Sparatorie, rapine, sommosse

In diretta dalle strade di Mosca e San Pietroburgo dell’anno 1917 il pittore battaglista Ivan Aleksevič Vladimirov

Oggi possiamo guardare all’anno 1917 e vederlo esattamente per com’era. “In diretta” c’è il pittore battaglista Ivan Aleksevič Vladimirov (1869 – 1947) e alcuni fotografi sconosciuti dei giornali di Mosca e San Pietroburgo. È tutto nel libro Gli Anni Maledetti, appena pubblicato, compilato dalle collezioni di Andrej Ružnikov, Vladimir Ruga e dell’Hoover Institution negli Stati Uniti.

Confisca di oggetti di valore dalle casseforti. Banca Vavelberg, marzo 1919 – Collezione di A. Ružnikov

Ivan Aleksevič Vladimirov è stato il “corrispondente d’arte” in prima linea per tutte le guerre che si sono combattute durante la sua vita (quella contro i turchi, quella contro i giapponesi, quella nei Balcani e la Prima Guerra Mondiale), quando «le macchine fotografiche erano ancora troppo pesanti e troppo lente perché si potesse usarle sul campo»; costava meno assoldare un laureando dell’ Accademia russa di belle arti. I suoi dipinti, oltre che dai giornali russi, furono pubblicati anche dal londinese Graphic, la prima rivista d’arte illustrata al mondo. Vladimirov collaborò anche con il francese Illustration e con una serie di riviste americane.

La sue opere erano molto richieste, le riviste pubblicavano i suoi dipinti in un lampo. Con i soldi guadagnati riuscì ad acquistare una dača [N.d.T. casa di campagna], che nell’attuale Komarovo fa ora parte della residenza del governatore.

I. A. Vladimirov, 1946

Vladimirov era un professionista altamente qualificato. Una volta offrì i suoi dipinti per la mostra di artisti World of Art, ma fu respinto in quanto realista obsoleto. Realizzò dunque diversi dipinti su soggetti finlandesi alla maniera del World of Art, e diede questi dipinti alla mostra nascondendosi dietro uno pseudonimo finlandese. I dipinti furono accettati, e ricevettero encomi da Benoit… E solo alla fine della mostra Vladimirov svelò l’intrigo in una lettera alla rivista. L’artista ricevette dunque molte lettere simpatizzanti e persino una cartolina da Repin, che si congratulava con il suo collega per lo scherzo di successo:

«Caro Ivan Aleksevič, mi affretto a congratularmi con voi per il magnifico scherzo giocato a quegli incapaci presuntuosi e pietosi pigmei che pensano d’essere innovatori di un’arte che noi abbiamo nel sangue. Il tuo scherzo ha inferto un colpo fatale a tutti i decadenti e agli altri incapaci, nemici del realismo nella pittura…»

Negli anni 1917-1918, durante il suo periodo nella milizia di Pietrogrado, Vladimirov faceva i ritratti dei ricercati. Dopo aver realizzato un ampio ciclo di opere, pieno di schizzi degli eventi di quegli anni, simpatizzanti verso i cambiamenti, si dedicò a manifesti di propaganda.

Era un membro attivo dell’Associazione degli artisti della Russia rivoluzionaria. Dal 1932, divenne membro dell’Unione degli artisti sovietici di Leningrado. Dipinse quadri su temi storico-rivoluzionari e di battaglia; quali: V. I. Lenin durante una protesta (1923), La cattura di Melitopoli da parte dei Budenoviti (1925), La fuga della borghesia da Novorossijsk (1926), La liquidazione del fronte di Wrangel (1932), Barricate in Spagna (1936), V. E. Lenin e I.V. Stalin a Razliv nel 1917 (1937), Entrata delle truppe sovietiche a Vyborg (1939), La resa dei finlandesi (1940). Partecipò alle mostre L’Armata Rossa nell’arte sovietica (1930), 15 anni dell’Armata Rossa ( 1933) e all’Esposizione Universale di Parigi (1937).

Nel 1935, diciotto delle sue opere furono utilizzate nel primo volume della Storia della guerra civile in URSS iniziata da Gorky: un’edizione incredibilmente (anche secondo gli standard attuali) splendida. Le opere comuni non si distinguono…

Durante la Grande Guerra Patriottica, si trovava nella Leningrado assediata, dove preparava manifesti, realizzava schizzi e bozzetti, dipingeva quadri (Lotta per Tikhvin, 1943; Lotta per le strade di Berlino, 1946) e teneva un diario del blocco.

Fu insignito dell’Ordine della bandiera rossa del lavoro e ricevette varie medaglie.

Morì nel 1947.

Il prospero destino di un tipico artista-conformista sovietico? Innegabilmente una persona di talento, che fu capace di investire nel proprio talento e fu quindi ricco, premiato, e fortunatamente sfuggì alle inevitabili persecuzioni (si pensi che il padre era un prete, e la madre inglese!) Ed ebbe tutta un’altra vita, tutto un altro destino.

