho ricevuto dallo stato un sussidio di 2000 rubli all’anno e adesso che è nato il mio decimo figlio ne riceverò 4000 all’anno.

La seconda visita al campo di Papanin
E. Vilenskij, inviato speciale per «Izvestija»

L’esperienza più interessante ed emozionante del 1938 mi è capitata grazie alla mia attività di giornalista: per la seconda volta sono stato sulla famosa banchisa alla deriva sulla quale Papanin ha viaggiato dal Polo Nord alle coste della Groenlandia, e là ho incontrato Papanin, Krenkel’, Širšov e Fedorov.

Così ho avuto la fortuna di essere il primo uomo ad essere stato per due volte sulla stazione Polo-Nord 1: la prima volta nell’estate 1937, quando la spedizione esplorativa sovietica è atterrata al Polo Nord, e la seconda nove mesi dopo quando i rompighiaccio sovietici sono andati a prendere Papanin e i suoi tre colleghi vicino alle coste della Groenlandia.

Tra una visita e l’altra il campo è diventato irriconoscibile, ma i quattro ricercatori sono rimasti gli stessi temerari, imperturbabili e modesti di quando li ho conosciuti: degli autentici bolscevichi. Eravamo 80 uomini e tutti volenterosi di aiutare, ma Papanin e i suoi hanno insistito perché fossero loro a raccogliere tutta l’attrezzatura.

«Un altro giorno memorabile per me è stato il ricevimento al Cremlino organizzato per Papanin e i suoi colleghi. Là ho incontrato Stalin. Non dimenticherò mai il calore e la cura con cui ha parlato degli illustri uomini e donne del nostro paese e di tutti i lavoratori. Spero che anche nel 1939 la mia professione mi offra esperienze così interessanti e indimenticabili!»

Contribuire allo sviluppo industriale nell’estremo est russo
Natalija Gubkina, ferroviere deviatore

Alla vigilia di Capodanno lascio la mia città natale Ivanovo per andare a lavorare nell’estremo est russo, credo che questa sia la cosa più importante che mi sia capitata nel 1938.

Negli ultimi anni migliaia di giovani si sono recati in questa remota periferia dell’Unione Sovietica per rispondere alla chiamata della rappresentante del Komsomol Valentina Khetagurova, e contribuire all’esplorazione del territorio e alla sua edificazione. Il viaggio nell’estremo est era anche un mio grande sogno, ma lavorando come ferroviere deviatore non pensavo che la mia professione potesse essere utile là.

È stata la lettera della Metrofanova, una delle «ragazze della Khetagurova», inviata alla Komsomol’skaja pravda a spingermi a partire il prima possibile. Basandosi sulla propria esperienza nell’attività di taglio e trasporto di legname, Metrofanova ha constatato la carenza di ingegneri, tecnici, contabili e conducenti di automezzi pesanti nell’estremo est. E ha invitato a recarvisi per contribuire allo sviluppo dell’industria per la lavorazione del legno.

Dopo aver letto il suo appello ho deciso di studiare per diventare contabile e dopo alcuni mesi ho ultimato i corsi. Adesso parto per l’estremo est insieme ad altre trenta ragazze.

Spero che nel 1939 il lavoro che svolgerò si riveli utile per la mia patria.

 

Fonte Moskovskie novosti, 26/12/2020 – traduzione di Paola Ticozzi

Paola Ticozzi

Nella rete di casualità e cambi di rotta che mi contraddistinguono ci sono due costanti: la letteratura russa e Mosca. La traduzione è il ponte di collegamento tra questi poli di attrazione e la mia vita quotidiana. Il tutto con un pizzico di goffaggine.