Relazioni tossiche con lo stato

Le risposte alle dichiarazioni delle autorità russe sull’avvelenamento di Naval’nyj nell’unico procedimento penale per omicidio con Novičok.

Važnye Istorii ha studiato il materiale dell’unico procedimento penale tenuto in Russia per avvelenamento con un agente del gruppo Novičok. Dalla lettura del fascicolo, si capisce perché questo tipo di veleno è difficile da rilevare, con che velocità agisce, quali sono i sintomi e perché la posizione ufficiale “non è stata trovata nessuna sostanza quindi non è stato commesso alcun crimine” è del tutto priva di senso.

Sin dall’avvelenamento di Aleksej Naval’nyj, tante sono state le grandi dichiarazioni fatte dalle autorità russe e dagli esperti filogovernativi: “I medici non hanno trovato alcuna traccia di veleno nel corpo di Naval’nyj,” per il procedimento penale “è necessario innanzitutto il ritrovamento di una sostanza,” “se davvero fosse stato utilizzato del Novičok contro Naval’nyj, non sarebbe nemmeno riuscito ad arrivare in aeroporto”… E dopo che i laboratori di Germania, Svezia e Francia hanno confermato la diagnosi dell’avvelenamento con una sostanza appartenente al gruppo Novičok (in seguito, anche l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche è giunta alla stessa conclusione), il presidente Vladimir Putin, in una conversazione con il presidente francese Emmanuel Macron, ha persino parlato di “auto-avvelenamento” del membro dell’opposizione.

Le autorità russe parlano di pregiudizio politico da parte degli esperti europei e del giudizio dei politici occidentali, ma Važnye Istorii può provare, basandosi su fatti accertati, che le dichiarazioni ufficiali dei funzionari russi riguardo l’avvelenamento di uno dei principali membri dell’opposizione politica russa non hanno alcun senso.

E questi fatti sono stati stabiliti non da laboratori occidentali, ma da investigatori russi, dal Pubblico Ministero e da agenti dell’FSB (i Servizi Segreti russi). Abbiamo infatti a nostra disposizione il materiale di un procedimento penale unico, per l’omicidio del banchiere Ivan Kivelidi e della sua segretaria Zara Ismailova. Questo è l’unico procedimento penale tenuto in Russia per avvelenamento con un agente del gruppo Novičok, e può aiutarci a rispondere ad alcune domande di natura tecnica sul tentato omicidio di Aleksej Naval’nyj.

Kivelidi, l’ex presidente del Consiglio di amministrazione della Rosbusinessbank, fu avvelenato nel 1995.

Il colpevole non era mosso da un motivo politico, dunque il fascicolo mostra come si dovrebbero svolgere le indagini se lo stato fosse anche minimamente interessato a portare alla luce la verità.

Cosa hanno rivelato gli esami? Il veleno funziona rapidamente? E perché medici russi, scienziati forensi e chimici non lo trovano nel corpo umano?

LA SCHEDA DELL’ESPERTO
Vil Mirzajanov: chimico, uno dei creatori del Novičok. Screenshot da un’intervista con Novaja Gazeta, 2018

Vil Mirzajanov, dottore in scienze chimiche, specialista nel campo delle armi chimiche, ha lavorato fino al 1992 per il GosNIIOKhT, l’Istituto statale di ricerca in chimica e tecnologia organica, dove sono stati sintetizzati i veleni del sistema Novičok. Agli inizi degli anni Novanta accusò pubblicamente le autorità di aver violato la Convenzione sulle armi chimiche e fu arrestato per alto tradimento per aver rivelato un segreto di stato. Nel 1995 lasciò la Russia, si trasferì negli Stati Uniti e pubblicò per la prima volta nel suo libro le formule degli agenti del sistema Novičok.

Mirzajanov ha confermato a Novaja Gazeta che la sostanza la cui formula approssimativa (così come il cromatogramma e lo spettro di massa) è menzionata nei documenti del procedimento di avvelenamento del banchiere Ivan Kivelidi appartiene al gruppo di sostanze del sistema Novičok, affermazione tra l’altro confermata a Novaja Gazeta anche da un altro esperto, che ha collaborato alla sintetizzazione del sistema.

Il solo contatto con una goccia appena percettibile di questa sostanza è sufficiente perché l’avvelenamento si riveli fatale. La sostanza penetra nel corpo attraverso la pelle. Secondo il fascicolo del procedimento a nostra disposizione, risulta che la sostanza con la quale fu avvelenato il banchiere Kivelidi fosse stata posta sulla cornetta del telefono del suo ufficio.

Al sapere ciò che era successo ad Aleksej Naval’nyj, Vil Mirzajanov si è scusato pubblicamente con il politico sul canale televisivo Dožd. “Desidero scusarmi profondamente con Naval’nyj per aver fatto parte di questo business criminale che ha portato alla creazione della sostanza con la quale è stato avvelenato,” ha detto il chimico.

La sostanza e il procedimento penale

Il Cremlino non vede alcun motivo di avviare un’indagine penale per far luce su ciò che è accaduto al membro dell’opposizione: questo quanto riferito dall’addetto stampa del Presidente russo Dmitrij Peskov il 25 agosto, cinque giorni dopo che Naval’nyj aveva perso i sensi sull’aereo ed era poi subito caduto in coma, pur non avendo in precedenza manifestato alcun problema di salute serio.

