7 personalità che hanno trasformato la Russia in una superpotenza degli scacchi

Il 29 marzo, Wilhelm Steinitz riportò la vittoria nella partita contro Johannes Zukertort e diventò il primo Campione del Mondo di scacchi. Se i conflitti internazionali si fossero giocati sulla scacchiera, l’egemonia della Russia sugli altri Paesi sarebbe stata indiscutibile e incrollabile.

1.Il mercante ignoto

È sconosciuto il nome di colui che per primo portò gli scacchi in Rus’, grazie al quale il gioco ben presto spopolò e divenne uno degli svaghi più comuni a livello nazionale. Molto probabilmente fu un mercante diretto verso il Khanato di Khazaria. Visse nel IX secolo e da alcuni colleghi della Persia o della Khazaria venne a conoscenza del gioco, un po’ per volta ne imparò le regole e portò il set di statuette in osso in patria. Già nel XII secolo, gli scacchi erano diventati parte integrante della vita, non solo della nobiltà ma anche delle persone comuni. Durante gli scavi nelle case dei boiardi di Novgorod, dei mercanti e degli artigiani, gli archeologi hanno rinvenuto diverse decine di pezzi di scacchi. Il gioco è spesso citato nei poemi epici: è noto, ad esempio, che Dobrynja Nikitič combatté a scacchi contro il re e gli fece scacco matto. Per altro, non solo i re dei poemi epici erano appassionati di scacchi, ma lo erano anche quelli della vita reale. «Le danze, la boxe e altre nobili attività del genere non erano affatto permesse ai russi» scrive Jakov Rejtenfels, che visitò la Russia nella seconda metà del XVII secolo. «Ai cosiddetti scacchi, famoso gioco di origine persiana, per il loro nome e per le mosse dedicato a sua eccellenza il re, i russi giocano ogni giorno, sviluppando il proprio intelletto in maniera stupefacente». Adam Olearij, d’accordo con Rejtenfels, riporta «Questi russi sanno giocare a scacchi in modo eccellente. I nostri migliori giocatori, contro di loro, sono degli scolaretti». Secondo una leggenda, Ivan il Terribile morì mentre giocava a scacchi. Ancor prima, giocarci era equiparato a compiere gravi peccati, come giocare a dadi o ubriacarsi e il sesto Concilio ecumenico chiedeva la scomunica degli scacchisti.

  1. Il Philidor del Nord

E così la Russia sarebbe rimasta un paese appassionato di scacchi se non ci fosse stato Aleksandr Petrov, soprannominato Il Philidor del Nord perché incline al gioco posizionale. Egli pose i primi mattoni per l’edificazione della superpotenza degli scacchi. All’inizio del XIX secolo, la scena scacchistica mondiale era dominata dalla scuola italiana e da quella francese. I maestri di allora erano sostenitori dell’una o dell’altra. Aleksandr Petrov trovò una variante di mezzo, ponendo allo stesso tempo le basi della scuola russa. Inventò anche un’apertura, oggi conosciuta con il nome di difesa russa. Il Philidor del Nord si impegnò a bandire i francesi da Mosca, anche se, ancora una volta, sulla scacchiera: inventò il problema di scacchi La fuga di Napoleone da Mosca a Parigi (composizione di mosse accompagnata da un quesito – N.d.T). All’inizio del XIX secolo, in Russia Petrov era sinonimo di scacchi. Nella casa di ogni giocatore di scacchi che si rispettasse, si poteva trovare un libro del maestro. Nella biblioteca di Puškin, ad esempio, ce n’erano due.

  1. Čigorin l’unificatore

Alla fine del XIX secolo, Londra diventò la capitale del mondo degli scacchi e l’Inghilterra la prima potenza. A quel tempo, sulla scena mondiale apparve un nuovo maestro russo, un orfano cresciuto nella città di Gatčina: Michail Čigorin. Non solo pareggiava contro i più forti scacchisti del mondo, ma ottenne importanti premi e, addirittura, riuscì a tener testa al famoso campione Wilhelm Steinitz. Čigorin è stato a un passo dal prendere la corona al re: si sono incontrati due volte a Cuba. La prima volta, al maestro Čigorin il suo stesso corpo impedì di vincere: il pietroburghese non riuscì ad abituarsi al clima cubano e giocò la partita in uno stato di salute pessimo. La seconda volta, Čigorin stava perdendo 8 a 9 contro Steinitz, riuscì a guidare la partita e, poi, avrebbe dovuto terminare con una mossa vincente che lo avrebbe portato alla patta. Ma, interpretando la partita come un’opera d’arte, non riuscì a sacrificare la bellezza in nome dell’efficacia della mossa e commise un errore. Il titolo di campione rimase a Steinitz. I meriti di Čigorin non riguardano sono quelli raggiunti all’estero: egli fu il primo giocatore professionista in Russia. Grazie a lui, nella lista delle professioni dell’impero fu aggiunta quella di scacchista. Inoltre, Michail Čigorin radunò tutti i giocatori di scacchi del paese e fondò, di fatto, la scuola russa di scacchi. Non più rappresentata da singoli giocatori, la Russia apparve sulla mappa degli scacchi in quanto Paese.