Trovatosi al centro di eventi senza precedenti, Vladimirov non solo fece ritratti di ricercati per il dipartimento investigativo criminale, ma condusse anche continue “dirette”, realizzando schizzi a matita di qualsiasi cosa accadesse sotto il suo sguardo acuto di pittore battaglista e onesto intellettuale russo.

Un numero significativo delle opere anti-bolsceviche di Vladimirov fu esportato dalla Russia da collezionisti occidentali.

Tra questi vi era Frank Golder, nato in Russia, che si occupava dell’acquisizione di materiale per la Hoover War Library presso la Stanford University in California e che aveva anche supervisionato il programma per sconfiggere la fame organizzato dal futuro presidente Herbert Hoover.

Nelle sue frequenti visite a Vladimirov, Golder cercava di mettere mano su quante più opere possibile, pagando ognuna al prezzo cinque dollari: un’offerta, a quei tempi, molto generosa. Secondo alcuni rapporti, alcuni dei dipinti andarono persi durante il trasporto, ma il resto arrivò sano e salvo negli Stati Uniti. Tre dipinti furono poi appesi negli appartamenti di Hoover al Waldorf Astoria Hotel, dove il personale della Hoover Military Library, molto coscienziosamente, copriva la firma di Vladimirov, temendo di provocare una rappresaglia contro di lui.

E rimasero appesi per molti decenni.

Nei suoi dipinti rinvenuti in Occidente, si mostra l’altra faccia degli eventi che hanno avuto luogo in Russia nel periodo tra il 1917 e il 1922. Invece di eroi rivoluzionari, figurano soldati ubriachi intenti a rapinare chiese, generali zaristi umiliati, sacerdoti messi ai lavori forzati nel cortile. Vediamo esecuzioni capitali extragiudiziali e crudeltà…

«A prima vista, queste due visioni della realtà di Vladimirov possono sembrare, nel migliore dei casi, incompatibili e paradossali e, nel peggiore, persino dettate dall’interesse personale o dall’opportunismo. I suoi dipinti filo-bolscevichi nacquero solo come mezzo di propaganda per ottenere l’approvazione ufficiale? I suoi dipinti anti-bolscevichi non furono altro che un mezzo per fare soldi o per ottenere cibo dagli stranieri durante quei terribili anni di carestia? In un modo o nell’altro, è stata proprio l’umanità del suo lavoro che li ha innalzati al di sopra del livello della banale propaganda ordinaria e li ha resi significativi in ​​due aree diverse…»

Così scrive la critica d’arte Elena Danielson nella prefazione del nuovo album Gli Anni Maledetti. La rivoluzione in Russia attraverso gli occhi dell’artista Ivan Vladimirov. L’album è composto dalle collezioni di Andrey Ružnikov e Vladimir Ruga, nonché da opere appartenenti alla Hoover Institution e al Museo di Storia Contemporanea di Mosca. […]

Vladimir Ruga

Vladimir Ruga, top manager MMK, collezionista

Uno dei miei nonni è stato un eroe della rivoluzione, il leader di Torgsin, descritto alla perfezione da Bulgakov in Il Mestro e Margherita. Ha attraversato i lager, la guerra, ed è sopravvissuto ai difficili anni che sono seguiti…

A volte mi chiedo: come si può sopravvivere a tutto questo senza perdere la testa?

Nel dipinto L’arresto dei generali, lo sguardo è carico di ottimismo storico, secondo i redattori di Storia della guerra civile, che hanno diligentemente coperto la riproduzione con una pagina di carta velina. È così che percepiamo questa immagine oggi, specialmente accanto ad altri schizzi della collezione Hoover, delle collezioni di Ružnikov o Ruga? Ahimè, noi (quelli che vogliono sapere!) sappiamo bene che questi anziani o sono stati immediatamente fucilati o gettati in una prigione, in una delle migliaia di Čeka, OGPU, NKVD o KGB, ancora e ancora, e per quello la vita nel Paese è migliorata? È sbocciato un colore brillante?

Ritratto del principe Vasilchikov. All’inizio degli anni 2000, mi trovavo a Trubetčino, l’ex tenuta dei principi Vasilchikov, vicino a Lipeck. Un tempo, lì c’era la fattoria più avanzata della Russia, la più progredita, la più tecnicamente attrezzata, una fabbrica di zucchero, secondo le ultime notizie che ne abbiamo, i contadini guadagnavano bene, prosperavano, vivevano come non era mai accaduto nel XX secolo… Ma, alla prima occasione, hanno distrutto e bruciato tutto ciò che hanno potuto. Ecco, c’è ancora un tubo solitario costruito dai signori della caldaia, la fabbrica non c’è più già da tempo, ma la caldaia, di un’incredibile bellezza e forza, resiste ancora ai giorni nostri, solo leggermente danneggiata nella parte superiore. E l’ospedale è ancora quello vecchio. E la scuola… Ma questi si stanno sgretolando da soli, fa paura anche solo guardarli…

Negli ultimi decenni, nessuno si è occupato di ristrutturare, riparare, sigillare i buchi e le crepe, tutte tracce di quella che è stata una nebbia alcolica.