“È innanzitutto necessario trovare la sostanza e determinare cosa abbia causato quella reazione”, ha dichiarato l’addetto stampa del Presidente.

Sembra molto strano che il funzionario del Cremlino si sia espresso in maniera così categorica.

Il banchiere e politico Ivan Kivelidi sei mesi prima dell’avvelenamento. Foto: Valentin Cuzmin/TACC

Nel procedimento per l’avvelenamento di Kivelidi, non era stato “innanzitutto necessario trovare la sostanza” per poter avviare il procedimento penale. Infatti, la sostanza non era stata affatto rilevata quando erano state esaminate le superfici presenti nell’ufficio del banchiere per la prima volta: erano stati necessari 3-4 mesi di complessi esami, condotti ad un livello serio solo grazie all’avviamento del procedimento penale e al fatto che ci si fosse attivati in maniera tempestiva per la raccolta del materiale probatorio. Al tempo, la sostanza non era neppure stata nominata. Come affermato nei documenti, le sue proprietà “costituivano un segreto di stato”.

Il 1 agosto 1995 Ivan Kivelidi era entrato improvvisamente in coma nel proprio ufficio della Rosbusinessbank ed era stato portato in ospedale. Il giorno successivo era stata ricoverata, nelle stesse condizioni, la sua segretaria Zara Ismailova.

Già il 6 agosto, l’ufficio del pubblico ministero di Mosca aveva avviato il procedimento penale, per segni di avvelenamento “con un veleno sconosciuto,” “presumibilmente, con sali di cadmio”.

Erano stati i colleghi ed i familiari di Kivelidi a sospettare l’utilizzo dei sali di cadmio, ma gli esami condotti dopo la morte del banchiere e della sua segretaria non avevano rilevato nei corpi alcun veleno o sostanza potente conosciuta. Vennero poi smentite anche le informazioni riguardanti i sali di cadmio. E persino il Bureau of Forensic Medical Examination del Dipartimento della Salute di Mosca “non era riuscito a stabilire” quale fosse stata la causa del decesso di Ismailova, che era stata avvelenata per sbaglio.

La segretaria di Kivelidi, Zara Ismailova, fu avvelenata per errore. Perse anche lei la vita. Foto dal fascicolo del procedimento.

Ciononostante, nell’agosto del 1995 i sospetti dei familiari e dei colleghi di Kivelidi erano stati sufficienti per consentire l’avvio di un procedimento penale. Ma molto è cambiato da allora: nell’agosto del 2020, a nulla valsero le pressioni dei familiari e dei colleghi di Naval’nyj sulle forze dell’ordine russe e la richiesta di avviare un procedimento penale venne rifiutata.

Persino la misteriosa morte di un politico in Russia, già tempo fa, non era stata ritenuta motivo sufficiente per avviare un procedimento penale. Nell’estate del 2003, il deputato della Duma di Stato e vicedirettore capo della Novaja Gazeta Yuri Ščekočihin, che non aveva mai sofferto di allergie, morì di una sindrome allergica improvvisa e rara. Poiché Ščekočihin aveva già ricevuto minacce per la sua attività professionale, non furono solo i suoi familiari a tentare di avviare subito un procedimento penale, ma anche il Presidente del Comitato per la sicurezza della Duma di Stato, il partito Jabloko e Novaja Gazeta. Eppure l’avvio del processo penale fu negato per ben tre volte. Fu avviato poi cinque anni dopo la morte del giornalista, un’azione del tutto inutile: la sostanza che aveva potuto causare una tale reazione nell’organismo non venne mai trovata.

L’avvio della procedura penale volta a chiarire le cause dell’improvvisa morte del deputato della Duma di Stato e capo del dipartimento investigativo della Novaja Gazeta Yuri Ščekočihin fu rifiutato per bene tre volte. I sintomi precedenti alla sua morte non possono essere spiegati da nient’altro che avvelenamento. Foto d’archivio di Novaja Gazeta.
L’OPINIONE DELL’ESPERTO

Pavel Zaycev, ex investigatore senior per casi particolarmente importanti della commissione investigativa del Ministero degli affari interni: “Se fossi un investigatore, considerata l’enorme risonanza popolare che ha avuto la situazione di Aleksej Naval’nyj, avrei aperto un procedimento penale per avvelenamento con una sostanza sconosciuta in circostanze sconosciute. Per fare una cosa del genere, non è necessario aspettare che venga rilevata la sostanza. Nell’ambito di una procedura penale e di un’azione penale vi sono maggiori strumenti e maggiori possibilità, rispetto ai controlli di routine: vengono condotti interrogatori, perquisizioni, esami; senza contare che le indagini legali internazionali nel quadro di un procedimento penale sembrano essere svolte in maniera più seria.”

L’ex investigatore per casi particolarmente importanti Pavel Zaitsev, nella redazione di Novaja Gazeta. Foto d’archivio.
Il veleno nell’organismo

I medici russi hanno ripetutamente sostenuto di non aver trovato alcuna traccia di veleno nel corpo di Naval’nyj.

