Intervista a Marina Stepnova

Nel 2019 Marina Stepnova ci consentiva una chiacchierata sulla sua vita e sulla sua opera. Riproponiamo qui l’intervista alla scrittrice russa che l’editrice Voland ha riportato in Italia negli ultimi mesi, con il suo romanzo “Malia d’Italia”.

D.: Ciao, Marina! L’ultima volta ci siamo incontrate a Grosseto, alla presentazione del tuo libro presso la libreria Palomar.

R.: Certo, mi ricordo! Scusami, non ho potuto rispondere alle domande allora, ma mia figlia non ci lasciava parlare! [parla della figlioletta, Marusja, n.d.r.].

D.: Ho davvero amato il tuo romanzo, Le donne di Lazar’: per la presentazione a Roma, con Corrado [Piazzetta, il traduttore, n.d.r.], lo ho letto tutto in 3 giorni!

R.: Grazie mille! Sono contenta che ti sia piaciuto il mio romanzo – il nostro, mio e di Corrado. Ha tradotto splendidamente; sono felice che sia stato proprio lui a prendere in carico il lavoro.

D.: Concordo pienamente! [Piazzetta ha tradotto anche l’ultimo romanzo pubblicato in Italia, sempre da Voland: Malia d’Italia (Giugno 2020).]

Passiamo ora alle domande: quand’è che ti sei innamorata dell’Italia e perché hai scelto la Toscana come posto in cui vivere?

R.: Non l’ho scelta, me ne sono semplicemente innamorata, e non al primo sguardo (sebbene la Toscana sia il più bel posto del mondo), bensì al primo respiro. Io e mio marito amiamo viaggiare e quell’estate (8 anni fa) avevamo deciso di andare in Provenza. Ma poi vidi il banner pubblicitario di un agriturismo in Toscana; mi misi a guardare e alla fine non ci fu nessun viaggio in Provenza. Era il banner del destino! E così ebbe inizio questa avventura.

Il nostro aereo sarebbe dovuto atterrare a Pisa alle 18, ma ritardò e arrivammo in Italia solo a notte fonda. Affittammo una macchina e, appena fummo fuori dall’aeroporto, abbassai il finestrino inalando un’aria incredibile, italiana: sapeva di porcini, di erba, mare, di una libertà indescrivibile. In quel momento capii che era fatta. Quindi, in realtà ho amato l’Italia ancor prima di vederla.

Quando giungemmo finalmente sul posto, mi avvicinai alla finestra. Davanti a me si stendevano vigneti, oliveti, eucalipti, cipressi, tutto questo magico paesaggio toscano, sospettosamente simile al paradiso. Dissi a mio marito “Voglio vedere sempre questo”. Da quel momento, tutti i nostri viaggi furono destinati in Italia. In Toscana. La adoro: non quella turistica, ma quella vera, allegra, onesta, semplice e un poco astuta. Molto molto buona. A volte ho l’impressione che il mio cuore sia nato una seconda volta proprio lì.

le donne di Lazar'

D.: A proposito dell’Italia, ti piace la letteratura italiana? Quali sono i tuoi autori italiani preferiti?

R.: Ad essere onesti, in verità amo e conosco bene il cinema italiano, senza dubbio il migliore al mondo. Ma anche la letteratura italiana mi piace. Sono cresciuta con i racconti di Gianni Rodari e conto di leggerli anche a mia figlia, quando sarà un po’ più grande. Da adolescente, amavo Alberto Moravia – era molto popolare in Unione Sovietica. Se poi si considera che ho studiato alla facoltà di filologia, ho ovviamente letto e conosco Dante, Petrarca, Boccaccio e tutti i grandi classici italiani.

Tra gli scrittori italiani contemporanei, mi piacciono Alessandro Baricco e Italo Calvino. E, ovviamente, Umberto Eco. Lui è un autentico genio. È difficile pensare che non sia più tra noi.

D.: Il tuo stile, linguistico e narrativo, è molto vario. Quali autori hanno influito di più sulla tua formazione letteraria.

R.: Ho sempre amato leggere e divoro tonnellate di libri, sin dall’infanzia. Ma i miei autori preferiti, quelli che hanno davvero avuto una grande influenza su di me, sono Lev Tolstoj e Vladimir Nabokov.

D.: Le donne di Lazar’ è un ottimo romanzo. Dal mio punto di vista, leggerlo come un contemporaneo non è scontato. Mi sembrava, a volte, di leggere qualche autore del passato. Credi che Le donne di Lazar’ sia un romanzo atipico per questo momento storico?

