Boris Kustodiev

Boris Kustodiev ebbe la fortuna di essere un allievo dello stesso Il’ja Repin, ma rifiutò i canoni seguiti dal suo maestro e iniziò a cercare la propria strada artistica. Lungo questo percorso Kustodiev affrontò parecchie sfide che la vita gli presentò: dall’avversione del pubblico per la sua opera a una grave malattia. Ma anche nei momenti difficili, costretto su una sedia a rotelle, continuò a dipingere.

L’infanzia ad Astrachan
Boris Kustodiev. Autoritratto. 1912. Gallerie degli Uffizi, Firenze, Italia.

Boris Kustodiev nacque il 7 marzo 1878 ad Astrachan. Il padre, insegnante in un seminario teologico, morì quando il bambino aveva poco più di un anno. La madre rimase vedova all’età di 25 anni e a lei toccò occuparsi dei quattro figli. Boris studiò prima in una scuola parrocchiale e, in seguito, al ginnasio. Quando aveva 9 anni arrivò in città la mostra degli artisti itineranti chiamati chudožniki-peredvižniki

Boris Kustodiev. Autoritratto (A caccia), 1905. Museo di Stato Russo, San Pietroburgo

Il bambino rimase così colpito dalla pittura che decise fermamente di imparare a disegnare con la stessa abilità. Per questo, la madre racimolò i soldi in modo che Boris potesse prendere lezioni dal famoso artista Pavel Vlasov. Quest’ultimo disse al suo allievo: “Imparare ‘un po’ ‘a disegnare significa non imparare niente. L’arte richiede una vita intera. Se non conosci l’anatomia umana allora non provare a dipingere un nudo, lei non te lo lascerà fare. Repin ebbe a dire: “Educa il tuo occhio ancor più della tua mano”».

Boris Kustodiev. Autoritratto. 1910. Museo Puškin delle belle arti, Mosca.

In una lettera alla sorella, scrisse:

Sono appena tornato [dalla lezione con, N.d.T] Vlasov e ora sono seduto a scriverti questa lettera. È ormai un mese intero che vado da lui e oggi ho già iniziato a ritrarre la testa. Prima ho disegnato ornati,  parti del corpo, e ora già comincio a disegnare la testa. Pochi giorni fa, ho dipinto dal vero due mele cotogne e due carote con gli acquerelli. Alla fine del lavoro sono rimasto stupito: le ho dipinte proprio io o l’ha fatto qualcun’altro?”

Lettera a E.M. Kustodiev, 19 novembre 1893

Uno studente promettente
Boris Kustodiev. Ritratto della moglie dell’artista. 1909. Museo dell’Arte di Odessa. Odessa, Ucraina.

Dopo essersi diplomato, nel 1896 Kustodiev partì per andare a studiare a Mosca ma non venne accettato alla scuola d’arte: Boris aveva già 18 anni ed era troppo vecchio. Così, si recò a Pietroburgo dove presentò i documenti alla Scuola superiore artistica dell’Accademia delle arti.

““Evviva! Evviva! Evviva! La virtù è stata punita, il vizio ha trionfato [1]! Sono stato preso! Sì! Oggi dopo dieci giorni di tormento finalmente ci hanno liberati. Alle tre hanno aperto i battenti e ci siamo riversati tutti nella sala dove si trovavano le nostre opere. Io ho trovato la mia, su cui avevano scritto col gesso “Idoneo”.

Boris Kustodiev. Dalla lettera alla madre e alla sorella, 14 ottobre 1896

Boris Kustodiev. In terrazza. 1906. Museo statale di Arte di Nižnij Novgorod. Nižnij Novgorod.

A scuola Kustodiev lavorò molto, dipinse dal vero, amava in particolare i ritratti. Il’ja Repin, l’insegnante di Boris che lui ammirava sin dall’infanzia, scrisse: “Nutro grandi speranze per Kustodiev. È un artista dotato, ama l’arte, è premuroso, serio; studia la natura con attenzione … ”

Nel 1901 Repin reclutò il suo miglior studente per lavorare a un dipinto enorme che gli era stato commissionato:  “Sessione cerimoniale del Consiglio di Stato”. 27 ritratti furono dipinti sugli schizzi di Kustodiev; sotto la guida di Repin l’aspirante pittore dipinse un terzo dell’intera tela.

Sessione cerimoniale del Consiglio di Stato del 7 maggio 1901 nel giorno del centenario dalla sua istituzione. 1903. Museo di Stato Russo, San Pietroburgo.

Nell’estate del 1900 Kustodiev si recò nel governorato di Kostroma per alcuni studi. Durante il viaggio l’artista conobbe Julia Prošinskaja, che sposò tre anni dopo. E nel novembre 1903, dopo essersi diplomato all’Accademia delle arti con una medaglia d’oro, Kustodiev partì assieme a sua moglie e alla figlia di tre mesi per un anno sabbatico: prima in Francia e poi in Spagna.