  • “Nel momento in cui Aleksej Naval’nyj lasciava il territorio russo in aereo, il suo corpo non conteneva alcun tipo di sostanze tossiche,” ha dichiarato Sergej Naryškin, direttore del Servizio di intelligence internazionale russo.
  • “Prima che il paziente fosse portato a Berlino, nel nostro Paese è stato eseguito un intero set di analisi, in conformità con tutti gli standard internazionali, dai quali non sono risultate sostanze tossiche,” ha ribadito l’addetto stampa del Presidente, Dmitrij Peskov.
  • “[I medici di Omsk] hanno chiaramente dichiarato di non aver trovato alcuna traccia di agenti di guerra chimica,” ha assicurato il ministro degli Esteri Sergej Lavrov.
  • E Anatolij Kaliničenko, vice capo medico dell’ospedale di emergenza n. 1 di Omsk, la prima persona in assoluto ad aver detto che non era stato trovato alcun veleno nel corpo di Naval’nyj, il giorno successivo al suo ricovero in ospedale, aveva però notato con cautela che l’iniziale “diagnosi di avvelenamento probabilmente resterà sempre un chiodo fisso, ma noi non crediamo che il paziente abbia subito un avvelenamento.”

Tutte affermazioni molto sorprendenti.

Come dimostra il fascicolo del procedimento Kivelidi, rilevare nell’organismo la presenza di un agente del gruppo Novičok non è così semplice. Nel procedimento per l’omicidio di Kivelidi e della sua segretaria, non erano stati solo i medici dell’Ospedale Clinico Centrale del Dipartimento del Presidente della Federazione Russa e dell’Ospedale Clinico n. 1 di Mosca a non rilevare alcun veleno noto, ma anche gli esperti forensi.

L’ambulanza che aveva prelevato Kivelidi del suo ufficio aveva riferito che il banchiere “aveva vissuto un evento traumatico sul lavoro” (ha avuto un incontro di lavoro emotivo), dopo il quale si era sentito male, aveva perso conoscenza ed era di lì a poco entrato in coma. La “diagnosi presunta” riportata nei verbali degli interrogatori dei tre medici del team di terapia intensiva è di “incidente cerebrovascolare acuto.”

Il medico della terapia intensiva descrive le condizioni di Kivelidi quando è stato trovato privo di sensi nel suo studio. Foto dal fascicolo del procedimento.

Il giorno seguente venne ricoverata, con sintomi analoghi, anche la segretaria Zara Ismailova, che lavorava in quello stesso ufficio. Secondo la trascrizione dell’interrogatorio al paramedico dell’ambulanza, la paziente “era incosciente, gemeva”, ed era poi anche lei caduta in coma. Il paramedico aveva dunque diagnosticato lo stato epilettico. Nemmeno un giorno dopo era morta. E poi era morto anche Kivelidi.

Il medico legale descrive le condizioni di Zara Ismailova.

Due studi chimici forensi dell’ufficio di medicina legale della città di Mosca non erano riusciti a rilevare nel sangue e negli organi del banchiere sostanze potenti e tossiche, così come metalli pesanti. Un anno dopo l’avvio del procedimento penale, il 25 settembre 1996, l’investigatore per casi particolarmente importanti della procura di Mosca era stato costretto ad affermare che “l’esame forense effettuato non è riuscito a stabilire la causa della morte di Ismailova.” (Non si esclude che la segretaria di Kivelidi, essendo stata avvelenata per sbaglio, abbia ricevuto una dose inferiore di veleno.)

Gli esperti forensi sono potuti giungere alla supposizione che il corpo di Kivelidi fosse affetto da una “sostanza sconosciuta” solo indirettamente. Secondo il fascicolo del procedimento, il primo nonché principale indicatore in tal senso è stato “una diminuzione del livello di colinesterasi nel sangue,” un enzima vitale che è coinvolto nella trasmissione degli impulsi nervosi. “In assenza di colinesterasi libera nel corpo, si verifica una paralisi quasi completa di tutte le funzioni vitali di base,” hanno osservato gli esperti forensi nelle loro conclusioni.

Per determinare le cause della morte di Kivelidi, gli esperti forensi coinvolsero un’intera commissione di chimici altamente professionisti dei migliori istituti scientifici del Paese. Questa la conclusione degli esperti: Kivelidi è stato avvelenato con un “veleno sconosciuto,” la cui azione ha portato ad una forte diminuzione del livello di colinesterasi nel sangue. Foto dal fascicolo del procedimento.
L’OPINIONE DELL’ESPERTO

Leonid Rink, uno degli sviluppatori del sistema Novičok:

“Penso che il Novičok stesso, ovviamente, possa essere rilevato solo per un periodo estremamente breve […]. Inoltre, non bisogna dimenticare che ne basta davvero poco, il che rende impossibile trovarne le tracce.”

(In risposta alla domanda di RIA Novosti sulle tempistiche dell’espulsione del Novičok dal corpo e sulla sua rilevazione nel sangue e nei fluidi biologici).

La colinesterasi

Sul basso livello di colinesterasi di Aleksej Naval’nyj è stata posta particolare enfasi da parte dei medici tedeschi al momento di trasportare il paziente, in coma, all’ospedale universitario della Charité, a Berlino.

Sono stati i familiari di Naval’nyj ad insistere per il trasferimento in Germania. I leader dei Paesi europei ne hanno poi parlato con Vladimir Putin, e di conseguenza, i funzionari medici di Omsk, che poche ore prima avevano dichiarato la “non trasportabilità” del paziente, hanno cambiato idea. Dopo aver esaminato il politico dell’opposizione, lo Charité ha pubblicamente dichiarato che “i dati clinici indicano che Naval’nyj è stato avvelenato con una sostanza del gruppo degli inibitori della colinesterasi. […] L’effetto del veleno, cioè l’inibizione della colinesterasi nell’organismo, è stato confermato da numerosi test, svolti in laboratori indipendenti.”