  1. Il primo campione

 Su 12 campioni di scacchi, 10 sono stati cittadini della Russia o dell’Unione Sovietica. Primo tra questi fu Aleksandr Alëchin, unico campione morto imbattuto. Per 13 anni, Alëchin si preparò alla partita più importante della sua vita. Quando il suo futuro avversario, Josè Raùl Capablanca, non era ancora campione, Alëchin dichiarò che si stava preparando per giocare contro di lui. E aveva ragione. Lo scontro tra i due avversari inconciliabili durò quasi tutto l’autunno del 1927. Sei mesi prima di quel torneo a New York, Capablanca sconfisse Alëchin, e gli esperti predissero all’unanimità la vittoria incondizionata del cubano, confortando anticipatamente Alëchin. Ma fu proprio quest’ultimo a vincere la prima partita, giocando con il nero. Nessuno se lo aspettava. Tanto meno lo stesso Capablanca era pronto ad una dura lotta: pareggiò 25 partite, ma la guerra si giocava sia sul piano tattico che su quello psicologico e, alla 27° partita, il cubano commise un importante passo falso. Si sentì affranto nello spirito e l’avversario vinse con il grande vantaggio di 6 a 3. Dopo essere diventato campione, Alëchin ha ulteriormente affinato la sua tecnica nei 7 anni successivi, vincendo, uno dopo l’altro, importanti tornei internazionali. Nel 1946, l’insuperabile artista degli scacchi morì seduto davanti alla scacchiera.

    5. Il campione del 1925

Efim Bogoljubov fu, insieme ad Alëchin, uno dei più forti scacchisti russi dell’inizio del XX secolo. Per ben due volte si contese il titolo di Campione del Mondo con il suo compatriota ed entrambe le volte senza successo. Tuttavia, il suo nome è da annoverarsi tra coloro che contribuirono a edificare la superpotenza russa degli scacchi. Il momento di gloria di Bogoljubov giunse due anni prima di quello di Alëchin, nel 1925. Nel novembre di quell’anno, a Mosca, arrivarono i più forti scacchisti del mondo e, il 10 del mese, ebbe inizio il primo torneo internazionale della città. Nella capitale ci fu un vero e proprio boom degli scacchi: 2.000 persone si presentarono nella sala delle partite, attrezzata per ospitare 200 posti, e il cubano Capablanca suggerì di giocare in costume da bagno per quanto l’aria fosse soffocante. Malgrado l’enorme pressione, Bogoljubov, di fatto, prese subito il controllo e alla fine, dopo aver segnato 15,5 punti su 20 partite, conquistò inaspettatamente il primo posto e superò i Campioni del Mondo Lasker e Capablanca.

  1. Il Campione del Mondo più degno di questo titolo

 «Anatolij Karpov è il più degno del titolo di Campione del Mondo». Tale dichiarazione apparve sul giornale londinese Times durante gli allenamenti in vista della partita tra Karpov e Bobby Fisher per la conquista del titolo di Campione del Mondo. Come è noto, Karpov fu l’unico, nella storia del campionato, a vincere «senza lottare». A quel tempo la Russia era già diventata la principale potenza del mondo degli scacchi e Karpov il principale pretendente alla corona.

A causa del carattere di Fisher, non fu giocata alcuna partita e Karpov, che aveva già vinto 60 partite al Torneo dei Pretendenti, dovette sopportare anche una lotta diplomatica prima che il titolo gli venisse assegnato. A partire dal campionato in cui giocò Karpov, il destino del titolo cominciò ad essere deciso fuori dalla scacchiera e il nostro Paese non era più una superpotenza solo in campo scacchistico.

  1. L’ultimo campione

L’ultimo Campione del Mondo di scacchi russo, fino a questo momento, è Vladimir Kramnik. Nel 2006, con la vittoria sul bulgaro Veselin Topalov, il mondo degli scacchi ha trovato la sua riunificazione. Durante la partita scoppiò lo scandalo: la squadra di Topalov accusò Kramnik di assentarsi troppo spesso per andare al bagno e consultare i suggerimenti del computer. Le accuse furono smentite ma il match sembrava essere minacciato da una battuta d’arresto. Tutto il mondo degli scacchi si schierò in difesa di Kramnik. E non soltanto il mondo degli scacchi: secondo alcune dicerie, lo stesso Vladimir Putin chiamò lo scacchista e gli chiese di continuare la partita. Dopo alcuni giorni, mentre si giocava la partita, la squadra bulgara dichiarò alla stampa che Kramnik era stato aiutato dagli agenti dei servizi segreti russi. Oltre a ciò, la partita fu giocata a Elista, in territorio russo, e i bulgari si lamentarono della pressione esercitata dagli organizzatori nei loro confronti. Una grande menzogna che, tra le altre cose, testimonia il posto che la Russia ha occupato per due secoli sulla scena scacchistica mondiale.

 

Fonte: www.russian7.ru, 19/07/13 – di Grigorij Sablin, Traduzione di Giulia Paola Pattavina.