Alla ricerca della propria strada

 

Boris Kustodiev. La fiera. 1906. Galleria statale Tret’jakov, Mosca.

Di ritorno dal tour all’estero, Kustodiev acquistò un terreno vicino a Kinešma e si costruì una casa. Chiamava la sua dacia-bottega “Terem”. Fu in questo periodo che iniziò a cercare il proprio stile nella pittura. Voleva allontanarsi dal realismo di Repin, non imitare più il suo insegnante, dipingere non dal vero, bensì basandosi sul suo ideale di bellezza russa. Ammirava le feste popolari e le fiere, si ispirava ai lubok, le stampe popolari: “La fiera era tale che ne rimasi sbalordito. Oh, se avessi la capacità sovraumana di catturare tutto questo. Ho trascinato un uomo fuori dal bazar e ho dipinto davanti alla gente. Un’impresa dannatamente difficile! Come la prima volta. In 2-3 ore bisogna fare uno schizzo decente… sto dipingendo una donna accomodante – resterà almeno una settimana! Solo le guance e il naso arrossiscono”.

 

Boris Kustodiev. Una giornata di gelo. 1913. Museo di Stato d’Arte di Saratov intitolato a A. N. Radiščev, Saratov.

Nel 1904 Kustodiev divenne il fondatore della “Nuova Società degli Artisti”. Nel 1905 iniziò a dedicarsi alla grafica, lavorò come caratterista per le riviste “Župel”, “Adskaja počta”, “Iskry”. Illustrò “Il Cappotto” di Nikolaj Gogol pubblicato nel 1905. In quello stesso periodo Kustodiev iniziò a lavorare al Teatro Mariiniskij come assistente allo scenografo Golovin.

 

Boris Kustodiev. La festa contadina. 1914. Museo Statale Lettone di Arte, Riga, Lettonia.

Nel 1909 Kustodiev ricevette il titolo di Accademico di pittura. Ilja Repin, Archip Kuindži e Vasilij Mate presentarono la sua candidatura per la Collezione dell’Accademia delle Arti. Durante questo periodo, Kustodiev lavorò attivamente ai quadri dedicati alla vita provinciale russa: dipinse la serie de “La Fiera” e l’opera “La festa contadina”.

“Se c’è qualcuno che fa delle stramberie, quello è proprio Kustodiev”
Boris Kustodiev. Le mogli dei mercanti. 1912. Museo Nazionale di Arte Russa di Kiev, Kiev, Ucraina.

Nello stesso anno, il 1911, Kustodiev ebbe un dolore acuto al braccio che lo disturbò a lungo, ma i medici non potevano fare nulla. Quando gli attacchi divennero insopportabili l’artista andò in Svizzera per le cure, dove trascorse un anno nella clinica del dottor Rollier. E dopo l’operazione eseguita dal professore tedesco Hermann Oppenheim, i Kustodiev ritornarono in Russia.

Boris Kustodiev. La moglie del mercante. 1915. Museo di Stato Russo, San Pietroburgo.

L’artista lavorò molto: dipinse ritratti, schizzi tematici sulla vita del villaggio. “Le mogli dei mercanti”, “La bella”, “La moglie del mercante”, “La ragazza al Volga”; gli esperimenti di Kustodiev, il suo tentativo di creare un nuovo stile nella pittura di Pietroburgo non trovarono un riscontro positivo. I giornali scrissero:

“Se c’è qualcuno che fa delle stramberie, quello è proprio Kustodiev… Sembra che si stia gettando volutamente da una parte all’altra. O dipinge dei consueti ritratti di dame eseguiti bene, come quelli delle signore Notgaft o Bazilevskaja … o improvvisamente espone una qualsivoglia “bellezza” paffuta seduta su un baule a cassettoni con un bouquet… Un cattivo gusto ostentato e architettato”.

Fortunatamente a teatro fu apprezzato; erano molte, infatti, le commissioni che riceveva.  Nel 1914 creò non solo le decorazioni sceniche, ma anche i modelli di costumi per la “La morte di Pazuchin” al Teatro d’arte di Mosca. Allestì le piéce di Ostrovskij “In famiglia ci si arrangia”, “I lupi e le pecore”, “L’uragano”. Realizzava le scenografie con grande facilità e per questo lavorava rapidamente. L’artista conosceva bene Konstantin Stanislavskij e Vladimir Nemirovič–Dančenko, dipinse molti ritratti degli attori del Teatro d’arte di Mosca come Nikolaj Alexandrov, Ivan Moskvin e altri.

Boris Kustodiev. La Bella. 1915. Galleria Statale Tret’jakov, Mosca.
L’operazione e la rivoluzione
Boris Kustodiev. Ritratto di A. I. Anisimov. 1915. Museo di Stato Russo, San Pietroburgo.