L’addetto stampa del Cremlino, Dmitrij Peskov, ha subito rilasciato una dichiarazione affermando che era stato registrato un basso livello di colinesterasi nel paziente nelle prime ore del ricovero a Omsk, sebbene i primi ad aver dichiarato pubblicamente ed in maniera ufficiale una diminuzione della colinesterasi in Naval’nyj fossero stati i medici tedeschi in Russia. I medici russi non hanno parlato che di livelli glicemici e di disturbi metabolici.

Questa l’indignata dichiarazione dell’addetto stampa di Putin: “È importante scoprire cosa abbia causato la diminuzione della colinesterasi. Né i nostri medici né i medici tedeschi sono riusciti a stabilirlo. Le analisi non sono riuscite a rilevare alcuna sostanza, e non capiamo perché i nostri colleghi tedeschi abbiano tanta fretta di usare la parola “avvelenamento.” Questa versione è stata tra le prime ad essere considerata dai nostri medici, ma la sostanza non è stata ancora identificata.”

Il politico Aleksej Naval’nyj, che ha improvvisamente perso conoscenza sull’aereo, viene ricoverato d’urgenza. Foto: Reuters.

L’indignazione del portavoce del Cremlino è servita a ben poco. Nei documenti relativi al caso dell’omicidio di Ivan Kivelidi, l’avvelenamento è stato evidenziato da “una forte diminuzione del livello di colinesterasi nel sangue,” “un’improvvisa perdita di coscienza che si è poi evoluta in un coma cerebrale” e una serie di altri segnali. Stando all’esame tossicologico forense, “una conferma convincente della natura anticolinesterasica dell’avvelenamento di Kivelidi è stato un esame biochimico del sangue […], che ha mostrato una forte diminuzione dell’attività della colinesterasi.”

Nel fascicolo del procedimento, sono stati inoltre menzionati come segni esterni dell’avvelenamento del banchiere e della sua segretaria:

  • pallore,
  • mani fredde,
  • sudore freddo e umido,
  • tremolio degli occhi,
  • gemiti durante la perdita di coscienza, convulsioni.
  • La persona è in preda alla paura e alla sensazione di morire,
  • fa discorsi sconnessi,
  • non riconosce più gli altri,
  • soffoca.

Ciò è riportato nei verbali degli interrogatori ai testimoni del caso, così come nell’atto di accusa e nell’esame tossicologico forense. Rispondendo alle domande di Važnye Istorii, Aleksej Naval’nyj ha dichiarato cosa ha provato esattamente mentre si sentiva male sull’aereo. Almeno dieci delle sensazioni e delle reazioni da lui menzionate, elencate sopra, coincidono esattamente con i sintomi provati da Kivelidi e dalla sua segretaria dopo essere stati avvelenati.

La bottiglia

Alla notizia che Aleksej Naval’nyj era caduto in coma durante il viaggio in aereo e sospettando che qualcosa non andasse, i suoi colleghi avevano, quello stesso giorno, contattato un avvocato e avevano iniziato, in sua presenza, a raccogliere oggetti dalla sua stanza allo Xander Hotel di Tomsk, dove il politico aveva alloggiato fino alla mattina. Tra le cose, hanno anche preso una bottiglia d’acqua di plastica, che il politico aveva toccato.

I familiari di Naval’nyj hanno consegnato la bottiglia, insieme agli altri oggetti prelevati, ai medici della clinica berlinese Charité, che ha poi affidato il test ad un laboratorio di guerra tedesco. Il test ha rilevato la presenza di gocce di una sostanza appartenente alla famiglia Novičok sulla bottiglia. Lo stesso Aleksej Naval’nyj, durante l’intervista con Juri Dud ha raccontato di aver toccato la bottiglia, pare, immediatamente dopo aver toccato un’altra superfice sulla quale si trovava il veleno.

“Ho quasi paura a parlare di questa bottiglia, perché è una grandissima idiozia,” ha detto nell’intervista a RIA Novosti l’esperto del Comitato per la Difesa della Duma di Stato Leonid Rink, uno dei creatori del sistema Novičok. Rink è un ex dipendente di GosNIIOKhT, l’istituto dove sono stati sintetizzati i veleni del gruppo Novičok.

Prima di diventare un esperto della Duma di Stato, nonché uno dei principali critici della versione dell’avvelenamento di Naval’nyj, negli anni ’90 Rink è stato citato in un procedimento penale segreto sulla vendita di una sostanza velenosa.

Leonid Rink. Frame da un video.

L’inchiesta aveva suggerito che la sostanza avrebbe potuto essere stata usata per l’omicidio di Kivelidi. E sebbene Rink abbia fornito una testimonianza dettagliata su come aveva venduto o semplicemente trasferito il veleno a diverse persone, il procedimento penale contro di lui è stato archiviato e nel procedimento Kivelidi ha avuto il ruolo di testimone. Successivamente, in un’intervista a The Bell, Rink aveva affermato di aver venduto veleno per roditori e di aver partecipato ad acquisti di prova organizzati dai servizi segreti.