Perché? Mi sembra che le risposte siano anche qui, nei quadri dell’artista Vladimirov, che ha colto i primissimi passi del nuovo governo.

Ci viene detto che queste sono tutte conseguenze inevitabili di qualsiasi rivoluzione, in qualsiasi Paese; sono tutte tappe dalle quali si deve passare. Ma il Paese, a quanto pare, non ha abbandonato le abitudini e le lezioni acquisite nel 1917…

Un personaggio ricorrente nei dipinti di Vladimirov è un impertinente soldato dell’Armata Rossa che indossa degli stivali rubati, ritratto in uno degli album come una persona realmente esistita, chiamata Senka Baldin (o Boldin): «La sua caratteristica fisionomia insolente, dal naso camuso, appare più volte nei disegni e nei dipinti dell’artista…». Naturalmente, sarebbe molto meglio se questo Boldin, apparisse più lungo la «periferia della trama». Ma, dopo aver saccheggiato banche, fatto a pezzi Trubetčino e costretto sacerdoti già in là con gli anni a pulire le stalle, si lascia coinvolgere.

Ha iniziato rapinando banche, negozi di liquori e i suoi fratelli contadini… E poi così, molto rapidamente, l’enorme Paese ha fatto il giro del mondo.

…a proposito, ora vediamo costantemente Senka Baldin (o Boldin) in qualità di esperto in tutti gli show televisivi.

 

L’arresto dei generali zaristi – Museo di Storia Contemporanea Russa di Mosca

 

Sgombero forzato delle stalle da parte dei sacerdoti – Collezione A. Ružnikov

 

I contadini tornano a casa dopo aver saccheggiato una casa padronale nelle vicinanze di Pskov. 1919 – Hoover Institution Archives and Library (USA)

 

Un proprietario terriero e un sacerdote sono condannati a morte da un tribunale rivoluzionario. Valdai, 1919. – Hoover Institution Archives and Library (USA)

 

Saccheggio di un’enoteca da parte di operai e soldati rivoluzionari a Pietrogrado, gennaio 1919. – Hoover Institution Archives and Library (USA)

 

Lavoro forzato per ricchi mercanti, nobili e criminali durante la rivoluzione, 1919-1922

 

Vandalismo dei rivoluzionari, scena in una delle sale del Palazzo d’Inverno. Ottobre 1917. – Hoover Institution Archives and Library (USA)

 

Bolscevichi in campagna – Collezione A. Ružnikov

 

Repressione dei bolshevichi per mano dei contadini – 1921, Collezione di A. Ružnikov

 

Abbasso l’aquila. 2 marzo 1917. – Collezione A. Ružnikov

 

Lezione su Marx per i contadini della campagna – raccolta A. Ružnikov

 

La sparatoria dei poliziotti sul ponte Krestovsky il 3 marzo 1917 – Collezione A. Ružnikov

 

A teatro. Loggia dello zar. – Collezione V. Ruga

 

La requisizione dell’ultima mucca da un contadino. 1919 – Collezione A. Ružnikov

 

Arresto di intellettuali e scorta a Gorokhovaya, 2 – Collezione A. Ružnikov

 

Plotone d’esecuzione alla stazione a valle. 1919 – Collezione A. Ružnikov

 

La sconfitta del maniero nell'autunno del 1919 / La sconfitta della casa del principe Vasilchikov - Collezione A. Ruzhnikov
La sconfitta del maniero nell’autunno del 1919, La sconfitta della casa del principe Vasilchikov – Collezione A. Ružnikov

 

Giorni della fame a Pietrogrado. Persone affamate di classi diverse con le loro porzioni [di zuppa] alla “mensa comune”, 1919. – Hoover Institution Archives and Library (USA)
Fonte: Novaja Gazeta, 07/11/2020 – di Pavel Gutiontov, Tradotto da Elena Vaccaro

Elena Vaccaro

Laureata in Mediazione Linguistica. Il russo è stato una forza che ho sentito tirarmi molti anni fa, ma che ho ignorato: pensavo che l’attrattiva sarebbe presto scomparsa. Dopo nove anni, immensi giri, e la certezza che il desiderio di studiare russo mi avrebbe perseguitata per sempre, ho finalmente ceduto e mi sono trasferita in Russia. Ora che l'ho lasciata, la nostalgia si fa sentire. Tradurre per RIT è per me un modo per colmare la distanza che mi separa da questo Paese così affascinante e così mal rappresentato.