Nel 1916 i dolori al braccio tornarono ad acuirsi, ma era ormai impossibile recarsi in Germania dal professor Oppenheim poiché era in corso la Prima Guerra Mondiale. Kustodiev affrontò un’operazione difficile a Pietroburgo; i medici giunsero alla conclusione che era necessario fare una scelta: o si sarebbe preservata la mobilità delle braccia o quella delle gambe. La moglie dell’artista dovette prendere una decisione difficile.

è già il tredicesimo giorno che giaccio immobile e mi sembra che siano passati non 13 giorni, bensì 13 anni da quando sono a letto. Ora sto riprendendo fiato, ma ho penato e sofferto molto. Sembrava persino che tutte le forze si fossero prosciugate e che non ci fosse più alcuna speranza. So che non è ancora tutto finito e che passeranno non settimane, ma lunghi mesi prima che mi senta almeno un po’ come un essere umano e non così, come qualcosa di vivo solo a metà”.

Dalla lettera a Lužsk, 18 marzo 1916

Boris Kustodiev. Maslenica. 1916. Museo di Stato Russo, San Pietroburgo.

Nonostante i divieti dei dottori, Kustodiev iniziò a lavorare subito dopo l’operazione. Costretto sulla sedia a rotelle, realizzò tutte le idee accumulate durante l’anno di fermo forzato. Nel 1916 dipinse “Maslenica” che riscontrò un grande apprezzamento da parte di Repin. Il quadro fu presentato alla mostra della società “Mir iskusstva” (trad. “Il Mondo dell’Arte”). In questo periodo Kustodiev dipinse molto più di quando era in perfetta salute. Nel 1915 completò il ritratto di Aleksandr Anisimov, mentre nel 1922 quello celebre di Fëdor Šaljapin. Kustodiev lavorò contemporaneamente sull’immagine del suo ideale di bellezza russo in “La Rus’ scomparsa”, sui manifesti di propaganda con il dipinto “Il Bolscevico” e con la copertina della rivista “Internazionale Comunista”.

Boris Kustodiev. Ritratto di F. I. Šaljapin. 1922. Museo di Stato Russo, San Pietroburgo.

Continuava a realizzare illustrazioni per i libri e iniziò a disegnare poster e calendari. Illustrò sia “Le fiabe di Puškin” sia le collezioni nello stile di “Lenin e i giovani leninisti”. Disegnò dei bozzetti per la decorazione di feste e manifestazioni rivoluzionarie. Continuò a collaborare con i teatri: negli anni 1918-1920 Kustodiev creò le scenografie per le opere “La fidanzata dello zar” per il Teatro dell’opera Bol’šoj della casa del Popolo, “Sneguročka” per il Bol’šoj Teatr, “Il potere del Male” per il Teatro Marininskij e altri. Nel 1925 al Teatro d’arte di Mosca andò in scena “La Pulce”, la cui scenografia fu realizzata da Kustodiev. Il regista Aleksej Dikij ricorda:

Mai ho avuto una comunanza di idee così completa, così stimolante con un artista come quando ho lavorato allo spettacolo “La Pulce”. Ho compreso appieno il significato di questa collaborazione quando sul palco erano presenti le luminose, folcloriche decorazioni sceniche di Kustodiev, sono comparse la scenografia e l’attrezzeria fatti secondo i suoi schizzi. L’artista ha guidato l’intera performance, è come se avesse assunto la parte principale nell’orchestra, suonando all’unisono con ubbidienza e sensibilità.”

La Venere russa
Boris Kustodiev. La Venere Russa. 1926. Museo Statale di Arte di Nižnij Novgorod, Nižnij Novgorod.

Un anno prima della sua morte Kustodiev completò il lavoro sul quadro “La Venere russa”. I medici gli permisero di lavorare solo per poche ore e, per questo, l’artista impiegò quasi un anno per terminare l’opera.

Boris Kustodiev. Il Bolscevico. 1920. Galleria Statale Tret’jakov, Mosca.

Nel febbraio 1927 Kustodiev fece appello al Commissariato del popolo per l’istruzione chiedendogli di accordargli il permesso di recarsi in Germania per le cure. Ottenne il permesso a marzo, assieme a un sussidio statale per il viaggio. Tuttavia, Kustodiev non riuscì a partire: il passaporto fu pronto dieci giorni dopo la sua morte. L’artista morì il 26 maggio 1927 a Leningrado e fu sepolto nel cimitero di Aleksadr Nevskij-Lavra. 

Boris Kustodiev. La moglie del mercante prende il tè. 1918. Museo di Stato Russo, San Pietroburgo.

[1] Kustodiev ribalta l’espressione proverbiale russa “Il vizio è stato punito, la virtù ha trionfato” con intento ironico [N.d.T].

Fonte: Kultura.rf. Traduzione di Martina Fattore.

Martina Fattore

Cresciuta nelle terre molisane, non potevo far altro che innamorarmi di un posto altrettanto irreale. Le incomprensioni con perfettivi e imperfettivi non mi hanno impedito di vivere il celebre inverno russo: gelido ma pieno di calore umano condiviso davanti a una buona tazza di čaj e kalitki.