Risoluzione sull’estensione delle indagini preliminari per il procedimento dell’omicidio Kivelidi, dove, tra l’altro, il traffico “illecito” di agenti di guerra chimica di Leonid Rink “con persone di nazionalità cecena” è indicato come fatto certo. Il documento è stato firmato dal capo del Dipartimento di Investigazione su Banditismo e Omicidi e sostenuto dal sostituto procuratore di Mosca, 2000.

Dal fascicolo sul procedimento Kivelidi risulta chiaro perché sulla bottiglia di plastica toccata da Naval’nyj siano rimaste piccole tracce del veleno. Dagli esami effettuati era risultato che la consistenza della sostanza velenosa è paragonabile all’acqua o un po’ più viscosa, e che il veleno penetra nella plastica, ma che non passa, ad esempio, attraverso la gomma. È proprio per questo che sulla cornetta del telefono nell’ufficio del banchiere erano rimaste delle gocce di veleno, perché il veleno non ha fatto in tempo a decomporsi completamente e scomparire.

DAL FASCICOLO DEL PROCEDIMENTO

Questa la testimonianza di Leonid Rink, ex dipendente del GosNIIOKhT e dell’Istituto statale di tecnologia di sintesi organica (GITOS – un’impresa di sicurezza speciale a Šihany), al procedimento dell’omicidio del banchiere Kivelidi: “C’era gente che aveva bisogno di una sostanza per un pareggiamento di conti nei circoli della malavita, quindi hanno scoperto chi sono i miei familiari, dove vivono, […] dovevo liberarmene. All’inizio gli ho dato qualcosa di semplice, pensavo che sarebbe bastato, poi però le cose si sono fatte più serie. Io ho tenuto una fiala come campione.”

La testimonianza di Rink dal fascicolo del procedimento:

Testimonianza di Leonid Rink dal procedimento penale, nella quale afferma di aver venduto a terzi un agente di guerra chimica, la cui composizione è “nota ad una ristretta cerchia di specialisti” e “costituisce un segreto di stato.”

“La sostanza di cui mi preparavo ad entrare in possesso è nota alla scienza, è stata più volte sintetizzata dagli specialisti dell’Istituto [GosNIIOKhT] […]. Costituisce un segreto di stato. La sostanza differisce da […] una sostanza di guerra per quanto concerne la formula chimica, ma in termini di tossicità è paragonabile a Vx. La sostanza è nota a una ristretta cerchia di specialisti […]. Mi pare fosse circa un grammo di sostanza, che abbiamo poi diviso in fiale da circa 0,25 grammi l’una […]. Io poi ho portato le fiale a casa mia e le ho messe in garage […]. Nel consegnarla all’altra persona, l’ho naturalmente istruita sulle misure di sicurezza necessarie durante la manipolazione di questa sostanza. Ho […] spiegato che la sostanza agisce quando applicata sulla pelle umana e quando la sostanza viene assunta con il cibo. Ho […] spiegato che i segni di morte sarebbero stati simili a quelli rilevati in procedimento di malattie cardiache e che la dose della sostanza contenuta in una fiala era sufficiente per l’avvelenamento fatale di una persona.”

“Chiarimento di uno specialista [un chimico esperto, un impiegato di spicco del GosNIIOKhT, coinvolto nell’interrogatorio]: per la morte di una persona di circa 80-90 kg, quando esposta attraverso la pelle, è necessaria cento volte meno sostanza di quella sigillata in una fiala, stando alla testimonianza di Rink.”

Nel frattempo, i colleghi di Naval’nyj agivano come avrebbero dovuto fare le forze dell’ordine russe. E come avevano agito gli investigatori nel procedimento Kivelidi nel 1995.

Tre giorni dopo che il banchiere era caduto improvvisamente in coma, nel suo ufficio della Rosbusinessbank in via Mytnaja, con la partecipazione del dipartimento di medicina legale della direzione centrale degli affari interni di Mosca, si iniziarono a prelevare campioni (quella che in Russia viene detta “pulizia”) dalle superfici degli oggetti per determinare se vi fossero tracce di sostanze tossiche. Furono prelevati campioni dal desktop, dai telefoni e dagli effetti personali.

Dopo che gli esami medici forensi avevano mostrato una diminuzione del livello di colinesterasi nel banchiere e nella sua segretaria, ci si è resi conto che da qualche parte sulle superfici che avevano toccato, nell’acqua o nel cibo, doveva esserci una sostanza che sopprime la colinesterasi, ovvero il suo inibitore.

Entro pochi giorni fu prelevata qualsiasi cosa dall’ufficio di Kivelidi e dai locali vicini: dai piatti agli stracci per il pavimento, a campioni dei prodotti alimentari, medicinali, polvere sui mobili e persino campioni d’aria. I campioni furono inviati per la ricerca a cinque importanti istituzioni esperte (l’Accademia militare di protezione chimica, il Laboratorio forense dell’FSB, il Centro Forense del Ministero degli Affari Interni, il Laboratorio di ecotossicologia dell’Istituto di ecologia ed evoluzione dell’Accademia delle scienze russa e l’Istituto statale di ricerca di chimica e tecnologia organica). E il Centro di Mosca per la sorveglianza sanitaria ed epidemiologica studiò la dannosità dei materiali decorativi e dei mobili presenti nell’ufficio del banchiere.

Estratto delle conclusioni redatte tramite gli esami dell’Istituto di ecologia ed evoluzione dell’Accademia delle scienze russa Severcov.