R.: Be’, a pensarci anche io non sono una persona del XXI secolo, vengo dal XX. Forse anche dal XIX. Io stessa sono molto “all’antica”, ed è probabilmente per questo che ho scritto di cose “all’antica”, come l’amore, la famiglia e la casa. Al giorno d’oggi, la consuetudine è quella di pensare a se stessi e non agli altri. Aver cura di sé stessi, della propria carriere, pensare ai propri sentimenti e non a quelli degli altri. Tutto questo non mi piace. In quest’ottica – sì, Le donne di Lazar’ non è un romanzo tipico. Non parla di ciò che è attuale, ma di ciò che è eterno e, in fondo, davvero importante.

D.: Perché hai scelto di focalizzarti su una saga di famiglia che durasse quanto l’intera vita dell’Unione Sovietica?

R.: Trovo molto interessante questo periodo così difficile. Il XX secolo è stato un periodo duro per il mondo intero, ma la Russia ha visto due guerre mondiali – come tutti in Europa – e tra loro la Rivoluzione, che ha cambiato totalmente l’esistenza dell’intero Paese, e ancora la guerra civile, che fu davvero sanguinosa. Poi, alla fine del XX secolo, l’Unione Sovietica – che sembrava dovessere durare per sempre – è collassata, sconvolgendo di nuovo la vita di ogni cittadino della nazione. Per uno scrittore, un periodo così burrascoso è semplicemente un sogno!

D.: Lev Pirogov, in una recensione de Le donne di Lazar’ ha scritto che tu ami tutti i tuoi personaggi, anche Lazar’ Lindt e Galina Petrovna. Mi piace molto questo approccio, perché significa scrivere senza categorie narrative. Descrivi i personaggi realisticamente, come persone. Questo nega l’eterno dualismo tra Bene e Male, restituendo le sfumature del carattere umano.

R.: Non esistono persone interamente cattive o interamente buone, di questo ne sono sicura. Tutte le persone, ognuno di noi, è molto patetico. Siamo deboli, infelici. Sappiamo di dover morire, e ciononostante osiamo amare, pur sapendo che tutto finisce. Per questo amo e compatisco tutte le persone, sia quelle viventi, reali, che quelle che ho inventato io stessa.

Malia D'Italia

D.: Tu sei anche una traduttrice letteraria, hai studiato all’Istituto Letterario Gor’kij. Com’è percepito questo lavoro in Russia? Hai iniziato come traduttrice, prima di pubblicare la tua opera? In Italia, i traduttori vivono ancora una situazione critica, in Russia è differente?

R.: Ho concluso i miei studi all’Istituto Gor’kij e sul diploma è scritto: “traduttrice di narrativa dalla lingua romena”. Amo la lingua e la letteratura romena, ma purtroppo non sono mai diventata una traduttrice professionista. Negli anni Novanta, quando mi sono diplomata, i traduttori dal romeno non erano molto richiesti. Per questo finii a fare la redattrice di una rivista di moda e, alla fine, le uniche cose che riuscii a tradurre furono qualche racconto di Tudor Arghezi e una commedia di Mihail Sebastian, La stella senza nome. Per fortuna la commedia ebbe un buon successo e ancora viene rappresentata in molti teatri in Russia. Di questo sono molto contenta.

Purtroppo, anche qui il mestiere del traduttore raramente è retribuito a sufficienza, malgrado in Russia ci sia un’ottima scuola di traduzione e decine di fantastici traduttori. Pochi lettori fanno attenzione alla firma della traduzione, i traduttori non sono invitati agli incontri con i lettori e non vengono coccolati con grossi compensi. È ingiusto: una buona traduzione determina il successo del libro e un buon traduttore è sempre un coautore. Proprio per questo non ringrazierò mai abbastanza Corrado Piazzetta, il traduttore italiano de Le donne di Lazar’ [e del secondo libro pubblicato in Italia, Malia d’Italia, n.d.r.]. Per essere più precisi, Corrado ha scritto il romanzo in italiano. Per me lavorare con lui è stato una gioia e un onore. Non solo conosce benissimo la lingua russa, ma anche la cultura, la letteratura, le abitudini di vita. È bello che in Italia ci siano traduttori di questo livello!

D.: Mi è capitato di leggere che hai detto di come la vita a Mosca diventi sempre più difficile, è vero? Perché?

R.: Mosca è una città immensa. Minimo 12 milioni di persone in un posto solo! Ve lo immaginate? Gli ingorghi, i prezzi alti, l’inevitabile aggressività, l’inevitabile scontro tra ricchi e poveri… È la città giusta per far carriera e per guadagnare soldi, ma viverci è molto difficile. E lo è sempre di più, anno dopo anno.

Ringraziamo Marina, come sempre gentilissima, e speriamo di tornare a poterla vedere di persona in Italia! Скоро увидимся!