Tracce di una sostanza organofosforica contenente azoto, che in teoria avere potuto avere un potente effetto anticolinesterasico, erano state trovate su un ricevitore telefonico nell’ufficio di Kivelidi. Ma era stato estremamente difficile darne una definizione esatta, poiché non era stato possibile reperire i dati su tali sostanze da nessuna parte.

Materiale degli esami. Cornetta del telefono dall’ufficio di Kivelidi con la macchia della sostanza velenosa.
L’identificazione della sostanza

Perché, nel procedimento di Naval’nyj, i funzionari russi continuano a sottolineare che in Russia non è stata identificata nessuna sostanza tossica? I documenti contenuti nell’indagine penale sull’omicidio Kivelidi mostrano che anche in un procedimento politicamente neutrale, su cui si è indagato molti anni fa, con il relativo interesse dello Stato, le principali istituzioni di esperti russi non sono state in grado di stabilire con precisione quale veleno fosse stato utilizzato.

Questa la conclusione dell’esperto del Centro forense del Ministero degli affari interni: “Non è possibile determinare le proprietà fisiche e chimiche della sostanza identificata a causa della sua quantità estremamente ridotta. Non esistono in letteratura dati sulle proprietà fisiche e chimiche di tali composti. […] La sostanza con la presunta struttura non è inclusa nell’elenco delle sostanze velenose e potenti […].”

Gli esami forensi dell’Istituto di ecologia ed evoluzione dell’Accademia delle scienze russa, nonché del Centro forense del Ministero degli affari interni, hanno indicato la presunta formula della sostanza presente sulla cornetta di Kivelidi. Ma in seguito i colleghi esperti del GosNIIOKhT avevano criticato questa formula, affermando che una tale sostanza non poteva essere altamente tossica, “in base all’esperienza con classi di composti uguali e simili.”

Un estratto delle conclusioni degli esperti del Centro forense del Ministero degli affari interni con una formula errata della sostanza e la spiegazione che è difficile determinarla, perché non esistono dati al riguardo nella letteratura scientifica.

Anche l’Accademia militare di protezione chimica aveva trovato tracce di “una potente sostanza velenosa con una spiccata attività anticolinesterasica.” Ma non era stata capace di determinare quale fosse questa sostanza esattamente. Non esistevano informazioni su una sostanza tale “nella letteratura di riferimento e nei database esistenti, e quindi non [era stato] possibile trarre conclusioni sull’origine di questa sostanza”. L’accademia militare aveva persino cercato di sintetizzare un analogo della sostanza identificata, ma quando l’analogo era stato testato su un cavallo e su dei conigli, non era stata rilevata un’elevata attività anticolinesterasica (gli animali non erano stati maltrattati).

Gli esami dell’Istituto statale di ricerca di chimica e tecnologia organica (GosNIIOKhT), dove, appunto, è stato sviluppato il sistema Novičok, si erano rivelati essere i più completi. Uno di loro aveva mostrato che sulla cornetta del telefono c’erano “tracce di una sostanza velenosa che, giudicando dalla natura della lesione e dell’azione anticolinesterasica, appartiene a composti fluoro-organofosforici persistenti altamente tossici con una componente di riassorbimento cutaneo pronunciata [che penetrano nel corpo al tatto], a livello di un agente di guerra chimica di tipo Vx.” (In termini di efficacia – sorprendente – il sistema Novičok fu il passo successivo dopo il Vx, che era stato sviluppato in Gran Bretagna e poi venduto negli USA.) L’esame del GosNIIOKhT differiva da tutti i precedenti proprio in quanto, grazie all’impiego di un particolare metodo, rivelava la presenza di fluoro nella sostanza velenosa usata nell’omicidio di Kivelidi.

Un estratto delle conclusioni dell’esame GosNIIOKhT sulla cornetta del telefono dell’ufficio di Ivan Kivelidi. Dal fascicolo del procedimento.

Ma neanche il GosNIIOKhT era stato capace di dare un nome alla formula finale. Di conseguenza, nei materiali del procedimento, il veleno risultava come “sostanza velenosa sconosciuta,” “una sostanza velenosa con un potente effetto anticolinesterasico a livello di agenti di guerra chimica di tipo Vx” o semplicemente come “sostanza di tipo Vx.” La scelta linguistica ha addirittura dell’assurdo, perché l’agente di guerra britannico-americano Vx non contiene fluoro. Come confermato a Novaja Gazeta da due esperti di veleni di guerra che hanno lavorato in passato con questo sistema velenoso, l’agente conteneva sostanze del gruppo Novičok.

Non è difficile comprendere per quale motivo nessuno, nell’ambito del procedimento penale, avesse nominato una sostanza tossica specifica. Un chimico esperto, uno dei principali impiegati del GosNIIOKhT, convocato per l’interrogatorio in qualità di specialista, nella sua testimonianza per il procedimento dell’omicidio Kivelidi aveva affermato che “le proprietà di questa sostanza costituiscono un segreto di stato.”

Il fatto che la sostanza “[costituisse] un segreto di stato” era stato confermato durante l’interrogatorio dallo stesso Leonid Rink, contro il quale era stata prima avviata e poi chiusa una causa penale “top secret” sulla vendita di una sostanza velenosa. Ora Rink è passato a dichiarare alle agenzie di stampa statali che “il procedimento Naval’nyj è una provocazione dell’Occidente.”

L’OPINIONE DELL’ESPERTO

Una persona dell’entourage dell’uomo d’affari Vladimir Gusinsky ha raccontato a Važnye Istorii  che Gusinsky, un amico di Ivan Kivelidi, negli anni ’90 aveva chiesto al presidente Boris Eltsin di occuparsi personalmente del procedimento. Ciò accadde dopo che gli investigatori erano giunti ad un punto morto nelle indagini sull’origine e il percorso della sostanza velenosa segreta. Secondo quanto ricorda il conoscente di Gusinsky, tale richiesta sorprese molto Eltsin, poiché il suo atteggiamento nei confronti dell’oligarca in quel momento era ostile. Assunse però il controllo della situazione, e dove prima c’era un muro, l’indagine aveva ora qualche opportunità di progredire. Entro certi limiti, s’intende. Negli anni ’90, lo stato non poteva certo ammettere di aver perso il controllo su una potente sostanza velenosa top secret e rischiare così di causare un grave scandalo internazionale.

Aleksej Naval’nyj nella clinica tedesca Charité, poco dopo aver ripreso conoscenza. Foto dall’archivio personale.
Contrazione delle pupille e periodo d’azione

“Se Naval’nyj fosse davvero stato vittima di avvelenamento da Novičok […], non sarebbe dovuto nemmeno arrivare a salire su quell’aereo,” sostiene Leonid Rink nell’intervista a RIA Novosti. “Intercorrono solo pochi minuti dall’assunzione del veleno alla comparsa dei primi sintomi, e 10 minuti alla morte,” ha spiegato all’agenzia di stampa statale.

Nel fascicolo del procedimento penale sull’avvelenamento di Kivelidi, in cui Rink è apparso come testimone, si parla del tempo d’azione della sostanza velenosa nel caso di assunzione attraverso il contatto con la pelle. L’esame tossicologico forense ha mostrato che “quando assunto attraverso la pelle, il periodo di azione latente osservato va solitamente dai 90 minuti alle 5 ore.”

Conclusioni della commissione di esperti dopo l’esame forense per l’omicidio di Ivan Kivelidi, nelle quali è indicato il tempo di esposizione delle vittime alla sostanza. Foto dal fascicolo del procedimento.

“Ragazzi, dov’è la miosi (costrizione pupillare)? […] Prendiamo le situazioni con gli Skripal e con Naval’nyj […]. La versione [dell’avvelenamento] con il fosforo (organofosfato) non funziona, perché nessuno di loro era affetto da miosi…,” ha assicurato Rink al corrispondente della RIA Novosti.

Per rispondere alla domanda di Rink, non serve andare a guardare il fascicolo del procedimento.

CITAZIONE

Dal manuale Terapia militare sul campo (pubblicato sotto gli auspici della Direzione medica militare principale del Ministero della difesa russo): “Quando le sostanze organofosforiche entrano attraverso la pelle […] i sintomi di avvelenamento generale compaiono dopo un periodo di latenza da alcuni minuti a diverse ore. La miosi, anche con lesioni gravi, può essere assente o svilupparsi in ritardo, le convulsioni sono meno pronunciate […].”

Pancreatite e glicemia
Il capo tossicologo del Distretto Federale Siberiano e della Regione di Omsk, Alexander Sabaev, commenta lo stato di Aleksej Naval’nyj. Foto: Evgenij Sofijčuk / TASS

All’inizio di ottobre, il capo tossicologo del Distretto Federale Siberiano e della Regione di Omsk, Aleksander Sabaev, in un’intervista con RIA Novosti, aveva dichiarato che la diagnosi di Aleksej Naval’nyj era “un’anomalia nel metabolismo dei carboidrati, e [che] la versione principale era quella della disfunzione pancreatica, che ha provocato forti fluttuazioni della glicemia, da molto basse a molto alte.”

“Nelle prime 12 ore c’è stata una tale tempesta glicemica, il livello degli zuccheri era alto, da 10 a 20 (N.d.T. secondo il sistema russo, nelle persone non affette da diabete, il livello glicemico medio è di 3,3-5,5), e non ha risposto alla correzione con la terapia insulinica,” ha detto Sabaev, riservandosi anche di dire che Naval’nyj non era affetto da “evidenti malattie croniche trascurate.”

Sabaev aveva anche detto che la crisi era avvenuta nella notte tra il 20 e il 21 agosto, quando “il livello di lattato nel sangue era salito a livelli critici.” “In quel momento, ci aspettavamo una sindrome da insufficienza multiorgano, che avrebbe portato alla morte del paziente,” aveva precisato Sabaev.

Ma la spiegazione del coma prolungato provocato da “ipoglicemia” (una diminuzione della concentrazione di glucosio nel sangue), di cui hanno parlato inizialmente i medici di Omsk, non regge alle critiche:

  • Lo ha detto a Forbes l’endocrinologa Olga Demičeva, membro dell’Associazione europea per lo studio del diabete. “L’introduzione di farmaci che aumentano il livello di zuccheri risolverebbe rapidamente il problema e in pochi minuti la persona sarebbe già cosciente,” ha spiegato. Inoltre, Naval’nyj non soffriva di diabete.
  • Il medico curante di Naval’nyj, Jaroslav Ašihmin, ha detto a Važnye Istorii che Naval’nyj, che si sottoponeva a regolari visite mediche, non soffriva di problemi di salute che potessero portare al coma. Lo ha poi anche confermato l’addetto stampa del politico Kira Jarmyš.
  • Mikhail Fremderman, un rianimatore israeliano, in un commento per la BBC, ha osservato che, a giudicare dalle dichiarazioni dei medici di Omsk, “Naval’nyj è stato trattato come un paziente caduto in un coma della genesi poco chiara” e che “i medici russi hanno tentato di raggiungere una vera diagnosi, sempre senza successo.” Fremderman ha inoltre osservato che l’acidosi lattica di cui parlano i medici di Omsk si verifica sia per un’esacerbazione di disturbi metabolici cronici nei diabetici che con l’avvelenamento, e “l’unica ragione [per la comparsa di questi sintomi in Naval’nyj, che non è diabetico] è l’avvelenamento.”

Non è del tutto chiaro cosa volesse dimostrare Sabaev, rivelando le cifre del lattato e parlando dei picchi glicemici nel sangue di Alexei Naval’nyj.

I materiali del procedimento penale dell’omicidio di Kivelidi mostrano che quando il banchiere era stato ricoverato in ospedale dopo essere stato avvelenato con una “sostanza sconosciuta” si sono verificati, in particolare, anche sbalzi significativi nei suoi livelli glicemici (da 5 a 26). Ed era stato proprio l’avvelenamento a causare i disordini metabolici e la sindrome da insufficienza multiorgano.

In altre parole, quando il tossicologo Sabaev descrive gli sbalzi glicemici di Naval’nyj, non fa altro che descrivere una delle reazioni che Kivelidi aveva avuto dopo essere stato avvelenato con una sostanza del gruppo Novičok.

È importante notare che l’agente tossico organofosfato agisce in un modo particolare. Se la dose era trascurabile e la persona è sopravvissuta, l’effetto a lungo termine potrebbe non assomigliare affatto all’avvelenamento. E più passa il tempo, meno possibilità ci sono di dimostrare l’avvelenamento da organofosfati.

Ciò era stato rilevato durante l’interrogatorio condotto per il caso di avvelenamento di Kivelidi da Viktor Šulga, un tossicologo con quarant’anni di esperienza, a quel tempo, capo del laboratorio dell’Istituto statale di chimica e tecnologia organica (in una delle sedi di questo istituto è stato sviluppato il sistema Novičok). Sotto giuramento, il tossicologo aveva spiegato che nel tempo, i danni provocati da una sostanza da guerra tossica organofosfata “possono essere attribuiti in egual misura a cambiamenti legati all’età, a eventuali malattie, ecc.”

Il Ministero degli affari interni, il Comitato investigativo, il Ministero della salute e l’Ospedale di emergenza n. 1 della città di Omsk hanno declinato di rispondere alle nostre domande in merito a ciò che è successo a Naval’nyj.

In risposta alle domande di Novaja Gazeta e Važnye Istorii su quale sia la ragione dei casi di inspiegabile deterioramento della salute e di omicidio dei membri dell’opposizione in Russia e se il Presidente russo si senta o meno responsabile di ciò che accade ai leader dell’opposizione e ai suoi critici, l’addetto stampa del Presidente, Dmitrij Peskov, ha detto che non vuole rendersi complice “con i tentativi di generalizzare il deterioramento della salute e le uccisioni di leader dell’opposizione.” “Ogni procedimento dovrebbe essere trattato in maniera a sé stante, che è ciò che accade,” ha concluso.

Questo materiale è stato pubblicato su Novaja Gazeta in collaborazione con Važnye Istorii.

COMMENTO UFFICIALE

Foto: RIA Novosti

Dmitrij Peskov, addetto stampa del Presidente russo, ha dichiarato a Novaja Gazeta che “per avviare un procedimento penale, è necessario che vengano compiute azioni illegali o minacce di morte da parte di terzi,” assicurando che il Cremlino “è interessato a scoprire le cause della malattia o altri fattori che hanno portato alle attuali condizioni del paziente.”

“Attualmente, il quadro clinico presentato da medici russi e da medici tedeschi è lo stesso, con l’unica differenza che i colleghi tedeschi usano la parola avvelenamento, pur non essendo riusciti ad identificare la sostanza velenosa. I nostri medici hanno preso in considerazione questa versione, ma allo stesso tempo hanno notato che questa non è che una delle tante versioni, non comprovata,” insiste l’addetto stampa del Presidente.

“Il tema del possibile trasferimento [di Naval’nyj] in Germania per le cure è stato realmente sollevato solo durante la conversazione telefonica tra Putin, la cancelliera tedesca Merkel e il presidente della Finlandia Niiniste,” ha aggiunto Peskov, insistendo che “la decisione di trasferire il paziente dall’ospedale di Omsk per il trattamento all’estero non è stata presa dal Presidente russo, ma dai medici curanti.”

Fonte: Novaja Gazeta, 19/10/2020 – di Roman Šlejnov, Traduzione di Elena Vaccaro

Elena Vaccaro

Laureata in Mediazione Linguistica. Il russo è stato una forza che ho sentito tirarmi molti anni fa, ma che ho ignorato: pensavo che l’attrattiva sarebbe presto scomparsa. Dopo nove anni, immensi giri, e la certezza che il desiderio di studiare russo mi avrebbe perseguitata per sempre, ho finalmente ceduto e mi sono trasferita in Russia. Ora che l'ho lasciata, la nostalgia si fa sentire. Tradurre per RIT è per me un modo per colmare la distanza che mi separa da questo Paese così affascinante e così mal rappresentato.